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Bullismo e Odio in rete. Webinar a cura di Campus Store e Telefono Azzurro

Category : Eventi · (2) Comments · by Giu 17th, 2020

Segnalo questa importante iniziativa di Campus Store, che merita davvero di essere diffusa. Di seguito ulteriori dettagli:

Telefono Azzurro fin dalla sua fondazione promuove il rispetto dei diritti di bambini e adolescenti perseguendone il benessere e il diritto a crescere in un ambiente sicuro. Nel mondo in cui viviamo non può esimersi dal ragionare anche su quella che è una dimensione sempre più abitata dai giovani d’oggi, ovvero la rete e il digitale. Nasce così il progetto CampuStore in partnership con Telefono azzurro, che avviamo con un ciclo di 4 webinar gratuiti rivolto proprio alla diffusione di una cultura digitale consapevole e sicura e pensato per aiutare i docenti italiani a fornire agli studenti suggerimenti e buone pratiche per utilizzare il digitale consapevolmente e in sicurezza. Nel terzo appuntamento parleremo di bullismo e odio in rete. Se non potrai partecipare in diretta al webinar non ti preoccupare: ti invieremo la videoregistrazione e le slide dopo 24 ore dalla conclusione del webinar. In una mail separata, entro 48 ore dalla conclusione del webinar, ti invieremo anche l’attestato. Ti chiediamo di non sollecitarci l’invio di videoregistrazione, slide o attestato prima che siano trascorse le 24 o 48 ore dalla conclusione del webinar: come potrai immaginare, in questo periodo siamo sommersi di richieste alle quali dobbiamo dare la priorità, ma facciamo del nostro meglio! Speriamo tu possa comprendere.

Emiliano Onori

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Corso G Suite Base Infanzia e Primaria per Terzo Circolo Paternò (CT)

In partenza giovedì 18 giugno ore 18.00 un Corso di Formazione G Suite Base rivolto ai docenti del Terzo Circolo Didattico di Paternò (CT).

Il corso, interamente online e certificato per 25h di cui 12 in presenza sincrona in Meet, è rivolto esclusivamente al personale interno alla scuola. Di seguito il programma:

Per organizzare Corsi di Formazione analoghi scrivere a info@designdidattico.com Sarà possibile organizzare una formazione per personale interno durante il mese di giugno oppure luglio, su argomenti, date e orari concordati con le singole istituzioni scolastiche.

Il corso sarà tenuto da Emiliano Onori

Emiliano Onori

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Corsi Estivi G Suite per Infanzia e Primaria

Si organizzano (per le scuole e non) Corsi di Formazione Estivi Online su G Suite for Education rivolti in particolare a docenti ed educatori di Infanzia e Primaria.

I corsi possono avere varie articolazioni, da quella essenziale (8h totali in 4 incontri da 2h) fino a quella più completa (12h in 6 incontri). In tutti i casi saranno organizzati integralmente online tramite videoconferenze con Google Meet (niente video preregistrati, ma presenza sincrona col formatore)

Saranno illustrati gli argomenti più adatti ai professionisti dell’infanzia e della primaria; non dunque tutte le funzioni di G Suite ma unicamente quelle adatte a questi ordini di scuola.

Per organizzare corsi e avere preventivi scrivere a info@designdidattico.com

Emiliano Onori

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Corsi Estivi su G Suite in Arrivo

A breve arriveranno altri corsi di formazione saranno rivolti sia ai singoli che alle scuole. Saranno sia per docenti che per admin. I livelli saranno: base e avanzato. Alcuni saranno invece rivolti alle metodologie didattiche e stem!

Per le scuole che volessero attivarli per personale interno (per 8h, 10h, 12h, quindi in 4, 5, 6 incontri da 2h in sincrono su Meet) scrivere a info@designdidattico.com da mail della scuola, del dirigente o dell’animatore digitale. Possibilità di iniziare e terminare entro Giugno 2020

Se volete restare aggiornati anche via smartphone installate telegram e iscrivetevi al canale di DesignDidattico qui

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Emiliano Onori

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Grandi Novità per Google Meet in arrivo?

A quanto pare nelle prossime settimane Google Meet si appresta ad includere numerose novità prese a prestito direttamente dal notissimo Zoom, almeno se dobbiamo dare credito al tweet di @jrswash di chrmbook.com

In particolare, come si nota nella grafica (non ufficiale) avremo:

  • Maggiori controlli per l’organizzatore (silenziare tutti?)
  • Impostazione sfondo (potremo sembrare in spiaggia!)
  • Stanze parallele dove far fare lavori in microgruppi
  • Integrazione con Jamboard per avere una lavagna
  • Strumento per alzare la mano
  • Strumento per sondaggi veloci?

Sarà vero? A breve ulteriori conferme!

Emiliano Onori 

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Formazione a distanza: le best practice per imparare in sicurezza

Category : Riflessioni · (1) Comment · by Giu 11th, 2020

La formazione a distanza, in queste difficili settimane, sta servendo da un lato a “mantenere viva la comunità di classe, di scuola, il senso di appartenenza”, combattendo “il rischio di isolamento e di demotivazione”. Dall’altro, è strategica per “non interrompere il percorso di apprendimento”. Ecco come farla in sicurezza

da agendadigitale.eu

L’emergenza coronavirus di questi giorni porta a sostituire tutti gli aspetti della didattica tradizionale, con la FAD (Formazione a Distanza), sottraendola al ruolo marginale a cui fino ad oggi era relegata.

Quelli che erano strumenti integrativi, spesso a supporto dell’offerta didattica tradizionale, vengono messi alla prova, dando così luogo a una sfida interessante.

Occorre pertanto delineare le best practice più opportune per affrontare in serenità tale cambiamento.

Formazione a distanza e metodologie didattiche

La Formazione a Distanza (anche detta eLearning) costituisce un importante strumento per la didattica e l’apprendimento in diversi settori.

L’utente che vi approda può essere un professionista che intende aggiornarsi, un universitario che frequenta un’università digitale o addirittura un bambino delle scuole primarie o un ragazzo delle secondarie che, in un momento di emergenza come quello che si sta vivendo, si confronta con le attività di apprendimento a distanza previste dal MIUR.

Tale modalità didattica, diffusasi esponenzialmente nel corso degli ultimi anni, ha origini statunitensi.

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Aperta Call for Papers su Innovazione e STEM

Category : Riflessioni · No Comments · by Giu 11th, 2020

(da indire.it)

IUL Research, la rivista scientifica internazionale dell’Università Telematica degli Studi IUL, ha aperto la seconda call for papers aperta a tutti i contributi scientifici, in lingua inglese o italiana, che affrontino il tema delle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) incentrate sullo studente e sulla didattica del futuro.

STEM è ormai sinonimo di didattica collaborativa con lo studente che diventa attore coinvolto nella soluzione di problemi e nella progettazione di soluzioni basate su una profonda conoscenza disciplinare delle tecnologie, della scienza e della matematica, ma non solo. Quadri di riferimento per le competenze utili nel XXI secolo, mettono in rilievo che in tutti i framework sono presenti competenze trasversali come la collaborazione, la comunicazione o la ICT literacy. La maggior parte dei framework, inoltre, fa riferimento a competenze quali la creatività, il pensiero critico, il problem solving e lo sviluppo di prodotti di qualità.

La call apre alla possibilità di presentazione di proposte basate su metodologie come Problem, Project e Challenged Based learning che permettano di incorporare nell’attività didattica il problem solving, l’inquiry e design based learning occupandosi di sfide reali in un contesto autentico quale quello del nostro mondo.

Tra i temi richiesti: ricerca empirica nell’educazione STEM, approcci e metodologie per la ricerca educativa STEM, pedagogia e curricula innovativi nell’educazione STEM, formazione degli insegnanti per le STEM/STEAM interdisciplinare e transdisciplinare, educazione STEM e cittadinanza, ambiente e territorio, educazione STEM a distanza e in contesti informali.

La scadenza per la presentazione delle proposte è fissata al 20 agosto 2020.

Link alla submission >>

IUL Research >>

Articolo di Giulia Felici, IUL

Fake news, se la scuola rinuncia a insegnarci il pensiero critico

Category : Riflessioni · (1) Comment · by Giu 9th, 2020

Tutti sono d’accordo sul fatto che occorra lavorare sul pensiero critico per avere una cittadinanza che “sappia pensare” prima di sapere “cosa pensare”, ma nessuno affronta la questione con la dovuta serietà, perché altrimenti la Scuola sarebbe al centro di una grande rivoluzione, che però non mi sembra in vista Gianna Angelini

L’unico modo per difendersi dalle potenziali negatività che alcune derive di internet stanno palesando e sfruttare al meglio i vantaggi del vivere nel nostro secolo è quello di formare una cittadinanza critica e consapevole. Un sentire comune che è importante non perdere di vista soprattutto in questo periodo di frenetica corsa all’equipaggiamento tecnologico.

Formare una cittadinanza critica e consapevole vuol dire lavorare sul pensiero critico per avere una cittadinanza che “sappia pensare” prima di sapere “cosa pensare”. Un punto che mette d’accordo tutti, ma che nessuno prende con la necessaria serietà, a mio avviso. Perché altrimenti di questi tempi la Scuola sarebbe al centro di una grande rivoluzione relativa alla sua pianificazione didattica. Ma non mi sembra in vista.

A scuola di pensiero critico

Qualche mese fa, durante una delle mie lezioni di “Teoria della Percezione” in Accademia,  quando ancora potevamo fare lezione in presenza, ho dovuto constatare con amarezza che tutti in classe ignoravano l’esistenza di Marcel Proust, eppure avrebbero potuto declamare con estrema sicurezza le vicende esistenziali di Daenerys Targaryen, una delle protagoniste della saga fantasy “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin, famosa per la sua interpretazione televisiva.

All’interno della stessa lezione, ho chiesto più volte agli stessi studenti, dall’interesse vivo e la partecipazione vivace, di provare a motivare e argomentare le risposte che stavano offrendo alle mie domande, oltre a rispondere semplicemente di getto. Ma questo li ha mandati quasi tutti in crisi. Ebbene, se sicuramente mi rattrista constatare che alcune delle figure che hanno avuto un ruolo determinante nel plasmare l’immaginario letterario contemporaneo non facciano parte del bagaglio culturale delle nuove generazioni, non considero questo il più grande dei problemi. Si può, infatti, facilmente rimediare, magari – perché no? – affidando ad un regista apprezzato dai più, la costruzione di una bella serie sulla Parigi di fine ‘800 e inizio ‘900.

Il fatto, invece, di non essere in grado di argomentare le proprie posizioni, è un discorso ben diverso. Non mi rattrista semplicemente, direi, invece, che mi preoccupa seriamente. Perché è lì che si annida il cuore del fallimento del nostro sistema educativo attuale ed è lì che si annidano tutti gli ostacoli alla formazione di una cittadinanza critica e consapevole.

Facciamo un po’ di chiarezza. Michael Scriven & Richard Paul, esperti di Critical Thinking, definiscono in questo modo il pensiero critico: “Il pensiero critico è il processo intellettualmente disciplinato di concettualizzare, applicare, analizzare, sintetizzare e/o valutare attivamente e abilmente le informazioni raccolte da, o generate da, osservazione, esperienza, riflessione, ragionamento o comunicazione, come guida alla credenza e all’azione. Nella sua forma esemplare, si basa su valori intellettuali universali che trascendono le divisioni disciplinari: chiarezza, accuratezza, precisione, coerenza, pertinenza, evidenza solida, buone ragioni, profondità, ampiezza ed equità”.

La questione non è, quindi, inferenziale o semplicemente di ragionamento. Il nodo cruciale è di saper affrontare un problema, prima ancora di sapere come risolverlo. Il World Economic Forum già nel 2015, nel report “New Vision for Education. Unlocking the Potential of Technology” indicava in 16 le “skills” necessarie del ventunesimo secolo. Tra queste, il Pensiero critico/Problem solving, inteso come “abilità di identificare e ponderare situazioni, idee e informazioni per formulare risposte e soluzioni” ha indubbiamente un posto di primo piano.

Il pensiero critico nell’era delle fake news

In questo senso, il pensiero critico è il pensiero meditato, razionale, lento, riflessivo, contro il pensiero ingenuo, intuitivo, immediato, irrazionale, emotivo, passivo. Affinché si sviluppi, è necessario il più possibile informarsi per raccogliere prove, evidenze, ragioni pro e contro diverse linee di azione. Perché solo così, si ha il potere di esprimere un’opinione, dare un giudizio o prendere una decisione non ingenua, intuitiva ed irrazionale. Per fare questo, oltre alle informazioni sui contenuti di cui tratta, il pensatore critico deve anche aver bene in mente come funziona il nostro ragionamento, quali sono i suoi limiti naturali e le trappole che esso ci tende (egocentrismo, sociocentrismo, Bias).

Tale impegno è indispensabile per sperare di avere una cittadinanza libera e democratica in generale, ma naturalmente diventa cruciale nell’epoca della proliferazione delle informazioni on line e delle fake news, o, in un’altra parola, della avanzata dell’infodemia.

Dalle prove Invalsi 2019, risulta che, in terza media, circa un terzo degli studenti non è in grado di analizzare un testo in italiano. Dove per “analizzare” si intende: “individuare singole informazioni date esplicitamente in parti circoscritte di un testo, mettere in relazione informazioni facilmente rintracciabili nel testo e, utilizzando anche conoscenze personali, ricavare semplici informazioni non date esplicitamente”. Come possiamo sperare che uno studente di 14 anni che non è in grado di discernere da un testo gli elementi chiave mettendoli in relazioni con il proprio pensiero, possa affrontare la complessità dei contenuti che si moltiplicano in rete?

Se appare ovvio che il pensiero che induce al ragionamento rappresenti uno dei fattori distintivi dell’uomo, tuttavia il suo esercizio corretto non è affatto spontaneo e naturale. Le ricerche neuroscientifiche ci hanno ampiamente dimostrato che si tratti di un’arte che si apprende e che, in quanto tale, richiede una didattica adeguata. La Scuola non ha ancora capito che il pensiero critico non è sotteso all’insegnamento delle singole discipline, non è cioè un riverbero di un metodo di insegnamento specifico per materia, ma necessita un esercizio dedicato. Un esercizio che ovviamente è trasversale a tutte le discipline, ma che merita un’attenzione a parte.

Viviamo all’interno di un sistema educativo che privilegia la ricerca delle risposte (talvolta anche di fronte a quesiti improbabili) alla stimolazione delle domande. E questo non aiuta l’allievo ad abituarsi ad un metodo di approccio alla conoscenza strutturato. Perché questo è possibile solo all’interno di un sistema educativo che privilegiata, al contrario, la stimolazione delle domande alla ricerca delle risposte. Per favorire il confronto, e quindi il dialogo costruttivo e la convivenza nel rispetto dell’altro.

Il “pensiero critico” non si insegna facendo lezioni di psicologia cognitiva o di logica matematica, ma costringendo gli studenti a mettersi di fronte ai propri limiti cognitivi, lasciando che commettano degli errori necessari.

In una società responsabile, questi sarebbero i temi al centro del dibattito della riforma scolastica che mette la digital transformation al proprio servizio. Ma, ce la faremo?

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F. Eustacchi-M. Migliori (a cura di), Per la rinascita di un pensiero critico contemporaneo. Il contributo degli antichi, Mimesis, Milano 2017

Facione P. Milbrae CA: California Academic Press; 1998. Critical Thinking:What it is and why it counts.

JE McPeck, Critical thinking and education, Routledge Library Edition, 2016

Scriven M, Paul R. (n.d.). Defining critical thinking. Retrieved February 23 2013, from //www.critical-thinking.org/University/univclass/Defining.Html

Corso G Suite WikiScuola: Sold Out in due giorni! Presto altri corsi

E’ con grande soddisfazione che comunichiamo che anche il Corso G Suite Base proposto da WikiScuola (qui i dettagli del corso) e tenuto da Emiliano Onori è andato SOLD OUT in nemmeno due giorni!

Questo corso, certificato MIUR per 25h con 12h in presenza sincrona in Meet col formatore in 6 incontri, è a tutti gli effetti un corso in presenza (sincrona, non fisica!), non quindi un webinar generalista o un insieme di video precaricati.

Dato il successo di questo corso a brevissimo ne verranno proposti altri, sempre certificati MIUR per 25h e sempre aperti sia a docenti di ruolo (pagabili quindi con carta del docente) sia a tutti gli altri (precari e anche genitori!)

Grazie ancora a tutti per la fiducia e per la stima!

Emiliano Onori 

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Videogiochi e Musei: The Medici Game e Palazzo Pitti

(da mamamo.it)

I videogiochi vanno al museo, anzi, ci tornano. Dopo le esperienze di Past For Future e Father and Son, due avventure grafiche ambientate rispettivamente al Museo Nazionale Archeologico di Taranto e al Museo Archeologico di Napoli, il developer Tuo Museo unisce le forze con Sillabe SRL e le Gallerie degli Uffizi per un nuovo videogame, The Medici Game – Murder at Pitti Palace. Questa volta, l’azione si svolge a Palazzo Pitti, residenza storica della famiglia Medici a Firenze, e ci chiede di risolvere un mistero che dura da secoli sullo sfondo di una guerra tra sette e fitte simbologie esoteriche.

Il trailer del gioco. I testi di The Medici Game sono tutti in italiano, ma quando lancerete il gioco la prima volta saranno settati in inglese – dovrete selezionare la nostra lingua manualmente dalle opzioni.

Prima novità del gioco rispetto ai titoli passati, The Medici Game salta nel mondo del 3D. Infatti controlleremo la nostra alter ego,  la giovane storica dell’arte Caterina, con una visuale da dietro le spalle e potremo visitare le sale di Palazzo Pitti guardandoci tutto attorno. L’effetto è notevole su cellulare, anche se la grafica ogni tanto mostra qualche sbavatura e incertezza nei movimenti, oppure con la “telecamera” che mostra Caterina quando si sposta tra un’area e l’altra della stessa stanza.

Caterina si introduce di soppiatto nel museo fiorentino in un giorno speciale, il 20 di maggio: una data che riecheggia durante tutta l’avventura, in cui dovrà (e dovrete) dipanare una matassa molto imbrogliata. Ogni stanza del museo contiene infatti degli enigmi che dovrete risolvere con materia grigia, astuzia e esplorando per bene tutto quello che c’è attorno a voi. Purtroppo, al contrario di quanto succedeva nei due giochi precedenti (anche se molto più semplici e in 2D) non è possibile esaminare le opere d’arte esposte nelle sale del gioco.

Uno degli enigmi più ostici del gioco: un piccolo suggerimento: notate che gli oggetti sul tavolo sono colorati. 

I puzzle ricordano molto lo stile di avventure come Myst oppure, su mobile, la serie The Room. Ci sono quadri da ricomporre (ricordano il gioco del “25”), oppure scoprire come posizionare le lancette di un orologio per aprire una porta, o ancora posizionare degli oggetti su un vassoio in un ordine preciso. I primi enigmi sono abbastanza semplici, ma non temete: dopo qualche stanza, la curva della difficoltà sale come un ottovolante e non ci sorprenderebbe scoprire che passerete anche qualche dozzina di minuti per capire come risolvere alcuni di questi puzzle.

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