Design Didattico

Instructional Design & Media Education



Corso Online Storytelling Wikiscuola: solo Strumenti Gratuiti

Nel corso online sullo STORYTELLING DIDATTICO, realizzato da Emiliano Onori per Wikiscuola, verranno illustrati soltanto strumenti online gratuiti (le cosiddette app web based), nessuno cioè richiederà una somma da pagare (mensile o annuale) per essere utilizzato (sebbene alcuni offrano soluzioni professionali a pagamento).

Quindi possiamo stare tranquilli: tutto quello che impareremo a fare nel corso sarà gratuito!

Qui la pagina di approfondimento del corso da 30 ore

E qui la versione che certifica, a fronte di 3 consegne, ben 50 ore!

 

Emiliano Onori e Wikiscuola

 

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Usiamo l’app Steller per documentare progetti di scuola…e per fare Media Education

Quante volte si sente parlare (male!) dello smartphone a scuola? Molte! Oggi andiamo in controtendenza mediante il video tutorial di una app per smartphone e tablet che serve a documentare progetti fotografici. L’app è Steller, gratuita e disponibile per Android ed Apple. Di che si tratta? Steller è una sorta di Instagram con le pagine. Mediante pochi passaggi si può creare una foto o video storia da pubblicare online. Scopi didattici? Molti, nell’ordine:

  • fare media education, vale a dire insegnare un uso accorto (formativo e non solo di intrattenimento) dello smartphone
  • documentare e pubblicare un evento come: esperienza di laboratorio, viaggio istruzione, spettacolo teatrale
  • scrivere storie, anche di finzione, secondo la metodologia del digital storytelling

Ovviamente gli usi possono essere molti altri! Ecco ora un semplice tutorial che ci guida passo passo all’uso di Steller!

Buona visione!

Emiliano Onori

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Piattaforme Didattiche: quale scegliere tra Edmodo, We School e G Suite?

Negli ultimi anni si sono diffuse in tantissime scuole le piattaforme didattiche. Cosa sono? Semplice: dei siti web che, previa registrazione, offrono un sistema per la gestione della didattica (tecnicamente infatti parliamo di LMS: learning managment system). In origine era moodle, quasi solo moodle, oggi la varietà è molta molta di più.

Cosa si intende per “gestione della didattica”?

Rispondere a questa domanda significa entrare nel merito di ogni piattaforma, tuttavia alcune funzioni sono comuni a tutte. Ad esempio:

  • registrazione degli studenti
  • caricamento e download dei materiali
  • possibilità di effettuare quiz online

Queste le funzioni di base. Vediamo dunque che tali piattaforme non coincidono coi registri elettronici che, di norma, sono ancora degli strumenti più amministrativi (assenze, compiti, scadenze) che didattici.

Come districarsi tra le varie offerte?

Dicevamo, tanti anni fa c’era solo moodle, oggi la situazione è decisamente più varia e anche facile da gestire (il che non signfica che moodle sia superato!). Ogni piattaforma ha i suoi pro e contro e di seguito cercheremo di analizzarli, almeno limitatamente ai tre servizi oggi più diffusi: edmodo, google suite e we school. Diciamo subito che non esiste una piattaforma “migliore” in senso assoluto (sebbene alcune siano nettamente più complete di altre). Esiste piuttosto la piattaforma più aderente alle mie esigenze oppure alle esigenze del mio istituto. Ed è con questo spirito che andremo ad analizzarle.

Ma sono gratuite?

Premesso che il concetto di gratuito in senso lato non esiste (vedi Facebook), potremmo dire che tali piattaforme non richiedono il pagamento di una quota annuale/mensile, che è cosa ben diversa dal parlare di gratuità. In altre parole: tramite la pubblicità esse sostanzialmente rientrano nei costi oppure mediante sponsorizzazioni esterne all’utente finale.

Si devono installare?

Una volta le piattaforme richiedevano una installazione locale, il che significava che occorreva avere un server dedicato per assicurarne il corretto funzionamento. Ora tutte le piattaforme sono “altrove” cioè nel cloud (tecnicamente risultano istallate nei server delle aziende fornitrici), il che fa sì che l’installazione (e quindi la manutenzione) non sia richiesta. Un bel vantaggio non c’è che dire!

Richiedono competenze particolari?

No, rispondiamo subito e decisamente a questa domanda dicendo che il funzionamento base delle piattaforme è davvero molto immediato. Alcune tuttavia forniscono strumenti maggiormente avanzati (pensiamo al pannello amministratore di Google Suite) che richiedono competenze maggiori.

Vediamole ora nel dettaglio:

Edmodo

Questa piattaforma si è fatta apprezzare da oltre 10 anni. Riprende l’aspetto grafico di un blog e il cromatismo azzurro-avion di facebook. Ha funzionalità di base ma non limitate. Particolarmente apprezzata dai docenti dell’infanzia primaria anche per via delle modalità di iscrizione degli studenti (non richiede necessariamente la mail, per i docenti si). Ha una app mobile discretamente funzionante. Consente di creare svariate classi e di entrare in contatto con molti altri docenti che la utilizzano. Da qualche tempo la pubblicità al suo interno è piuttosto fastidiosa e invasiva.

Pro

  • Facile utilizzo
  • Non richiede mail agli studenti per l’iscrizione ma un semplice codice fornito dal docente
  • Permette di creare classi, oltre che di studenti, anche di genitori, che così possono monitorare l’attività dei fili
  • Dispone di app mobile intuitiva e gratuita
  • E’ in italiano

Contro

  • Ha funzionalità limitate (permette cioè di scrivere post, messaggi privati, brevi esercizi e una biblioteca virtuale)
  • Ha una pubblicità piuttosto invasiva
  • Non ha strumenti rapidi di ricerca dei contenuti inseriti (utile per ritrovare elementi inseriti mesi/anni prima)

Da considerare

  • Ogni docente può iscriversi senza il supporto di un amministratore e creare le sue classi
  • Se si hanno molte classi può divenire caotica

Google Suite

Qui parliamo niente meno di Google che mette a disposizione una vastissima gamma di propri servizi-app agli amministratori-scuole che ne faranno richiesta. Nato come servizio per le aziende (che vogliono usare gmail & co. al posto di un proprio dominio) per le quali è a pagamento. Google Suite non tradisce il proprio nome, vale a dire mette a disposizione una vera e propria gamma intera di servizi, alcuni dei quali notissimi (gmail, drive, youtube, calendar, foto, news, etc.), più altri specificamente dedicati alla didattica (classroom). Ha l’innegabile vantaggio di offrire la solita familiare grafica di google, tuttavia non può essere attivata dal singolo docente ma è la scuola che inoltra a google la richiesta per l’ottenimento del servizio, che viene gratuitamente concesso previa verifica di status no-profit (che le scuole ovviamente ottengono). Una volta ottenuto il nulla osta l’amministratore della scuola dovrà creare le utenze (di fatto degli account gmail che fungono da passaporto), operazione non complessa ma di certo meno immediata di edmodo. A questo punto si aprirà letteralmente l’intero ecosistema google. Inutile dire che per (quasi) ogni servizio dell’ecosistema è presente una app dedicata.

Pro

  • Interfaccia a tutti (o quasi) familiare
  • Facilità di utilizzo di quasi tutti gli strumenti (tolti alcuni di natura prettamente amministrativa)
  • Funzionamento pressochè perfetto in ogni dispositivo (fisso, mobile, windows, mac, linux, G Suite lavora su browser)
  • Spazio di archiviazione illimitato (nessun altro competitor almeno lo offre, nemmeno microsoft)
  • Numero di utenze potenzialmente illimitato (e si fa presto in una scuola medio grande ad arrivare a 1000/2000 indicizzando tutti gli studenti)
  • Strumenti di amministrazione potenti, flessibili e discretamente semplici da usare
  • Configurazione avanzata degli accessi (mac address, etc.)
  • Classroom (app per la didattica) essenziale ma facile da usare
  • Espandibilità dei servizi grazie a chrome web store

Contro

  • Tranne classroom pochi sono gli strumenti che nascono specificatamente per la didattica (youtube è utilissimo ma non nasce per fare scuola!)
  • Occorre farsi creare un account (gmail) per accedere all’ecosistema
  • Per gli amministratori (poco esperti) all’inizio il pannello di controllo può apparire dispersivo

Da considerare

  • Se si vuole “installare” Google Suite nel dominio della propria scuola occorre comunicare a google i record mx; il consiglio è tenere il dominio della scuola (es. www.istituto.it) e dedicarne uno a google suite comprando un dominio a parte (es www.istituto.eu)
  • Serve necessariamente un amministratore per creare le utenze non appena avuto il nulla osta di google (utenze che possono però essere facilmente importate tramite file excel opportunamente formattati)

We School

We School è invece una piattaforma italiana, nata dalla grande esperienza di oilproject (e partecipata da Telecom Italia), che ad oggi offre una delle migliori esperienze didattiche per quanto riguarda i sistemi di apprendimento. Dalla grafica semplice e chiara è riuscita in poco tempo a guadagnarsi un posto nel panorama delle scuole italiane (accanto a competitor molto agguerriti come appunto edmodo, g suite e microsoft office 365). Non richiede, come g suite, una autorizzazione della scuola ma qualunque docente in pochi minuti può attivarla e dare i codici di accesso agli studenti per una esperienza facile e immediata. Dispone di un certo numero di funzionalità avanzate decisamente utili per la didattica (molte più di edmodo, meno di g suite ma più focalizzate sull’insegnamento apprendimento). Dispone da poco di una app essenziale, priva di pubblicità e ben realizzata.

Pro

  • Immediata, semplice da capire e da usare
  • Disponibile anche in mobilità tramite app
  • Ottima gamma di servizi pensati per la didattica (quiz, verifiche, etc.)
  • Compatibile per l’embedding (inserimento) di numerosi formati molto diffusi tra i docenti (google presentazioni, file word, etc.)
  • Funzionalità “registro” molto utile per uno sguardo di insieme delle attività svolte con gli alunni

Contro

  • Sistema di notifiche piuttosto rudimentale (non si può essere notificati in un corso per certi eventi e in un altro di altri, le notifiche in altre parole sono al momento indifferenziate)
  • Possibilità di ricerca nella board poco funzionale (diviene utile quando iniziamo ad avere molti documenti all’interno)

Da considerare

  • Ogni docente può iscriversi senza il supporto di un amministratore e creare le sue classi
  • Se si hanno molte classi può divenire caotica la gestione delle notifiche e della ricerca dei materiali
  • Sarebbe utile la funzionalità di “archivio” (non eliminazione) di una classe

Conclusioni

Decretare quale piattaforma sia la migliore non è facile perchè ogni contesto ed ogni docente ha le sue esigenze. Indubbiamente Google Suite fornisce una serie di servizi infinitamente più ampia delle altre, ma moltissimi di essi non verranno mai (o quasi) usati per la didattica. Allo stesso modo l’immediatezza di Edmodo è difficilmente raggiungibile dalle altre due piattaforme e le funzionalità specificamente didattiche (specie in ambito esercizi e test) di We School ci appaiono decisamente centrate.

Il nostro consiglio, se la vostra scuola non ha ancora una piattaforma, è iniziare con una tra edmodo e we school (da evitare il caos per cui ogni docente scelga la propria, in tal modo per gli studenti diviene molto dispersivo seguire ciascuno in un ambiente diverso). Poi valutare se le funzionalità aggiuntive di google possano essere per noi utili.

In questo articolo sono rimaste fuori altre due grandi opzioni: Fidenia e Microsoft Office 365, il motivo è semplice: non si voleva mettere troppa carne al fuoco e ingenerare una possibile confusione tra coloro che ancora non conoscono l’argomento.

Piattaforme e Formazione

Si ricorda infine che è possibile organizzare corsi di formazione e workshop dimostrativi delle piattaforme illustrate. Per maggiori informazioni info@designdidattico.com

Emiliano Onori

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Bentornata Lim! Corsi di formazione su Lim 2.0. Progettare ed Apprendere con la Lim!

Bentornata Lavagna Interattiva Multimediale! Dopo anni di silenzio ecco tornare a nuova vita le nostre care vecchie Lim! Perchè? Semplice: grazie agli strumenti messi a disposizione gratuitamente dal web (tecnicamente web app!) le Lim possono tornare ad essere un formidabile strumento didattico. Uno dei loro limiti infatti è sempre stato il software proprietario (le cui licenze scadevano oppure non erano compatibili coi nuovi sistemi operativi). Ora il problema non esiste più, tutte le app più interessanti infatti sono gratuite e disponibili via browser, anche per le lim più datate!

Cosa è possibile fare? Ecco una serie di esempi:

  • Creare immagini interattive
  • Allestire giochi didattici
  • Strutturare mappe geografiche
  • Raccontare storie con il digital storytelling
  • Creare video didattici
  • …e molto altro!

Si organizzano dunque corsi di formazione e workshop per tornare a scoprire il potenziale didattico della Lim!

 

Informazioni:

Prerequisiti: connessione a internet e navigazione web

Logistica: aula con lim e connessione internet

Tempi: consigliati almeno 3 incontri da 3h. Ogni incontro illustra un argomento quindi è possibile organizzare da 3 a 5/6 incontri

Costi: equiparati ai compensi pon

Argomenti: da concordare con la scuola in base agli obiettivi e al ptof

Ordine di scuola: tutti, con particolare riferimento per infanzia e primaria

 

Per maggiori informazioni: info@designdidattico.com

 

Emiliano Onori

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Didattica per Competenze: il falso mito delle Competenze Contro Conoscenze

Nei nostri precedenti contributi abbiamo visto come implementare una didattica per competenze (qui l’articolo)  e un esempio concreto su come trattare il tema delle “sequenze narrative” di italiano (secondaria primo e secondo grado) (qui l’articolo).

Dai feedback ricevuti via mail e via social appare tuttavia molto frequente la falsa opposizione tra “conoscenze” e “competenze”, come se l’una cosa escludesse l’altra. Ovviamente così non è, ma cerchiamo di capirlo meglio.

Qualunque forma di didattica non può prescindere dai contenuti e dalle conoscenze, siano esse apprese in modo formale (tramite studio autonomo) o informale, in ogni caso senza contenuti, è bene ribadirlo, non esiste competenza. Al limite può sussistere una abilità, ma di certo NON una competenza.

Proviamo a fare un esempio tratto dalla realtà di tutti i giorni. Chi è appassionato di cucina può conoscere a memoria una ricetta di una crostata (conoscenze), ma senza l’abilità di impastare e fare i bordi (operazione non facile!!!) connessa alla volontà di realizzare questo dolce e all’esperienza del contesto (che nel nostro esempio potrebbe essere relativa all’uso dei forni e dei tempi di cottura), non è certamente in grado di sfornare una crostata degna di questo nome. Ricapitolando dunque per essere “competenti” nel fare una crostata serve saper orchestrare questi “ingredienti”:

  • conoscenze (ricetta, dosi, etc.)
  • abilità (impastare, fare bordi, versare marmellata o altro)
  • attitudine e volontà (quello che gli anglosassoni chiamo “habits” vale a dire proprio “abiti mentali”)
  • contesto (un forno professionale si usa diversamente da un forno casalingo)

Questo ci fa capire due cose:

  • la competenza RICHIEDE SEMPRE E COMUNQUE i contenuti (ecco sfatato il falso ma frequente mito!)
  • la competenza è un costrutto complesso poiché prevede: conoscenze, abilità, attitudini e contesti

Ora quindi la domanda potrebbe essere: ma se è tutto così evidente (e, almeno sul piano teorico, tutto così semplice), perché mai cadere nella miscredenza e nella falsa opposizione tra contenuti e competenze? Le risposte possono essere molte. Eccone alcune:

  • per mera ignoranza in materia (che purtroppo non impedisce a molti di pontificare specie via social);
  • perché si ritiene la didattica per competenze una moda passeggera;
  • per opposizione ideologica alla “didattica per competenze”; l’opposizione, se motivata, è legittima anche se fortemente ideologica, tuttavia spesso essa appare “ottusamente” ideologica, vale a dire non è frutto di esperienza ma di credenza;
  • perché molti (purtroppo) vedono nella didattica per competenze una forma di innovazione (come il digitale), e a questa oppongono un rifiuto preconcetto, come se la didattica di “un tempo” fosse sempre e comunque preferibile a quella attuale;
  • perché molti (purtroppo) vedono nella didattica per competenze una “richiesta dell’Europa”, e nell’attuale clima di sovranismo (anche) “scolastico” questo non può che apparire inaccettabile.

In conclusione cosa dire? Di certo la Didattica per Competenze è una risposta seria, pedagogicamente solida, al cambio di paradigma che negli ultimi venti anni abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Essa non si comprende se non si ha ben presente che da almeno venti anni la realtà, non solo scolastica, è cambiata radicalmente, e con essa le richieste del mondo del lavoro, della formazione, della cittadinanza attiva e pure del vivere civile.

Di certo la Didattica per Competenze non è né una panacea né l’unica soluzione possibile al mutare del contesto, tuttavia ad oggi appare una delle soluzioni più interessanti e meritevoli di sperimentazione che si sia vista all’orizzonte.

 

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Didattica per Competenze: le sequenze narrative (ITALIANO)

In un precedente articolo abbiamo visto come portare la Didattica per Competenze in aula (qui il riferimento). Qui vedremo invece un esempio concreto.

L’idea

Dato che l’argomento legato alle sequenze narrative è uno dei più affrontati al biennio della secondaria di secondo grado (ma anche di primo), vista la sua importanza, perchè non renderlo meno teorico e più pratico mediante un approccio operativo? Ad esempio:

Siamo la redazione Einaudi. Abbiamo ricevuto le bozze di uno scrittore di racconti per ragazzi. Tuttavia il target di riferimento non sono adolescenti di 14/16 anni ma ragazzini di 8/10. Problema: dobbiamo rivedere molte “sequenze narrative” per renderle accessibili ad un pubblico di preadolescenti

 

Competenze coinvolte

  • Individuare nessi e relazioni
  • Saper lavorare in gruppo
  • Risolvere problemi
  • Competenza metalinguistica (ex competenza in madre lingua)

L’implementazione in aula

Come favorire questo approccio “per problemi”?

FASE 1: Innanzi tutto è opportuno selezionare brani, da libro di testo, che possano prestarsi ad una riscrittura; pensiamo a scelte antologiche di Calvino, ad esempio, sempre molto presenti nei testi di scuola. A quel punto l’insegnante, dopo una brevissima spiegazione delle sequenze (brevissima altrimenti siamo sempre all’interno della lezione frontale), invita gli alunni a individuare le sequenze presenti nei brani originali. Questo momento serve per mettere subito in pratica quanto appreso e, anzi, per apprendere facendo (learning by doing).

FASE 2: Ora la classe è (più o meno!) pronta per una ri-scrittura; il docente individua alcuni brani e chiede di modificarli perchè divengano accessibili ad un pubblico di ragazzini. Quindi, ad esempio, una lunga sequenza descrittiva può essere suddivisa in più sequenze, magari caratterizzate da un lessico più semplice e comprensibile. In tal modo non si lavoro solo sulle sequenze ma anche su sintassi e lessico. L’insegnante assegna alcuni brani identici per tutti, altri diversi. Si consiglia di far lavorare gli studenti in gruppo, ovviamente con la supervisione del docente (che, verosimilmente, affiancherà massimo 1 o 2 gruppi durante il lavoro).

FASE 3: Terminata la ri-scrittura, si dà lettura dei brani. Qui ciascun gruppo motiverà le proprie scelte e gli altri gruppi avanzeranno eventuali dubbi, osservazioni, critiche.

 

La valutazione

Come valutare questo tipo di lavoro? Il docente potrebbe predisporre una rubric su quattro livelli:

-livello 1: non ancora raggiunto

-livello 2: raggiunta competenza base ma con aiuto del docente

-livello 3: competenza raggiunta in autonomia

-livello 4: competenza raggiunta mediante riflessione personale, motivata e critica

 

E gli indicatori di tale rubric potrebbero essere:

– Individuazione delle sequenze

– Riscrittura delle sequenze

– Uso/modifica del lessico appropriato

Qui la rubric scaricabile e modificabile

 

Consigli

Ecco alcuni consigli per chi volesse sperimentare questo approccio:

  • Visionare in anticipo i testi da ri-scrivere 
  • Far lavorare gli studenti in gruppi (max 3 alunni) e supervisionare almeno 1 o 2 gruppi mentre lavorano
  • Far motivare le proprie scelte ai gruppi e lasciare spazio al dibattito finale
  • Promuovere l’autovalutazione mediante la Rubric

 

Laboratorio

E’ possibile far svolgere il lavoro proprio sull’incipit de “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino, qui scaricabile in pdf.

 

Conclusioni

Naturalmente questo non è che uno dei tanti modi di far lavorare per competenze. In cosa si differenzia dalla didattica tradizionale:

  • Nella didattica tradizionale il docente spiega e assegna esercizi in aula: gli alunni individuano, non scrivono
  • Nella didattica tradizionale gli esercizi si svolgono senza il docente e senza l’apporto dei pari
  • Nella didattica tradizionale di norma non c’è spazio per il dibattito finale
  • Nella didattica tradizionale di norma l’alunno non fa metacognizione compilando una rubric valutativa

A breve altri esempi per altre discipline.

 

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Didattica per Competenze: un approccio per portarla in classe

Si parla sempre più spesso di Didattica per Competenze, ma il problema è come portarla in aula, vale a dire quale metodo impiegare per non “travestire” da competenze una didattica “tradizionale”. I metodi sono molti, come pure i testi teorici che predispongono protocolli ed approcci. Qui ne vedremo uno particolarmente snello.

Innanzi tutto: fare Didattica per Competenze non significa solo far svolgere Compiti per Competenze, questo è un equivoco che andrebbe immediatamente sgombrato dal campo d’azione. Uno degli errori, infatti, più frequenti di chi si avvicina all’approccio per competenze è quello di fare lezione in modo tradizionale, valutare in modo tradizionale ma pretendere una prova per Competenze. Un approccio così ibrido e potenzialmente squilibrato rischia di portare al fallimento.

Si consiglia a tal proposito un approccio “totale” (ancorchè impegnativo e complesso) alla Didattica per Competenze, il che significa:

  • Fare Lezione (momento della cosiddetta “spiegazione”) per Competenze
  • Fare Prove per Competenze
  • Fare Valutazione per Competenze

Come? Ecco alcune idee:

  • Fare Lezione per Competenze vuol dire far esercitare l’ascolto attivo, il problem posing, il dibattito critico. Questo non significa che la classica lezione frontale non funzioni, semplicemente essa attiva (quando va bene) una sola abilità vale a dire l’ascolto passivo (attivo se prevede domande quindi problem posing)
  • Fare Prove per Competenze significa non puntare tutta l’attenzione sulla sola ritenzione dei contenuti e memorizzazione ma dare spazio al problem solving, alla collaborazione tra studenti, all’educazione tra pari, alla didattica laboratoriale e per progetti. Un esempio potrebbe essere la consegna, in singolo o in gruppo, di un progetto articolato che preveda, ovviamente, lo studio dei contenuti ma anche l’elaborazione di strategie di risoluzione, magari l’uso di contenuti grafici e multimediali, o addirittura simulazioni.
  • Fare Valutazione per Competenze infine comporta innanzi tutto coinvolgere gli studenti nel processo valutativo, il che non vuol dire solo stimolare l’autovalutazione, ma anche far comprendere, possibilmente in itinere (e non solo a fine percorso) punti di forza e debolezza della loro preparazione; valutare per competenze prevede inoltre non mettere al vertice del nostro interesse di docenti i soli contenuti ma anche l’originalità delle soluzioni proposte, il rispetto dei tempi di consegna, l’attitudine a lavorare in gruppo, la capacità di rispondere in modo originale e magari critico ai problemi sollevati. Per fare tutto questo gli strumenti più adatti appaiono le rubriche valutative in luogo delle semplici griglie di valutazione (in sintesi: strumento dinamico il primo, statico il secondo).

Naturalmente questo discorso non esaurisce (anzi, al limite introduce!) il tema, vasto e complesso, della Didattica per Competenze. Tuttavia ha lo scopo precipuo di mettere in guardia da un approccio parziale, e quindi spesso insufficiente, alla Didattica per Competenze.

Nei prossimi contributi vedremo esempi concreti di Didattica per Competenze.

 

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Futura Terni 12 Novembre 2018. Parleremo di Webquest, Pensiero Critico, Internet e Storytelling

In occasione dell’evento FUTURA TERNI CUORE DIGITALE parleremo alle ore 14.30 di “Webquest & Problem Based Learning: portare internet e pensiero critico in classe” e alle 17.30 di “Storytelling Didattico: insegnare ed imparare con le storie”.

Lunedi 12 novembre 2018 a Terni presso C.A.O.S. (Centro Arti Opificio Siri).

Qui il programma completo in pdf

Qui per iscriversi all’intervento sullo Storytelling (17.30)

Qui per iscriversi all’intervento su Webquest e Problem Based Learning (14.30)

FUTURA si ferma nel cuore della penisola, l’Umbria, con un percorso di conferenze, workshop, esperienze di innovazione laboratoriali sulla scuola digitale sullo sfondo della cornice post-moderna del “Caos”, spazio simbolo della riformulazione in chiave contemporanea di archeologia industriale volto a ricevere, nella sua flessibilità e multifunzionalità, le diversificate attività legate all’evento.

E’ proprio in questo spazio al centro della città che si svolgerà la manifestazione #FUTURATERNI #CUORE DIGITALE D’ITALIA#PNSD, le cui iniziative si snoderanno tra il 12 ed il 14 novembre 2018 e avranno un tema di stretta attualità e di grande rilevanza scientifica che li collega idealmente con sviluppo e potenziamento delle competenze digitali: fragilità e resilienza, sia in senso ‘geofisico’ che ‘socio-economico’.

La città, quindi, si trasforma in un poliedrico laboratorio dedicato al mondo dell’innovazione digitale: un luogo di confronto in cui temi, questioni, esperienze sul campo, riflessioni si intrecceranno per dar vita ad uno spazio concettuale aperto e dinamico rivolto a Dirigenti, docenti, animatori digitali e team per l’innovazione e personale scolastico.

Parte integrante di Cuore Digitale d’Italia è rappresentato da “Civic Hack Umbria”, il primo hackathon civico delle scuole umbre sul futuro della propria regione interamente dedicato alle sfide del territorio. Il Civic Hack sarà una vera e propria maratona progettuale durante la quale studentesse e studenti, provenienti dalle Istituzioni scolastiche del secondo ciclo della regione Umbria, con l’aiuto di mentori, esperti e ricercatori, lavoreranno insieme con l’obiettivo di contribuire a progettare soluzioni innovative per il territorio.

“Cuore digitale d’Italia” sarà un’occasione unica per raccontare la Scuola digitale e le sue buone pratiche in chiave innovativa, rappresentando al contempo i simboli che caratterizzano e rafforzano l’identità del territorio. Si articolerà in workshop, laboratori didattici, proiezioni, “vetrine tecnologiche”, musica e arte digitale.

Per partecipare alle attività formative è necessario registrarsi accedendo alle aree sotto elencate, registrandosi ai singoli workshop/conferenze. Ad altre iniziative si potrà invece accedere liberamente – come visitatore – fino ad esaurimento dei posti disponibili. Si ricorda ai docenti che frequenteranno i workshop di dotarsi del proprio device personale – computer portatile o tablet – per partecipare in modo attivo alle attività laboratoriali.

Tutte le istituzioni scolastiche sono invitate a partecipare con una propria delegazione di studentesse e studenti, festeggiando con #FuturaTerni la Scuola Digitale nella propria città.

Vai al programma di #FuturaTerni

Emiliano Onori

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Formazione Su Misura. Corsi “Zainetto Didattico”

Category : Corsi, Riflessioni · No Comments · by Ott 8th, 2018

Negli ultimi anni, grazie al Piano Nazionale Scuola Digitale, migliaia di docenti hanno seguito corsi di formazione a tema, ad esempio: classe capovolta, apprendimento cooperativo, uso della lim e molto altro.

Ora è il momento di una formazione su misura

Capita infatti che un corpo docenti abbia bisogno di interventi mirati, ad esempio:

  • come registrare e mettere online video didattici
  • come scrivere un testo in modo collaborativo
  • come digitalizzare risorse cartacee
  • come creare un podcast, sito, blog, album di classe

Per tutte queste esigenze non sono più necessari corsi tematici da 12/16h ma saranno sufficienti interventi singoli e mirati (di norma da 3/4h ciascuno)

Ecco il progetto “Zainetto Didattico” risponde a questa esigenza. La metafora è appunto quella dello “zainetto”, uno strumento leggero, agile, specifico. La valigia, al contrario, risponde ad esigenze di lunga durata essendo ampio ma pesante.

Lo “zainetto” è migliore della “valigia”?

Assolutamente no, servono a scopi diversi.

Forse però adesso è il momento dello zaino!

Ecco alcuni esempi:

CONDIVIDERE

  • rendere disponibile un file a tutta la classe con un click
  • inquadrare con lo smartphone un link e navigarlo in un istante
  • lavorare su lim condivise anche da remoto, con pc, tablet e smartphone
  • usare i social network (instagram) per finalità didattiche

PUBBLICARE

  • postare un’immagine su un sito senza bisogno di registrarsi
  • documentare un’attività di laboratorio mediante pagina web professionale
  • fare report video di esperienza didattica
  • mettere online la registrazione audio di un intervento
  • ragionare su opportunità e rischi della pubblicazione di foto online

PIANIFICARE

  • creare classi virtuali in piattaforme didattiche
  • assegnare compiti da svolgere direttamente online
  • calendarizzare scadenze e sincronizzarle con smartphone
  • fare brainstorming online e mappe concettuali istantanee

REGISTRARE

  • fare un video didattico e metterlo online
  • acquisire una registrazione vocale da riusare per il peer to peer
  • creare storyboard di un digital storytelling

ANALIZZARE

  • mappare immagini su specifici punti
  • creare playlist di video didattici

GIOCARE (!)

  • creare divertenti quiz online
  • realizzare flash card per il ripasso
  • manipolare oggetti in 2d e 3d

GEOLOCALIZZARE

  • mappare e descrivere un luogo o un punto di interesse in google maps
  • realizzare un diario di bordo geolocalizzato
  • inserire punti di interesse di un libro o film

E molto altro!

Se sei interessato a organizzare nella tua scuola

una formazione su misura

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Webquest, Internet e il Pensiero Critico. Come portare tutto in classe

Che internet sia entrato prepotentemente nella didattica degli ultimi anni è un fatto innegabile. Che lo abbia fatto in modo coerente e ordinato è invece più discutibile. Un esempio. Se fino a 15 anni fa si poteva richiedere serenamente agli alunni una ricerca in biblioteca, giacchè i testi in essa presenti erano in qualche modo già validati e tutto sommato affidabili, oggi con la rete questo passaggio non è scontato. Come ci insegna Rheingold in un illuminante passaggio del suo testo p.79 (“Perchè la rete ci rende intelligenti”)

“Ho l’impressione che adesso il compito (di verificare) tocchi a chi trova informazioni sul Web piuttosto che a chi ce le mette”

(cfr dopo per intero passaggio)

E’ avvenuta, in altre parole, una sorta di improvvisa rivoluzione, ora il compito di verificare spetta a chi legge, non a chi scrive. Questo passaggio ha delle enormi implicazioni didattiche. Una delle quali è ovvia: non si può dire semplice ai ragazzi di svolgere una ricerca online, senza che prima non li si sia istruiti a sufficienza sul come valutare l’informazione in rete.

A tale proposito ci viene in aiuto una straordinaria metodologia didattica che è il webquest. Non si tratta di altro che di una ricerca online guidata (a differenza del pbl che risulta più complesso). Tramite il webquest si può implementare l’uso di internet in classe, previa formazione degli studenti sulle modalità di verifica dei dati online.

Di seguito una serie di approfondimenti sul webquest.

Il Webquest: tecnologie e valutazione

 

Il Webquest come strategia didattica per l’uso consapevole di internet

 

Il Webquest: i paradigmi pedagogici che ne stanno alla base

 

Esempio di Webquest: Internet ci rende intelligenti o stupidi?

 

Esempio di Webquest: Di cosa parliamo quando parliamo di cibo

 

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Emiliano Onori

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*La prima volta che ho visto mia figlia usare un motore di ricerca per i suoi compiti, le ho spiegato che “un tempo, le informazioni si raccoglievano andando in biblioteca per consultare un libro o un articolo di rivista. Magari si era in disaccordo con quanto scritto nel libro, ma si poteva stare ragionevolmente certi che, prima della pubblicazione, qualcuno avesse controllato le affermazioni dell’autore riguardo ai fatti citati. Quando si consultano i risultati di un motore di ricerca sul Web e si clicca su un link, invece, non si può essere sicuri della correttezza o meno delle informazioni trovate; è più facile incappare in informazioni scorrette e falsità totali”. “Chi mi può aiutare a sapere come stanno le cose?”, mi ha chiesto, arrivando così al cuore della sfida di Internet alla secolare autorità dei testi. “Ho l’impressione che adesso il compito tocchi a chi trova informazioni sul Web piuttosto che a chi ce le mette”, ho risposto, suscitando in mia figlia un’espressione di sgomento. “Puoi lasciarti facilmente indurre a credere a falsità di ogni tipo se non sai capire la differenza fra le informazioni buone e quelle cattive.” Per spiegarle ciò che intendevo, ho digitato il nome di Martin Luther King Jr., leader del movimento
per i diritti civili. Sapevo che, nella maggioranza dei motori di ricerca, la parte superiore della prima pagina di risultati ospita un link a un sito intitolato “Martin Luther King Jr.: la vera indagine storica”.1 Non ci vuol molto per rendersi conto che questa “vera indagine storica” in realtà presenta King come un personaggio losco. Ho chiesto: “Come fai a sapere se è vero o no?”. “Assomiglia a qualsiasi altra cosa sul Web”, ha risposto mia figlia. “Cerca l’autore”, le ho suggerito. (Howard Rheingold, Perchè internet ci rende intelligenti”, Raffaello Cortina Editore, p.79)