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Insegnare le Discipline Classiche con Metodologie Innovative: come?

Negli ultimi anni, grazie soprattutto al PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale), abbiamo assistito ad un moltiplicarsi di applicativi e metodologie il cui scopo è stato ed è quello di innovvare la didattica. Molte discipline si sono giovate di tali approcci, pensiamo alla matematica e alla geometria, che col coding hanno esplorato nuovi ambienti di lavoro; oppure alle scienze, che con le stem hanno innovato in modo profondo le modalità di insegnamento delle scienze. Le discipline umanistiche, specie quelle di stampo antichistico, pensiamo al latino e al greco ma anche alla storia, sono state meno permeabili rispetto a queste innovazioni, tranne che in rari casi, merito per lo più di docenti particolarmente brillanti. In altre parole: per queste discipline l’innovazione, come si suol dire, non ha raggiunto il “sistema”

Ma perchè innovare la didattica? L’assunto da cui si parte, per altro molto spesso vero, è che le metodologie tradizionali (leggasi: lezione frontale) non è che non siano più efficaci, semplicemente mostrano oggi il fianco in un contesto ormai decisamente diverso da quello di 15/20 anni fa. Il calo medio dell’attenzione, l’iperstimolazione derivante dalle continue notifiche, la fruizione di contesti digitali sempre più diversificati hanno prodotto conseguenze importanti non solo negli alunni ma anche nei docenti. Del resto la cultura partecipativa del cosiddetto web 2.0 ha reso tutti più propensi a creare, o rielaborare, contenuti propri oltre che fruire di quelli altrui.

In questo scenario educativo i docenti che volessero impostare la propria didattica unicamente su metodologie tradizionali potrebbero, a fronte di un grande sforzo, o raccogliere risultati modesti o non riuscire a coinvolgere attivamente gli studenti. Le metodologie “attive” si inseriscono esattamente qui. Esse, mediante un coinvolgimento attivo e partecipativo degli studenti, mirano innanzi tutto a far leva sulla motivazione e sull’entusiasmo, con l’irrinunciabile obiettivo di una solida preparazione.

Ma, in pratica, come innovare la didattica del latino e del greco? Tralasciando il metodo natura (qui un approfondimento e qui alcuni pregiudizi da sfatare) è possibile affiancare alla lezione frontale alcune metodologie attive come:

  • L’Apprendimento per Problemi (Problem Based Learning) per lo studio della storia. Piuttosto che assegnare un contenuto si fornisce agli studenti un problema da risolvere, per la cui risoluzione essi dovranno apprendere contenuti all’inizio solo in parte noti
  • Lo Storytelling per lo studio sia della letteratura e grammatica che della storia. Al posto che studiare unicamente il profilo letterario di un autore, si possono invitare gli studenti ad “intervistare” l’autore oppure a farlo dialogare con un “collega” (vedasi il testo di Ivano Dionigi “Quando la vita ti viene a trovare” in cui nella seconda parte è immaginato un dialogo tra Lucrezio e Seneca)
  • Lo Storytelling per far parlare…”le parole”, mediante il ricorso a testi antologici di autori noti
  • L’apprendimento per Progetto (Project Based Learning). Si forniscono materiali agli studenti (molto spesso quelli presenti nei libri sono più che sufficienti) e si chiede loro una consegna articolata che abbia la forma di un report, video, cartellone, dossier. Anche qui la parola chiave deve essere “creatività” (ovviamente nei limiti dell’argomento proposto), non per forza dunque il “digitale”
  • Dibattito Critico (Debate). Piuttosto che “ripetere” i punti di vista divergenti di due autori o filosofi, si chiede agli studenti di “impersonare” in un vero e proprio dibattito (con tempi e regole fissati) gli autori stessi (Machiavelli e Guicciardini sono un classico!)
  • Classe Capovolta (Flipped Classroom). Ormai tantissimi sono i video didattici assolutamente di pregio presenti in rete. Perchè allora non usarli per brevi spiegazioni? In classe, dopo aver seguito a casa i contributi filmati, gli studenti sono chiamati ad affrontare temi simili ma in contesti più o meno diversi
  • Apprendimento per “investigazione” (Inquiry Based Learning). Simile all’apprendimento per problemi sopra citato, l’apprendimento per inchiesta o investigazione mira a mettere al centro del processo di apprendimento lo studente che, mediante materiali e indicazioni fornite dal docente, è guidato a “scoprire” contenuti, non solo a memorizzarli.

Questi non sono che alcuni spunti. Cosa hanno però tutti in comune? Vogliono mettere al centro la creatività, l’inventiva, la fantasia dei nostri studenti. Ecco perchè queste metodologie prendono il nome di “attive”. Con questo non vogliamo mandare in “pensione” la lezione frontale o metodologie più trasmissive, in molti contesti esse risultano ancora efficaci (sicuramente sono “economiche” per i docenti!). Ma riteniamo che utilizzare unicamente quelle possa essere una occasione persa, in primis per gli insegnanti!

Nelle prossime settimane verranno pubblicate delle pratiche proposte operative per ciascuna metodologia attiva applicata allo studio soprattutto delle discipline classiche!

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Emiliano Onori 

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