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App Immuni, la prova: come funziona, dove scaricarla e come configurarla

(da repubblica.it)

Piccola guida per scaricare l’app di contact tracing per controllare l’epidemia di coronavirus. Per l’iPhone l’app ha bisogno della versione del sistema operativo iOS 13.5. Per i dispositivi Android, bisogna avere almeno la versione 6 del sistema operativo, e Google Play Service versione 20.18.13. Presto anche sull’App Gallery di Huawei

ROMA  – Abbiamo scaricato l’app Immuni, che consente di avvertire gli utenti che hanno avuto un’esposizione a rischio Covid. E vi raccontiamo come è andata la prima configurazione. Innanzitutto è bene sapere cosa deve avere il nostro smartphone per farla funzionare. Di quale versione di sistema operativo e di quali servizi software deve disporre.

App Immuni, la prova: come funziona, dove scaricarla e come configurarla

Allora: perché l’installazione vada a buon fine è necessario avere uno smartphone Android o un iPhone con i sistemi operativi aggiornati. Per l’iPhone l’app ha bisogno della versione del sistema operativo iOS 13.5. Per i dispositivi Android, bisogna avere almeno la versione 6 del sistema operativo, e Google Play Service versione 20.18.13. E questi requisiti si controllano nelle impostazioni dello smartphone: se è un iPhone si va in Generali->info->versione software. Per Android in Impostazioni->info telefono. Chi ha uno smartphone Huawei del 2020, non ha Google Play Service a causa del bando degli Usa nei confronti del colosso cinese dell’informatica. E al momento non può scaricarlo. Ma Sul sito del governo dedicato all’app leggiamo che Immuni comparirà “al più presto” anche sull’App Gallery, lo store delle App di Huawei.

 

App Immuni, la prova: come funziona, dove scaricarla e come configurarla
Ma andiamo avanti. L’app Immuni. Per scaricarla e procedere all’installazione è sufficiente collegarsi con il sito ufficiale Immuni.italia.it e cliccare sul tasto “scarica l’app”, che è posizionato in alto a destra. L’alternativa è quella di accedere dal proprio cellulare all’Apple Store oppure al Google Play Store e digitare nella stringa di ricerca il termine “Immuni”. Il primo risultato ottenuto corrisponde alla app da scaricare.
App Immuni, la prova: come funziona, dove scaricarla e come configurarla
Dopo l’avvio di Immuni vengono mostrate alcune schermate introduttive di spiegazione, che si possono scorrere appoggiando il dito e facendolo scivolare orizzontalmente. Al fondo basta cliccare sul tasto blu “Avanti” fino a quando non appare un elenco di dettagli riguardanti la privacy. A quel punto è sufficiente porre un segno di spunta sia sulla voce “Dichiaro di avere almeno 14 anni” e “Ho letto l’informativa sulla privacy”. Due tocchi con le dita, insomma.
App Immuni, la prova: come funziona, dove scaricarla e come configurarla
Procedendo sempre con il tasto “avanti” viene richiesto di selezionare la regione di residenza, poi la provincia e infine di abilitare le “notifiche di esposizione Covid-19”. In pratica questa funzione consente di registrare i contatti con altri utenti usando il Bluetooth, così da poter informare l’utente in caso di esposizione. Un tocco sul tasto fa comparire un messaggio pop-up che richiede nuovamente di procedere con l’abilitazione della funzione.
A questo punto Immuni richiede il consenso per la notifica, quindi la possibilità per la piattaforma di comunicare con il cittadino senza però metterne in gioco l’identità. In pratica ad ogni telefono viene associato un codice casuale, che cambia più volte ogni ora per tutelare la privacy. Anche in questo caso dopo un tocco sul tasto “abilita” compare un pop-ip che richiede nuovamente un tocco sul tasto “consenti”.
App Immuni, la prova: come funziona, dove scaricarla e come configurarla
Un dettaglio importante è che l’app Immuni comunica con l’utente esclusivamente tramite le notifiche, ma non via SMS, telefonate, e-mail o altri metodi. Insomma, state attenti e diffidate dalle false comunicazioni e da chi eventualmente richiede informazioni personali.
Completata la configurazione viene mostrata un’icona pulsante in alto a destra che indica il servizio attivo. La schermata principale mostra due approfondimenti: uno su come proteggersi dal Covid e l’altro su come funziona l’app.

Il tasto impostazioni in basso a destra mostra il “caricamento dati”, che richiede l’assistenza di un operatore sanitario autorizzato”, e un’ulteriore sezione informativa con domande frequenti, termini di utilizzo e informativa sulla privacy. Volendo è prevista, sempre in impostazioni, la possibilità di cambiare provincia. A questo punto bisogna solo aspettare che il servizio diventi attivo – il 3 giugno con un test e dall’8 in via ufficiale in Liguria, Abruzzo, Marche e Puglia –  per decidere se attivarla e partecipare al tracciamento.

Emiliano Onori

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Come usare le risorse delle case editrici. Tutorial Didattica a Distanza

In questo periodo molte scuole stanno usando delle piattaforme come G Suite o Office365. E per chi non ne dispone? Beh le risorse delle case editrici sono un’ottima risorsa almeno per i contenuti. E allora impariamo finalmente a vedere come si usano: scopriremo un mondo fatto di materiali di qualità!

Il video tutorial è stato realizzato per i docenti del Liceo Città di Piero di Sansepolcro (AR) ma è ovviamente valido per tutti i docenti.

Buona visione

Emiliano Onori

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Come attivare da zero un account G suite (con Device Policies). Tutorial G Suite

Benvenuti a questo tutorial di G Suite. E’ stato realizzato da me (Emiliano Onori) per i docenti del Liceo Città di Piero di Sansepolcro (AR) ma può essere utile anche a tutti gli altri utenti G Suite for Education. In breve spiega come attivare una utenza g suite da zero. Se ci sono dubbi scrivete a info@designdidattico.com

Buona visione

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Meet può (finalmente) trasmettere Audio e Video. Google ci ascolta!

Era una delle funzioni più attese: poter trasmettere audio e video (ad esempio da youtube o da libri di testo) tramite Meet, senza dover ogni volta armeggiare con le impostazioni audio (disattivando il microfono e riattivandolo poi). La funzione da scegliere è TRASMETTI SCHEDA CHROME. Google a quanto pare ha a cuore la customer satisfaction di docenti ed alunni.

In questo video il bravissimo Alessandro Bencivenni (profdigitale) ci spiega come fare:

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AcdSee Video Studio 3 è gratuito. Crea e Monta i tuoi video come col vecchio Win Movie Maker!

Category : Video Tutorial · No Comments · by Apr 18th, 2020

Tanto tempo fa molti utenti usavano Windows Movie Maker per montare i loro video. Il programma era semplice e in pochi click consentiva a tutti di fare video simpatici e divertenti, anche per finalità didattiche. Da qualche tempo il vecchio Movie Maker non è più disponibile al download, al suo posto Windows suggerisce Foto, ma non ha lo stesso appeal del vecchio Movie Maker.

Da qualche giorno e per pochi giorni è disponibile in versione GRATUITA AcdSee Video Studio 3. AcdSee non ha bisogno di presentazioni, è una delle storiche aziende di grafica. Visual Studio 3 non è l’ultimissima versione del popolare software di editing video (siamo arrivati alla versione 4), ma resta comunque una valida alternativa a tanti programmi.

Oggi in effetti usiamo sempre più spesso delle web app per fare i nostri video, tuttavia quando si tratta di montare foto di un certo peso (anche quelle degli smartphone possono arrivare a oltre 10mb) è sempre meglio affidarsi a software tradizionali installati nel nostro computer.

Questo il link dunque per scaricare il programma (occorre inserire mail e poi registrarsi per avere il codice di sblocco)

Download our Video Studio product for Free!

E questo un semplice video realizzato appunto con AcdSee Visual Studio 3:

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Usiamo l’app Steller per documentare progetti di scuola…e per fare Media Education

Quante volte si sente parlare (male!) dello smartphone a scuola? Molte! Oggi andiamo in controtendenza mediante il video tutorial di una app per smartphone e tablet che serve a documentare progetti fotografici. L’app è Steller, gratuita e disponibile per Android ed Apple. Di che si tratta? Steller è una sorta di Instagram con le pagine. Mediante pochi passaggi si può creare una foto o video storia da pubblicare online. Scopi didattici? Molti, nell’ordine:

  • fare media education, vale a dire insegnare un uso accorto (formativo e non solo di intrattenimento) dello smartphone
  • documentare e pubblicare un evento come: esperienza di laboratorio, viaggio istruzione, spettacolo teatrale
  • scrivere storie, anche di finzione, secondo la metodologia del digital storytelling

Ovviamente gli usi possono essere molti altri! Ecco ora un semplice tutorial che ci guida passo passo all’uso di Steller!

Buona visione!

Emiliano Onori

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Metodologie Attive. Digital Storytelling: “Intervista Impossibile”

Category : Video Tutorial · No Comments · by Mar 24th, 2017

ma DIGITAL STORY PROLOGHI intervista

Il Digital Storytelling è una “metodologia didattica attiva” poichè promuove la conoscenza mediante la costruzione/invenzione di una storia. E’ una metodologia “attiva” in quanto richiede allo studente di “inventare”, a partire da dati e conoscenze, una storia da raccontare oralmente o in forma scritta e multimediale. In questo modo la sua creatività è messa al centro del processo di apprendimento. In questo scenario le conoscenze (ad esempio “la vita” o “l’opera” di un autore) divengono pretesto (necessario ma non sufficiente) per il racconto di una storia. Le tipologie di storytelling sono numerose: intervista impossibile, finale o prologo alternativo, dialogo immaginario, racconto, ricostruzione drammatica di una vita, (pseudo)autobiografia, trattato scientifico, palinsesto televisivo. In questo caso vedremo un approfondimento su “Intervista Impossibile”.

Altri video sul Digital Storytelling sono disponibili qui.

A cura di Emiliano Onori

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Pillole di Google Suite. #1 Scelta del Dominio

Una delle prime decisioni da prendere da parte degli amministratori delle G Suite è su quale dominio “installare” gli applicativi Google. La procedura di richiesta a Big G è in effetti molto semplice, si tratta in pratica solo di inviare la scansione di una carta intestata della scuola così che Google possa effettivamente verificare che sia un istituto e non una azienda a richiedere il servizio. Dopo questo accertamento sarà necessario inviare a Google alcune informazioni che attestino che il “dominio” (in altre parole il “sito”) sia di nostra proprietà. Per dominio intendiamo il nome dopo la @ che avranno poi gli indirizzi di posta creata, ad esempio: nome.cognome@lamiascuola.com

A Google sarà necessario inviare i dati DNS che il nostro fornitore (ad esempio “aruba”, “register”, o molti altri) ci fornirà all’atto dell’acquisto del dominio, di modo che possa “sostituirli” con i propri e, di fatto, attivare il servizio. A tale proposito è bene ricordare che sarà sufficiente acquistare anche la sola gestione dei DNS di un dominio, sebbene l’acquisto dell’intera gestione del sito sia preferibile, ancorchè più costosa (si tratta tuttavia ci cifre annuali piuttosto irrisorie, si va dai 10/20 euro ai 50 circa).

Chiarito quindi cosa inviare a Google (i valori dei DNS) si tratta di capire quale dominio comprare, in parole più semplici “quale nome” avranno i nostri indirizzi una volta attivato il servizio. Una buona idea potrebbe essere quella di utilizzare il medesimo “nome” del sito della scuola, ma cambiarne il dominio, facciamo un esempio. Poniamo il caso che la nostra scuola si chiami Liceo Leopardi, è probabile che essa abbia già un sito web dall’url www.liceoleopardi.it, ecco potremmo quindi scegliere per le app Google il dominio .education oppure il più semplice .eu, quindi potremmo comprare la gestione DNS del dominio www.liceoleopardi.education oppure www.liceoleopardi.eu

Quale il vantaggio quindi di NON usare un dominio esistente (nel nostro esempio www.liceoleopardi.it)? Semplice: tenere distinti i due servizi (sito scuole e G Suite) che tuttavia avranno un nome molto simile. In questa maniera agli amministratori del sito tradizionale .it non cambierà nulla, e del resto gli amministratori delle G Suite,  tramite un dominio .eu, non creeranno mai problemi alla gestione del sito web della scuola.

Nulla vieta tuttavia di “installare” le Google Suite in indirizzi esistenti (ad es. www.liceoleopardi.it), appare però forse più razionale, anche per una questione di gestione tecnico-amministrativa, tenere distinti i due servizi.

Una volta acquistato dunque il dominio .eu, i futuri indirizzi di posta degli utenti (docenti, studenti, eventualmente ata) saranno di questo tipo cognome.nome@liceoleopardi.eu oppure nome.cognome@liceoleopardi.eu (o con altre sintassi ancora, ad esempio con l’abbreviazione del nome e l’intero cognome, ad esempio m.rossi@liceoleopardi.eu oppure l’inverso rossi.m@liceoleopardi.eu).

Una volta sistemato questo punto preliminare saremo pronti per iniziare ad organizzare l’architettura interna degli utenti, che vedremo nella prossima pillola!

 

Emiliano Onori

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Pillole di Google Suite

In occasione dell’apertura del gruppo Facebook “G Suite for Education Italia” (del quale ringraziamo Alessandro Bencivenni alias “ProfDigitale”) verranno a breve pubblicate delle Pillole di Google Suite (già Google Apps for Education) che avranno lo scopo di aiutare gli amministratori alle prime armi nella gestione dell’architettura di sistema!

A presto su www.designdidattico.com

 

Emiliano Onori (Admin G Suite per Liceo Città di Piero di Sansepolcro AR)

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Il Digital Storytelling come “Diario di Bordo” di una esperienza didattica

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Il Digital Storytelling si presta a molte declinazioni didattiche. Tra le più note: le interviste impossibili (ad esempio ad un personaggio della storia), i prologhi alternativi di celebri opere letterarie, i finali alternativi, i dialoghi impossibili (ad esempio tra due matematici, fisici, filosofi, etc.).

Accanto a queste varianti ve ne è un’altra altrettanto efficace: il “Diario di Bordo”. Essa si presta perfettamente a raccontare:

  • una uscita didattica e/o uno scambio linguistico
  • un esperimento di laboratorio piuttosto lungo
  • un campo ambientale
  • una alternanza scuola lavoro
  • un project work (di robotica, coding, etc.)
  • un giornalino di classe/istituto
  • …molto altro!

Quali strumenti online utilizzare? Di certo il più completo è il blog, che per sua natura ha un impianto e struttura cronologica, oppure anche altri tools di più facile utilizzo come tackk, adobe sparks, smore, etc.

Di seguito un video che illustra il funzionamento del “Digital Storytelling” nella sua variante: “Diario di Bordo”.

 

Emiliano Onori

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