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Ultimi articoli in evidenza

Category : Riflessioni · No Comments · by ott 16th, 2015

 

Consulenza per Progettazione di Snodi Formativi

CONSULENZA SNODI

In relazione alle proposte di formazione degli SNODI FORMATIVI, DesignDidattico offre la propria consulenza gratuita (nei limiti del tempo a disposizione) per la progettazione di interventi formativi per docenti, team innovazione e animatori digitali, in particolare per scuole della provincia di AREZZO e PERUGIA. Per contatti scrivere a:info@designdidattico.com

Qui alcuni spunti per attività di

#COMUNICAZIONE

#CONDIVISIONE

#SOCIALIZZAZIONE

Emiliano Onori

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Un esempio di Problem Based Learning in classe: “Piante a Rischio”

Category : Video Tutorial · No Comments · by lug 24th, 2016

Il Pbl (Problem Based Learning) è una metodologia didattica attiva, vale a dire centrata sul problema e sull’alunno (in singolo o in gruppo) che deve risolverlo. A differenza della lezione frontale, non viene spiegato un contenuto, piuttosto vengono dati alcuni (non tutti) gli elementi per risolvere un problema reale, la cui risoluzione porta ad apprendere altri concetti inizialmente non noti. E’ una metodologia che riscuote un certo successo poichè mette gli studenti al centro del proprio processo di apprendimento. Richiede di norma tempi lunghi (2 settimane) ed in essa la funzione del docente è più che altro quella del tutor o mentor.

Nell’esempio seguente si prospetta un problema reale di biologia: “Le piante a rischio: cosa fare per evitarne l’estinzione”

Emiliano Onori

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Le Criticità del PNSD: la Trasparenza

pnsd criticità trasparenza

Introduzione

In questi giorni si susseguono i primi bilanci del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) ad un anno circa dalla sua attuazione. E’ piuttosto difficile dare un quadro univoco del PNSD poichè si tratta di una azione complessa che ha messo in moto numeri altissimi, sia in termini di investimenti che di personale coinvolto. Ogni contributo che in questi giorni insegua la pretesa di etichettare la suddetta azione in un solo senso rischia di banalizzare e semplificare una serie di interventi che hanno avuto, come spesso accade quando si coinvolgono grandi numeri, luci ed ombre. In questo breve contributo, però, si vorranno mettere in luce in particolare le criticità che hanno talora minacciato il buon funzionamento del Piano, al solo fine di offrire spunti per un miglioramento che ci appare doveroso e necessario.

Premesse

Prima di illustrare quelli che appaiono come punti deboli del PNSD è opportuna una doppia premessa: di metodo e di merito. La prima: conosco piuttosto bene e per esperienza diretta l’attuazione del Piano in regioni come Umbria e Toscana, in modo indiretto nelle altre regioni, grazie soprattutto al feedback di colleghi avvenuti tramite social network e non solo. La seconda premessa è nel merito: la trasparenza è punto di partenza e snodo di ogni attività che investa risorse pubbliche, nessuna ragione, anche in apparenza comprensibile, può in alcun modo porre in secondo piano tale trasparenza in favore di obiettivi che di volta in volta possono essere definiti come “pragmatici” e “concreti”. Sulla scorta di queste due convinzioni iniziamo ad analizzare cosa avrebbe potuto funzionare meglio nella attuazione del PNSD tra la fine del 2015 e la prima metà del 2016.

Trasparenza nel reperimento dei Formatori

Uno degli aspetti più seccanti del Piano è stata, talora, la scarsa trasparenza con cui sono stati reperiti i formatori, sia per i corsi rivolti agli Animatori Digitali sia per quelli rivolti al resto del personale. Parlo, in questo caso, di esperienze che mi hanno coinvolto personalmente; diverse scuole, infatti, mi hanno contattato principalmente per la mia presenza nei social network (per altro molto recente) e per il passa parola di alcuni gentili colleghi che, con me, avevano frequentato negli anni scorsi altri corsi di formazione. Se da un lato, a livello puramente personale, questa stima non può che fare onore, a livello più generale tale metodo indica una scarsa trasparenza in ordine al reperimento dei formatori. Aggiungo poi che in diversi casi i dirigenti non hanno provveduto a stilare classifiche di merito per aspiranti formatori, rendendo così incomprensibile all’esterno la scelta di alcuni formatori piuttosto che altri.

A questo si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza dei formatori (molti dei quali docenti di scuola) non solo non dispone di un sito web personale che rechi le proprie esperienze in materia, ma nemmeno la benchè minima presenza di un curriculum vitae online, aspetto a mio avviso persino grottesco nel 2016.

A chi si deve questa insolita (per essere generosi) procedura? A vari fattori: innanzi tutto la fretta (di cui parleremo in un prossimo contributo) a cui il ministero ha spinto le segreterie, spesso per altro non preparate ad azioni di tal genere, nell’attuazione del Piano, in particolare nell’aspetto del reperimento delle risorse umane; in secondo luogo l’assenza di un database ufficiale online in cui reperire personale qualificato.

In terzo luogo i compensi: non si può pretendere una azione formativa di qualità quando i compensi sono bassi e allorquando non sia previsto un rimborso delle spese di viaggio. In questo scenario è facile comprendere quale sia l’esito, che comunque riassumo per chi ne fosse interessato: il ministero richiede in tempi rapidi l’individuazione di formatori; la segreteria incaricata nel reperimento non sa chi e dove cercare; si fanno nomi, per passa parola, di docenti interni e/o viciniori (dati i compensi); si individuano come formatori tali docenti reperiti a fatica (spesso senza o con scarsa evidenza pubblica); si adattano i programmi di formazione a tali docenti; si fanno partire i corsi.

Talora invece è accaduto l’esatto contrario, come per altro messo in luce anche da Paolo Ferri in questo articolo, vale a dire la scelta è stata effettuata in modo iperburocratico, attraverso un semplice bilancio di titoli posseduti, senza tenere in debita considerazione l’obiettivo della formazione medesima e le possibili ricadute sul personale in formazione.

Come superare la criticità della trasparenza

Giunti a questo punto è opportuno definire alcune possibili strategie per superare la criticità connessa al problema della trasparenza.

1- Database online di formatori: occorre un sistema di accreditamento serio e possibilmente ufficiale (leggasi ministeriale) tramite il quale cercare formatori idonei ai percorsi formativi che si vogliono mettere in campo. Non è una azione semplice e rapida, tuttavia appare inevitabile se si vuole puntare sulla qualità.

2- Obbligo del curriculum vitae online dei formatori: in attesa di un database unico è assolutamente doveroso che ogni formatore abbia quanto meno un cv online, possibilmente con l’elenco delle scuole in cui ha lavorato (come formatore se docente di scuola o università) e l’elenco dei materiali prodotti. Solo in questo caso sarà possibile valutare non solo la preparazione del professionista ma anche la sua idoneità al compito cui, ad esempio, uno Snodo Formativo intende sottoporlo.

3- Prevedere la pubblicazione, possibilmente in un database nazionale, dei formatori scelti scuola per scuola. In realtà questo aspetto in rari casi è stato attuato, specie per la formazione del Team per l’innovazione, ma solo grazie alla buona volontà dei docenti o delle segreterie che si sono fatte carico della selezione dei formatori medesimi. Tale elenco deve andare a sistema, non può essere deputato allo scrupolo dei singoli.

4- Prevedere un sistema di valutazione da parte dei corsisti. Sarebbe auspicabile che i docenti in formazione, a seguito del corso, possano esprimere una valutazione circa il lavoro svolto dal formatore, magari in riferimento a dei criteri standard (ad es. materiali messi a disposizione, chiarezza/competenza, disponibilità al supporto online, etc.) In tal modo ci sarebbe un sistema interno di controllo della qualità, questa volta non a monte ma a valle della formazione.

Conclusione

Questi a mio avviso i punti critici e il modo di superarli. Non dimentichiamo per altro che a settembre, e in realtà per tutto il triennio 2016-19, ci saranno numerose attività di formazione che non potranno in alcun modo presentare i difetti di gioventù di quelle appena trascorse altrimenti non si potrà addebitare alla fretta tali mancanze ma ad una ben più problematica e preoccupante superficialità organizzativa.

Emiliano Onori

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Snodi Formativi: Video Tutorial su Coop & Peer Learning

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Eccoci arrivati ai video tutorial su Apprendimento Cooperativo e tra Pari. Queste strategie possono essere di grande importanza anche per superare, o affiancare finalmente, la lezione frontale (qui un contributo in tal senso).

Nel primo video viene illustrato come impostare una attività di formazione sull’apprendimento cooperativo:

Il seguente video è invece dedicato alla Educazione tra Pari:

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Snodi Formativi: Video Tutorial su Blog & Ebook

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In questo contributo vedremo alcuni video tutorial legati al mondo dei Blog Didattici e a quello degli Ebook. Questi due mondi sono forse tra i più utili per i docenti; da un lato un blog consente di raccogliere e documentare tutte le attività didattiche svolte, più ordinato di un social, più coerente di un registro online. Il blog è, in altre parole, una sorta di collettore di altri strumenti ed esperienze.

Al contrario saper scrivere e comporre ebook è una competenza non semplice, perchè naturalmente non richiede il solo digitalizzare documenti, ma affinare un design che possa essere un supporto in più rispetto al cartaceo. Ecco dunque spiegato il motivo della centralità di queste competenze per l’Animatore Digitale ed il Team per l’Innovazione.

Il seguente video illustra le caratteristiche di un blog didattico:

Questo invece illustra in modo sintetico il mondo ebook a scuola:

 

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Snodi Formativi: Video Tutorial su Problem Based Learning e Byod

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E’ giunto il momento di occuparsi di argomenti meno affrontati ma allo stesso tempo molto utili: l’apprendimento per problemi (Problem Based Learning) e il Byod, acronimo che sta per Bring Your Own Device, e implica che gli studenti portino a scuola i loro dispositivi, per lo più tablet e notebook.

Il primo dei due video è legato al Pbl

Il secondo è legato al Byod

Qui altri video sul Byod

 

Emiliano Onori

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Snodi Formativi: video tutorial su Google Apps for Education

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Dopo i video tutorial dedicati alla Flipped Classroom e al Digital Storytelling, è ora il momento di un argomento molto richiesto vale a dire le Google Apps for Education. Ricordiamo che si tratta di un servizio che Google mette a disposizione delle scuole a titolo completamente gratuito; consiste in tutto l’ecosistema Google, che un utente Gmail conosce bene (quindi servizi come Drive, Youtube, Calendar, Foto, G Plus, etc.) più alcuni dedicati espressamente al mondo scuola come Classroom. Per averlo occorrono essenzialmente due cose: un dominio con gestione dns e la richiesta da parte della scuola, tramite un documento intestato, da inviare a Google.

Di seguito un video che dà una panoramica generale sulle Google Apps poi, a seguire, altri video su funzionalità più specifiche:

Altri video su Google Apps

 

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Snodi Formativi: Video Tutorial su Digital Storytelling

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Dopo aver visto alcuni video tutorial sulla Flipped Classroom dedicati agli Snodi Formativi, ora è il momento di visionare qualche spunto connesso alla attività di Digital Storytelling. Di seguito un contributo su questa metodologia didattica e poi ancora altri video che illustrano esempi pratici:

Altri Video su Digital Storytelling

 

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Snodi Formativi – Percorsi e Idee – #COMUNICARE

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Dopo aver descritto alcuni possibili scenari formativi per gli Snodi in ordine alle competenze del è giunto il momento di affrontare un tema che può apparire inutile data la sua apparente semplicità: il #COMUNICARE. Rispetto ad azioni come il condividere o il capovolgere, ci troviamo davanti ad una competenza che sulle prime non mostra alcuna difficoltà, del resto tanti ed efficaci oggi sono gli strumenti atti alla comunicazione. Ed è proprio questa l’insidia maggiore: credere che tutti i mezzi siano egualmente efficaci ed immediati. L’Animatore Digitale ed il Team devono invece conoscere le differenze che esistono, ad esempio, tra una comunicazione che avviene tramite social network, ad esempio Facebook, ed una che segue invece canali come Telegram o Snapchat. Gli strumenti in questione, assieme a molteplici altri come Twitter, Instagram, Pinterest, hanno specifiche peculiarità che li rendono molto efficaci in determinati contesti comunicativi, e allo stesso tempo poco idonei in altre situazioni. Una scuola potrebbe servirsi, ad esempio, di alcuni canali per la comunicazione ufficiale interna (es. mail), altri per la comunicazione informale sempre interna (es. Telegram), altri ancora per la comunicazione formale esterna (sito web e newsletter), altri infine per la comunicazione informale esterna (Facebook, Twitter, Instagram). Districarsi in questo mare di tools online non è cosa facile, serve una discreta competenza non solo nell’uso degli strumenti, ma anche una basilare conoscenza delle opportunità (e rischi) offerti da ciascun tool.

Vediamo quindi quali potrebbero essere i contenuti di ipotetici 4 incontri da 2/3h ciascuno.

  • 1.incontro: Illustrazione dei principali tools online (per lo più gratuiti) adatti alla comunicazione sia interna, formale e informale, che esterna. Si potrebbe ipotizzare una sequenza illustrativa di: Facebook, Twitter, Telegram, Google Plus, Instagram, Pinterest (per citare i più noti). Per ciascuno dovranno essere enucleate le caratteristiche principali, i punti di forza e debolezza. Nella seconda metà dell’incontro è possibile effettuare un brainstorming per sondare quanto il gruppo già sia edotto dell’uso degli strumenti su menzionati. In alternativa è possibile svolgere questa ultima attività anche all’inizio del percorso formativo.

 

  • 2.incontro: Per conoscere gli strumenti è necessario usarli pertanto è opportuno invitare i corsisti ad attivare account nei social sopra elencati; tale operazione può risultare efficace se effettuata per gruppi di due corsisti. A questo punto si simula la comunicazione di una notizia standard (ad es. una circolare, un evento serale, una premiazione, un incontro urgente non calendarizzato ad inizio anno) e si invitano i docenti a diramare la comunicazione tramite gli account social appena creati. Sarà infine discusso ogni singolo pro e contro di ciascuno strumento adoperato. A tal proposito, infatti, è bene specificare, che non esistono strumenti adatti in senso assoluto ad un tipo di comunicazione, sussistono piuttosto dei contesti (diversi da scuola a scuola) che possono rendere l’uso di un tool preferibile rispetto ad un altro per un grande numero di variabili.

 

  • 3.incontro: A questo punto si ipotizza un gruppo capace di usare, almeno a livello base, tutti i social network illustrati sin dal primo incontro. Per questo motivo si può proporre un compito complesso: simulare la comunicazione scolastica nella sua complessità, vale a dire simulare scenari di comunicazione che prevedano: circolari interne, eventi ordinari ed extraordinari, pubblicizzazione di serate a tema (ad es. teatro, musica, premiazioni varie, sport), open days, materiali multimediali prodotti dai ragazzi (ad es. contest fotografici o artistici). Un piano di tal genere impone al Team dell’Innovazione uno studio attento del proprio pubblico (sia interno, come i docenti, che esterno, come i genitori) e di conseguenza una scelta oculata dei vari mezzi di comunicazione 2.0 offerti dal web. Questo un possibile scenario: comunicazione interna ufficiale via mail, comunicazione interna non ufficiale e non formale via Telegram, comunicazione con l’esterno via rss e sito web, comunicazione eventi via Facebook.

 

  • 4. incontro: L’ultimo incontro sarà solo in parte una simulazione, i vari team dell’innovazione presenti in formazione potrebbero, ad esempio, iniziare ad approntare una autentica strategia di comunicazione connessa alla propria scuola, in tal modo il formatore potrebbe supportare i corsisti nella scelta degli strumenti più idonei.

 

Ecco dunque che la comunicazione, cui tutti ci sentiamo capaci in modo quasi istintivo, è divenuta oggetto di formazione e discussione. Se infatti da un lato è vero che comunicare è piuttosto semplice, specie grazie ai tools 2.0, è altrettanto condivisibile che comunicare in modo efficace è una competenza piuttosto complessa.

Emiliano Onori

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Snodi Formativi – Percorsi e Idee – #CONDIVIDERE

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Dopo aver visto alcuni spunti per Snodi Formativi relativi alle attività di #SOCIALIZZARE, #CAPOVOLGERE e #DOCUMENTARE (clicca su hastag per visualizzare i contributi), proponiamo ora attività connesse con la fondamentale azione del #CONDIVIDERE. I membri del Team dell’Innovazione, infatti, dovrebbero essere nella condizione di conoscere i principali strumenti, online ed offline, per la condivisione dei documenti e delle informazioni utili alla comunità scolastica. Nell’era del web 2.0, del resto, la condivisione è divenuta l’azione chiave di molte attività, nonchè probabilmente la peculiarità più interessante ed utile dai tempi del web 1.0; se quest’ultimo, infatti, si caratterizzava per la facilità con cui rendeva possibile l’accesso e la consultazione delle informazioni e dei contenuti, il web 2.0 rende agevole anche la creazione, e quindi la condivisione, di contributi, documenti e file multimediali.

Quali scopi didattici e non può avere la condivisione? Molteplici. Si va innanzi tutto dalla condivisione di materiali prodotti dai docenti medesimi, laddove specialmente il registro elettronico non consenta tale operazione oppure la renda macchinosa, alla diffusione di contenuti che il docente reperisce in rete, e che spesso non sa come raccogliere ed inviare. Allo stesso tempo possiamo pensare ad una condivisione, all’interno di un dipartimento, delle prove di verifica oppure dei modelli di verbale, come pure di griglie di valutazione. In tal senso la condivisione potrà essere:

  • orizzontale: docente-docente, alunno-alunno
  • verticale: docente-alunno
  • trasversale: docente-alunno, docente-docente, alunno-alunno, docente-segreteria

Ma condividere non significa semplicemente fornire powerpoint o pdf delle lezioni, può significare anche diffondere notizie utili alla comunità scolastica nella sua intierezza, pensiamo ad esempio alla condivisione di informazioni connesse agli appuntamenti scolastici ordinari (consigli di classe, colloqui, riunioni) o straordinari (serate evento, premiazioni, giornate di studio, convegni, open days).

Vediamo dunque quale potrebbe essere l’articolazione di un percorso formativo centrato sulla condivisione. Si ipotizzano, anche in questo caso, 3/4 incontri per un totale di 9/12h. Gli incontri, come sempre, avranno una organizzazione laboratoriale e in minima parte frontale.

 

  • 1.incontro: Illustrazione del tema della condivisione in senso al PNSD ministeriale; problematiche di privacy connesse alla condivisione dei dati sensibili (foto, documenti con nomi e cognomi); illustrazione delle principali attività di condivisione (lato docente, lato alunno, lato segreteria); individuazione dei più noti (e cross-platform) strumenti online di condivisione (dropbox, google drive, mega, etc.) e chiarimenti dei vari pro e contro di ciascuno (ad es. piani a pagamento, usabilità da smartphone, crittografia, etc.)

 

  • 2.incontro: Iscrizione ad almeno 3 servizi di condivisione (ad es. dropbox, box, google drive) ed inizio di condivisione di semplici documenti; le modalità della condivisione (via link, via password, etc.); riflessione sulla protezione dei dati condivisi; rimozione della condivisione; creazione di cartelle condivise. Inizio di simulazione di progetto di condivisione (ad es. simulazione di docente che ad inizio anno deve creare una cartella condivisa in cui caricare sia file per i colleghi sia documenti per gli alunni)

 

  • 3.incontro: Continuazione attività di simulazione e proposte di vari scenari tipici sia lato docente che lato studente che lato segreteria. Integrazione dei file condivisi all’interno di piattaforme esistenti (ad es. blog, registro online, sito scuola)

 

  • 4 incontro: Allestimento di gerarchia di cartelle per la condivisione all’interno dell’istituto. Questo aspetto risulta particolarmente strategico per il Team dell’Innovazione, specie al fine di uniformare le scelte di condivisione all’interno della scuola e scongiurare il rischio che ogni docente utilizzi un servizio differente. Infine: usabilità dei tools di condivisione da dispositivi mobili.

 

In conclusione possiamo affermare che la #CONDIVISIONE sia ad oggi una delle competenze chiave non solo per il Team dell’Innovazione ma per tutti i docenti. Questa attività, inoltre, si inserisce perfettamente nelle linee guida previste dal PNSD in ordine agli obiettivi da perseguire per Animatori Digitali e Team, vale a dire “coinvolgimento della comunità scolastica”.

Emiliano Onori

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