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Instructional Design & Media Education



Suggerimenti PNSD: “Sportello Digitale” tenuto da Animatori e Team Innovazione

sportello

L’idea dello “Sportello Digitale”

Continuiamo la serie di suggerimenti per migliorare l’implementazione del PNSD, rispetto alle figure di Animatore Digitale e Team Innovazione. La proposta che qui si avanza è molto semplice (e forse già informalmente attuata in molte scuole): istituire uno “Sportello Digitale” in ogni scuola, per venire incontro alle piccole e grandi difficoltà che i docenti incontrano nell’implementazione di nuove metodologie e/o strategie didattiche. Sul modello, dunque, dello “Sportello Didattico” aperto agli alunni, lo “Sportello Digitale” che qui si propone sarà tenuto, su prenotazione, dall’Animatore e/o dai membri del Team dell’Innovazione a vantaggio dei colleghi interni in un monte orario complessivo che risulti economicamente sostenibile per la scuola.

Le caratteristiche dello “Sportello Digitale”

Ecco di seguito alcune possibili caratteristiche:

  • Prenotabile: ogni docente che ha bisogno del supporto dell’Ad o del Team, con congruo anticipo, si prenota su argomenti di sua richiesta o su temi proposti dall’Ad o Team
  • Ogni Ad o membro del Team mette a dispozione un monte ore durante l’anno in cui tenere lo “Sportello Digitale”
  • Il compenso (vexata quaestio) verrà computato, ad esempio, come un’ora di tutoraggio (ad es. 30 euro/orari secondo recenti tabelle PON)
  • I formatori (Ad o Team) sono interni alla scuola quindi il loro reperimento è semplice e “just in time/case”
  • I gruppi di docenti che richiedono i singoli interventi non dovrebbero superare le 4/5 unità, di modo da offrire un supporto personalizzato e laboratoriale, anche all’interno di unità orarie da 60 minuti
  • I momenti di “Sportello Digitale” sono svolti all’interno della scuola, anche in orario mattutino, di modo da ridurre al minimo il disagio o di trasferte o di rientri pomeridiani
  • I temi richiedibili saranno verosimilmente molto specifici, come pure gli argomenti messi a disposizione dall’Ad o Team, di modo da essere esauriti in 1/2h

I vantaggi dello “Sportello Digitale”

I vantaggi di questo “Sportello Digitale” possono essere molteplici:

  • si dà una forma e un luogo agli interventi che gli Animatori e/o i membri del Team “comunque” svolgono, ma con un compenso ed una razionalità differenti
  • il problema del compenso è facilmente computabile
  • la formazione è tutta interna alla scuola (in termini di personale e logistica)
  • gli argomenti trattati emergono dai docenti che ne fanno richiesta, in altre parole dai “reali bisogni” (non c’è dunque il rischio di seguire inutili e noiosi interventi “frontali” su temi già noti)
  • i gruppi che di volta in volta vengono formati possono trasferire a loro volta sui colleghi quanto appreso (peer education)

Questi microinterventi non escludono naturalmente una formazione più strutturata, magari svolta da esperti diversi dagli Ad e dai Team interni alle scuole, tuttavia si propongono come una formazione più mirata, economica ed efficace.

Emiliano Onori

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Suggerimenti PNSD: registro formatori con cv, materiali es esperienze

Category : Riflessioni · No Comments · by Set 5th, 2016

registro formatori

Dopo aver analizzato alcune criticità del PNSD (dovute ad esempio alla fretta e alla scarsa trasparenza di alcuni passaggi) vediamo ora dei suggerimenti per migliorare il processo di formazione che nei prossimi tre anni accompagnerà molti docenti. Diciamo subito che una delle lamentele più diffuse da parte dei corsisti è stata quella di aver avuto a che fare con formatori poco adatti al contesto in cui sono stati chiamati ad operare. Questo aspetto, non implica che i formatori si siano mostrati poco preparati, semplicemente mostra che hanno portato avanti programmi di formazione o troppo generici o troppo specifici o magari lontani dalla prassi didattica o, peggio ancora, da nuove pedagogie. Senza dubbio questo scenario si è verificato per numerosi motivi, ne elenco due: 1. le scuole che hanno organizzato la formazione hanno avuto poco tempo per reperire formatori adatti; 2. non esiste un database/registro nazionale in cui vedere le attività dei formatori, i loro materiali, magari alcuni loro video, il loro cv e le loro pregresse esperienze in ambito di formazione “scolastica”. Accanto a tali due motivi ce ne sono molti altri, ma al momento questi ci bastano. Ora invece andiamo più nel dettaglio nell’analizzare le criticità che molti corsisti hanno individuato nella figura dei loro formatori:

  • Materiali forniti durante il corso di scarsa rilevanza o riciclati da altri corsi
  • Eccessivo uso di lezione frontale e scarso approccio laboratoriale (paradossale se si è letto almeno una volta in PNSD)
  • Poca chiarezza nella spiegazione di alcuni passaggi (non tutti i docenti corsisti erano esperti in fatto di nuove tecnologie)
  • Eccessiva attenzione agli aspetti tecnologici e scarsa o nulla visione pedagogica dell’innovazione didattica
  • Uso di materiali altrui durante il corso (questo caso è accaduto personalmente a me, ho saputo infatti di corsi in cui sono stati adoperati dei miei video tutorial sulle Google Apps for Education, forse perchè il formatore non era un docente, non aveva un account Google Apps, non sapeva come fare altrimenti)
  • Poca disponibilità a seguire i corsisti “dopo” il termine del corso (il follow-up in determinate circostanze è quasi più importante del momento frontale)

Queste le lamentele principali, alcune delle quali da me personalmente rilevate nei territori di Umbria e Toscana, altre invece riscontrate nei numerosi gruppi di social network che aggregano i docenti in formazione. Inutile dire che in molti casi (mi auguro la maggioranza) i colleghi corsisti sono rimasti favorevolmente colpiti dai loro formatori e dalla cura con cui hanno gestito i momenti di formazione (per altro spesso organizzati in momenti dell’anno scolastico assolutamente inadatti all’aggiornamento, parlo di aprile-giugno).

Ora riflettiamo su come poter superare la suddetta criticità. La modalità a mio avviso è semplice e trasparente: creare un database nazionale, gestito ovviamente dal Miur, che faccia parte integrante del PNSD, in cui inserire i nominativi dei formatori e in cui:

  • i docenti corsisti possano lasciare un feedback sulla qualità del loro formatore
  • le scuole possano attingere per cercare figure idonee ai loro progetti di aggiornamento
  • i formatori possano/debbano inserire: cv, corsi effettuati, materiali usati, video tutorial

Come valutare un formatore? Il Miur conosce bene le pratiche di valutazione, perchè senza dubbio la “macchina Invalsi” è molto più complessa del sistema cui qui si fa riferimento. In ogni caso si potrebbero usare semplici criteri (con indicatori di livello su base 5: da 1 che rappresenta un livello scarso o nullo a 5 che attesta un gradimento ottimo) come i seguenti:

  • Qualità dei materiali forniti
  • Chiarezza nella esposizione e disponibilità a trovare alternative in caso di difficoltà
  • Trasferibilità dei contenuti proposti nel contesto reale dei corsisti
  • Disponibilità a seguire i corsisti anche “dopo” il termine del corso (anche solo via mail ad esempio)
  • Capacità di adattare i contenuti progettati al reale contesto di gruppo dei corsisti

Questi non sono che alcuni criteri che si potrebbero adottare, ma altri risulterebbero altrettanto validi ed efficaci. Con uno strumento di tal genere le scuole che si faranno carico della formazione (pensiamo ad esempio agli Snodi) avrebbero una evidente facilitazione nel reperimento dei formatori più idonei ai percorsi progettati e, cosa ugualmente utile, un riscontro reale dei corsisti frequentanti. Senza contare, per altro, l’elevato livello di trasparenza che un tale approccio potrebbe assicurare. Aggiungo poi che il sito col presente database (magari interno alla sezione PNSD di istruzione.it) potrebbe ospitare anche tutti i bandi in uscita per il reperimento dei formatori medesimi oppure, e la cosa sarebbe ancora più semplice, esso stesso prevedere al suo interno un bando unico per il reperimento di formatori ad hoc.

Naturalmente un registro/database di tal genere non è da solo sufficiente ad assicurare qualità nella formazione (occorrono anche tempi meno ristretti, linee guida nazionali, una pedagogia di riferimento, etc.), tuttavia potrebbe rappresentare un efficace strumento di progettazione ed ergazione dei numerosi corsi di formazione che il PNSD, tramite gli Snodi, prevede per il prossimo triennio.

Emiliano Onori

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Suggerimenti PNSD: registro formatori con cv, materiali ed esperienze

registro formatori

Dopo aver analizzato alcune criticità del PNSD (dovute ad esempio alla fretta e alla scarsa trasparenza di alcuni passaggi) vediamo ora dei suggerimenti per migliorare il processo di formazione che nei prossimi tre anni accompagnerà molti docenti. Diciamo subito che una delle lamentele più diffuse da parte dei corsisti è stata quella di aver avuto a che fare con formatori poco adatti al contesto in cui sono stati chiamati ad operare. Questo aspetto, non implica che i formatori si siano mostrati poco preparati, semplicemente mostra che hanno portato avanti programmi di formazione o troppo generici o troppo specifici o magari lontani dalla prassi didattica o, peggio ancora, da nuove pedagogie. Senza dubbio questo scenario si è verificato per numerosi motivi, ne elenco due: 1. le scuole che hanno organizzato la formazione hanno avuto poco tempo per reperire formatori adatti; 2. non esiste un database/registro nazionale in cui vedere le attività dei formatori, i loro materiali, magari alcuni loro video, il loro cv e le loro pregresse esperienze in ambito di formazione “scolastica”. Accanto a tali due motivi ce ne sono molti altri, ma al momento questi ci bastano. Ora invece andiamo più nel dettaglio nell’analizzare le criticità che molti corsisti hanno individuato nella figura dei loro formatori:

  • Materiali forniti durante il corso di scarsa rilevanza o riciclati da altri corsi
  • Eccessivo uso di lezione frontale e scarso approccio laboratoriale (paradossale se si è letto almeno una volta in PNSD)
  • Poca chiarezza nella spiegazione di alcuni passaggi (non tutti i docenti corsisti erano esperti in fatto di nuove tecnologie)
  • Eccessiva attenzione agli aspetti tecnologici e scarsa o nulla visione pedagogica dell’innovazione didattica
  • Uso di materiali altrui durante il corso (questo caso è accaduto personalmente a me, ho saputo infatti di corsi in cui sono stati adoperati dei miei video tutorial sulle Google Apps for Education, forse perchè il formatore non era un docente, non aveva un account Google Apps, non sapeva come fare altrimenti)
  • Poca disponibilità a seguire i corsisti “dopo” il termine del corso (il follow-up in determinate circostanze è quasi più importante del momento frontale)

Queste le lamentele principali, alcune delle quali da me personalmente rilevate nei territori di Umbria e Toscana, altre invece riscontrate nei numerosi gruppi di social network che aggregano i docenti in formazione. Inutile dire che in molti casi (mi auguro la maggioranza) i colleghi corsisti sono rimasti favorevolmente colpiti dai loro formatori e dalla cura con cui hanno gestito i momenti di formazione (per altro spesso organizzati in momenti dell’anno scolastico assolutamente inadatti all’aggiornamento, parlo di aprile-giugno).

Ora riflettiamo su come poter superare la suddetta criticità. La modalità a mio avviso è semplice e trasparente: creare un database nazionale, gestito ovviamente dal Miur, che faccia parte integrante del PNSD, in cui inserire i nominativi dei formatori e in cui:

  • i docenti corsisti possano lasciare un feedback sulla qualità del loro formatore
  • le scuole possano attingere per cercare figure idonee ai loro progetti di aggiornamento
  • i formatori possano/debbano inserire: cv, corsi effettuati, materiali usati, video tutorial

Come valutare un formatore? Il Miur conosce bene le pratiche di valutazione, perchè senza dubbio la “macchina Invalsi” è molto più complessa del sistema cui qui si fa riferimento. In ogni caso si potrebbero usare semplici criteri (con indicatori di livello su base 5: da 1 che rappresenta un livello scarso o nullo a 5 che attesta un gradimento ottimo) come i seguenti:

  • Qualità dei materiali forniti
  • Chiarezza nella esposizione e disponibilità a trovare alternative in caso di difficoltà
  • Trasferibilità dei contenuti proposti nel contesto reale dei corsisti
  • Disponibilità a seguire i corsisti anche “dopo” il termine del corso (anche solo via mail ad esempio)
  • Capacità di adattare i contenuti progettati al reale contesto di gruppo dei corsisti

Questi non sono che alcuni criteri che si potrebbero adottare, ma altri risulterebbero altrettanto validi ed efficaci. Con uno strumento di tal genere le scuole che si faranno carico della formazione (pensiamo ad esempio agli Snodi) avrebbero una evidente facilitazione nel reperimento dei formatori più idonei ai percorsi progettati e, cosa ugualmente utile, un riscontro reale dei corsisti frequentanti. Senza contare, per altro, l’elevato livello di trasparenza che un tale approccio potrebbe assicurare. Aggiungo poi che il sito col presente database (magari interno alla sezione PNSD di istruzione.it) potrebbe ospitare anche tutti i bandi in uscita per il reperimento dei formatori medesimi oppure, e la cosa sarebbe ancora più semplice, esso stesso prevedere al suo interno un bando unico per il reperimento di formatori ad hoc.

Naturalmente un registro/database di tal genere non è da solo sufficiente ad assicurare qualità nella formazione (occorrono anche tempi meno ristretti, linee guida nazionali, una pedagogia di riferimento, etc.), tuttavia potrebbe rappresentare un efficace strumento di progettazione ed ergazione dei numerosi corsi di formazione che il PNSD, tramite gli Snodi, prevede per il prossimo triennio.

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Suggerimenti per PNSD: registro formatori online con cv, materiali ed esperienze

registro formatori

Dopo aver analizzato alcune criticità del PNSD (dovute ad esempio alla fretta e alla scarsa trasparenza di alcuni passaggi) vediamo ora dei suggerimenti per migliorare il processo di formazione che nei prossimi tre anni accompagnerà molti docenti. Diciamo subito che una delle lamentele più diffuse da parte dei corsisti è stata quella di aver avuto a che fare con formatori poco adatti al contesto in cui sono stati chiamati ad operare. Questo aspetto, non implica che i formatori si siano mostrati poco preparati, semplicemente mostra che hanno portato avanti programmi di formazione o troppo generici o troppo specifici o magari lontani dalla prassi didattica o, peggio ancora, da nuove pedagogie. Senza dubbio questo scenario si è verificato per numerosi motivi, ne elenco due: 1. le scuole che hanno organizzato la formazione hanno avuto poco tempo per reperire formatori adatti; 2. non esiste un database/registro nazionale in cui vedere le attività dei formatori, i loro materiali, magari alcuni loro video, il loro cv e le loro pregresse esperienze in ambito di formazione “scolastica”. Accanto a tali due motivi ce ne sono molti altri, ma al momento questi ci bastano. Ora invece andiamo più nel dettaglio nell’analizzare le criticità che molti corsisti hanno individuato nella figura dei loro formatori:

  • Materiali forniti durante il corso di scarsa rilevanza o riciclati da altri corsi
  • Eccessivo uso di lezione frontale e scarso approccio laboratoriale (paradossale se si è letto almeno una volta in PNSD)
  • Poca chiarezza nella spiegazione di alcuni passaggi (non tutti i docenti corsisti erano esperti in fatto di nuove tecnologie)
  • Eccessiva attenzione agli aspetti tecnologici e scarsa o nulla visione pedagogica dell’innovazione didattica
  • Uso di materiali altrui durante il corso (questo caso è accaduto personalmente a me, ho saputo infatti di corsi in cui sono stati adoperati dei miei video tutorial sulle Google Apps for Education, forse perchè il formatore non era un docente, non aveva un account Google Apps, non sapeva come fare altrimenti)
  • Poca disponibilità a seguire i corsisti “dopo” il termine del corso (il follow-up in determinate circostanze è quasi più importante del momento frontale)

Queste le lamentele principali, alcune delle quali da me personalmente rilevate nei territori di Umbria e Toscana, altre invece riscontrate nei numerosi gruppi di social network che aggregano i docenti in formazione. Inutile dire che in molti casi (mi auguro la maggioranza) i colleghi corsisti sono rimasti favorevolmente colpiti dai loro formatori e dalla cura con cui hanno gestito i momenti di formazione (per altro spesso organizzati in momenti dell’anno scolastico assolutamente inadatti all’aggiornamento, parlo di aprile-giugno).

Ora riflettiamo su come poter superare la suddetta criticità. La modalità a mio avviso è semplice e trasparente: creare un database nazionale, gestito ovviamente dal Miur, che faccia parte integrante del PNSD, in cui inserire i nominativi dei formatori e in cui:

  • i docenti corsisti possano lasciare un feedback sulla qualità del loro formatore (se la loro frequenza è stata di almeno il 75% delle ore)
  • le scuole possano attingere per cercare figure idonee ai loro progetti di aggiornamento
  • i formatori possano/debbano inserire: cv, corsi effettuati, materiali usati, video tutorial

Come valutare un formatore? Il Miur conosce bene le pratiche di valutazione, perchè senza dubbio la “macchina Invalsi” è molto più complessa del sistema cui qui si fa riferimento. In ogni caso si potrebbero usare semplici criteri (con indicatori di livello su base 5: da 1 che rappresenta un livello scarso o nullo a 5 che attesta un gradimento ottimo) come i seguenti:

  • Qualità dei materiali forniti
  • Chiarezza nella esposizione e disponibilità a trovare alternative in caso di difficoltà
  • Trasferibilità dei contenuti proposti nel contesto reale dei corsisti
  • Disponibilità a seguire i corsisti anche “dopo” il termine del corso (anche solo via mail ad esempio)
  • Capacità di adattare i contenuti progettati al reale contesto di gruppo dei corsisti

Questi non sono che alcuni criteri che si potrebbero adottare, ma altri risulterebbero altrettanto validi ed efficaci. Con uno strumento di tal genere le scuole che si faranno carico della formazione (pensiamo ad esempio agli Snodi) avrebbero una evidente facilitazione nel reperimento dei formatori più idonei ai percorsi progettati e, cosa ugualmente utile, un riscontro reale dei corsisti frequentanti. Senza contare, per altro, l’elevato livello di trasparenza che un tale approccio potrebbe assicurare. Aggiungo poi che il sito col presente database (magari interno alla sezione PNSD di istruzione.it) potrebbe ospitare anche tutti i bandi in uscita per il reperimento dei formatori medesimi oppure, e la cosa sarebbe ancora più semplice, esso stesso prevedere al suo interno un bando unico per il reperimento di formatori ad hoc.

Naturalmente un registro/database di tal genere non è da solo sufficiente ad assicurare qualità nella formazione (occorrono anche tempi meno ristretti, linee guida nazionali, una pedagogia di riferimento, etc.), tuttavia potrebbe rappresentare un efficace strumento di progettazione ed ergazione dei numerosi corsi di formazione che il PNSD, tramite gli Snodi, prevede per il prossimo triennio.

Emiliano Onori

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Suggerimenti per il PNSD: registro-nazionale di formatori accreditati con feedback e cv

registro formatori

Dopo aver analizzato alcune criticità del PNSD (dovute ad esempio alla fretta e alla scarsa trasparenza di alcuni passaggi) vediamo ora dei suggerimenti per migliorare il processo di formazione che nei prossimi tre anni accompagnerà molti docenti. Diciamo subito che una delle lamentele più diffuse da parte dei corsisti è stata quella di aver avuto a che fare con formatori poco adatti al contesto in cui sono stati chiamati ad operare. Questo aspetto, non implica che i formatori si siano mostrati poco preparati, semplicemente mostra che hanno portato avanti programmi di formazione o troppo generici o troppo specifici o magari lontani dalla prassi didattica o, peggio ancora, da nuove pedagogie. Senza dubbio questo scenario si è verificato per numerosi motivi, ne elenco due: 1. le scuole che hanno organizzato la formazione hanno avuto poco tempo per reperire formatori adatti; 2. non esiste un database/registro nazionale in cui vedere le attività dei formatori, i loro materiali, magari alcuni loro video, il loro cv e le loro pregresse esperienze in ambito di formazione “scolastica”. Accanto a tali due motivi ce ne sono molti altri, ma al momento questi ci bastano. Ora invece andiamo più nel dettaglio nell’analizzare le criticità che molti corsisti hanno individuato nella figura dei loro formatori:

  • Materiali forniti durante il corso di scarsa rilevanza o riciclati da altri corsi
  • Eccessivo uso di lezione frontale e scarso approccio laboratoriale (paradossale se si è letto almeno una volta in PNSD)
  • Poca chiarezza nella spiegazione di alcuni passaggi (non tutti i docenti corsisti erano esperti in fatto di nuove tecnologie)
  • Eccessiva attenzione agli aspetti tecnologici e scarsa o nulla visione pedagogica dell’innovazione didattica
  • Uso di materiali altrui durante il corso (questo caso è accaduto personalmente a me, ho saputo infatti di corsi in cui sono stati adoperati dei miei video tutorial sulle Google Apps for Education, forse perchè il formatore non era un docente, non aveva un account Google Apps, non sapeva come fare altrimenti)
  • Poca disponibilità a seguire i corsisti “dopo” il termine del corso (il follow-up in determinate circostanze è quasi più importante del momento frontale)

Queste le lamentele principali, alcune delle quali da me personalmente rilevate nei territori di Umbria e Toscana, altre invece riscontrate nei numerosi gruppi di social network che aggregano i docenti in formazione. Inutile dire che in molti casi (mi auguro la maggioranza) i colleghi corsisti sono rimasti favorevolmente colpiti dai loro formatori e dalla cura con cui hanno gestito i momenti di formazione (per altro spesso organizzati in momenti dell’anno scolastico assolutamente inadatti all’aggiornamento, parlo di aprile-giugno).

Ora riflettiamo su come poter superare la suddetta criticità. La modalità a mio avviso è semplice e trasparente: creare un database nazionale, gestito ovviamente dal Miur, che faccia parte integrante del PNSD, in cui inserire i nominativi dei formatori e in cui:

  • i docenti corsisti possano lasciare un feedback sulla qualità del loro formatore
  • le scuole possano attingere per cercare figure idonee ai loro progetti di aggiornamento
  • i formatori possano/debbano inserire: cv, corsi effettuati, materiali usati, video tutorial

Come valutare un formatore? Il Miur conosce bene le pratiche di valutazione, perchè senza dubbio la “macchina Invalsi” è molto più complessa del sistema cui qui si fa riferimento. In ogni caso si potrebbero usare semplici criteri (con indicatori di livello su base 5: da 1 che rappresenta un livello scarso o nullo a 5 che attesta un gradimento ottimo) come i seguenti:

  • Qualità dei materiali forniti
  • Chiarezza nella esposizione e disponibilità a trovare alternative in caso di difficoltà
  • Trasferibilità dei contenuti proposti nel contesto reale dei corsisti
  • Disponibilità a seguire i corsisti anche “dopo” il termine del corso (anche solo via mail ad esempio)
  • Capacità di adattare i contenuti progettati al reale contesto di gruppo dei corsisti

Questi non sono che alcuni criteri che si potrebbero adottare, ma altri risulterebbero altrettanto validi ed efficaci. Con uno strumento di tal genere le scuole che si faranno carico della formazione (pensiamo ad esempio agli Snodi) avrebbero una evidente facilitazione nel reperimento dei formatori più idonei ai percorsi progettati e, cosa ugualmente utile, un riscontro reale dei corsisti frequentanti. Senza contare, per altro, l’elevato livello di trasparenza che un tale approccio potrebbe assicurare. Aggiungo poi che il sito col presente database (magari interno alla sezione PNSD di istruzione.it) potrebbe ospitare anche tutti i bandi in uscita per il reperimento dei formatori medesimi oppure, e la cosa sarebbe ancora più semplice, esso stesso prevedere al suo interno un bando unico per il reperimento di formatori ad hoc.

Naturalmente un registro/database di tal genere non è da solo sufficiente ad assicurare qualità nella formazione (occorrono anche tempi meno ristretti, linee guida nazionali, una pedagogia di riferimento, etc.), tuttavia potrebbe rappresentare un efficace strumento di progettazione ed ergazione dei numerosi corsi di formazione che il PNSD, tramite gli Snodi, prevede per il prossimo triennio.

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Le Criticità del PNSD: l’Accountability ovvero “Rendere conto”

Category : PNSD, Riflessioni · (8) Comments · by Set 2nd, 2016

accountability

Continuiamo la serie di criticità del PNSD trattando un tema che molto ha a che fare con la trasparenza, tema trattato in questo contributo (clicca qui). “Accountability” non ha un esatto corrispettivo in italiano, tuttavia si può rendere in modo efficace come il dovere, specie da parte della pubblica amministrazione, di “rendere conto”. Accanto a questa declinazione “amministrativa”, il campo semantico del termine inglese ne prevede anche un altro: il principio di trasparenza. Deduciamo quindi che la parola ha sia una sfumatura pragmatica ed amministrativa, sia una coloritura etica, che la rendono concetto chiave di ogni azione nella quale siano coinvolti fondi pubblici.

Cosa ha a che vedere l’ accountability col PNSD? Molto, e possiamo spiegarlo in breve. Numerose scuole (Snodi formativi e non) hanno di recente organizzato una massiccia azione di formazione per i docenti, reperendo formatori, allestendo laboratori e calendarizzando incontri. Tale azione ha scontentato però molti corsisti e formatori (tuttavia, ad onor del vero, credo e spero che molti di più siano rimasti soddisfatti dalle azioni messe in campo da PNSD e dalle scuole); i motivi del malcontento in alcuni casi risiedono in specifiche responsabilità del Miur (ad esempio la “fretta”, già affrontata in questo contributo), in altri casi invece dipendono dalle scuole che hanno organizzato le azioni di formazione. Ecco un florilegio di criticità:

  • Formatori poco idonei (magari perchè ostinatamente reperiti all’interno del proprio organico)
  • Formatori estranei al mondo scuola (in taluni casi, non tutti, questa estraneità è deleteria)
  • Date inopportune per la formazione o assolutamente incompatibili con le esigenze scolastiche (maggio-giugno)
  • Materiali scadenti e/o ricliclati da altri formatori (è stato per altro il mio caso, certi”colleghi” formatori hanno ritenuto opportuno tenere corsi sulle Google Apps proiettando i miei video tutorial)
  • Numero di corsisti eccessivo (non si può pretendere di fare laboratori in 40)
  • Numero di partecipanti minimo (si sono verificati corsi da 3 o 4 partecipanti, con evidente spreco di denaro pubblico)
  • Eccessivo ricorso alla lezione frontale (paradossale se si vuole superare la lezione frontale medesima)
  • Scarsa, intempestiva o nulla comunicazione da parte delle scuole polo ai corsisti
  • Discrepanza tra titolo del corso ed effettivi argomenti trattati

Potremmo continuare a lungo ma il senso è chiaro. Ecco, la domanda ora è ovvia: chi “risponde” di tutto questo? Se un corsista, ma anche un formatore (perchè spesso lo scontento è nei e dei formatori) non ha modo di valutare l’operato (ottimo o pessimo) di una scuola, avrà senza dubbio frustrazione ma, cosa massimamente grave, è assai probabile che quella scuola, rivelatasi incapace di progettare percorsi di formazione, persisterà nell’errore, a detrimento evidente di risorse pubbliche. Gli errori cui faccio riferimento possono determinarsi non tanto per malizia ma per semplice incapacità, che non è tuttavia meno dannosa. Non si tratta ovviamente di “valutare e(è) punire”, si tratta però quanto meno di sollevare da certi delicati incarichi persone che si siano rivelate incapaci di gestire un determinato processo.

A tal proposito, dunque, ribadisco l’urgente necessità di un SISTEMA DI VALUTAZIONE non sono dei formatori (come espresso in questo contributo) ma anche dei soggetti che organizzano la formazione. In ballo ci sono investimenti molto importanti (e di questo occorre rendere merito al Miur e al PNSD) ma proprio per questo serve un sistema capace di non disperdere risorse e ingenerare frustrazione.

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Suggerimenti per il PNSD: Registro Nazionale di Formatori Accreditati con feedback e cv

registro formatori

Dopo aver segnalato alcune criticità del PNSD (dovute, ad esempio, a problemi di trasparenza o di fretta) vediamo alcuni possibili correttivi. Una delle lamentele più diffuse da parte dei corsisti è stata quella relativa ai formatori; non tanto a motivo di una (vera o presunta) scarsa preparazione, quanto piuttosto per una errata calibratura degli interventi formativi. Essi, in molti casi, si sono rivelati, ad esempio, o troppo frontali e poco laboratoriali, o troppo teorici e poco pratici (e/o viceversa) oppure eccessivamente legati agli strumenti digitali (app, siti, software) e poco alla didattica e alla pedagogia.

Indubbiamente parte della responsabilità sta anche nell’assenza di precise linee guida del Miur, limite che ha permesso un proliferare di corsi assai eterogenei per argomenti trattati, competenze in ingresso e risultati in uscita.

In vista della imminente formazione da parte degli Snodi, un possibile correttivo a questo problema potrebbe essere la creazione da parte del Miur di un database nazionale di formatori accreditati nel quale:

  • i corsisti possano lasciare un feedback sul formatore a seguito della frequentazione di un corso (al quale si è partecipato per almeno il 75% delle ore)
  • i formatori debbano obbligatoriamente inserire il proprio cv e le proprie esperienze e/o materiali
  • le scuole possano reperire i formatori più idonei alle loro esigenze didattiche

Il Miur, che è ormai avvezzo a pratiche di valutazione anche molto complesse (cfr. Invalsi) potrebbe strutturare un sistema di feedback in cui i corsisti possano valutare (su base da 1 a 5 ad esempio) i formatori su alcuni criteri e indicatori come:

  • Attinenza del Corso a reali esigenze Didattiche
  • Chiarezza espositiva e facoltà di coinvolgere attivamente i corsisti
  • Qualità dei materiali consegnati
  • Disponibilità a seguire i corsisti dopo il termine del corso (via mail, social, etc.)

Gli indicatori possono essere, naturalmente, anche più numerosi e più granulari, ma già questi hanno una loro efficacia. In questo database, inoltre, le scuole stesse potranno anche reperire i formatori più adatti alle esigenze emerse dal proprio contesto.

Questo correttivo, da solo, non è naturalmente sufficiente a risolvere le numerose problematiche connesse all’attuale piano di formazione dei docenti, tuttavia darebbe un serio contributo a temi come trasparenza ed efficacia del PNSD.

Emiliano Onori

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