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Didattica per Competenze: il falso mito delle Competenze Contro Conoscenze

Category : Competenze, Riflessioni · by Gen 17th, 2019

Nei nostri precedenti contributi abbiamo visto come implementare una didattica per competenze (qui l’articolo)  e un esempio concreto su come trattare il tema delle “sequenze narrative” di italiano (secondaria primo e secondo grado) (qui l’articolo).

Dai feedback ricevuti via mail e via social appare tuttavia molto frequente la falsa opposizione tra “conoscenze” e “competenze”, come se l’una cosa escludesse l’altra. Ovviamente così non è, ma cerchiamo di capirlo meglio.

Qualunque forma di didattica non può prescindere dai contenuti e dalle conoscenze, siano esse apprese in modo formale (tramite studio autonomo) o informale, in ogni caso senza contenuti, è bene ribadirlo, non esiste competenza. Al limite può sussistere una abilità, ma di certo NON una competenza.

Proviamo a fare un esempio tratto dalla realtà di tutti i giorni. Chi è appassionato di cucina può conoscere a memoria una ricetta di una crostata (conoscenze), ma senza l’abilità di impastare e fare i bordi (operazione non facile!!!) connessa alla volontà di realizzare questo dolce e all’esperienza del contesto (che nel nostro esempio potrebbe essere relativa all’uso dei forni e dei tempi di cottura), non è certamente in grado di sfornare una crostata degna di questo nome. Ricapitolando dunque per essere “competenti” nel fare una crostata serve saper orchestrare questi “ingredienti”:

  • conoscenze (ricetta, dosi, etc.)
  • abilità (impastare, fare bordi, versare marmellata o altro)
  • attitudine e volontà (quello che gli anglosassoni chiamo “habits” vale a dire proprio “abiti mentali”)
  • contesto (un forno professionale si usa diversamente da un forno casalingo)

Questo ci fa capire due cose:

  • la competenza RICHIEDE SEMPRE E COMUNQUE i contenuti (ecco sfatato il falso ma frequente mito!)
  • la competenza è un costrutto complesso poiché prevede: conoscenze, abilità, attitudini e contesti

Ora quindi la domanda potrebbe essere: ma se è tutto così evidente (e, almeno sul piano teorico, tutto così semplice), perché mai cadere nella miscredenza e nella falsa opposizione tra contenuti e competenze? Le risposte possono essere molte. Eccone alcune:

  • per mera ignoranza in materia (che purtroppo non impedisce a molti di pontificare specie via social);
  • perché si ritiene la didattica per competenze una moda passeggera;
  • per opposizione ideologica alla “didattica per competenze”; l’opposizione, se motivata, è legittima anche se fortemente ideologica, tuttavia spesso essa appare “ottusamente” ideologica, vale a dire non è frutto di esperienza ma di credenza;
  • perché molti (purtroppo) vedono nella didattica per competenze una forma di innovazione (come il digitale), e a questa oppongono un rifiuto preconcetto, come se la didattica di “un tempo” fosse sempre e comunque preferibile a quella attuale;
  • perché molti (purtroppo) vedono nella didattica per competenze una “richiesta dell’Europa”, e nell’attuale clima di sovranismo (anche) “scolastico” questo non può che apparire inaccettabile.

In conclusione cosa dire? Di certo la Didattica per Competenze è una risposta seria, pedagogicamente solida, al cambio di paradigma che negli ultimi venti anni abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Essa non si comprende se non si ha ben presente che da almeno venti anni la realtà, non solo scolastica, è cambiata radicalmente, e con essa le richieste del mondo del lavoro, della formazione, della cittadinanza attiva e pure del vivere civile.

Di certo la Didattica per Competenze non è né una panacea né l’unica soluzione possibile al mutare del contesto, tuttavia ad oggi appare una delle soluzioni più interessanti e meritevoli di sperimentazione che si sia vista all’orizzonte.

 

Emiliano Onori (docente e formatore)

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(2) comments

riccio teresa
1 mese ago · Rispondi

Condivido pienamente quest’ articolo “Siamo ben lontani dalla lectio magistralis di Dante Alighieri: Apri la mente a quel ch’io ti paleso / e fermalvi dentro, chè non fa scienza / senza lo ritenere avere inteso (Par. V, vv. 40-42) secondo cui la memoria era, come per Quintiliano, del resto, il tesoro dell’eloquenza.La capacità di risolvere problemi e la loro categorizzazione non sono altro che la conseguenza dello studio del Non c’è bisogno di progettare alcuno schema artificiale, bisogna semplicemente studiare, comprendere ogni singolo concetto e collegarlo logicamente agli altri, laddove possibile.
L’introduzione improvvisa di uno pseudo concetto quale quello delle “competenze” ha lo scopo di sminuire l’importanza dello studio, della figura del docente e di ridurre l’insegnamento a una routine collaudata, cosa tra l’altro antitetica nei confronti dell’inclusività della scuola per la stessa etimologia della parola, della libertà d’insegnamento del docente, del fatto che il pubblico è comunque variegato e il docente capace potrebbe essere portato a presentare, per una qualsiasi ragione, un argomento in un modo piuttosto che in un altro.
Abbiamo anche delle prove storiche del fatto che tali “competenze”, ammesso che appunto significhino qualcosa di sensato, non siano necessarie e forse anche controproducenti, infatti la scienza si è sviluppata benissimo anche senza tale fumosa parola.
Inoltre la scuola del passato era molto più affidabile dal punto di vista della preparazione degli studenti, come molti articoli contemporanei tristemente riportano (in sostanza si va verso un semianalfabetismo generalizzato, o forse già ci si trova in tale stato).
Questa parola, introdotta dal MIUR, è pedissequamente ripetuta dai vari dirigenti scolastici fedeli alla linea del Ministero. Bisogna fare lezione per “competenze”. A me sembra che questo sia soltanto un modo per rendere irrazionali l’insegnamento e la valutazione, in buona sostanza per non distinguere chi sa e chi non sa, sia tra i docenti che tra gli studenti, e che ha come fine ultimo l’appiattimento intellettuale del Paese.
Ogni volta che sento pronunciare questa parola, e che nessuno osa dire qualcosa (questo è il clima in cui ormai si svolgono molto spesso le riunioni) mi sento come il bambino della favola “I vestiti nuovi dell’Imperatore”.”

    Emiliano Onori / Design Didattico
    1 mese ago · Rispondi

    Gent.ma non capisco se è d’accordo col mio intervento oppure se ritiene le competenze uno “pseudo concetto”. In tal caso mi farebbe piacere capire per quali motivi lo definisce così.
    Grazie comunque

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