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Le Criticità del PNSD: l’Accountability ovvero “Rendere conto”

Category : PNSD, Riflessioni · by Set 2nd, 2016

accountability

Continuiamo la serie di criticità del PNSD trattando un tema che molto ha a che fare con la trasparenza, tema trattato in questo contributo (clicca qui). “Accountability” non ha un esatto corrispettivo in italiano, tuttavia si può rendere in modo efficace come il dovere, specie da parte della pubblica amministrazione, di “rendere conto”. Accanto a questa declinazione “amministrativa”, il campo semantico del termine inglese ne prevede anche un altro: il principio di trasparenza. Deduciamo quindi che la parola ha sia una sfumatura pragmatica ed amministrativa, sia una coloritura etica, che la rendono concetto chiave di ogni azione nella quale siano coinvolti fondi pubblici.

Cosa ha a che vedere l’ accountability col PNSD? Molto, e possiamo spiegarlo in breve. Numerose scuole (Snodi formativi e non) hanno di recente organizzato una massiccia azione di formazione per i docenti, reperendo formatori, allestendo laboratori e calendarizzando incontri. Tale azione ha scontentato però molti corsisti e formatori (tuttavia, ad onor del vero, credo e spero che molti di più siano rimasti soddisfatti dalle azioni messe in campo da PNSD e dalle scuole); i motivi del malcontento in alcuni casi risiedono in specifiche responsabilità del Miur (ad esempio la “fretta”, già affrontata in questo contributo), in altri casi invece dipendono dalle scuole che hanno organizzato le azioni di formazione. Ecco un florilegio di criticità:

  • Formatori poco idonei (magari perchè ostinatamente reperiti all’interno del proprio organico)
  • Formatori estranei al mondo scuola (in taluni casi, non tutti, questa estraneità è deleteria)
  • Date inopportune per la formazione o assolutamente incompatibili con le esigenze scolastiche (maggio-giugno)
  • Materiali scadenti e/o ricliclati da altri formatori (è stato per altro il mio caso, certi”colleghi” formatori hanno ritenuto opportuno tenere corsi sulle Google Apps proiettando i miei video tutorial)
  • Numero di corsisti eccessivo (non si può pretendere di fare laboratori in 40)
  • Numero di partecipanti minimo (si sono verificati corsi da 3 o 4 partecipanti, con evidente spreco di denaro pubblico)
  • Eccessivo ricorso alla lezione frontale (paradossale se si vuole superare la lezione frontale medesima)
  • Scarsa, intempestiva o nulla comunicazione da parte delle scuole polo ai corsisti
  • Discrepanza tra titolo del corso ed effettivi argomenti trattati

Potremmo continuare a lungo ma il senso è chiaro. Ecco, la domanda ora è ovvia: chi “risponde” di tutto questo? Se un corsista, ma anche un formatore (perchè spesso lo scontento è nei e dei formatori) non ha modo di valutare l’operato (ottimo o pessimo) di una scuola, avrà senza dubbio frustrazione ma, cosa massimamente grave, è assai probabile che quella scuola, rivelatasi incapace di progettare percorsi di formazione, persisterà nell’errore, a detrimento evidente di risorse pubbliche. Gli errori cui faccio riferimento possono determinarsi non tanto per malizia ma per semplice incapacità, che non è tuttavia meno dannosa. Non si tratta ovviamente di “valutare e(è) punire”, si tratta però quanto meno di sollevare da certi delicati incarichi persone che si siano rivelate incapaci di gestire un determinato processo.

A tal proposito, dunque, ribadisco l’urgente necessità di un SISTEMA DI VALUTAZIONE non sono dei formatori (come espresso in questo contributo) ma anche dei soggetti che organizzano la formazione. In ballo ci sono investimenti molto importanti (e di questo occorre rendere merito al Miur e al PNSD) ma proprio per questo serve un sistema capace di non disperdere risorse e ingenerare frustrazione.

Emiliano Onori

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(8) comments

Schember Mario
3 anni ago · Rispondi

Sono in massima parte d’accordo con quello che scrivi, e ne ho esperienza diretta avendo organizzato e gestito la formazione in Campania degli animatori digitali (1032 docenti) nel 2015/2016. Trovo, o meglio non trovo una criticità nella tua analisi: gli obiettivi, ovvero, che figura è quella dell’animatore digitale? Pur avendo 40 anni di esperienza nella scuola ho un trascorso di imprenditore e di esperto di marketing e di formatore nel privato, e, come anche tu saprai, prima di intraprendere qualsiasi azione occorre stabilire gli obiettivi, che siano chiari comunicati e perseguibili, e le strategie per raggiungerli, che siano condivise. Orbene io non ho visto nulla di tutto questo. Nel PNSD non esistono obiettivi chiari ne strategie condivise, per cui è ovvio che anche la scelta dei formatori, avvenuta per bando pubblico e valutando i curricula è stata infelice. Pur avendo preso i “migliori” mi sono trovato con una massa di incompetenti capaci solo di parlare di projet work e coding, di pensiero computazionale e flipped classroom, ovvero di fare la lezioncina scontata che si fa ad un bambino delle medie ma che non ha nulla a che vedere con la “formazione” e, secondo me, neanche con la figura dell”AD che dovrebbe essere una figura di mercato, esperto di marketing e di counseling relazionale piuttosto che di coding e cose del genere che possono servire ad in docente ma non ad un AD. Sempre a causa di questa mancanza di obiettivi e strategie la nomina stessa degli AD è stata per lo meno “superficiale” e mi sono ritrovato a combattere con migliaia di docenti che non sapevano assolutamente cosa fare, arronzoni imprecisi demotivati e tantissimi che non avevano mai neanche aperto una mail. Per non parlare dei DS dei quali almeno il 50% non era neanche profilato come DS. Morale della favola: mi trovo in Campania con mille AD che forse hanno capito cosa è una flipped classroom ma che non hanno nessuna idea di come trasferire il concetto ai colleghi e convincerli ad applicarla gratis come metodologia. E un manipolo di formatori che hanno arricchito il curriculum con questa esperienza ma che, se fossimo in una azienda, non affiderei loro neanche la formazione del personale di pulizia.

Claudio Ricci
3 anni ago · Rispondi

per non parlare poi della qualità della piattaforma in Campania e delle strutture laboratoriali in cui abbiamo dovuto operare! Caro Mario Schember spero che questa analisi, che condivido totalmente, sia letta anche da chi in futuro dovrà continuare a prendere decisioni in merito.

    Emiliano Onori / Design Didattico
    3 anni ago · Rispondi

    Certo

Francesco De Cicco
3 anni ago · Rispondi

Ottima analisi Schember Mario, a mio parere e da estraneo al sistema sarebbe stato opportuno partire dalla formazione dei DS e dei DSGA, alcuni di essi hanno le idee ancora molto confuse sull’argomento. Predisporre tirocini per i formatori e selezionarli sulla base delle conoscenze e delle abilità realmente espresse, c’è gente che colleziona attestati e certificazioni come se fossero francobolli ma che manifestano palesemente scarsissime competenze in particolare mi riferisco a quelle digitali. Favorire in BYOD in modo da poter disporre di Laboratori attrezzati con il ricorso al Bonus docenti per poi avviare un processo virtuoso nelle scuole sulla base di contenuti e scelta di soluzioni realmente funzionali a migliorare l’efficacia del sistema formativo … potrei aggiungere altro (ma non è mestiere mio).

    Emiliano Onori / Design Didattico
    3 anni ago · Rispondi

    Concordo, è strategico formare ds e dsga

giovanna boschetti
3 anni ago · Rispondi

Trovo corretta la critica dell’articolo, ma devo riconoscere una cosa: finalmente qualcuno si è accorto che a scuola non servono i volontari sognatori appassionati di tecnologia!
Serve una squadra di persone che insieme costruiscano un progetto di scuola che si avvalga dell’uso delle tecnologie. Persone che sappiano aumentare le proprie competenze digitali, che non restino in attesa del tecnico che risolva loro i problemi, ma che sappiano affrontare strategie di problem solving legate anche a semplici malfunzionamenti delle macchine. Un gruppo che scelga e selezioni le applicazioni da utilizzare, ce ne sono tantissime! Nella mia scuola ci sono 150 macchine e 1 sola persona che segue tutto. Dopo il PNSD, siamo 5 e altre 3 vorrebbero partecipare e saranno incluse. Servirebbero soldi per pagare a queste persone le ore che devono dedicare alla formazione e il tempo extra scuola che queste impiegheranno per il buon funzionamento delle tecnologie applicate alla didattica nelle scuole. Invece pagano formatori per un tot. di ore che non sanno come riempire e non si sa dire a queste persone se verranno pagate e come…
Troppi soldi ai formatori e nulla a chi si deve formare e diffondere la formazione ai colleghi.
Io spero che si possa correggere il tiro e continuare sul cammino intrapreso.

    Emiliano Onori / Design Didattico
    3 anni ago · Rispondi

    D’accordo!

Francesco De Cicco
3 anni ago · Rispondi

In realtà le soluzioni per correggere il tiro ci sono e sono contenute nella 107 stessa … ma vanno carpite con una nuova visione e attraverso un’ottica che inquadra la scuola non più come un mondo a se stante …. che continua a suonarsela e a cantarsela da sola senza attivare confronti costruttivi con la realtà esterna … cio’ devo dire che accade anche nei livelli decisionali intermedi da parte di coloro che piuttosto che favorire scuole realmente innovative continuano ad affidarsi a nomenclature e/o a rendite di posizione e/o ancora a convinzioni personali …. chi ha selezionato i progetti formativi presentati ? quali criteri sono stati realmente adottati ? quale è stata la scelta successiva (ammesso che sia stata successiva) dei formatori ? i fondi resi disponibili erano realmente sufficienti per attivare percorsi più qualificati anche selezionando formatori più idonei e diversamente programmati e gestiti? Già alla lettura dei bandi iniziali si era capito che finiva a tarallucci e vino … perdonate le esternazioni … ma un esperto esterno di un certo livello non si candida nemmeno per acquisire un percorso di tale complessità al compenso lordo previsto, pari a quello di una baby sitter …

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