Design Didattico

Instructional Design & Media Education



Portare Agenda 2030 in aula: Peer Education su Consumo Responsabile

Proseguiamo la nostra rassegna di Metodologie Didattiche Attive (qui trovate le precedenti) applicate all’Agenda 2030. Stavolta vedremo come organizzare una lezione in Peer Education (educazione tra pari) sul goal 12 ovvero: Consumo Responsabile. Innanzi tutto due parole sulla Peer to Peer Education, di che si tratta? E’ una metodologia didattica che punta, come dice il nome, alla formazione tra pari. Il docente, in accordo con uno o più studenti, fornisce materiali di studio e approfondimento su un tema, segue tali studenti nel processo di apprendimento, poi li mette in condizione di formare a loro volta i loro pari, tramite strategie varie (dibattiti, lezioni, analisi guidate, etc.).  Perchè usare questa metodologia? Essa risulta particolarmente efficace quando si tratta di sensibilizzare gli studenti su tematiche fortemente legate al loro vissuto (abitudini alimentari, dipendenze, bullismo, etc.) poichè è ovvio che un insegnamento, consiglio o divieto che proviene da un pari ha una efficacia persuasiva differente rispetto a quella che potrebbe avere se venisse da un adulto. Se qualcuno volesse approfondire, qui un mio video:

Vediamo quindi come potremmo procedere ad un progetto di peer Education sul tema del Consumo Responsabile (qui link Indire)

Idea di fondo: piuttosto che dare decaloghi agli studenti sul consumo responsabile, facciamoli dibattere coi loro pari (opportunamente formati in merito), di modo da far emergere pregiudizi e false credenze sui consumi più o meno responsabili.

Progetto/Prodotto da realizzare: da parte degli studenti coinvolti e formati dal docente per essere Peer Educator, il prodotto da realizzare potrebbe essere o una presentazione multimediale o un video oppure un debate (dibattito critico). Oppure, nell’ipotesi di coinvolgere più gruppi di peer educator, potrebbe essere utile far progettare loro una vera e propria campagna di sensibilizzazione da far circolare nella scuola mediante: poster, cartelloni, social media, video, etc.

Requisiti: aver letto tutti o parte degli articoli sul tema in questione presenti nel sito dell’Agenda 2030 (cioè qui)

Obiettivi Didattici: conoscere in modo approfondito il tema del consumo responsabile (e non)

Obiettivi Trasversali: saper individuare i propri consumi e quelli degli altri e valutare strategie di cambiamento

Fasi di lavoro in classe: il docente illustra il tema generale all’intera classe e fornisce materiali specifici agli studenti che diventeranno peer educator.

Fasi di lavoro a casa: in gruppo o singolarmente gli alunni leggeranno i documenti proposti, vedranno i video più interessanti, eccone uno ad esempio:

Tempi: per un lavoro di tal genere, ipotizzando una introduzione di circa 30 minuti occorrono dalle 2 alle 3 settimane, specie se effettuato in gruppo. E’ opportuno prevedere un momento di raccordo con gli studenti peer educator per supportarli in eventuali difficoltà incontrate.

Consegne: da parte dei peer educator la consegna può essere un prodotto (campagna di sensibilizzazione, post nei social, meme, video, etc.), da parte degli alunni NON coinvolti come peer educator, la consegna potrebbe essere almeno la lettura e lo studio dei materiali proposti

Valutazione: per la valutazione è possibile procedere con rubric appositamente predisposte oppure tramite elaborato a risposte aperte (o chiuse) sugli obiettivi didattici su esposti

Vantaggi: il vantaggio di un lavoro di questo tipo è innanzi tutto quello di responsabilizzare al massimo gli studenti individuati come peer educator (contrariamente a quanto si pensa, non occorre individuare gli studenti, per così dire, “bravi”, ma magari proprio quelli che di norma si segnalano per rendimenti meno convincenti, in tal modo sentiranno l’onore e l’onere di fare da “insegnanti”)

Conclusioni
Questo tipo di approccio allo studio è fortemente “attivo” poichè coinvolge gli studenti a partire proprio dal loro vissuto. La richiesta poi di divenire loro in prima persona dei “docenti” è senza dubbio motivante!


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#Futura #Lucca Progettiamo un Webquest (Teachers Matter 9 Novembre)

Category : Riflessioni · No Comments · by Nov 9th, 2019

Dopo aver visto cosa sia un Webquest proviamo a progettarne uno tramite questa scheda di progettazione

SCHEDA PROGETTAZIONE WEBQUEST (clicca per il download)

 

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Il Museo Virtuale dei Reperti Archeologici. Didattica delle Lingue Classiche tramite Project Work

Da qualche tempo ci stiamo occupando della Didattica delle Lingue e Discipline Classiche. Uno dei nostri assunti è stato: a dispetto della innovazione cui è andata incontro la didattica di molte discipline (scienze, lingue, arte, etc.), il modo di insegnare le materie classiche è spesso (non sempre per fortuna!) rimasto pressochè invariato. In particolare per quanto concerne l’insegnamento della grammatica, in misura minore della letteratura e storia.

Oggi vediamo un modo tutto sommato semplice di coinvolgere gli studenti nello studio dei reperti archeologici: la realizzazione di un vero e proprio Museo Virtuale (ecco un esempio sull’arte greca, e qui un secondo esempio), tramite siti web ad hoc (ad esempio www.emaze.com)

Di seguito un sintetico schema di progettazione dell’attività:

Idea di fondo: nello studio del fenomeno storico il reperto archeologico è un dato essenziale, tuttavia è spesso posto in secondo piano tanto nello studio della storia antica quanto in quello delle letteratura. Il dato artistico, o anche solo documentario, è tuttavia fondamentale per comprendere il complesso ambiente culturale del mondo classico.

Progetto/Prodotto da realizzare: si possono prevedere tre soluzioni, a impatto tecnologico crescente; il primo è una semplice presentazione (stile Powerpoint) che illustri alcuni dei reperti archeologici presenti nei libri di testo; il secondo è la realizzazione di un museo virtuale mediante il sito emaze.com (ecco un esempio sull’arte greca, e qui un secondo esempio) o tramite sfogliabile dal sito calameo.com; il terzo è un prodotto ibrido: un cartellone con immagini stampate dei reperti, corredati da QR code che rimandino, ovviamente online, alle descrizioni dei reperti oppure l’utilizzo di app per realtà aumentata (WallaMe). In questo contesto non ci interessano le modalità di realizzazione pratica delle singole proposte. Ecco come potrebbe apparire un lavoro (sull’Impressionismo):

Requisiti: conoscere in modo generale il concetto di reperto archeologico e in modo dettagliato i 4/5 reperti riportati nel progetto (e desunti dal libro di testo)

Obiettivi Didattici: conoscere in modo generale il concetto di archeologia e reperto; conoscere in modo dettagliato i singoli reperti studiati

Obiettivi Trasversali: saper lavorare in gruppo; saper selezionare le informazioni utili ad individuare e “citare” un reperto

Fasi di lavoro in classe: il docente illustra il concetto di archeologia e reperto; mostra i reperti su cui impostare il lavoro

Fasi di lavoro a casa: si elabora un “museo” virtuale mediante una delle forme proposte

Tempi: per un lavoro di tal genere, ipotizzando lo studio di almeno 4/5 reperti occorrono dalle 2 alle 3 settimane, 4 se il lavoro coinvolge l’applicazione dei QR code e/o della realtà aumentata. E’ opportuno prevedere una scadenza mediana in itinere per verificare l’avanzamento dei lavori

Consegne: una delle forme previste: 1. powerpoint   2. museo virtuale online   3. cartellone “aumentato” con QR code

Valutazione: per la valutazione è possibile procedere con rubric appositamente predisposte oppure tramite elaborato a risposte aperte (o chiuse) sugli obiettivi didattici su esposti

Vantaggi: il vantaggio di un lavoro di questo tipo è innanzi tutto quello di focalizzare l’attenzione sul tema archeologico, molto spesso posto in secondo piano sia nello studio della storia che della letteratura; in secondo luogo il vantaggio è far conoscere agli studenti modalità di tagging come i QR code e la realtà aumentata, che sarà sempre più presente anche nel settore Education

Conclusioni

Questo tipo di approccio allo studio è fortemente “attivo” poichè coinvolge gli studenti nella realizzazione pratica di un prodotto, che potrebbero anche aver già visionato online. Avvicinare archeologia a concetti come QR code e realtà aumentata è anche un modo interessante per parlare di valorizzazione “tecnologica” dei beni culturali.

Suggerimenti

Per chi fosse rimasto affascinato dal precedente video (che ritrae un museo virtuale realizzato tramite web app emaze.com) ecco un efficace video tutorial


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Metodologie Attive: Flipped Classroom con Peter Sloan (to get, to bring, to take)

Proseguiamo la nostra rassegna di esempi di Metodologie Didattiche Attive. Stavolta è il turno di una lezione in modalità capovolta relativa ad una semplice regola della grammatica inglese cioè la differenza tra i seguenti verbi: to get, to bring, to take.

La flipped classroom si presta molto bene a questo argomento poichè, per spiegarlo, è sufficiente un breve video, meglio se realizzato da un autentico professionista della motivazione come Jhon Peter Sloan.

Ma ecco la scheda operativa:

  • Idea di fondo: piuttosto che spiegare un argomento nel complesso piuttosto semplice, forniamo agli studenti un video didattico e facciamo poi tutti insieme esercizio in classe.
  • Obiettivi Didattici: conoscere la differenza tra i verbi: to get, to bring, to take
  • Obiettivi Trasversali: saper lavorare in gruppo, saper prendere nota di un video didattico
  • Metodologia impiegata: classe capovolta
  • Fasi di lavoro in classe: il docente illustra la metodologia flipped ed il lavoro che attenderà l’indomani gli studenti dopo la visione del video (per lo più esercizi di grammatica oppure compiti più strutturati come ad esempio role play)
  • Fasi di lavoro a casa: seguire il breve video didattico ed eventualmente leggere testi di rinforzo e svolgere esercizi
  • Tempi: per un lavoro di tal genere occorre una introduzione alla modalità capovolta (solo per le prime occasioni); poi circa 20/30 minuti di visione del video e letture (il video è comunque brevissimo, eccolo:

  • Valutazione: per la valutazione è possibile procedere con rubric appositamente predisposte oppure tramite elaborato tradizionale a risposte aperte (o chiuse) sugli obiettivi didattici su esposti
  • Vantaggi: il vantaggio di un lavoro di questo tipo è innanzi tutto liberare il tempo della spiegazione mediante il video da consultare a casa, e reinvestire quindi il tempo risparmiato in attività in clsse col supporto dei docenti e dei pari.
  • Consigli: verificare che tutti gli studenti abbiano una connessione ad internet a casa.

Di seguito il modulo realizzato passo passo con Adobe Spark:

https://spark.adobe.com/page/avosgkBXQc7BX/

Il modulo presenta:

  • un video molto breve sull’argomento (del noto Jhon Peter Sloan)
  • un testo teorico di rinforzo (molto simile ad una grammatica normativa)
  • un ulteriore video di spiegazione (più formale del precedente)
  • un secondo testo di rinforzo (magari da usare in classe)
  • dei quesiti di autovalutazione (opzionali come compiti, utili come lavoro in classe)
  • ulteriori quesiti (più complessi) per la valutazione

 


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Portare Agenda 2030 in aula: Storytelling Fotografico del proprio territorio

Abbiamo visto come il portale di Indire relativo ad Agenda 2030 sia un’ottima risorsa didattica. Oggi vediamo come poter lavorare con la metodologia dello Storytelling Fotografico a partire da un bellissimo testo di foto messo a disposizione gratuitamente (richiesta registrazione) da Laterza. Si tratta di “Un mondo sostenibile in 100 foto” di Enrico Giovannini e Donato Speroni (qui il sito dedicato)

Il testo è un ottimo esempio di fotogiornalismo, dal sito leggiamo:

Questo volume propone un percorso utilizzando uno strumento principe della testimonianza diretta: la fotografia. In particolare, quella documentaria e il fotogiornalismo hanno la missione di esercitare il loro sguardo impegnato sui protagonisti dei temi sociali più rilevanti in un mondo contemporaneo sempre più complesso, rintracciandone le storie, di denuncia come di buone pratiche, per condividerle nei media. Certamente la fotografia, da sola, non può cambiare il mondo, ma svolge un ruolo fondamentale, rendendoci testimoni a nostra volta e invitandoci così a riflettere, a non abbassare il nostro sguardo.

Come poter dunque far divenire questo libro una risorsa didattica? Una risposta potrebbe essere: lo Storytelling Fotografico. In breve: per Storytelling Didattico intendiamo quella metodologia di insegnamento che mediante l’utilizzo di storie mira a generare apprendimento. E’ di fatto una delle modalità più antiche di apprendimento, l’uomo infatti da sempre è “immerso” nelle storie e con esse si rappresenta e si forma. La variante dello Storytelling Fotografico consiste in un racconto dove la parte predominante sia quella delle immagini, meglio se scattate dagli alunni direttamente.

 

Di seguito un sintetico schema di progettazione dell’attività:

Idea di fondo: piuttosto che consultare le immagini altrui gli studenti sono chiamati ad effettuare un semplice “reportage fotografico” del loro territorio, connesso ad uno degli obiettivi di Agenda 2030 (ad esempio: Imprese Innovazione e Infrastrutture oppure Città e Comunità Sostenibili o anche Consumo e Produzioni Responsabili). Il testo su proposto può fungere da ottimo spunto operativo

Progetto/Prodotto da realizzare: book fotografico o reportage (con brevi testi) con immagini da loro scattate. Da realizzare in gruppo (consigliato) o individualmente (sconsigliato) sul modello di quello proposto (per altro, lo ribadiamo, scaricabile gratuitamente in .epub)

Requisiti: aver letto tutti o parte degli articoli sul tema scelto connesso ad Agenda 2030, avere (possibilmente!) qualche cenno di fotografia

Obiettivi Didattici: conoscere, anche per linee generali i temi degli argomenti sopra suggeriti (Imprese Innovazione e Infrastrutture oppure Città e Comunità Sostenibili o anche Consumo e Produzioni Responsabili), (opzionale) i rudimenti basilari della fotografia

Obiettivi Trasversali: saper lavorare in gruppo; saper selezionare i dati in base al territorio; conoscere gli uffici territoriali; conoscere le problematiche di privacy connesse all’uso delle fotografie (liberatorie, diritti d’autore, diritti di possesso)

Fasi di lavoro in classe: il docente illustra il portale e alcuni concetti chiave legati al GOAL scelto (ad esempio: Città e Comunità Sostenibili)

Fasi di lavoro a casa: si leggono i materiali presenti nel portale, si effettuano sopralluoghi per le foto che si realizzano in una o più riprese

Tempi: per un lavoro di tal genere, ipotizzando un reportage piuttosto semplice (8/10 fotografie) occorrono dalle 2 alle 3 settimane, specie se effettuato in gruppo. E’ opportuno prevedere una scadenza mediana in itinere per verificare l’avanzamento dei lavori

Consegne: reportage fotografico in forma analogica (a stampa) o digitale (ad esempio mediante sito sfogliabile, qui un modello) conseguente illustrazione in aula

Valutazione: per la valutazione è possibile procedere con rubric appositamente predisposte oppure tramite elaborato a risposte aperte (o chiuse) sugli obiettivi didattici su esposti

Vantaggi: il vantaggio di un lavoro di questo tipo è innanzi tutto calare nel proprio territorio un tema che spesso viene avvertito come estraneo e lontano. In secondo luogo un altro vantaggio è far comprendere come lo smartphone (col quale prevedibilmente gli studenti realizzeranno le foto) possa avere anche interessanti valenze didattiche e documentarie. Infine altro vantaggio è la possibilità di esprimersi mediante un linguaggio (la fotografia) normalmente escluso dalla prassi didattica ma ormai onnipresente nell’esperienza quotidiana degli studenti

 

Conclusioni

Questo tipo di approccio allo studio è fortemente “attivo” poichè coinvolge gli studenti a partire dalle fasi di progettazione del reportage fino a quelle di realizzazione. Inoltre la richiesta di documentare il proprio territorio mette gli studenti nella condizione di “vivere” un contenuto didattico che altrimenti sarebbe “astratto” e forse persino “estraneo”. In altre parole: “creatività” e “vissuto” rendono questo approccio didattico di certo diverso da quello legato alle tipologie didattiche trasmissive.

Da ultimo un breve video che illustra il testo in questione:


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Metodologie Attive: Compito di realtà e Infografiche

Una delle metodologie attive più utili e coinvolgenti è la didattica cooperativa (cooperative learning), specie quando è abbinata ad un tipo di consegna come il “compito di realtà”, ancor più se tale compito consiste nella realizzazione di una infografica. L’infografica è una rappresentazione, grafica e insieme numerica, di un fenomeno più o meno complesso. Negli ultimi anni le infografiche si sono enormemente diffuse, e di pari passo si sono moltiplicati i siti che permettono di realizzarle (i più noti: visual.ly, infogr.am, piktochart, easel.ly e molti altri).

Ecco un esempio di infografica sul consumo di cibo spazzatura:

Come è possibile vedere, il potenziale comunicativo di una infografica è di gran lunga superiore a quello di un semplice grafico:

Ma come portare tutte queste innovazioni (coop learning, compito di realtà, infografica) in classe? Di seguito alcune semplici indicazioni su un lavoro connesso proprio al junk food (cibo spazzatura). Partiamo con una scheda di progettazione:

  • Idea di fondo: piuttosto che leggere agli studenti una serie di documenti e dati su cibo spazzatura, forse è maggiormente formativo far realizzare loro una “campagna promozionale sui corretti stili alimentari” mediate l’uso di infografiche. Questo approccio può definirsi attivo poichè, dopo aver appreso i contenuti essenziali, i ragazzi dovranno dare spazio anche alla loro creatività mediante la costruzione di un documento multimediale convincente, accattivante e scientificamente fondato
  • Obiettivi Didattici: conoscere concetti come calorie, apporto nutrizionale, dieta, etc.; saper interpretare dati
  • Obiettivi Trasversali: saper reperire online informazioni credibili e verificabili; saper lavorare in gruppo (ascolto attivo); saper comunicare tramite i dati visuali (infografiche)
  • Metodologia impiegata: apprendimento cooperativo
  • Tipologia di compito e prodotto da realizzare: compito di realtà con infografiche, titolo “I corretti stili alimentari negli adolescenti”
  • Fasi di lavoro in classe: il docente illustra il tipo di lavoro, la metodologia e accenna le basi del tema indicando bibliografia e sitografia (online molte sono le risorse in merito).
  • Fasi di lavoro a casa: in gruppo gli studenti prima apprendono i contenuti poi progettano una campagna informativa e infine la realizzano (mediante infografiche)
  • Tempi: per un lavoro di tal genere occorrono dalle 2 alle 3 settimane, specie se effettuato in gruppo. E’ opportuno prevedere una scadenza mediana in itinere per verificare l’avanzamento dei lavori
  • Valutazione: per la valutazione è possibile procedere con rubric appositamente predisposte oppure tramite elaborato a risposte aperte (o chiuse) sugli obiettivi didattici su esposti
  • Vantaggi: il vantaggio di un lavoro di questo tipo è innanzi tutto lavorare in gruppo ad una consegna fortemente connessa al vissuto degli studenti. Altro vantaggio è apprendere la tecnica della comunicazione mediante dati (visual storytelling e infografiche)
  • Consigli e materiali. Di seguito un interessante video su cosa siano le infografiche

  • Altro contributo da Rizzoli sulle infografiche: “Pensare in un mondo di immagini”

  • Qui invece un tutorial di Zanichelli su come creare infografiche

 

Conclusioni

Questo tipo di approccio allo studio è fortemente “attivo” poichè coinvolge gli studenti a partire dalle fasi di progettazione del compito fino a quelle di realizzazione. Inoltre la richiesta creare una campagna informativa è già di per sè un compito sfidante.  In altre parole: “creatività” e “vissuto” rendono questo approccio didattico di certo diverso da quello legato alle tipologie didattiche trasmissive.

 

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Capovolgiamo Venere! Didattica Lingue Classe in Flipped Classroom

Category : Riflessioni · No Comments · by Ott 20th, 2019

Come insegnare in modo innovativo e possibilmente coinvolgente le discipline classiche? I modi sono molti, specie quando si parla di quel tesoro di testi che è la letteratura antica. Questa volta vedremo una delle metodologie didattiche più innovative degli ultimi anni vale a dire la Classe Capovolta, applicata all’Inno a Venere del poeta latino Lucrezio.

Ma prima di tutto: cosa si intende per Flipped Classroom (Classe Capovolta)? Si tratta di una metodologia didattica attiva che capovolge la tradizionale impostazione didattica di spiegazione (in classe) e compiti (a casa). Mediante l’ausilio di brevi video (o comunque di materiali, possibilmente multimediali, agili e chiari, non quindi il libro di testo!), gli alunni approfondiscono a casa un tema, sul quale poi sono chiamati a lavorare in classe. In altre parole: qui il docente interviene nel momento di massimo bisogno degli alunni, vale a dire l’applicazione pratica di quanto studiato. Per approfondire questa metodologia è possibile trovare in rete tantissimi riferimenti sulla flipped classroom, oltre che un attivissimo gruppo facebook in merito.

Ma vediamo ora come insegnare le discipline classiche, nel caso di oggi la letteratura latina, tramite questo metodo di insegnamento e apprendimento. Ecco una scheda di implementazione relativa a Lucrezio ma applicabile ad ogni altro argomento, purchè si disponga di video didattici chiari e sintetici:

Idea di Fondo: piuttosto che spiegare in classe un determinato (e breve) argomento per poi risentirlo l’indomani, si assegna ai ragazzi un video didattico (o altro materiale possibilmente multimediale) da seguire a casa. In classe, dopo aver verificato che tutti (o quasi!) abbiano visionato i materiali ed eventualmente studiato sul libro di testo, si procede a lavorare su un testo *non* analizzato nel video didattico. L’obiettivo è chiaro: provare a far confrontare gli alunni con un argomento non totalmente nuovo, ma di cui hanno avuto una spiegazione tramite video didattici. In questo modo non chiediamo loro semplicemente di *ripetere* un testo *noto* ma di applicare ad un testo *non noto* quanto appreso. Il capovolgimento consiste in questo: qui l’insegnante aiuta gli alunni nel momento dell’applicazione pratica di quanto appreso (cosa che non potrebbe fare nel momento degli esercizi a casa).

Requisiti: conoscere il profilo dell’autore e aver seguito un video didattico, su Youtube per lo specifico argomento ve ne sono diversi in italiano (altri in inglese) ecco un esempio qui (di Luigi Gaudio) e qui un altro dal canale EduClassicTube (qui) (sempre da questo canale è possibile anche seguire un video sul sacrificio di Ifigenia, da Lucrezio)

Obiettivi Didattici: conoscere le principali tematiche dell’Inno e saper effettuare l’analisi metrica e stilistica del brano

Obiettivi Trasversali: lavorare in gruppo (nell’ipotesi in cui in lavoro in classe venga svolto in gruppi, si consiglia gruppi di due per un lavoro di tal genere)

Fasi di lavoro in classe I: introduzione sintetica del tema e del lavoro da svolgere (non la spiegazione dell’Inno)

Fasi di lavoro in gruppo a casa: seguire il video e prendere nota dei passaggi essenziali per iscritto (è fondamentale infatti scrivere, almeno per sommi capi, quanto visto, altrimenti c’è il rischio di una visione passiva del contributo didattico)

Fasi di lavoro in classe II: dopo aver brevemente verificato la comprensione dell’Inno a Venere proporre un *altro* testo sempre di Lucrezio da analizzare (consiglio: l’elogio di Epicuro). In questa fase sarebbe opportuno far evidenziare ai ragazzi analogie e differenze rispetto all’Inno a Venere, vale a dire rispetto

Tempi: qui occorre suddividere. All’incirca: 15/20 minuti di introduzione del tema e del tipo di lavoro in classe dal docente; almeno 30 minuti per la visione del video a casa e relativi appunti; almeno 60 minuti per il lavoro in classe su un testo diverso da quello del video, di questi 60 minuti almeno 20/30 sarebbe opportuno dedicarli alla condivisione di quanto svolto in classe

Vantaggi: un lavoro di questo tipo presenta diversi vantaggi: innanzi tutto il docente affianca gli alunni nel momento più complesso vale a dire l’analisi di un testo letterario; in secondo luogo i ragazzi lavorano insieme (il lavoro cooperativo può essere svolto a casa, di certo è consigliabile in classe). Da ultimo si veicola l’idea che la rete è anche un enorme deposito di materiali didattici di qualità, non solo un luogo di svago e intrattenimento.

Svantaggi: inutile nasconderci: la classe capovolta, come tutte le metodologie, presenta anche svantaggi; il primo è che gli alunni che non abbiano connessione web a casa potrebbero non seguire il video, in tal caso occorre fornire loro il contributo via pendrive (scomodo), e comunque anche in questo caso devono disporre di un computer. In secondo luogo i ragazzi che non abbiano visionato il video a casa, molto difficilmente potranno giovarsi del lavoro in classe. Questo secondo punto è tuttavia comune ad ogni didattica, se non si lavora a casa, l’attività in aula risulta impoverita o, in alcuni casi, incomprensibile.

Spunti ed ispirazioni: Di seguito alcuni spunti per non lasciare da “soli” (!) gli insegnanti che vogliono sperimentare le prime volte questa metodologia. Il primo sito è weschool e tutta la relativa raccolta di contributi su Lucrezio (cliccare sull’immagine)

 

Questo video invece è dedicato alla lettura metrica del testo lucreziano:

Ed infine uno spunto da un bel testo di Ivano Dionigi “Quando la vita ti viene a trovare”, dedicato a Seneca e Lucrezio:

Conclusioni: Cosa dire infine? La metodologia della classe capovolta è senza dubbio interessante ed utile Richiede gruppi classe piccoli, una buona connessione ad internet e la disponibilità a formarsi su video didattici. E’ molto indicata per spiegare concetti precisi, diventa più dispersiva per contenuti di ampio respiro (i cui video avrebbero una lunga durata).

 


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Portare Agenda 2030 in aula: Campagna Informativa su Parità di Genere

Proseguiamo la nostra rassegna di Metodologie Didattiche Attive (qui trovate le precedenti) applicate all’Agenda 2030. Stavolta vedremo come organizzare una Project Work (ma potrebbe essere anche un Service Learning) nella forma di Campagna Informativa relativo al GOAL 5: Pairtà di Genere. Cosa si intende per Project Work? 

In sintesi potremmo dire che il Project Work consiste nella realizzazione di un progetto concreto, sia esso un cartellone, un sito, un prototipo, una locandina, insomma tutto quello che può essere definito “progetto”. Tale realizzazione segue un periodo di formazione teorica su un tema. Si tratta di una forma di apprendimento che si ispira ai principi del Learning by Doing (Apprendere facendo) e di norma è basato sui seguenti passaggi progettuali:

  • Scelta Obiettivi Didattici (cosa devono imparare gli studenti?)
  • Scelta Target di Riferimento (a chi si rivolgeranno con il loro progetto?)
  • (eventuale) Scelta del Format (poster, sito, cartellone, spot, locandina, etc.)
  • Definizione delle scadenze e delle modalità di illustrazione

Come “declinare” dunque i contenuti del sito Agenda 2030 per un buon Project Work. Vediamo un esempio. Poniamo di voler far lavorare gli studenti sul tema della “Parità di Genere” (GOAL 5, qui i materiali) Ecco un semplice schema di pianificazione:

Idea di fondo: piuttosto che leggere le solite statistiche fornite dalla rete, perchè non facciamo realizzare ai ragazzi una campagna informativa sul tema, *a partire da quelle statistiche*. Il lavoro quindi ha come obiettivo far lavorare in modo “attivo” i ragazzi, e non semplicemente passivo tramite la lettura (fondamentale ma da sola insufficiente) dei dati.

Progetto/Prodotto da realizzare: realizzare una Campagna Informativa (in forme varie: cartellone, sito web, video clip, social post virale, meme, cortometraggio, dossier, intervista, etc.) che abbia come obiettivo quello di sensibilizzare gli adolescenti (magari della propria scuola) al tema in oggetto.

Requisiti: aver letto tutti o parte degli articoli sul tema in questione presenti nel sito dell’Agenda 2030 (cioè qui)

Obiettivi Didattici: conoscere in modo approfondito il tema della parità di genere e le conseguenze su piano lavorativo, economico, etc.

Obiettivi Trasversali: sensibilizzare la popolazione studentesca ad informarsi sul tema e, per quanto possibile e nel proprio piccolo, a porvi rimedio

Fasi di lavoro in classe: il docente illustra il portale e alcuni concetti chiave mediante la lettura e il commento di articoli; dà poi i materiali da visionare a casa, ecco un importante video con uno studio di Irene Biemmi per Rizzoli Education:

Fasi di lavoro a casa: si discute quanto appreso in classe, si prende nota di eventuali dubbi, si elabora (possibilmente in gruppo) una campagna informativa e di sensibilizzazione con relativa strategia di comunicazione. Si realizza tale campagna. Molto utili in tal senso possono essere le infografiche

Tempi: per un lavoro di tal genere, ipotizzando una introduzione di circa 30/45 minuti occorrono almeno 3/4 settimane, specie se effettuato in gruppo. E’ opportuno prevedere fasi di lavoro ravvicinate per non disperdere idee e concentrazione. E’ necessaria una o più lezioni sulle strategie di comunicazione per le campagne di sensibilizzazione. Qui un ottimo documento da Rizzoli

Consegne: i gruppi proporranno ed esporranno i propri lavori.

Valutazione: per la valutazione è possibile procedere con rubric appositamente predisposte oppure tramite elaborato a risposte aperte (o chiuse) sugli obiettivi didattici su esposti

Vantaggi: il vantaggio di un lavoro di questo tipo è innanzi tutto quello di invitare i ragazzi a prendere parte attiva rispetto al problema, troppo spesso affrontato in modalità esclusivamente passive. Altro vantaggio è apprendere come si struttura una campagna di comunicazione e sensibilizzazione, competenza non sempre presente in tutti gli ordini di scuola.

 

Conclusioni
Questo tipo di approccio allo studio è fortemente “attivo” poichè coinvolge gli studenti a partire proprio dal loro vissuto. La richiesta poi di elaborare un documento di sensibilizzazione è, di norma, molto più sfidante di un qualunque tema sull’argomento.


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Category : Riflessioni · No Comments · by Ott 13th, 2019

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Agenda 2030 da Indire e Asvis: un’ottima risorsa didattica

Negli ultimi mesi l’interesse per il clima ha raggiunto (finalmente) l’attenzione meritata anche nei canali di informazione generalisti. Per quanto riguarda il mondo scuola Indire ha da poco pubblicato un ottimo portale sul tema Agenda 2030  (qui il link: https://scuola2030.indire.it/) in collaborazione con ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) nel quale poter trovare tantissime informazioni ed approfondimenti di qualità (per i più piccoli consiglio il portale Rizzoli su Educazione Civica all’indirizzo: https://www.rizzolieducation.it/progetto-educazione-civica). Ma cosa è esattamente Agenda 2030? Leggiamo dal sito:

L’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 è un programma di sviluppo che 193 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto nel 2015. L’Italia, così come molti altri Paesi, ha messo a punto una propria Strategia nazionale che comprende impegni e obiettivi specifici correlati ai 17 Goal di sviluppo sostenibile (SDG, Sustainable Development Goals) previsti dall’Agenda.

Ci troviamo quindi davanti ad portale di assoluto riferimento. Il problema delle risorse in internet, infatti, è spesso proprio la validazione scientifica e l’attendibilità delle fonti. In questo caso possiamo affidarci ad un lavoro chiaro ma anche scrupoloso, in altre parole una miniera di risorse per fare didattica.

Come usare dunque il portale? Tante possono essere le modalità, ecco alcuni spunti connessi alle Metodologie Attive:

Nei prossimi giorni pubblicheremo delle schede operative dettagliate sulle proposte appena esposte. Se vuoi restare aggiornato iscriviti alla newsletter in alto a destra oppure alla smartletter via telegram (link al canale). Di seguito un video sul progetto:

 

Emiliano Onori 

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