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Oltre la Dad: il digitale a scuola come scelta

Parliamoci chiaro: il digitale non è una forzatura sanitaria, né una condizione emergenziale. La realtà è una, progressivamente “aumentata” dalla tecnologia. Rinunciavi significa rinunciare alla possibilità di sterzare il mondo verso la direzione che vogliamo. Per questo il digitale è una delle sette sfide che lanciamo alla scuola nel nuovo numero di VITA, intitolato “Ultimo appello” (tratto dal sito vita.it)

L’emergenza Covid-19 e 18 mesi di didattica digitale hanno reso molto più trasparente la didattica scolastica agli occhi del Paese. Abbiamo visto un sistema educativo a due velocità: da una parte, chi ha reagito all’emergenza mettendo in campo energie organizzative e la migliore innovazione didattica, capitalizzando su quanto già si praticava; dall’altra, chi ha sofferto carenze formative e didattiche, senza cogliere i diversi stimoli del PNSD-Piano Nazionale Scuola Digitale, lasciando gli studenti in balia di una situazione complessa.

Questa situazione, però, non è stata originata dall’emergenza Covid. Parliamoci chiaro: il digitale non è una forzatura sanitaria, né una condizione emergenziale.

Una premessa teorica diventa indispensabile, quindi, scomodando la Sociologia dei Media: non esistono due dimensioni, digitale e analogica. Esiste solo la realtà, progressivamente “aumentata” dalla tecnologia. Espansa, come direbbe il sociologo Boccia Artieri. Pensiamo a come sono cambiati i nostri modi di viaggiare, di accedere a cultura e informazione, di costruire impresa grazie al digitale: è con la stessa apertura mentale, e senza preconcetti nati in un tempo ben diverso da questo, che dobbiamo guardare al rapporto tra educazione e digitale.

Non esiste quindi contrapposizione tra analogico e digitale. Esiste invece la necessità di interpretare e governare questa relazione, per ribadire verso quali direzioni, umane e sostenibili, la nostra società debba muoversi. Rinunciare al digitale significa rinunciare alla possibilità di sterzare il mondo verso la direzione che vogliamo. Non è solo la scuola, ma l’intero Paese, ad avere bisogno di questa consapevolezza.

Digitale come “lavoro di ecosistema”

Abbiamo una grande opportunità: costruire l’approccio italiano (ed europeo) alla didattica digitale, capace di dimostrare impatto e scala. Un approccio profondamente radicato nelle tradizioni pedagogiche più credibili a livello globale (Europa continentale), arricchite attraverso le pratiche più vivaci e avanzate (Europa settentrionale), e aggiornate attraverso i risultati della ricerca dalle scienze cognitive e dell’ergonomia dell’apprendimento.

Per farlo, però, serve lavorare sulle connessioni:

  • creare un rapporto più forte fra educatori e sistema esteso della ricerca, per sostenere scuole e docenti nella risposta alle tante domande che nascono dalla sperimentazione digitale;
  • avvicinare scuola e mondo dell’innovazione in modo più deciso, per allineare bisogni e soluzioni ed evitare l’introduzione di tecnologie lontane dalle reali esigenze educative;
  • accompagnare chi fa policy verso la creazione di un rapporto più sinergico tra investimenti pubblici e privati, anche a favore del settore EdTech.

Per sviluppare in modo sistematico innovazione per l’apprendimento serve testare e validare soluzioni continuamente, perchè il digitale diventi rilevante ed efficace: l’ecosistema dell’educazione digitale ha bisogno quindi di metodo e di strutture dedicate per mappare, testare e convalidare l’efficacia, l’impatto, gli obiettivi del digitale. Esempi come quello dell’Helsinki Education Hub o il lavoro impostato da FEM in Italia negli ultimi due anni rappresentano soluzioni possibili, anche senza impegnare il solo Ministero. In questo modo si portano le migliori energie verso la scuola, e si genera fiducia negli educatori.

FEM Learningsciences
FEM Datascience

Due innovazioni per la scuola italiana, alla nostra portata

Le azioni da mettere in campo sarebbero diverse, continuando ad investire nel Piano Nazionale Scuola Digitale. Volendo fare due esempi sul piano delle competenze, per rispondere a nuovi bisogni educativi in modo assertivo, ne suggeriamo due:

  1. Lavorare sugli ordinamenti in modo deciso, strutturato, sistematico, per introdurre una volta per tutte le competenze digitali avanzate nel curricolo scolastico: programmazione, intelligenza artificiale, data science, design computazionale. In UK, a partire dal 2016, è stato previsto che a partire dagli studenti del sixth grade, sia previsto l’insegnamento curricolare della programmazione informatica, per tutti. Per farlo, serve utilizzare tecnologie che alimentino e non atrofizzino queste opportunità. In Svezia esiste un programma che assicura la dotazione di uno strumento personale agli studenti, per metterli nelle condizioni di eseguire attività digitali complesse – computer, non (solo) tablet – a tutti gli studenti fin dalla primaria. In Polonia l’accesso ad Internet è gratuito per tutte le scuole.
  2. Propagare innovazione digitale al servizio di tutte le discipline, contaminandole con nuovi linguaggi, in piena ottica interdisciplinare, reinterpretando contenuti generalmente associati a formati tradizionali e portandoli nel contemporaneo. È possibile, ad esempio, fare educazione civica costruendo una mappatura digitale intelligente del verde cittadino? Come FEM, lo realizziamo attraverso il nostro Curricolo per l’innovazione (nel numero di VITA raccontiamo l’esperienza dell’Istituto comprensivo Ferrajolo-Siani di Acerra con il progetto di educazione civica “Urban Green Challenge”, ndr). In Nuova Zelanda esiste un fondo continuativo dedicato alla Teacher-led innovation, per sviluppare in modo collaborativo pratiche innovative che migliorano i risultati di apprendimento. Al National Institute for Education di Singapore questo lavoro diventa parte integrante della crescita professionale e di carriera del docente.

Quale digitale? Ricco, bilanciato, profondo, intenzionale, generativo

Il digitale che serve alla scuola e serve al Paese non deve avvicinare solo gli innovatori e diventare barriera per i più. Il digitale deve sostenere lo sviluppo profondo e non episodico delle competenze per il 21mo secolo, aiutando a costruire interpretazioni complesse della realtà, senza banalizzare le tecnologie; deve essere intenzionale, ovvero giustificato dalla ricerca di efficacia, invece che dalla ricerca di novità; deve essere bilanciato, e tenere conto di un rapporto equilibrato con la dimensione fisica e contestuale, a seconda delle età. Deve essere ricco, ovvero creare opportunità educative invece che limitarle; deve essere generativo, promuovendo l’intelligenza collettiva e non solo all’individuo. Per esplicitare questa visione, abbiamo costruito un “Learning with Technology” Manifesto.

FEM Manifesto

Partire dal perché: digitale per elevare il ruolo dell’educazione in società

Troppo spesso, quando si parla di digitale a scuola, il dibattito è atrofizzato da argomenti relativi ai problemi che la tecnologia stessa crea (come privacy, distrazione da telefonini, cyberbullismo). Serve invece promuovere un dibattito incentrato sui processi di apprendimento, e su come il digitale si inserisca, eventualmente, a supporto degli stessi. L’educazione digitale non deve essere considerata un processo inevitabile, ma essere vista come una delle leve per il raggiungimento di obiettivi sociali – inclusione, opportunità, benessere – sostenuti dall’obiettivo ultimo dell’educazione: l’apprendimento efficace, significativo e duraturo.

Per l’educazione, il digitale diventa quindi ambiente, strumento e obiettivo di competenza. In tutto il mondo, è diventato centrale nei processi di apprendimento, e il suo uso positivo, ricco e intenzionale aumenta il potenziale dell’educazione, elevandone il posizionamento in società come fonte di benessere, partecipazione, coesione sociale, creazione di opportunità. L’educazione non è solamente funzione strumentale alla crescita di competenze (funzione cognitiva), ma è strumentale alla crescita della persona e della società tutta. Una persona che, con il digitale, può e deve espandere il proprio ruolo nel mondo, invece che limitarsi a subirlo.


“Ultimo appello” è il numero di settembre di VITA, dedicato alla scuola, online e in distribuzione da venerdì 10 settembre. Abbiamo individuato sette sfide che la scuola non può perdere, setacciato l’Italia per scovare le pratiche migliori e chiesto a sette prestigiose firme come fare per mettere a sistema quelle buone pratiche. Eccole.

  • Patti educativi di comunità, con Marco Rossi Doria
  • Protagonismo degli studenti, con Raffaela Milano
  • Scuola digitale, con Donatella Solda e Damien Lanfrey
  • Didattica Innovativa, con Giovanni Biondi
  • Re-design degli spazi, con Andrea Gavosto e Raffaella Valente
  • Inclusione degli studenti con disabilità, con Luigi d’Alonzo
  • Connessione con il mondo del lavoro, con Stefano Micelli

Per leggere il numero, clicca qui.

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Mi chiamo Emiliano Onori, sono insegnante di italiano e latino e formatore. Vivo nella provincia di Perugia ma insegno in quella di Arezzo. Leggi tutto

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