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Category : Riflessioni · No Comments · by Ott 13th, 2019

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Agenda 2030 da Indire e Asvis: un’ottima risorsa didattica

Negli ultimi mesi l’interesse per il clima ha raggiunto (finalmente) l’attenzione meritata anche nei canali di informazione generalisti. Per quanto riguarda il mondo scuola Indire ha da poco pubblicato un ottimo portale sul tema Agenda 2030  (qui il link: https://scuola2030.indire.it/) in collaborazione con ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) nel quale poter trovare tantissime informazioni ed approfondimenti di qualità (per i più piccoli consiglio il portale Rizzoli su Educazione Civica all’indirizzo: https://www.rizzolieducation.it/progetto-educazione-civica). Ma cosa è esattamente Agenda 2030? Leggiamo dal sito:

L’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 è un programma di sviluppo che 193 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto nel 2015. L’Italia, così come molti altri Paesi, ha messo a punto una propria Strategia nazionale che comprende impegni e obiettivi specifici correlati ai 17 Goal di sviluppo sostenibile (SDG, Sustainable Development Goals) previsti dall’Agenda.

Ci troviamo quindi davanti ad portale di assoluto riferimento. Il problema delle risorse in internet, infatti, è spesso proprio la validazione scientifica e l’attendibilità delle fonti. In questo caso possiamo affidarci ad un lavoro chiaro ma anche scrupoloso, in altre parole una miniera di risorse per fare didattica.

Come usare dunque il portale? Tante possono essere le modalità, ecco alcuni spunti connessi alle Metodologie Attive:

Nei prossimi giorni pubblicheremo delle schede operative dettagliate sulle proposte appena esposte. Se vuoi restare aggiornato iscriviti alla newsletter in alto a destra oppure alla smartletter via telegram (link al canale). Di seguito un video sul progetto:

 

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Project Work su San Francesco: spunti didattici

san-francesco

 

Ieri abbiamo discusso di come “aggiornare” la didattica delle lingue classiche (qui l’articolo). Oggi proponiamo un esempio che non è focalizzato esattamente sulla grammatica o letteratura latina o greca (classiche), quanto piuttosto sulla figura di Francesco d’Assisi. Gli spunti didattici sono molteplici e ben si adattano a vari gradi e indirizzi di scuola.

Ecco alcune suggestioni:

 

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Insegnare le Discipline Classiche con Metodologie Innovative: come?

Negli ultimi anni, grazie soprattutto al PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale), abbiamo assistito ad un moltiplicarsi di applicativi e metodologie il cui scopo è stato ed è quello di innovvare la didattica. Molte discipline si sono giovate di tali approcci, pensiamo alla matematica e alla geometria, che col coding hanno esplorato nuovi ambienti di lavoro; oppure alle scienze, che con le stem hanno innovato in modo profondo le modalità di insegnamento delle scienze. Le discipline umanistiche, specie quelle di stampo antichistico, pensiamo al latino e al greco ma anche alla storia, sono state meno permeabili rispetto a queste innovazioni, tranne che in rari casi, merito per lo più di docenti particolarmente brillanti. In altre parole: per queste discipline l’innovazione, come si suol dire, non ha raggiunto il “sistema”

Ma perchè innovare la didattica? L’assunto da cui si parte, per altro molto spesso vero, è che le metodologie tradizionali (leggasi: lezione frontale) non è che non siano più efficaci, semplicemente mostrano oggi il fianco in un contesto ormai decisamente diverso da quello di 15/20 anni fa. Il calo medio dell’attenzione, l’iperstimolazione derivante dalle continue notifiche, la fruizione di contesti digitali sempre più diversificati hanno prodotto conseguenze importanti non solo negli alunni ma anche nei docenti. Del resto la cultura partecipativa del cosiddetto web 2.0 ha reso tutti più propensi a creare, o rielaborare, contenuti propri oltre che fruire di quelli altrui.

In questo scenario educativo i docenti che volessero impostare la propria didattica unicamente su metodologie tradizionali potrebbero, a fronte di un grande sforzo, o raccogliere risultati modesti o non riuscire a coinvolgere attivamente gli studenti. Le metodologie “attive” si inseriscono esattamente qui. Esse, mediante un coinvolgimento attivo e partecipativo degli studenti, mirano innanzi tutto a far leva sulla motivazione e sull’entusiasmo, con l’irrinunciabile obiettivo di una solida preparazione.

Ma, in pratica, come innovare la didattica del latino e del greco? Tralasciando il metodo natura (qui un approfondimento e qui alcuni pregiudizi da sfatare) è possibile affiancare alla lezione frontale alcune metodologie attive come:

  • L’Apprendimento per Problemi (Problem Based Learning) per lo studio della storia. Piuttosto che assegnare un contenuto si fornisce agli studenti un problema da risolvere, per la cui risoluzione essi dovranno apprendere contenuti all’inizio solo in parte noti
  • Lo Storytelling per lo studio sia della letteratura e grammatica che della storia. Al posto che studiare unicamente il profilo letterario di un autore, si possono invitare gli studenti ad “intervistare” l’autore oppure a farlo dialogare con un “collega” (vedasi il testo di Ivano Dionigi “Quando la vita ti viene a trovare” in cui nella seconda parte è immaginato un dialogo tra Lucrezio e Seneca)
  • Lo Storytelling per far parlare…”le parole”, mediante il ricorso a testi antologici di autori noti
  • L’apprendimento per Progetto (Project Based Learning). Si forniscono materiali agli studenti (molto spesso quelli presenti nei libri sono più che sufficienti) e si chiede loro una consegna articolata che abbia la forma di un report, video, cartellone, dossier. Anche qui la parola chiave deve essere “creatività” (ovviamente nei limiti dell’argomento proposto), non per forza dunque il “digitale”
  • Dibattito Critico (Debate). Piuttosto che “ripetere” i punti di vista divergenti di due autori o filosofi, si chiede agli studenti di “impersonare” in un vero e proprio dibattito (con tempi e regole fissati) gli autori stessi (Machiavelli e Guicciardini sono un classico!)
  • Classe Capovolta (Flipped Classroom). Ormai tantissimi sono i video didattici assolutamente di pregio presenti in rete. Perchè allora non usarli per brevi spiegazioni? In classe, dopo aver seguito a casa i contributi filmati, gli studenti sono chiamati ad affrontare temi simili ma in contesti più o meno diversi
  • Apprendimento per “investigazione” (Inquiry Based Learning). Simile all’apprendimento per problemi sopra citato, l’apprendimento per inchiesta o investigazione mira a mettere al centro del processo di apprendimento lo studente che, mediante materiali e indicazioni fornite dal docente, è guidato a “scoprire” contenuti, non solo a memorizzarli.

Questi non sono che alcuni spunti. Cosa hanno però tutti in comune? Vogliono mettere al centro la creatività, l’inventiva, la fantasia dei nostri studenti. Ecco perchè queste metodologie prendono il nome di “attive”. Con questo non vogliamo mandare in “pensione” la lezione frontale o metodologie più trasmissive, in molti contesti esse risultano ancora efficaci (sicuramente sono “economiche” per i docenti!). Ma riteniamo che utilizzare unicamente quelle possa essere una occasione persa, in primis per gli insegnanti!

Nelle prossime settimane verranno pubblicate delle pratiche proposte operative per ciascuna metodologia attiva applicata allo studio soprattutto delle discipline classiche!

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Corso Online Storytelling Wikiscuola: solo Strumenti Gratuiti

Nel corso online sullo STORYTELLING DIDATTICO, realizzato da Emiliano Onori per Wikiscuola, verranno illustrati soltanto strumenti online gratuiti (le cosiddette app web based), nessuno cioè richiederà una somma da pagare (mensile o annuale) per essere utilizzato (sebbene alcuni offrano soluzioni professionali a pagamento).

Quindi possiamo stare tranquilli: tutto quello che impareremo a fare nel corso sarà gratuito!

Qui la pagina di approfondimento del corso da 30 ore

E qui la versione che certifica, a fronte di 3 consegne, ben 50 ore!

 

Emiliano Onori e Wikiscuola

 

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Usiamo l’app Steller per documentare progetti di scuola…e per fare Media Education

Quante volte si sente parlare (male!) dello smartphone a scuola? Molte! Oggi andiamo in controtendenza mediante il video tutorial di una app per smartphone e tablet che serve a documentare progetti fotografici. L’app è Steller, gratuita e disponibile per Android ed Apple. Di che si tratta? Steller è una sorta di Instagram con le pagine. Mediante pochi passaggi si può creare una foto o video storia da pubblicare online. Scopi didattici? Molti, nell’ordine:

  • fare media education, vale a dire insegnare un uso accorto (formativo e non solo di intrattenimento) dello smartphone
  • documentare e pubblicare un evento come: esperienza di laboratorio, viaggio istruzione, spettacolo teatrale
  • scrivere storie, anche di finzione, secondo la metodologia del digital storytelling

Ovviamente gli usi possono essere molti altri! Ecco ora un semplice tutorial che ci guida passo passo all’uso di Steller!

Buona visione!

Emiliano Onori

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Piattaforme Didattiche: quale scegliere tra Edmodo, We School e G Suite?

Negli ultimi anni si sono diffuse in tantissime scuole le piattaforme didattiche. Cosa sono? Semplice: dei siti web che, previa registrazione, offrono un sistema per la gestione della didattica (tecnicamente infatti parliamo di LMS: learning managment system). In origine era moodle, quasi solo moodle, oggi la varietà è molta molta di più.

Cosa si intende per “gestione della didattica”?

Rispondere a questa domanda significa entrare nel merito di ogni piattaforma, tuttavia alcune funzioni sono comuni a tutte. Ad esempio:

  • registrazione degli studenti
  • caricamento e download dei materiali
  • possibilità di effettuare quiz online

Queste le funzioni di base. Vediamo dunque che tali piattaforme non coincidono coi registri elettronici che, di norma, sono ancora degli strumenti più amministrativi (assenze, compiti, scadenze) che didattici.

Come districarsi tra le varie offerte?

Dicevamo, tanti anni fa c’era solo moodle, oggi la situazione è decisamente più varia e anche facile da gestire (il che non signfica che moodle sia superato!). Ogni piattaforma ha i suoi pro e contro e di seguito cercheremo di analizzarli, almeno limitatamente ai tre servizi oggi più diffusi: edmodo, google suite e we school. Diciamo subito che non esiste una piattaforma “migliore” in senso assoluto (sebbene alcune siano nettamente più complete di altre). Esiste piuttosto la piattaforma più aderente alle mie esigenze oppure alle esigenze del mio istituto. Ed è con questo spirito che andremo ad analizzarle.

Ma sono gratuite?

Premesso che il concetto di gratuito in senso lato non esiste (vedi Facebook), potremmo dire che tali piattaforme non richiedono il pagamento di una quota annuale/mensile, che è cosa ben diversa dal parlare di gratuità. In altre parole: tramite la pubblicità esse sostanzialmente rientrano nei costi oppure mediante sponsorizzazioni esterne all’utente finale.

Si devono installare?

Una volta le piattaforme richiedevano una installazione locale, il che significava che occorreva avere un server dedicato per assicurarne il corretto funzionamento. Ora tutte le piattaforme sono “altrove” cioè nel cloud (tecnicamente risultano istallate nei server delle aziende fornitrici), il che fa sì che l’installazione (e quindi la manutenzione) non sia richiesta. Un bel vantaggio non c’è che dire!

Richiedono competenze particolari?

No, rispondiamo subito e decisamente a questa domanda dicendo che il funzionamento base delle piattaforme è davvero molto immediato. Alcune tuttavia forniscono strumenti maggiormente avanzati (pensiamo al pannello amministratore di Google Suite) che richiedono competenze maggiori.

Vediamole ora nel dettaglio:

Edmodo

Questa piattaforma si è fatta apprezzare da oltre 10 anni. Riprende l’aspetto grafico di un blog e il cromatismo azzurro-avion di facebook. Ha funzionalità di base ma non limitate. Particolarmente apprezzata dai docenti dell’infanzia primaria anche per via delle modalità di iscrizione degli studenti (non richiede necessariamente la mail, per i docenti si). Ha una app mobile discretamente funzionante. Consente di creare svariate classi e di entrare in contatto con molti altri docenti che la utilizzano. Da qualche tempo la pubblicità al suo interno è piuttosto fastidiosa e invasiva.

Pro

  • Facile utilizzo
  • Non richiede mail agli studenti per l’iscrizione ma un semplice codice fornito dal docente
  • Permette di creare classi, oltre che di studenti, anche di genitori, che così possono monitorare l’attività dei fili
  • Dispone di app mobile intuitiva e gratuita
  • E’ in italiano

Contro

  • Ha funzionalità limitate (permette cioè di scrivere post, messaggi privati, brevi esercizi e una biblioteca virtuale)
  • Ha una pubblicità piuttosto invasiva
  • Non ha strumenti rapidi di ricerca dei contenuti inseriti (utile per ritrovare elementi inseriti mesi/anni prima)

Da considerare

  • Ogni docente può iscriversi senza il supporto di un amministratore e creare le sue classi
  • Se si hanno molte classi può divenire caotica

Google Suite

Qui parliamo niente meno di Google che mette a disposizione una vastissima gamma di propri servizi-app agli amministratori-scuole che ne faranno richiesta. Nato come servizio per le aziende (che vogliono usare gmail & co. al posto di un proprio dominio) per le quali è a pagamento. Google Suite non tradisce il proprio nome, vale a dire mette a disposizione una vera e propria gamma intera di servizi, alcuni dei quali notissimi (gmail, drive, youtube, calendar, foto, news, etc.), più altri specificamente dedicati alla didattica (classroom). Ha l’innegabile vantaggio di offrire la solita familiare grafica di google, tuttavia non può essere attivata dal singolo docente ma è la scuola che inoltra a google la richiesta per l’ottenimento del servizio, che viene gratuitamente concesso previa verifica di status no-profit (che le scuole ovviamente ottengono). Una volta ottenuto il nulla osta l’amministratore della scuola dovrà creare le utenze (di fatto degli account gmail che fungono da passaporto), operazione non complessa ma di certo meno immediata di edmodo. A questo punto si aprirà letteralmente l’intero ecosistema google. Inutile dire che per (quasi) ogni servizio dell’ecosistema è presente una app dedicata.

Pro

  • Interfaccia a tutti (o quasi) familiare
  • Facilità di utilizzo di quasi tutti gli strumenti (tolti alcuni di natura prettamente amministrativa)
  • Funzionamento pressochè perfetto in ogni dispositivo (fisso, mobile, windows, mac, linux, G Suite lavora su browser)
  • Spazio di archiviazione illimitato (nessun altro competitor almeno lo offre, nemmeno microsoft)
  • Numero di utenze potenzialmente illimitato (e si fa presto in una scuola medio grande ad arrivare a 1000/2000 indicizzando tutti gli studenti)
  • Strumenti di amministrazione potenti, flessibili e discretamente semplici da usare
  • Configurazione avanzata degli accessi (mac address, etc.)
  • Classroom (app per la didattica) essenziale ma facile da usare
  • Espandibilità dei servizi grazie a chrome web store

Contro

  • Tranne classroom pochi sono gli strumenti che nascono specificatamente per la didattica (youtube è utilissimo ma non nasce per fare scuola!)
  • Occorre farsi creare un account (gmail) per accedere all’ecosistema
  • Per gli amministratori (poco esperti) all’inizio il pannello di controllo può apparire dispersivo

Da considerare

  • Se si vuole “installare” Google Suite nel dominio della propria scuola occorre comunicare a google i record mx; il consiglio è tenere il dominio della scuola (es. www.istituto.it) e dedicarne uno a google suite comprando un dominio a parte (es www.istituto.eu)
  • Serve necessariamente un amministratore per creare le utenze non appena avuto il nulla osta di google (utenze che possono però essere facilmente importate tramite file excel opportunamente formattati)

We School

We School è invece una piattaforma italiana, nata dalla grande esperienza di oilproject (e partecipata da Telecom Italia), che ad oggi offre una delle migliori esperienze didattiche per quanto riguarda i sistemi di apprendimento. Dalla grafica semplice e chiara è riuscita in poco tempo a guadagnarsi un posto nel panorama delle scuole italiane (accanto a competitor molto agguerriti come appunto edmodo, g suite e microsoft office 365). Non richiede, come g suite, una autorizzazione della scuola ma qualunque docente in pochi minuti può attivarla e dare i codici di accesso agli studenti per una esperienza facile e immediata. Dispone di un certo numero di funzionalità avanzate decisamente utili per la didattica (molte più di edmodo, meno di g suite ma più focalizzate sull’insegnamento apprendimento). Dispone da poco di una app essenziale, priva di pubblicità e ben realizzata.

Pro

  • Immediata, semplice da capire e da usare
  • Disponibile anche in mobilità tramite app
  • Ottima gamma di servizi pensati per la didattica (quiz, verifiche, etc.)
  • Compatibile per l’embedding (inserimento) di numerosi formati molto diffusi tra i docenti (google presentazioni, file word, etc.)
  • Funzionalità “registro” molto utile per uno sguardo di insieme delle attività svolte con gli alunni

Contro

  • Sistema di notifiche piuttosto rudimentale (non si può essere notificati in un corso per certi eventi e in un altro di altri, le notifiche in altre parole sono al momento indifferenziate)
  • Possibilità di ricerca nella board poco funzionale (diviene utile quando iniziamo ad avere molti documenti all’interno)

Da considerare

  • Ogni docente può iscriversi senza il supporto di un amministratore e creare le sue classi
  • Se si hanno molte classi può divenire caotica la gestione delle notifiche e della ricerca dei materiali
  • Sarebbe utile la funzionalità di “archivio” (non eliminazione) di una classe

Conclusioni

Decretare quale piattaforma sia la migliore non è facile perchè ogni contesto ed ogni docente ha le sue esigenze. Indubbiamente Google Suite fornisce una serie di servizi infinitamente più ampia delle altre, ma moltissimi di essi non verranno mai (o quasi) usati per la didattica. Allo stesso modo l’immediatezza di Edmodo è difficilmente raggiungibile dalle altre due piattaforme e le funzionalità specificamente didattiche (specie in ambito esercizi e test) di We School ci appaiono decisamente centrate.

Il nostro consiglio, se la vostra scuola non ha ancora una piattaforma, è iniziare con una tra edmodo e we school (da evitare il caos per cui ogni docente scelga la propria, in tal modo per gli studenti diviene molto dispersivo seguire ciascuno in un ambiente diverso). Poi valutare se le funzionalità aggiuntive di google possano essere per noi utili.

In questo articolo sono rimaste fuori altre due grandi opzioni: Fidenia e Microsoft Office 365, il motivo è semplice: non si voleva mettere troppa carne al fuoco e ingenerare una possibile confusione tra coloro che ancora non conoscono l’argomento.

Piattaforme e Formazione

Si ricorda infine che è possibile organizzare corsi di formazione e workshop dimostrativi delle piattaforme illustrate. Per maggiori informazioni info@designdidattico.com

Emiliano Onori

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Bentornata Lim! Corsi di formazione su Lim 2.0. Progettare ed Apprendere con la Lim!

Bentornata Lavagna Interattiva Multimediale! Dopo anni di silenzio ecco tornare a nuova vita le nostre care vecchie Lim! Perchè? Semplice: grazie agli strumenti messi a disposizione gratuitamente dal web (tecnicamente web app!) le Lim possono tornare ad essere un formidabile strumento didattico. Uno dei loro limiti infatti è sempre stato il software proprietario (le cui licenze scadevano oppure non erano compatibili coi nuovi sistemi operativi). Ora il problema non esiste più, tutte le app più interessanti infatti sono gratuite e disponibili via browser, anche per le lim più datate!

Cosa è possibile fare? Ecco una serie di esempi:

  • Creare immagini interattive
  • Allestire giochi didattici
  • Strutturare mappe geografiche
  • Raccontare storie con il digital storytelling
  • Creare video didattici
  • …e molto altro!

Si organizzano dunque corsi di formazione e workshop per tornare a scoprire il potenziale didattico della Lim!

 

Informazioni:

Prerequisiti: connessione a internet e navigazione web

Logistica: aula con lim e connessione internet

Tempi: consigliati almeno 3 incontri da 3h. Ogni incontro illustra un argomento quindi è possibile organizzare da 3 a 5/6 incontri

Costi: equiparati ai compensi pon

Argomenti: da concordare con la scuola in base agli obiettivi e al ptof

Ordine di scuola: tutti, con particolare riferimento per infanzia e primaria

 

Per maggiori informazioni: info@designdidattico.com

 

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Didattica per Competenze: il falso mito delle Competenze Contro Conoscenze

Nei nostri precedenti contributi abbiamo visto come implementare una didattica per competenze (qui l’articolo)  e un esempio concreto su come trattare il tema delle “sequenze narrative” di italiano (secondaria primo e secondo grado) (qui l’articolo).

Dai feedback ricevuti via mail e via social appare tuttavia molto frequente la falsa opposizione tra “conoscenze” e “competenze”, come se l’una cosa escludesse l’altra. Ovviamente così non è, ma cerchiamo di capirlo meglio.

Qualunque forma di didattica non può prescindere dai contenuti e dalle conoscenze, siano esse apprese in modo formale (tramite studio autonomo) o informale, in ogni caso senza contenuti, è bene ribadirlo, non esiste competenza. Al limite può sussistere una abilità, ma di certo NON una competenza.

Proviamo a fare un esempio tratto dalla realtà di tutti i giorni. Chi è appassionato di cucina può conoscere a memoria una ricetta di una crostata (conoscenze), ma senza l’abilità di impastare e fare i bordi (operazione non facile!!!) connessa alla volontà di realizzare questo dolce e all’esperienza del contesto (che nel nostro esempio potrebbe essere relativa all’uso dei forni e dei tempi di cottura), non è certamente in grado di sfornare una crostata degna di questo nome. Ricapitolando dunque per essere “competenti” nel fare una crostata serve saper orchestrare questi “ingredienti”:

  • conoscenze (ricetta, dosi, etc.)
  • abilità (impastare, fare bordi, versare marmellata o altro)
  • attitudine e volontà (quello che gli anglosassoni chiamo “habits” vale a dire proprio “abiti mentali”)
  • contesto (un forno professionale si usa diversamente da un forno casalingo)

Questo ci fa capire due cose:

  • la competenza RICHIEDE SEMPRE E COMUNQUE i contenuti (ecco sfatato il falso ma frequente mito!)
  • la competenza è un costrutto complesso poiché prevede: conoscenze, abilità, attitudini e contesti

Ora quindi la domanda potrebbe essere: ma se è tutto così evidente (e, almeno sul piano teorico, tutto così semplice), perché mai cadere nella miscredenza e nella falsa opposizione tra contenuti e competenze? Le risposte possono essere molte. Eccone alcune:

  • per mera ignoranza in materia (che purtroppo non impedisce a molti di pontificare specie via social);
  • perché si ritiene la didattica per competenze una moda passeggera;
  • per opposizione ideologica alla “didattica per competenze”; l’opposizione, se motivata, è legittima anche se fortemente ideologica, tuttavia spesso essa appare “ottusamente” ideologica, vale a dire non è frutto di esperienza ma di credenza;
  • perché molti (purtroppo) vedono nella didattica per competenze una forma di innovazione (come il digitale), e a questa oppongono un rifiuto preconcetto, come se la didattica di “un tempo” fosse sempre e comunque preferibile a quella attuale;
  • perché molti (purtroppo) vedono nella didattica per competenze una “richiesta dell’Europa”, e nell’attuale clima di sovranismo (anche) “scolastico” questo non può che apparire inaccettabile.

In conclusione cosa dire? Di certo la Didattica per Competenze è una risposta seria, pedagogicamente solida, al cambio di paradigma che negli ultimi venti anni abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Essa non si comprende se non si ha ben presente che da almeno venti anni la realtà, non solo scolastica, è cambiata radicalmente, e con essa le richieste del mondo del lavoro, della formazione, della cittadinanza attiva e pure del vivere civile.

Di certo la Didattica per Competenze non è né una panacea né l’unica soluzione possibile al mutare del contesto, tuttavia ad oggi appare una delle soluzioni più interessanti e meritevoli di sperimentazione che si sia vista all’orizzonte.

 

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Didattica per Competenze: le sequenze narrative (ITALIANO)

In un precedente articolo abbiamo visto come portare la Didattica per Competenze in aula (qui il riferimento). Qui vedremo invece un esempio concreto.

L’idea

Dato che l’argomento legato alle sequenze narrative è uno dei più affrontati al biennio della secondaria di secondo grado (ma anche di primo), vista la sua importanza, perchè non renderlo meno teorico e più pratico mediante un approccio operativo? Ad esempio:

Siamo la redazione Einaudi. Abbiamo ricevuto le bozze di uno scrittore di racconti per ragazzi. Tuttavia il target di riferimento non sono adolescenti di 14/16 anni ma ragazzini di 8/10. Problema: dobbiamo rivedere molte “sequenze narrative” per renderle accessibili ad un pubblico di preadolescenti

 

Competenze coinvolte

  • Individuare nessi e relazioni
  • Saper lavorare in gruppo
  • Risolvere problemi
  • Competenza metalinguistica (ex competenza in madre lingua)

L’implementazione in aula

Come favorire questo approccio “per problemi”?

FASE 1: Innanzi tutto è opportuno selezionare brani, da libro di testo, che possano prestarsi ad una riscrittura; pensiamo a scelte antologiche di Calvino, ad esempio, sempre molto presenti nei testi di scuola. A quel punto l’insegnante, dopo una brevissima spiegazione delle sequenze (brevissima altrimenti siamo sempre all’interno della lezione frontale), invita gli alunni a individuare le sequenze presenti nei brani originali. Questo momento serve per mettere subito in pratica quanto appreso e, anzi, per apprendere facendo (learning by doing).

FASE 2: Ora la classe è (più o meno!) pronta per una ri-scrittura; il docente individua alcuni brani e chiede di modificarli perchè divengano accessibili ad un pubblico di ragazzini. Quindi, ad esempio, una lunga sequenza descrittiva può essere suddivisa in più sequenze, magari caratterizzate da un lessico più semplice e comprensibile. In tal modo non si lavoro solo sulle sequenze ma anche su sintassi e lessico. L’insegnante assegna alcuni brani identici per tutti, altri diversi. Si consiglia di far lavorare gli studenti in gruppo, ovviamente con la supervisione del docente (che, verosimilmente, affiancherà massimo 1 o 2 gruppi durante il lavoro).

FASE 3: Terminata la ri-scrittura, si dà lettura dei brani. Qui ciascun gruppo motiverà le proprie scelte e gli altri gruppi avanzeranno eventuali dubbi, osservazioni, critiche.

 

La valutazione

Come valutare questo tipo di lavoro? Il docente potrebbe predisporre una rubric su quattro livelli:

-livello 1: non ancora raggiunto

-livello 2: raggiunta competenza base ma con aiuto del docente

-livello 3: competenza raggiunta in autonomia

-livello 4: competenza raggiunta mediante riflessione personale, motivata e critica

 

E gli indicatori di tale rubric potrebbero essere:

– Individuazione delle sequenze

– Riscrittura delle sequenze

– Uso/modifica del lessico appropriato

Qui la rubric scaricabile e modificabile

 

Consigli

Ecco alcuni consigli per chi volesse sperimentare questo approccio:

  • Visionare in anticipo i testi da ri-scrivere 
  • Far lavorare gli studenti in gruppi (max 3 alunni) e supervisionare almeno 1 o 2 gruppi mentre lavorano
  • Far motivare le proprie scelte ai gruppi e lasciare spazio al dibattito finale
  • Promuovere l’autovalutazione mediante la Rubric

 

Laboratorio

E’ possibile far svolgere il lavoro proprio sull’incipit de “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino, qui scaricabile in pdf.

 

Conclusioni

Naturalmente questo non è che uno dei tanti modi di far lavorare per competenze. In cosa si differenzia dalla didattica tradizionale:

  • Nella didattica tradizionale il docente spiega e assegna esercizi in aula: gli alunni individuano, non scrivono
  • Nella didattica tradizionale gli esercizi si svolgono senza il docente e senza l’apporto dei pari
  • Nella didattica tradizionale di norma non c’è spazio per il dibattito finale
  • Nella didattica tradizionale di norma l’alunno non fa metacognizione compilando una rubric valutativa

A breve altri esempi per altre discipline.

 

Emiliano Onori (docente e formatore)

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