Design Didattico

Instructional Design & Media Education



Didattica per Competenze: il falso mito delle Competenze Contro Conoscenze

Nei nostri precedenti contributi abbiamo visto come implementare una didattica per competenze (qui l’articolo)  e un esempio concreto su come trattare il tema delle “sequenze narrative” di italiano (secondaria primo e secondo grado) (qui l’articolo).

Dai feedback ricevuti via mail e via social appare tuttavia molto frequente la falsa opposizione tra “conoscenze” e “competenze”, come se l’una cosa escludesse l’altra. Ovviamente così non è, ma cerchiamo di capirlo meglio.

Qualunque forma di didattica non può prescindere dai contenuti e dalle conoscenze, siano esse apprese in modo formale (tramite studio autonomo) o informale, in ogni caso senza contenuti, è bene ribadirlo, non esiste competenza. Al limite può sussistere una abilità, ma di certo NON una competenza.

Proviamo a fare un esempio tratto dalla realtà di tutti i giorni. Chi è appassionato di cucina può conoscere a memoria una ricetta di una crostata (conoscenze), ma senza l’abilità di impastare e fare i bordi (operazione non facile!!!) connessa alla volontà di realizzare questo dolce e all’esperienza del contesto (che nel nostro esempio potrebbe essere relativa all’uso dei forni e dei tempi di cottura), non è certamente in grado di sfornare una crostata degna di questo nome. Ricapitolando dunque per essere “competenti” nel fare una crostata serve saper orchestrare questi “ingredienti”:

  • conoscenze (ricetta, dosi, etc.)
  • abilità (impastare, fare bordi, versare marmellata o altro)
  • attitudine e volontà (quello che gli anglosassoni chiamo “habits” vale a dire proprio “abiti mentali”)
  • contesto (un forno professionale si usa diversamente da un forno casalingo)

Questo ci fa capire due cose:

  • la competenza RICHIEDE SEMPRE E COMUNQUE i contenuti (ecco sfatato il falso ma frequente mito!)
  • la competenza è un costrutto complesso poiché prevede: conoscenze, abilità, attitudini e contesti

Ora quindi la domanda potrebbe essere: ma se è tutto così evidente (e, almeno sul piano teorico, tutto così semplice), perché mai cadere nella miscredenza e nella falsa opposizione tra contenuti e competenze? Le risposte possono essere molte. Eccone alcune:

  • per mera ignoranza in materia (che purtroppo non impedisce a molti di pontificare specie via social);
  • perché si ritiene la didattica per competenze una moda passeggera;
  • per opposizione ideologica alla “didattica per competenze”; l’opposizione, se motivata, è legittima anche se fortemente ideologica, tuttavia spesso essa appare “ottusamente” ideologica, vale a dire non è frutto di esperienza ma di credenza;
  • perché molti (purtroppo) vedono nella didattica per competenze una forma di innovazione (come il digitale), e a questa oppongono un rifiuto preconcetto, come se la didattica di “un tempo” fosse sempre e comunque preferibile a quella attuale;
  • perché molti (purtroppo) vedono nella didattica per competenze una “richiesta dell’Europa”, e nell’attuale clima di sovranismo (anche) “scolastico” questo non può che apparire inaccettabile.

In conclusione cosa dire? Di certo la Didattica per Competenze è una risposta seria, pedagogicamente solida, al cambio di paradigma che negli ultimi venti anni abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Essa non si comprende se non si ha ben presente che da almeno venti anni la realtà, non solo scolastica, è cambiata radicalmente, e con essa le richieste del mondo del lavoro, della formazione, della cittadinanza attiva e pure del vivere civile.

Di certo la Didattica per Competenze non è né una panacea né l’unica soluzione possibile al mutare del contesto, tuttavia ad oggi appare una delle soluzioni più interessanti e meritevoli di sperimentazione che si sia vista all’orizzonte.

 

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Didattica per Competenze: le sequenze narrative (ITALIANO)

In un precedente articolo abbiamo visto come portare la Didattica per Competenze in aula (qui il riferimento). Qui vedremo invece un esempio concreto.

L’idea

Dato che l’argomento legato alle sequenze narrative è uno dei più affrontati al biennio della secondaria di secondo grado (ma anche di primo), vista la sua importanza, perchè non renderlo meno teorico e più pratico mediante un approccio operativo? Ad esempio:

Siamo la redazione Einaudi. Abbiamo ricevuto le bozze di uno scrittore di racconti per ragazzi. Tuttavia il target di riferimento non sono adolescenti di 14/16 anni ma ragazzini di 8/10. Problema: dobbiamo rivedere molte “sequenze narrative” per renderle accessibili ad un pubblico di preadolescenti

 

Competenze coinvolte

  • Individuare nessi e relazioni
  • Saper lavorare in gruppo
  • Risolvere problemi
  • Competenza metalinguistica (ex competenza in madre lingua)

L’implementazione in aula

Come favorire questo approccio “per problemi”?

FASE 1: Innanzi tutto è opportuno selezionare brani, da libro di testo, che possano prestarsi ad una riscrittura; pensiamo a scelte antologiche di Calvino, ad esempio, sempre molto presenti nei testi di scuola. A quel punto l’insegnante, dopo una brevissima spiegazione delle sequenze (brevissima altrimenti siamo sempre all’interno della lezione frontale), invita gli alunni a individuare le sequenze presenti nei brani originali. Questo momento serve per mettere subito in pratica quanto appreso e, anzi, per apprendere facendo (learning by doing).

FASE 2: Ora la classe è (più o meno!) pronta per una ri-scrittura; il docente individua alcuni brani e chiede di modificarli perchè divengano accessibili ad un pubblico di ragazzini. Quindi, ad esempio, una lunga sequenza descrittiva può essere suddivisa in più sequenze, magari caratterizzate da un lessico più semplice e comprensibile. In tal modo non si lavoro solo sulle sequenze ma anche su sintassi e lessico. L’insegnante assegna alcuni brani identici per tutti, altri diversi. Si consiglia di far lavorare gli studenti in gruppo, ovviamente con la supervisione del docente (che, verosimilmente, affiancherà massimo 1 o 2 gruppi durante il lavoro).

FASE 3: Terminata la ri-scrittura, si dà lettura dei brani. Qui ciascun gruppo motiverà le proprie scelte e gli altri gruppi avanzeranno eventuali dubbi, osservazioni, critiche.

 

La valutazione

Come valutare questo tipo di lavoro? Il docente potrebbe predisporre una rubric su quattro livelli:

-livello 1: non ancora raggiunto

-livello 2: raggiunta competenza base ma con aiuto del docente

-livello 3: competenza raggiunta in autonomia

-livello 4: competenza raggiunta mediante riflessione personale, motivata e critica

 

E gli indicatori di tale rubric potrebbero essere:

– Individuazione delle sequenze

– Riscrittura delle sequenze

– Uso/modifica del lessico appropriato

Qui la rubric scaricabile e modificabile

 

Consigli

Ecco alcuni consigli per chi volesse sperimentare questo approccio:

  • Visionare in anticipo i testi da ri-scrivere 
  • Far lavorare gli studenti in gruppi (max 3 alunni) e supervisionare almeno 1 o 2 gruppi mentre lavorano
  • Far motivare le proprie scelte ai gruppi e lasciare spazio al dibattito finale
  • Promuovere l’autovalutazione mediante la Rubric

 

Laboratorio

E’ possibile far svolgere il lavoro proprio sull’incipit de “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino, qui scaricabile in pdf.

 

Conclusioni

Naturalmente questo non è che uno dei tanti modi di far lavorare per competenze. In cosa si differenzia dalla didattica tradizionale:

  • Nella didattica tradizionale il docente spiega e assegna esercizi in aula: gli alunni individuano, non scrivono
  • Nella didattica tradizionale gli esercizi si svolgono senza il docente e senza l’apporto dei pari
  • Nella didattica tradizionale di norma non c’è spazio per il dibattito finale
  • Nella didattica tradizionale di norma l’alunno non fa metacognizione compilando una rubric valutativa

A breve altri esempi per altre discipline.

 

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Didattica per Competenze: un approccio per portarla in classe

Si parla sempre più spesso di Didattica per Competenze, ma il problema è come portarla in aula, vale a dire quale metodo impiegare per non “travestire” da competenze una didattica “tradizionale”. I metodi sono molti, come pure i testi teorici che predispongono protocolli ed approcci. Qui ne vedremo uno particolarmente snello.

Innanzi tutto: fare Didattica per Competenze non significa solo far svolgere Compiti per Competenze, questo è un equivoco che andrebbe immediatamente sgombrato dal campo d’azione. Uno degli errori, infatti, più frequenti di chi si avvicina all’approccio per competenze è quello di fare lezione in modo tradizionale, valutare in modo tradizionale ma pretendere una prova per Competenze. Un approccio così ibrido e potenzialmente squilibrato rischia di portare al fallimento.

Si consiglia a tal proposito un approccio “totale” (ancorchè impegnativo e complesso) alla Didattica per Competenze, il che significa:

  • Fare Lezione (momento della cosiddetta “spiegazione”) per Competenze
  • Fare Prove per Competenze
  • Fare Valutazione per Competenze

Come? Ecco alcune idee:

  • Fare Lezione per Competenze vuol dire far esercitare l’ascolto attivo, il problem posing, il dibattito critico. Questo non significa che la classica lezione frontale non funzioni, semplicemente essa attiva (quando va bene) una sola abilità vale a dire l’ascolto passivo (attivo se prevede domande quindi problem posing)
  • Fare Prove per Competenze significa non puntare tutta l’attenzione sulla sola ritenzione dei contenuti e memorizzazione ma dare spazio al problem solving, alla collaborazione tra studenti, all’educazione tra pari, alla didattica laboratoriale e per progetti. Un esempio potrebbe essere la consegna, in singolo o in gruppo, di un progetto articolato che preveda, ovviamente, lo studio dei contenuti ma anche l’elaborazione di strategie di risoluzione, magari l’uso di contenuti grafici e multimediali, o addirittura simulazioni.
  • Fare Valutazione per Competenze infine comporta innanzi tutto coinvolgere gli studenti nel processo valutativo, il che non vuol dire solo stimolare l’autovalutazione, ma anche far comprendere, possibilmente in itinere (e non solo a fine percorso) punti di forza e debolezza della loro preparazione; valutare per competenze prevede inoltre non mettere al vertice del nostro interesse di docenti i soli contenuti ma anche l’originalità delle soluzioni proposte, il rispetto dei tempi di consegna, l’attitudine a lavorare in gruppo, la capacità di rispondere in modo originale e magari critico ai problemi sollevati. Per fare tutto questo gli strumenti più adatti appaiono le rubriche valutative in luogo delle semplici griglie di valutazione (in sintesi: strumento dinamico il primo, statico il secondo).

Naturalmente questo discorso non esaurisce (anzi, al limite introduce!) il tema, vasto e complesso, della Didattica per Competenze. Tuttavia ha lo scopo precipuo di mettere in guardia da un approccio parziale, e quindi spesso insufficiente, alla Didattica per Competenze.

Nei prossimi contributi vedremo esempi concreti di Didattica per Competenze.

 

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Futura Terni 12 Novembre 2018. Parleremo di Webquest, Pensiero Critico, Internet e Storytelling

In occasione dell’evento FUTURA TERNI CUORE DIGITALE parleremo alle ore 14.30 di “Webquest & Problem Based Learning: portare internet e pensiero critico in classe” e alle 17.30 di “Storytelling Didattico: insegnare ed imparare con le storie”.

Lunedi 12 novembre 2018 a Terni presso C.A.O.S. (Centro Arti Opificio Siri).

Qui il programma completo in pdf

Qui per iscriversi all’intervento sullo Storytelling (17.30)

Qui per iscriversi all’intervento su Webquest e Problem Based Learning (14.30)

FUTURA si ferma nel cuore della penisola, l’Umbria, con un percorso di conferenze, workshop, esperienze di innovazione laboratoriali sulla scuola digitale sullo sfondo della cornice post-moderna del “Caos”, spazio simbolo della riformulazione in chiave contemporanea di archeologia industriale volto a ricevere, nella sua flessibilità e multifunzionalità, le diversificate attività legate all’evento.

E’ proprio in questo spazio al centro della città che si svolgerà la manifestazione #FUTURATERNI #CUORE DIGITALE D’ITALIA#PNSD, le cui iniziative si snoderanno tra il 12 ed il 14 novembre 2018 e avranno un tema di stretta attualità e di grande rilevanza scientifica che li collega idealmente con sviluppo e potenziamento delle competenze digitali: fragilità e resilienza, sia in senso ‘geofisico’ che ‘socio-economico’.

La città, quindi, si trasforma in un poliedrico laboratorio dedicato al mondo dell’innovazione digitale: un luogo di confronto in cui temi, questioni, esperienze sul campo, riflessioni si intrecceranno per dar vita ad uno spazio concettuale aperto e dinamico rivolto a Dirigenti, docenti, animatori digitali e team per l’innovazione e personale scolastico.

Parte integrante di Cuore Digitale d’Italia è rappresentato da “Civic Hack Umbria”, il primo hackathon civico delle scuole umbre sul futuro della propria regione interamente dedicato alle sfide del territorio. Il Civic Hack sarà una vera e propria maratona progettuale durante la quale studentesse e studenti, provenienti dalle Istituzioni scolastiche del secondo ciclo della regione Umbria, con l’aiuto di mentori, esperti e ricercatori, lavoreranno insieme con l’obiettivo di contribuire a progettare soluzioni innovative per il territorio.

“Cuore digitale d’Italia” sarà un’occasione unica per raccontare la Scuola digitale e le sue buone pratiche in chiave innovativa, rappresentando al contempo i simboli che caratterizzano e rafforzano l’identità del territorio. Si articolerà in workshop, laboratori didattici, proiezioni, “vetrine tecnologiche”, musica e arte digitale.

Per partecipare alle attività formative è necessario registrarsi accedendo alle aree sotto elencate, registrandosi ai singoli workshop/conferenze. Ad altre iniziative si potrà invece accedere liberamente – come visitatore – fino ad esaurimento dei posti disponibili. Si ricorda ai docenti che frequenteranno i workshop di dotarsi del proprio device personale – computer portatile o tablet – per partecipare in modo attivo alle attività laboratoriali.

Tutte le istituzioni scolastiche sono invitate a partecipare con una propria delegazione di studentesse e studenti, festeggiando con #FuturaTerni la Scuola Digitale nella propria città.

Vai al programma di #FuturaTerni

Emiliano Onori

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Formazione Su Misura. Corsi “Zainetto Didattico”

Category : Corsi, Riflessioni · No Comments · by Ott 8th, 2018

Negli ultimi anni, grazie al Piano Nazionale Scuola Digitale, migliaia di docenti hanno seguito corsi di formazione a tema, ad esempio: classe capovolta, apprendimento cooperativo, uso della lim e molto altro.

Ora è il momento di una formazione su misura

Capita infatti che un corpo docenti abbia bisogno di interventi mirati, ad esempio:

  • come registrare e mettere online video didattici
  • come scrivere un testo in modo collaborativo
  • come digitalizzare risorse cartacee
  • come creare un podcast, sito, blog, album di classe

Per tutte queste esigenze non sono più necessari corsi tematici da 12/16h ma saranno sufficienti interventi singoli e mirati (di norma da 3/4h ciascuno)

Ecco il progetto “Zainetto Didattico” risponde a questa esigenza. La metafora è appunto quella dello “zainetto”, uno strumento leggero, agile, specifico. La valigia, al contrario, risponde ad esigenze di lunga durata essendo ampio ma pesante.

Lo “zainetto” è migliore della “valigia”?

Assolutamente no, servono a scopi diversi.

Forse però adesso è il momento dello zaino!

Ecco alcuni esempi:

CONDIVIDERE

  • rendere disponibile un file a tutta la classe con un click
  • inquadrare con lo smartphone un link e navigarlo in un istante
  • lavorare su lim condivise anche da remoto, con pc, tablet e smartphone
  • usare i social network (instagram) per finalità didattiche

PUBBLICARE

  • postare un’immagine su un sito senza bisogno di registrarsi
  • documentare un’attività di laboratorio mediante pagina web professionale
  • fare report video di esperienza didattica
  • mettere online la registrazione audio di un intervento
  • ragionare su opportunità e rischi della pubblicazione di foto online

PIANIFICARE

  • creare classi virtuali in piattaforme didattiche
  • assegnare compiti da svolgere direttamente online
  • calendarizzare scadenze e sincronizzarle con smartphone
  • fare brainstorming online e mappe concettuali istantanee

REGISTRARE

  • fare un video didattico e metterlo online
  • acquisire una registrazione vocale da riusare per il peer to peer
  • creare storyboard di un digital storytelling

ANALIZZARE

  • mappare immagini su specifici punti
  • creare playlist di video didattici

GIOCARE (!)

  • creare divertenti quiz online
  • realizzare flash card per il ripasso
  • manipolare oggetti in 2d e 3d

GEOLOCALIZZARE

  • mappare e descrivere un luogo o un punto di interesse in google maps
  • realizzare un diario di bordo geolocalizzato
  • inserire punti di interesse di un libro o film

E molto altro!

Se sei interessato a organizzare nella tua scuola

una formazione su misura

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Webquest, Internet e il Pensiero Critico. Come portare tutto in classe

Che internet sia entrato prepotentemente nella didattica degli ultimi anni è un fatto innegabile. Che lo abbia fatto in modo coerente e ordinato è invece più discutibile. Un esempio. Se fino a 15 anni fa si poteva richiedere serenamente agli alunni una ricerca in biblioteca, giacchè i testi in essa presenti erano in qualche modo già validati e tutto sommato affidabili, oggi con la rete questo passaggio non è scontato. Come ci insegna Rheingold in un illuminante passaggio del suo testo p.79 (“Perchè la rete ci rende intelligenti”)

“Ho l’impressione che adesso il compito (di verificare) tocchi a chi trova informazioni sul Web piuttosto che a chi ce le mette”

(cfr dopo per intero passaggio)

E’ avvenuta, in altre parole, una sorta di improvvisa rivoluzione, ora il compito di verificare spetta a chi legge, non a chi scrive. Questo passaggio ha delle enormi implicazioni didattiche. Una delle quali è ovvia: non si può dire semplice ai ragazzi di svolgere una ricerca online, senza che prima non li si sia istruiti a sufficienza sul come valutare l’informazione in rete.

A tale proposito ci viene in aiuto una straordinaria metodologia didattica che è il webquest. Non si tratta di altro che di una ricerca online guidata (a differenza del pbl che risulta più complesso). Tramite il webquest si può implementare l’uso di internet in classe, previa formazione degli studenti sulle modalità di verifica dei dati online.

Di seguito una serie di approfondimenti sul webquest.

Il Webquest: tecnologie e valutazione

 

Il Webquest come strategia didattica per l’uso consapevole di internet

 

Il Webquest: i paradigmi pedagogici che ne stanno alla base

 

Esempio di Webquest: Internet ci rende intelligenti o stupidi?

 

Esempio di Webquest: Di cosa parliamo quando parliamo di cibo

 

Corsi e Workshop Certificati da 25h e 990 euro su Webquest e Didattica per Problemi (PBL)

 

Emiliano Onori

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*La prima volta che ho visto mia figlia usare un motore di ricerca per i suoi compiti, le ho spiegato che “un tempo, le informazioni si raccoglievano andando in biblioteca per consultare un libro o un articolo di rivista. Magari si era in disaccordo con quanto scritto nel libro, ma si poteva stare ragionevolmente certi che, prima della pubblicazione, qualcuno avesse controllato le affermazioni dell’autore riguardo ai fatti citati. Quando si consultano i risultati di un motore di ricerca sul Web e si clicca su un link, invece, non si può essere sicuri della correttezza o meno delle informazioni trovate; è più facile incappare in informazioni scorrette e falsità totali”. “Chi mi può aiutare a sapere come stanno le cose?”, mi ha chiesto, arrivando così al cuore della sfida di Internet alla secolare autorità dei testi. “Ho l’impressione che adesso il compito tocchi a chi trova informazioni sul Web piuttosto che a chi ce le mette”, ho risposto, suscitando in mia figlia un’espressione di sgomento. “Puoi lasciarti facilmente indurre a credere a falsità di ogni tipo se non sai capire la differenza fra le informazioni buone e quelle cattive.” Per spiegarle ciò che intendevo, ho digitato il nome di Martin Luther King Jr., leader del movimento
per i diritti civili. Sapevo che, nella maggioranza dei motori di ricerca, la parte superiore della prima pagina di risultati ospita un link a un sito intitolato “Martin Luther King Jr.: la vera indagine storica”.1 Non ci vuol molto per rendersi conto che questa “vera indagine storica” in realtà presenta King come un personaggio losco. Ho chiesto: “Come fai a sapere se è vero o no?”. “Assomiglia a qualsiasi altra cosa sul Web”, ha risposto mia figlia. “Cerca l’autore”, le ho suggerito. (Howard Rheingold, Perchè internet ci rende intelligenti”, Raffaello Cortina Editore, p.79)

 

 

Il Webquest: tecnologie e valutazione

Le tecnologie che ruolo giocano? Un ruolo nel complesso secondario: il webquest non necessita di un grande impatto tecnologico. Sono necessari una connessione ad internet ed un dispositivo per la navigazione e consultazione dei materiali, eventualmente per la realizzazione di una presentazione o un testo elettronico.

Infine: come valutare un webquest? Di certo non puntando tutta la nostra attenzione alle solo conoscenze. Il processo che il webquest attiva, infatti, è più articolato di una semplice “ritenzione” delle conoscenze, ma coinvolge anche competenze trasversali e soft skill. Pertanto si rende necessaria una rubric di valutazione che tenga conto, ad esempio, di: rispetto delle consegne, uso consapevole della tecnologia, conoscenze raggiunte, chiarezza espositiva, etc.

Il webquest può essere implementato in scuole di ogni ordine e grado.

A breve verrà pubblicato un video che spiega passo passo cosa sia il webquest, quali siano le tipologie e i risultati, quali le modalità di impiego in aula, quali i pro e quali i contro.

E’ possibile anche organizzare workshop e corsi di formazione sul webquest (richieste 12/16h).

 

Emiliano Onori

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Il Webquest: i paradigmi pedagogici che ne stanno alla base

In un precedente contributo abbiamo illustrato il Webquest come strategia didattica (clicca qui). Ora vediamo i paradigmi pedagogici coinvolti dal webquest. Essi sono essenzialmente due:

  • Costruttivismo, secondo cui il sapere è un processo da costruire sulla base di scenari reali e da negoziare con gli altri
  • Mastery Learning (Apprendimento per la padronanza), secondo cui ognuno è in grado di raggiungere risultati apprezzabili se messo in situazione di contesto a lui favorevoli (quindi la variabile “tempo” è da tenere ben presente: alcuni studenti per alcuni argomenti e/o problemi possono avere bisogno di poche ore, altri di alcuni giorni, ma tutti possono raggiungere risultati soddisfacenti).

Dunque il Webquest non è affatto un approccio “debole” dal punto di vista pedagogico, piuttosto cerca di portare in classe i benefici specialmente dell’Apprendimento per la padronanza. Ed è proprio su questo punto, così caro a Bloom, che è opportuno fare qualche riflessione.

La scuola di oggi, specie la secondaria di secondo grado, è spesso vittima dei tempi. Tempi stretti per effettuare le verifiche, tempi stretti per terminare il programma (!), tempi stretti per partecipare al progetto, tempi stretti per rientrare nel pon di turno. Tutto questo si ripercuote nella qualità dell’insegnamento e, cosa ben più grave, in quella dell’apprendimento. Se anche vogliamo mettere in dubbio, come da più parti (e con buone ragioni), la teoria delle intelligenze di Gardner, non possiamo nasconderci che, quanto meno, ogni alunno ha i suoi tempi di apprendimento.

Sicchè in un regime affrettato e uniformato, solo un piccolo gruppo di studenti potrà avere soddisfazione didattica, una buona parte rischia di arrancare o comunque di non apprendere, un numero non esiguo è forse condannato al fallimento. Questo non possiamo permettercelo. Naturalmente il Webquest non elimina il rischio, tuttavia lo diminuisce creando un ambiente di apprendimento più elastico, capace di venire incontro ad un numero considerevole di alunni, agendo ad esempio sui tempi delle consegne. Questi, di norma, non sono mai estremamente ravvicinati rispetto alle spiegazioni ma, basandosi su tipi di lavori complessi ed articolati, danno agli studenti tempistiche più ampie, numerabili in settimane e non in giorni.

In un prossimo contributo vedremo non solo il ruolo giocato dalle tecnologie nel Webquest (ruolo piuttosto marginale) ma anche il tipo di valutazione idoneo alla metodologia in questione.

Emiliano Onori

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Media Education: insegnarla ai giovani…e non solo!

Category : Med, Riflessioni · No Comments · by Set 21st, 2017

Uno degli aspetti che meno viene considerato nel dibattito tra Animatori Digitali e Team Innovazione è l’educazione ai “Nuovi Media”. Presi dagli ultimi ritrovati tecnologici, dai più recenti (e non sempre utili) gadget e app presenti in rete, corriamo il rischio di non interrogarci su aspetti ben più profondi e significativi connessi al ruolo delle nuove tecnologie. Ecco, ad esempio, una serie di questioni profonde che le cosiddette “nuove tecnologie” potrebbero suscitare:

  • Quale ruolo ha l’identità in un contesto ormai pervasivamente connesso?
  • La “connessione” perenne può determinare una “disconnessione” intima e relazionale?
  • Come cambiano le relazioni nel momento in cui esse di determinano dentro e fuori i contesti digitali?
  • Quali sono i rischi e le opportunità che le cosiddette “nuove tecnologie” ci presentano?
  • Il ruolo dei social media ha anche una valenza “esclusiva” oltre che “inclusiva”?
  • Il “digital divide” non va forse arricchito col concetto, più delicato e complesso, di “competenza digitale”?
  • Quali ambiti non possono e non devono entrare nel dominio dei nuovi media? E perchè?

Questi non sono che alcuni aspetti, tra i più rilevanti credo, che le nuove tecnologie ci impongono di discutere; occorre convincerci del fatto che non siamo (per lo più) educati all’uso di certi strumenti, non dominiamo determinate conseguenze (basti pensare ai recentissimi quanto luttuosi fatti di cronaca), e non ne prevediamo gli effetti nè a breve nè a lungo termine.

Se dunque noi adulti ed educatori siamo così poco esperti del problema, come possiamo pretendere che i nostri studenti siano utenti consapevoli ed equilibrati? A tal proposito credo che una delle azioni più urgenti, dal punto di vista culturale e politico prima che tecnico, che gli Animatori Digitali ed i Team dell’Innovazione possono sponsorizzare (e anche discutere se ne hanno competenza) sia quella di:

  • Introdurre la Media Education a scuola (possibilmente non tramite solo progetti occasionali ed episodici)
  • Promuovere il dibattito sull’uso critico degli strumenti di connessione (social network in primis)
  • Estendere la discussione alla comunità di genitori
  • Coinvolgere personale esperto in materia (psicologi, pedagogisti, etc.)

Pertanto invito tutti i colleghi Animatori a non preoccuparsi solo e soltanto di tematiche povere e insignificanti (come l’implementazione dell’ultima app per tablet) o meramente tecniche, ma li esorto ad innalzare il livello, culturale e politico, del dibattito in oggetto favorendo quanto prima e quanto più possibile l’educazione ai nuovi media.

In prossimi contributi in merito verranno date indicazioni operative e soggetti competenti da coinvolgere per progetti ad hoc.

Emiliano Onori

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Collaborazione DesignDidattico e Nova 24 Blog Sole 24 ore

Con grande piacere e soddisfazione si comunica l’inizio della collaborazione tra DesignDidattico e il noto portale di informazione e approfondimento Nòva 24 (http://imparadigitale.nova100.ilsole24ore.com/) del Sole24Ore.

Qui il primo contributo legato alla metodologia didattica del Webquest

 

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