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Category : Riflessioni · No Comments · by Ott 16th, 2015

 

Corsi e Workshop da 25h per Reti di Ambito

Category : Corsi · No Comments · by Mag 11th, 2017

Si organizzano corsi e workshop da 25h (unità didattica significativa) per Reti di Ambito e Scopo, a partire da Settembre 2017. Le 25h sono da considerarsi totali e quindi non totalmente frontali. Di seguito alcune sintetiche indicazioni:

DURATA: 25h da strutturarsi in 12/14/16h frontali, 6h di approfondimento personale con materiali forniti, 6h di ricerca/azione in classe e documentazione delle attività. Il numero di ore per ciascuno dei tre aspetti (frontale, approfondimento, documentazione) può essere variato in accordo con la Rete di Ambito secondo le specifiche esigenze.

PERIODO: da settembre 2017

ARTICOLAZIONE: modalità “workshop” intensivo in 2gg oppure modalità “corso” con incontri settimanali e/o mensili

SEDE: quella indicata dalla Rete di Ambito

ARGOMENTI: in base alle esigenze della Rete. Argomenti suggeriti: Metodologie Didattiche Attive (Digitali e Non). Es: Didattica Collaborativa, Apprendimento per Problemi, Apprendimento tra Pari, Classe Capovolta, Digital Storytelling, Debate, Lim Virtuali e Presentazioni Online, Blog Didattico, Coding, Byod, Piattaforme Didattiche (Google Suite, We School, Fidenia, Edmodo, etc.)

COSTI: in base al numero di incontri e ore

LOGISTICA: è richiesta un’aula con connessione ad internet e proiettore

PARTECIPANTI: data la modalità laboratoriale si consiglia un numero massimo di 20/25 corsisti.

 

Clicca qui per VIDEO DIMOSTRATIVI su ALCUNE LE TIPOLOGIE DI CORSO

Clicca qui per APPLICAZIONI PRATICHE DELLE METODOLOGIE PROPOSTE

INFO E CONTATTI

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Metodologie Attive: il Debate. Di che si tratta

Una delle metodologie didattiche attive che merita un sempre maggiore interesse da parte soprattutto dei docenti della scuola secondaria, sia di primo che secondo grado, è il debate o “dibattito critico”. Si tratta di una tecnica mediante la quale due studenti, o due gruppi di studenti, si confrontano dialetticamente su un problema dato, all’interno di una cornice di regole, strumenti e tempi decisa a monte col docente. Tale tecnica, molto adoperata nelle scuole anglosassoni (in alcuni casi è persino curricolare), affonda le sue radici nelle “controversiae et suasoriae” del mondo latino o, per avvicinarci maggiormente al nostro tempo, nelle “disputationes” medievali. Dunque è una metodologia didattica “tota nostra”, sebbene ad oggi sia utilizzata maggiormente in ambiti non mediterranei.

Come strutturare quindi una azione didattica tramite il debate? Vediamo alcune fasi salienti:

– Argomento: il docente, possibilmente con gli alunni, sceglie un tema da dibattere; si consiglia la scelta di argomenti vicini al vissuto degli alunni, ad esempio l’uso della rete e dei social network, l’uso (e l’abuso) del cibo spazzatura. E’ opportuno selezionare un argomento piuttosto divisivo, vale a dire un ambito nel quale si prevedano due polarità di punti di vista.

– Ruoli: qui le scelte possono essere diverse; è possibile creare un gruppo con ruoli fissi oppure sorteggiare i ruoli nel giorno del dibattito; di norma i ruoli sono

— Oratore
— Ricercatore (di fonti)
— Editor testi/slide
— Editor immagini

E’ chiaro che la scelta dei ruoli e il loro impiego dipendono dagli obiettivi didattici del docente; sorteggiare i ruoli fa sì che “tutti sappiano tutto”, in altre parole “crea gruppo”, mentre con ruoli fissi (decisi da studenti o alunni) si predilige la specializzazione.

– Regole: il docente stabilisce come avverrà il dibattito; di norma inizia un gruppo (l’oratore può essere deciso oppure sorteggiato) che deve esporre la propria tesi senza interruzioni in 3/5/7 minuti. Poi interviene il secondo gruppo che espone la tesi opposta nello stesso minutaggio. A questo punto gli scenari possono cambiare

— Scenario Domande: il primo gruppo fa domande ai membri del secondo gruppo per mettere in crisi il loro punto di vista poi viceversa. Anche qui il numero delle domande e il tempo di risposta è deciso a monte. Di norma 2/3 domande con tempo di risposta di 1 minuto.

oppure

–Scenario Repliche: senza domande incrociate, semplicemente ogni gruppo replica il primo senario tramite altri interventi con gli stessi minuti

oppure

–Scenario Conclusioni: in questo caso non ci sono nè domande nè altre argomentazioni, semplicemente una perorazione finale in cui ogni gruppo tenta di convincere (movère) l’uditorio alla propria tesi.

Al termine del dibattito il pubblico deve valutare non tanto chi abbia ragione o torto quanto chi abbia meglio saputo utilizzare tempi, modi, strumenti e oratoria. Al pubblico (che in genere è formato dal docente e dagli studenti non coinvolti nel debate) è dunque un compito molto difficile: valutare singole voci concordate, anche queste, a monte dal e col docente. A tal proposito al pubblico viene di norma fornito un foglio con una checklist da compilare durante e al termine del debate. Essa in genere ha le seguenti voci:

– Gestione dei tempi
– Gestione delle risorse multimediali (se previste, ad es. grafici, foto, video)
– Conoscenza dell’argomento
– Capacità di porre domande sensate e pertinenti
– Abilità oratoria (uso del lessico appropriato, chiarezza espositiva, doti attoriali, etc.)

Quali sono i vantaggi didattici del debate? Eccoli in sintesi:

– Esercitarsi a sostenere una tesi tramite il supporto di fonti (ecco perchè si chiama non semplicemente “dibattito” ma “dibattito critico”)

– Rispettare l’altro

– Corredare il proprio punto di vista con documentazione multimediale

– Porre domande sensate

– Ascolto attivo

In futuri contributi vedremo nel dettaglio alcuni scenari operativi che possono essere implementati con debate, relativi a testi di Howard Rheingold e Manfred Spitzer sul tema “internet ci rende intelligenti o stupidi”?

Qui invece un video sul Debate

 

Per organizzare corsi e workshop sul digital storytelling scrivere a info@designdidattico.com

 

Emiliano Onori

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Il Digital Storytelling in classe: video dimostrativi

Dopo aver visto le tipologie relative al Digital storytelling (clicca qui per leggere il contributo) e i tipi di prodotti che è possibile far realizzare agli studenti (clicca qui) ecco di seguito un video che illustra in generale cosa sia il digital storytelling, con particolare riferimento a quello connesso ai prologhi e finali alternativi

Qui altri video

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Il Digital Storytelling in classe: i prodotti

Il digital storytelling è una metodologia didattica attiva, vale a dire un approccio didattico che vuole mettere al centro del processo di apprendimento lo studente, mediante l’elaborazione di storie. Dopo aver visto le tipologie più note di digital storytelling (clicca qui per leggere l’articolo), è il momento di elencare i prodotti multimediali che dagli studenti possono essere realizzati.

Vediamo i principali:

– Pagina Web: tramite siti ad hoc lo studente può pubblicare una storia tramite una pagina web. Il vantaggio è che tale soluzione non richiede il salvataggio di un file specifico e la condivisione è immediata. Tuttavia se sono presenti foto o video di altri studenti è opportuno prevedere soluzioni ad hoc per il rispetto della privacy.

– Video: attraverso la registrazione di un video, ed eventualmente il suo montaggio, gli alunni possono raccontare storie coinvolgenti anche con effetti e sottofondo musicale. Il video si presta molto bene al racconto di esperienze personali, ad esempio al digital storytelling familiare. Anche in questo caso è possibile utilizzare strumenti online per il montaggio dei file video, che possono essere acquisiti anche mediante l’uso della fotocamera dello smartphone; in tal caso si consiglia tuttavia l’impiego di un microfono dedicato (possibilmente wireless) e di un tripode per favorire la stabilizzazione dell’immagine.

– Slideshow fotografico: questa è una delle modalità più note di digital storytelling. I ragazzi effettuano fotografie (il cui numero e il cui soggetto è di norma stabilito a monte col docente) poi le “montano”, anche qui tramite strumenti/siti online, al fine di creare un carosello (slideshow appunto) di immagini. Buona norma è inserire anche o un sottofondo musicale oppure un voice over, vale a dire una narrazione personale tramite registrazione della propria voce.

– Presentazione (offline): se ipotizziamo uno storytelling che non dovrà essere pubblicato online, e che necessita di passaggi tra loro discreti (ad esempio uno storyboard), proficuo è l’uso dello strumento “presentazioni” (dal più noto Powerpoint sino alle sue varianti Keynote e LibreOffice). Questo approccio, che spesso si adopera per progetti che non devono essere subito condivisi online, può in ogni caso con pochi click essere trasformato in presentazione online tramite o l’uso di strumenti per presentazioni condivise (pensiamo a Prezi o Slideshare) o mediante l’utilizzo, sin dal primo momento, di programmi come Google Presentazioni o Microsoft Powerpoint di Office 365.

– Audio-Narrazione: talora lo storytelling vuole mettere l’ascoltatore o il lettore nella condizione di evocare da sè il proprio patrimonio di immagini. Questo, se ci pensiamo, è anche il più antico strumento di narrazione, quello tipico della cultura orale che, per rappresentare scene e situazioni, si serviva unicamente del potere magico-evocativo della parola-incanto-incantesimo. Anche in tal caso è possibile utilizzare strumenti presenti in rete, sia per la registrazione del file audio sia per una sua eventuale ripulitura finale.

– Intervista (impossibile): questa tipologia può essere realizzata semplicemente tramite editor di testo; tuttavia per rendere il documento più graficamente accattivante è possibile utilizzare strumenti online che integrino anche immagini, sfondi e font specifici. Tali strumenti rendono l’eventuale pubblicazione online immediata e semplice.

– Ebook: se immaginiamo che gli studenti (in tal caso particolarmente creativi!) vogliano realizzare uno o più capitoli di un libro immaginario (ad esempio una falsa autobiografia, il ritrovamento di un manoscritto, il furto di documenti, etc.) allora lo strumento più adatto è forse l’ebook. Anche in questo caso sarà possibile usare tanto strumenti offline quanto online.

Questi i principali prodotti o output di pubblicazione per un lavoro in digital storytelling. Ad oggi ogni tipologia può trovare lo strumento più idoneo direttamente online e quindi non richiede l’installazione di software specifico.

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Per visionare una serie di video sul digital storytelling cliccare qui 

Emiliano Onori

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Corsi e Workshop su Metodologie Didattiche Attive

Category : Corsi · No Comments · by Apr 9th, 2017

Nell’attuale panorama di Corsi PON e PNSD troppo spesso il focus è sulle tecnologie, talora persino in modo fine a se stesso. La tecnologia, senza una pedagogia che la sorregga e la guidi, non è didatticamente efficace. Ai docenti non serve imparare la funzionalità dell’ultima app ma il suo (eventuale) senso e scopo didattico. Per questo si organizzano corsi e workshop sulle metodologie attive, vale a dire quelle metodologie che mettono al centro del processo di apprendimento lo studente, relegando la parte frontale ad uno spazio decisamente ristretto. Con le metodologie attive gli studenti apprendono facendo (e non solo studiando in modo mnemonico) e talora anche in modalità cooperative. Di seguito un sintetico panorama delle principali proposte di formazione.

PREMESSA: Gli interventi, concordati e progettati con le scuole, avranno sempre un approccio laboratoriale e non frontale e/o teorico.

ARGOMENTI POSSIBILI: Flipped Classroom, Google Suite for Education, Problem Based Learning, Cooperative Learning, Peer to Peer, Blog Didattico, Lim, Debate, Content Curation, Social Network, BYOD (Bring Your Own Device), Coding e Pensiero Computazionale (Unplugged e con Pc).

MODALITA’: Workshop intensivo (1 o 2 giorni, 8h/12h/16h) oppure Corso di Formazione (8h/12h/16h in 3/4 incontri)

PREREQUISITI: Uso della posta elettronica, Connessione ad Internet, Videoproiettore

OBIETTIVI: Attivare percorsi di didattica attiva e laboratoriale basata su problemi e apprendimento cooperativo.

TEMPI: Workshop da 8h/12h/16h o Corso di Formazione da 8h/12h/16h in 3/4 incontri pomeridiani

SEDE: è possibile tenere il corso o presso sedi di scuole o di centri di formazione, richiesta connessione web e videoproiettore

LOCALITA’: è possibile organizzare facilmente workshop in: Umbria, Toscana, Marche. Con un certo anticipo anche nelle restanti regioni.

COSTI: da verificare in base alle modalità (da 600 a 1000 euro circa)

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INFO E CONTATTI

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Workshop su Flipped Classroom. Caldiero Verona 3-4 Maggio 2017

Category : Corsi · No Comments · by Apr 6th, 2017

In data 3-4 maggio 2017  si terrà presso IC di Caldiero Verona un workshop intensivo sulla Flipped Classroom.

Il workshop avrà una durata complessiva di 12h frontali  divise in due momenti (4h pomeridiane 3 maggio, 4h mattutine 4 maggio più 4h pomeridiane nella medesima giornata) e avrà lo scopo di illustrare le potenzialità didattiche delle metodologie didattiche attive di cui la Flipped Classroom rappresenta un ottimo modello. La metodologia capovolta verrà illustrata dal punto di vista sia teorico che pratico. Il workshop avrà un approccio laboratoriale.

Le due giornate formative saranno tenute da Emiliano Onori.

 

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Corsi PON – PNSD – per Team Innovazione a Perugia

Corsi di formazione del Piano Nazionale Scuola Digitale su finanziamento PON per la sede di Perugia

DESTINATARI: Docenti iscritti via gpu da segreteria

DATE: corso 1 26 aprile, 5  24  29 maggio, 5 giugno; corso 2  28 aprile, 17  26  31 maggio, 7 giugno

ORARI: dalle 14.30 alle 17.30

SEDE: Cavour Marconi di Piscille

STRUMENTAZIONE: sarà possibile lavorare anche in byod col proprio dispositivo. la scuola metterà tuttavia a disposizione i pc

ARGOMENTI: video didattici, flipped classroom, debate & peer to peer, blog didattico e content curation, project work

FORMATORE: emiliano onori

INFORMAZIONI: per informazioni di natura amministrativa contattare la sede di corso; per informazioni di natura didattica contattare il formatore all’indirizzo info@designdidattico.com

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Corsi PON – PNSD – per Docenti a Perugia

Category : 10 Docenti, Corsi · No Comments · by Mar 26th, 2017

Corsi di formazione del Piano Nazionale Scuola Digitale su finanziamento PON per la sede di Perugia

DESTINATARI: Docenti iscritti via gpu da segreteria (non Animatori, non Team).

DATE: 22 e 29 marzo, 7 e 19 aprile 2017

ORARI: dalle 14.30 alle 17.30

SEDE: Cavour Marconi di Piscille

STRUMENTAZIONE: sarà possibile lavorare anche in byod col proprio dispositivo. la scuola metterà tuttavia a disposizione i pc

ARGOMENTI: coop learning, pubblicazioni di progetti multimediali, ebook e lim virtuali, video didattici

FORMATORE: emiliano onori

INFORMAZIONI: per informazioni di natura amministrativa contattare la sede di corso; per informazioni di natura didattica contattare il formatore all’indirizzo info@designdidattico.com

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Il Digital Storytelling in classe: le tipologie

Category : Riflessioni · No Comments · by Mar 26th, 2017

Il digital storytelling, la tecnica con cui imparo contenuti didattici (e non solo) tramite la narrazione di storie, può essere declinata in varie tipologie. Si premette che il Dst (digital storytelling), diversamente da quanto si possa immaginare, non è adatto solo alle discipline umanistiche come la letteratura e la filosofia, ma ben si presta anche a quelle cosiddette scientifiche come la matematica, fisica, informatica e scienze. Il limite sta nella fantasia del docente e nella sua disponibilità a sperimentare nuove metodologie didattiche non frontali.

A questo proposito vediamo dunque quali possano essere alcune diffuse tipologie di Dst:

  • Prologhi e/o finali alternativi; adatta alla riflessione su un’opera letteraria
  • Spin Off; si tratta di una narrazione che parte da personaggi e situazioni nati come secondari in altre narrazioni, ma particolarmente apprezzati dal pubblico da meritare una produzione a sè (celebre il caso de I Pinguini di Madagascar!); anche questa si adatta particolarmente bene alla stesura di narrazioni che prendano spunto da libri e film
  • Dialoghi immaginari; questa tipologia è utilizzabile pressochè in ogni disciplina e consiste nel far dialogare personaggi appartenenti ad epoche diverse o anche alla medesima, su temi oggetto di studio da parte dei ragazzi. Un esempio potrebbe essere far dialogare Aristotele e Platone sul tema della fisica e metafisica, oppure Newton ed Einstein
  • Interviste impossibili; affine alla precedente, si tratta di un dialogo dove, di norma, un contemporaneo (in genere lo studente) intervista un autore o un personaggio storico studiato o da studiare
  • Ricostruzione storica; Dst particolarmente impegnativo, prevede la ricostruzione storica di un evento (di norma molto ristretto nello spazio e nel tempo) a partire da fonti fornite dal docente o, perchè no, reperite dallo studente (magari a partire da sitografia o bibliografia fornita dall’insegnante)
  • Racconto; forse il Dst per antonomasia, esso tuttavia risulta sconsigliabile a chi si avvicini per la prima volta a questa metodologia didattica poichè rimane molto difficile, in quanto ha in genere uno “schema libero”, che non prevede vincoli come i casi precedenti. Per semplificare questa tipologia è possibile inserire tutta una serie di indicazioni da rispettare. Facciamo un esempio: “Scrivi un racconto di 4 pagine, con un personaggio desunto da un’opera letteraria a te nota, ambientato in luogo chiuso, senza dialoghi e con finale aperto”. In tal modo il Dst può riuscire in modo più semplice.
  • (Auto/Pseudo)Biografia: il racconto della vita (naturalmente un “frammento” di vita!) di un personaggio e, se si è particolarmente creativi, di un oggetto. Un esempio: la vita della pietra che è divenuta celebre poi col nome “Pietà di Michelangelo” (una a scelta!)
  • Reportage: qui il Dst confine con un’altra interessante tipologia didattica che è appunto il reportage; per differenziarlo da quest’ultima è rigorosamente richiesta una voce narrante
  • Programma TV: non sembra un Dst ma lo è; è possibile ipotizzare  che gli studenti strutturino una sorta di palinsesto di una puntata di un programma di divulgazione scientifica (ad. es. Quark, Ulisse, etc.) e realizzino un breve clip video di qualche minuto del programma medesimo

Naturalmente le tipologie sono più numerose, ma con queste è già possibile partire.

In caso di interesse si organizzano corsi e workshop sulla suddetta metodologia.

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Metodologie Attive. Digital Storytelling: “Intervista Impossibile”

Category : Video Tutorial · No Comments · by Mar 24th, 2017

ma DIGITAL STORY PROLOGHI intervista

Il Digital Storytelling è una “metodologia didattica attiva” poichè promuove la conoscenza mediante la costruzione/invenzione di una storia. E’ una metodologia “attiva” in quanto richiede allo studente di “inventare”, a partire da dati e conoscenze, una storia da raccontare oralmente o in forma scritta e multimediale. In questo modo la sua creatività è messa al centro del processo di apprendimento. In questo scenario le conoscenze (ad esempio “la vita” o “l’opera” di un autore) divengono pretesto (necessario ma non sufficiente) per il racconto di una storia. Le tipologie di storytelling sono numerose: intervista impossibile, finale o prologo alternativo, dialogo immaginario, racconto, ricostruzione drammatica di una vita, (pseudo)autobiografia, trattato scientifico, palinsesto televisivo. In questo caso vedremo un approfondimento su “Intervista Impossibile”.

Altri video sul Digital Storytelling sono disponibili qui.

A cura di Emiliano Onori

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