Design Didattico

Instructional Design & Media Education



Il Dibattito Critico (Debate). Cosa è, come e perchè introdurlo nella didattica

Category : Debate · No Comments · by Dic 23rd, 2017

Dopo aver visto cosa sia il Debate (clicca qui per il contributo) è il momento di vedere più da vicino, tramite video tutorial, i dettagli di questa interessante metodologia. Ricordiamo che per Debate si intende Dibattito Critico o Argomentato, vale a dire una tecnica mediante la quale due studenti, o due gruppi di studenti, si confrontano dialetticamente su un problema dato, all’interno di una cornice di regole, strumenti e tempi decisa a monte col docente.

Ecco i punti che troveremo nel video:

  1. Cosa è il Debate
  2. Breve storia
  3. In che consiste
  4. Obiettivi
  5. Basi pedagogiche
  6. Come attuarlo
  7. Scelta obiettivi
  8. Scelta del tema
  9. Formazione dei gruppi
  10. Assegnare i materiali
  11. Assegnazione ruoli
  12. Definizione struttura
  13. Definizione regole
  14. Tempistiche
  15. Dibattito in aula
  16. Valutazione finale
  17. Ruolo del docente
  18. Ruolo delle tecnologie
  19. Vantaggi del “Debate”
  20. Svantaggi del “Debate”

Per organizzare corsi  e workshop sul debate scrivere a info@designdidattico.com

Emiliano Onori

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Usare Medium per fare un Blog di Classe

Category : Corsi, Med · No Comments · by Dic 22nd, 2017

Cosa è Medium

Cosa è Medium? In breve: si tratta di una piattaforma di blogging molto orientata al social. Detto in questi termini lo strumento potrebbe non interessare ai docenti, al contrario può rivelarsi particolarmente utile in molte circostanze, vediamo quali e come. Innanzi tutto due parole per iniziare: Medium richiede registrazione (è possibile utilizzare le nostre credenziali twitter per entrare e pubblicare), dopodichè già ci mette nella condizione di pubblicare un nostro articolo/post. La grafica è semplice e minimale, le opzioni sono essenziali ma efficaci, il risultato è uno scritto pulito e privo di distrazioni, aspetto particolarmente importante se vogliamo utilizzare Medium come strumento didattico. Qui un esempio per comprendere meglio.

Come funziona Medium

Nella home page, dopo il login, tramite il comando posto in alto “write a story” siamo già nella condizione di scrivere un nostro articolo. Già ma perchè “story”? Nelle intenzioni del fondatore Evan Williams (cofondatore di twitter) Medium dovrebbe servire a giornalisti e storyteller per raccontare appunto storie, non a caso il motto di lancio della piattaforma è stato: “Medium non è chi sei o cosa sai, ma su cosa hai da dire”. In tal senso dunque di distingue notevolmente da altre piattaforme di blogging (come Tumblr) o social (Facebook, Twitter, Instagram) per via di una netta propensione ai “contenuti”, ed è appunto questo l’aspetto che riguarda noi insegnanti.

Naturalmente Medium dispone anche di strumenti social: col cuoricino possiamo evidenziare articoli che ci sono piaciuti, col segnalibro salvare un contributo per una lettura successiva, infine col comando “follow” (proprio come su Twitter) è possibile seguire un autore ed essere notificati ad ogni sua pubblicazione. Questo è un tratto particolarmente importante nella formazione: gli studenti possono, dopo aver creato un account, seguire un docente ed avere così notifica di ogni suo articolo.

Funzionalità interessanti per la didattica

E veniamo dunque al come poterlo adoperare nella nostra didattica. Medium dispone essenzialmente di tre aree: articoli (che si chiamano story), pubblicazioni (che possiamo utilizzare per la cura di contenuti altrui) e serie (che potremmo interpretare come schede didattiche sintetiche). Vediamo nel dettaglio ciascuna opzione.

  • Articoli/Story: con questa funziona un docente scrivere un articolo, corredato di eventuali foto, video, link. Tale funzione è utile per la creazione di propri contenuti. Ecco un esempio di articoli dell’AgID Agenzia per il Digitale
  • Pubblicazioni: con questa funziona un docente può creare una pubblicazione dal nome, ad esempio, “storia antica” e immettere all’interno contributi altrui (o anche propri). A differenza dell’articolo, una pubblicazione è (o dovrebbe essere) coerente rispetto ad un criterio. Altro criterio potrebbe essere una classe, nulla vieta di creare una pubblicazione dal nome “3B 2017-18”. Ecco un esempio di pubblicazione dal titolo “il digitale a scuola”.
  • Serie: questa funzione è stata di recente implementata. Permette al docente di creare brevi schede su un dato tema, che possono essere costantemente aggiornate. Di norma le schede sono su un argomento specifico. Esempio: ripasso di un argomento, il docente crea una serie che all’atto della pubblicazione si compone di 3 schede (immagini, testo, video, etc.), dopo qualche lezione la serie viene aumentata di altre 3 schede e così via. IMPORTANTE: le serie possono essere create da computer ma lette solo da smartphone/tablet. Ogni studente che disponga dell’app mobile di Medium verrà notificato all’aggiunta di nuove schede di una serie o di una nuova serie di un determinato autore. Ecco un esempio di serie che, ricordo, necessitano di app mobile per essere consultate (l’app è disponibile gratuitamente per iOS e Android).

Questo è l’essenziale per comprendere il funzionamento di Medium. Vediamo per quali possibili scenari un docente può usare lo strumento:

  • Rendere disponibile suoi contributi, in assenza di un blog personale e/o non volendo usare Facebook o altri social. Importante sottolineare che con questo strumento il docente si svincola dal registro elettronico. Occorre solo creare un account (ma è possibile entrare con credenziale Twitter, Facebook, Google, Mail)
  • Creare raccolte a tema, in altre parole fare Content Curation. In questo modo è possibile creare e gestire riviste multiautore su un determinato argomento e per una determinata classe
  • Invitare gli studenti ad essere autori; il docente può abilitare uno o più utenti alla stesura di articoli. In tal caso gli studenti dovranno disporre di un account in Medium
  • Creare schede di ripasso mediante lo strumento “serie”
  • Creare narrazioni sempre tramite lo strumento “serie”. Per questo scopo è possibile anche utilizzare la più classica funzione “articolo/story” che per altro renderà disponibile il contenuto non solo via smartphone ma anche da pc.

In un prossimo contributo entreremo nel dettaglio, magari con video tutorial, del funzionamento della piattaforma con esempi concreti e dettagliatamente illustrati.

Qui il mio account su Medium

https://medium.com/@designdidattico

Qui è possibile leggere questo contributo direttamente su Medium

https://medium.com/@DesignDidattico/come-usare-il-social-blog-medium-nella-didattica-fc309957cf2a

 

Emiliano Onori

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Documentare le attività didattiche mediante un Blog di Classe

Category : Corsi · No Comments · by Dic 21st, 2017

Il blog didattico è forse lo strumento più completo di cui possa disporre un docente. Al suo interno è possibile fare praticamente di tutto: dalla pubblicazione di nostri articoli, alla raccolta di link utili, allo storage dei lavori dei nostri alunni. Vedremo in pochi passaggi come aprire un blog e come gestirne le principali funzioni, sia da pc che da dispositivo mobile. Tutti i blog presentati saranno gratuiti, in italiano e con una ricca serie di tutorial in rete. Oltre ai vantaggi sopra menzionati, il blog rappresenta anche un ottimo modo per tenere traccia e documentazione di tutta la propria attività in aula ed extra aula. Da ricordare che ad oggi tutti i blog possono anche essere collegati ai principali social network, in tal modo esso diventerà anche un comodo spazio di condivisione

Si organizzano Corsi di Formazione, Seminari e Workshop da 4/8/12h sul tema Blog Didattico. Verranno trattate le principali piattaforme gratuite su cui aprire il proprio blog (WordPress, Blogspost, Tumblr), dalle più immediate a quelle maggiormente complete.

Qui un video dimostrativo

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Fare entrare il sociale e le soft skill in aula col Service Learning

Introduzione

Si sente sempre più spesso parlare di Service Learning, ma cosa è esattamente? Si tratta di un approccio didattico che coniuga “apprendimento” e “servizio” (per lo più sociale) reso alla comunità. Espresso in questi termini potrebbe confondersi con una sorta di volontariato, ed infatti questo è uno degli equivoci più diffusi in merito a tale pratica didattica. Tuttavia, sebbene il Service Learning condivida i valori del volontariato (attenzione sociale, sensibilità per l’altro, interesse per la comunità), non coincide con esso, ed essenzialmente per un motivo: nel Service Learning l’obiettivo è comunque l’apprendimento, aspetto che nel volontariato è decisamente secondario o, al più, subordinato all’attività da svolgere.

Elementi costitutivi del Service Learning

Vediamo ora quali sono gli aspetti che più di tutti caratterizzano il Service Learning. Possiamo individuarne tre:

  1. Ruolo attivo e primario degli studenti. Quando si progetta una attività sociale che abbia una ricaduta di apprendimento (ad es. la creazione di gruppi di studenti che facciano da guida turistica) occorre mettere al centro sempre il ruolo degli allievi, sia nella scelta della attività da svolgere, sia nella sua pianificazione, esecuzione e valutazione finale
  2. Le attività da realizzare devono rispondere ad un reale bisogno della comunità. Non tutte le attività si prestano al Service Learning. Occorre dare assoluta precedenza a quelle che in qualche modo possano dare risposte a dei bisogni concreti e reali espressi dal tessuto sociale in cui è innestata la scuola. Da questo punto di vista il Service Learning può dar luogo ad un vero apprendimento “situato”.
  3. L’azione solidale deve essere parte integrante dell’apprendimento e non una sua ancella. Questo è l’aspetto inizialmente più difficile da prevedere e progettare; ogni azione sociale promossa dal Service Learning dovrebbe integrarsi alla pari con l’apprendimento che essa promuove ed implica, e non esserne mero pretesto e scusa.

A che serve il Service Learning

Dopo aver chiarito, in estrema sintesi, cosa sia il Service Learning, vediamo in che modo possa risultare utile come pratica didattica. Innanzi tutto occorre premettere che si tratta di una “Metodologia Didattica Attiva”, vale a dire un approccio che vuole mettere al centro dell’apprendimento lo studente nella costruzione del suo sapere e, in particolare, nella elaborazione dei bisogni della sua comunità di appartenenza. Anche in questo caso potremmo esemplificare in tal modo:

  1. Il Service Learning serve a far sentire i ragazzi protagonisti del proprio processo di apprendimento;
  2. Il Service Learning ha anche lo scopo di farsi carico dei bisogni dell’altro e di cercare, in qualche modo, di risolverli;
  3. Il Service Learning ha pure l’obiettivo di far comprendere che l’apprendimento è significativo quando è situato in un contesto reale e non simulato e quando coinvolge il vissuto dell’allievo.

La “carta di identità del Service Learning”

Italo Fiorin, uno dei massimi esperti italiani del tema in oggetto, parla di “carta di identità del Service Learning”, enucleando alcuni aspetti che non dovrebbero mancare in un percorso di “apprendimento e servizio”. Vediamo quali:

  1. Curricolare: l’argomento didattico oggetto del servizio deve rientrare nella normale programmazione annuale del docente, non si tratta quindi di fare “altro”, ma di fare “lo stesso” in “altro” modo;
  2. Interdisciplinare: un valido percorso di Service Learning non può che toccare vari ambiti, anche se non necessariamente varie discipline; in tal senso occorre quindi dedicare attenzione non solo ai tradizionali contenuti ma anche ai legami con altre discipline o con le cosiddette soft skills;
  3. Orientato alle Competenze: l’apprendimento che deriva da questo approccio non ha come obiettivo primario i contenuti, ma le competenze che coi contenuti vengono messe in campo;
  4. Orientato all’apprendimento significativo: un buon Service Learning coniuga partecipazione, emozione, vissuto, impegno, interesse, competenze e motivazione, aspetti che possono trasformare in “significativo” un apprendimento altrimenti piuttosto neutrale;
  5. Orientato al Cambiamento: quello che si impara e si fa col Service Learning non è solo un sapere ma un agire. In altre parole questa metodologia non vuole veicolare solo contenuti, ma tramite contenuti agire sulle pratiche dello studente e quindi del cittadino;
  6. Partecipato: per sua natura un apprendimento come quello in questione non può essere realizzato in solitudine ma richiede un doppio binario di partecipazione: tra pari, cioè col gruppo classe, e tra il proprio gruppo e la comunità;
  7. Responsabilizzante: i contenuti e le pratiche messe in atto in un percorso di Service Learning hanno, tra gli altri, lo scopo di responsabilizzare gli allievi alle problematiche e alle dinamiche sociali del territorio e della comunità in cui vivono, pertanto hanno lo scopo di rendere gli studenti partecipi e responsabili;
  8. Collaborativo: come detto sopra, un percorso di Service Learning richiede collaborazione, anzi la collaborazione è la sua propria essenza.

Le fasi di un Service Learning

Compresi dunque principi e caratteristiche del Service Learning è il momento di vederne le fasi di attuazione. Esse sono cinque:

  1. Motivazione: occorre chiedersi perchè si vuole fare una azione piuttosto che un’altra. Qui gli studenti, in raccordo coi bisogni del territorio, sono veramente partecipi della costruzione del loro percorso;
  2. Diagnosi: occorre capire quale possa essere la criticità sociale che la comunità sta evidenziando, in tal modo sarà possibile pianificare al meglio l’intervento;
  3. Ideazione e Pianificazione: è necessario pianificare l’intervento da realizzare, riflettendo su possibilità, rischi, incognite, vincoli, possibilità. Questo aspetto è coordinato dal docente ma di nuovo mette al centro studenti e comunità;
  4. Esecuzione: dopo aver pianificato è arrivato il momento dell’intervento che potrà avere una durata variabile in base a molti fattori (obiettivi, tempi, eventuali finanziamenti, partecipazione di soggetti esterni, etc.)
  5. Chiusura e Valutazione: dopo aver terminato l’intervento è assolutamente importante un momento di riflessione non solo sui contenuti appresi ma anche sulla qualità dell’intervento e sull’impatto del cambiamento.

Stato dell’arte in Italia ed Esempi

Cosa si sta facendo in Italia in merito al Service Learning? Oltre a parlarne (invero non molto!), poco, molto poco. Al momento grande è l’enfasi per l'”alternanza scuola-lavoro” che è ben altra cosa. In ogni caso alcune realtà si stanno muovendo nella direzione segnalata dal Service Learning. In particolare c’è un tavolo aperto al Miur che prevede la presenza di tre regioni (Toscana, Calabria, Lombardia) e il coordinamento del prof. Italo Fiorin, poi c’è la regione Lombardia, particolarmente sensibile al tema, ed infine la scuola di Alta Formazione della Lumsa, dedicata proprio al Service Learning (qui maggiori dettagli).

E proprio grazie all’impegno della Lumsa è possibile prendere visione (qui) di alcuni interessanti progetti già svolti di Service Learning.

I Vantaggi del Service Learning

Come tutte le Metodologie Didattiche Attive anche il Service Learning non si adatta a tutti i contesti e a tutti gli argomenti, anzi, vista la sua apertura “oltre l’aula” (per citare un importante testo di Italo Fiorin), è opportuno valutare bene prima tutti i pro e contro che esso può generare. In ogni caso alcuni vantaggi sono innegabili, tra i più significativi:

  • Maggiore senso di responsabilità sociale
  • Migliore relazione con gli altri
  • Più attenta sensibilità alle diversità culturali
  • Apprendimento situato quindi più significativo
  • Più stretta relazione docente-allievo
  • Clima scolastico più disteso.

Conclusioni

Il Service Learning è un approccio didattico che, in una società ipercomplessa e sempre più individualista, merita la nostra attenzione. Diversamente dall’alternanza scuola-lavoro, che tanto fa discutere, esso si concentra sui bisogni di una comunità, bisogni che sempre più spesso rischiano di essere marginalizzati o, peggio ancora, cancellati, in luogo di una narrazione ottimisticamente colpevole. La scuola che intraprende percorsi di Service Learning vuole rimettere la cultura, ma anche la formazione e l’educazione, al centro delle relazioni sociali, oggi sempre più minacciate da dinamiche commerciali e di profitto.

 

Emiliano Onori

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Il Webquest: tecnologie e valutazione

Le tecnologie che ruolo giocano? Un ruolo nel complesso secondario: il webquest non necessita di un grande impatto tecnologico. Sono necessari una connessione ad internet ed un dispositivo per la navigazione e consultazione dei materiali, eventualmente per la realizzazione di una presentazione o un testo elettronico.

Infine: come valutare un webquest? Di certo non puntando tutta la nostra attenzione alle solo conoscenze. Il processo che il webquest attiva, infatti, è più articolato di una semplice “ritenzione” delle conoscenze, ma coinvolge anche competenze trasversali e soft skill. Pertanto si rende necessaria una rubric di valutazione che tenga conto, ad esempio, di: rispetto delle consegne, uso consapevole della tecnologia, conoscenze raggiunte, chiarezza espositiva, etc.

Il webquest può essere implementato in scuole di ogni ordine e grado.

A breve verrà pubblicato un video che spiega passo passo cosa sia il webquest, quali siano le tipologie e i risultati, quali le modalità di impiego in aula, quali i pro e quali i contro.

E’ possibile anche organizzare workshop e corsi di formazione sul webquest (richieste 12/16h).

 

Emiliano Onori

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Apprendimento Cooperativo: come farlo entrare in aula. Corsi Seminari e Workshop

Si organizzano Corsi e Workshop, per scuole e reti di ambito,  su Cooperative Learning & Peer to Peer.

Gli interventi, concordati e progettati con le scuole, avranno sempre un approccio laboratoriale e non frontale e/o teorico.

MODALITA’: Workshop intensivo (1 o 2 giorni, 8h/12h/16h) oppure Corso di Formazione (8h/12h/16h in 3/4 incontri)

PREREQUISITI: Uso della posta elettronica, Connessione ad Internet, Videoproiettore

OBIETTIVI: Attivare percorsi di didattica attiva e laboratoriale basata su problemi e apprendimento cooperativo.

TEMPI: Workshop da 8h/12h/16h o Corso di Formazione da 8h/12h/16h in 3/4 incontri pomeridiani

SEDE: è possibile tenere il corso o presso sedi di scuole o di centri di formazione, richiesta connessione web e videoproiettore

COSTI: equiparato ai corsi pon

Clicca qui per VIDEO DIMOSTRATIVI su TUTTE LE TIPOLOGIE DI CORSO

Clicca qui per APPLICAZIONI PRATICHE DELLE METODOLOGIE PROPOSTE

 

INFO E CONTATTI

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Atelier Creativi: Gestire una classe e documentare le attività in modalità 2.0

Sono ormai partiti i progetti relativi agli Atelier Creativi. Molta strumentazione digitale entrerà nelle scuole e nuove saranno le esigenze software. Ad esempio: come gestire una classe di bimbi e documentare i loro lavori nel rispetto della privacy? Oppure: come fotografare tutte le attività svolte e mostrarle unicamente ai genitori tramite app? O anche: come salvare, giorno per giorno, i progressi fatti dagli alunni nelle attività tradizionali e/o digitali? Per fare tutto ciò è necessario avere sostanzialmente una connessione ad internet e uno o più strumenti (app o siti) che, di norma dietro registrazione e in modo gratuito, possano aiutarci nel lavoro quotidiano. Altrimenti il rischio è che tutto ciò che viene prodotto nell’atelier resti chiuso nell’atelier stesso.

Ecco perchè è necessario avere obiettivi chiari ed una certa padronanza con applicativi dedicati, come ad esempio SeeSaw, Creatubbles, TheLernia, ClassDojo, Edmodo, Tumblr, Edmodo, Tackk, AdobeSpark, etc.

Per maggiori informazioni o per organizzare corsi e workshop sulla gestione digitale di un Atelier Creativo contattare info@designdidattico.com

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Narrare con le storie. Corsi di Digital Storytelling per Infanzia e Primaria

 

Come trasformare le storie per i bimbi in narrazioni digitali?

Come sviluppare la creatività dei più piccoli a partire da immagini online?

E come tenere traccia dei numerosi disegni e cartelloni che tutti i giorni si realizzano a scuola?

 

A queste e ad altre domande è possibile rispondere mediante il digital storytelling. Di che si tratta? Il digital storytelling è una metodologia didattica che vuole insegnare tramite la narrazione e tramite le storie.Se ci pensiamo, infatti, le storie sono state le nostre prime risorse educative. Abbiamo imparato l’alfabeto con le storie, abbiamo appreso i numeri tramite personaggi e filastrocche e abbiamo noi stessi insegnato attraverso le narrazioni.

Con semplici e gratuiti strumenti online è possibile creare da zero storie interattive oppure trasformare le nostre storie (e, perchè no, anche i disegni su carta dei nostri bimbi) in storie digitali, da consultare online oppure da scaricare per una lettura offline.

A tale scopo si organizzano corsi espressamente ritagliati sulle esigenze dello storytelling per la scuola dell’infanzia e primaria.

DURATA: 25h da strutturarsi in 12/14/16h frontali, 6h di approfondimento personale con materiali forniti, 6h di ricerca/azione in classe e documentazione delle attività. Il numero di ore può comunque essere variato in accordo con la Scuola o Rete di Ambito secondo le specifiche esigenze.

PERIODO: da novembre 2017

ARTICOLAZIONE: modalità “workshop” intensivo in 2gg oppure modalità “corso” con incontri settimanali e/o mensili

SEDE: quella indicata dalla Rete di Ambito.

ARGOMENTI: lo storytelling come metodologia didattica attiva; creare storie a partire da immagini; creare storie a partire da trame; creare storie animate; documentare (in digitale) le storie su carta; documentare tutto il processo didattico mediante siti ad hoc; caricare i lavori in piattaforme online protette studiate appositamente per i più piccoli.

LOGISTICA: è richiesta un’aula con connessione ad internet e proiettore

PARTECIPANTI: data la modalità laboratoriale si consiglia un numero massimo di 20/25 corsisti.

 

INFO E CONTATTI

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Piano Nazionale Formazione Docenti: Corsi & Workshop

Category : Corsi, PNSD · No Comments · by Nov 24th, 2017

piano-formazione-docenti

Si organizzano Corsi e Workshop su Didattica 2.0 e Metodologie Attive per il Piano Nazionale Formazione Docenti (qui il testo integrale del documento ministeriale). In particolare sulle seguenti priorità strategiche individuate dal Piano:

· Competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento;
· Valutazione e miglioramento;
· Didattica per competenze e innovazione metodologica;
· Integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale;

Gli interventi, concordati e progettati con le scuole, avranno sempre un approccio laboratoriale e non frontale e/o teorico.

ARGOMENTI: Flipped Classroom, Google Apps for Education, Problem Based Learning, Cooperative Learning, Peer to Peer, Blog Didattico, Lim, Debate, Content Curation, Social Network, BYOD (Bring Your Own Device), Coding e Pensiero Computazionale (Unplugged e con Pc).

MODALITA’: Workshop intensivo (1 o 2 giorni, 8h/12h/16h) oppure Corso di Formazione (8h/12h/16h in 3/4 incontri)

PREREQUISITI: Uso della posta elettronica, Connessione ad Internet, Videoproiettore

OBIETTIVI: Attivare percorsi di didattica attiva e laboratoriale basata su problemi e apprendimento cooperativo.

TEMPI: Workshop da 8h/12h/16h o Corso di Formazione da 8h/12h/16h in 3/4 incontri pomeridiani

SEDE: è possibile tenere il corso o presso sedi di scuole o di centri di formazione, richiesta connessione web e videoproiettore

LOCALITA’: è possibile organizzare in workshop in: Umbria, Toscana, Marche. Da verificare in Emilia e Lazio. Con ampio anticipo altrove.

COSTI: da verificare in base alla durata in ore

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INFO E CONTATTI

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Capovolgere la classe. Metodi, Strumenti e Percorsi

Come fornire video agli studenti?

Quale piattaforma usare per la condivisione dei materiali e per la comunicazione “studente-docente”?

Come faccio a girare un mio videotutorial?

E quali attività meglio si prestano per una didattica capovolta?

Come si valuta una attività flipped?

 

A queste e ad altre domande è possibile rispondere mediante l’organizzazione di corsi e workshop sulla Flipped Classroom.

E’ infatti possibile organizzare corsi e workshop da 25h (unità didattica significativa) per Reti di Ambito e Scuole. Le 25h sono da considerarsi totali e quindi non totalmente frontali. Di seguito alcune sintetiche indicazioni:

DURATA: 25h da strutturarsi in 12/14/16h frontali, 6h di approfondimento personale con materiali forniti, 6h di ricerca/azione in classe e documentazione delle attività. Il numero di ore per ciascuno dei tre aspetti (frontale, approfondimento, documentazione) può essere variato in accordo con la Rete di Ambito secondo le specifiche esigenze.

PERIODO: da novembre 2017

ARTICOLAZIONE: modalità “workshop” intensivo in 2gg oppure modalità “corso” con incontri settimanali e/o mensili

SEDE: quella indicata dalla Rete di Ambito

ARGOMENTI: in base alle esigenze della Rete. Argomenti suggeriti: Introduzione alla Flipped Classroom, Basi pedagogiche, Modalità di implementazione, Strumenti online per realizzarla, Simulazione e Studi di Caso, etc.

LOGISTICA: è richiesta un’aula con connessione ad internet e proiettore

PARTECIPANTI: data la modalità laboratoriale si consiglia un numero massimo di 20/25 corsisti.

Clicca qui per video sulla Flipped Classroom

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