Design Didattico

Instructional Design & Media Education



Formazione a distanza: le best practice per imparare in sicurezza

Category : Riflessioni · (1) Comment · by Giu 11th, 2020

La formazione a distanza, in queste difficili settimane, sta servendo da un lato a “mantenere viva la comunità di classe, di scuola, il senso di appartenenza”, combattendo “il rischio di isolamento e di demotivazione”. Dall’altro, è strategica per “non interrompere il percorso di apprendimento”. Ecco come farla in sicurezza

da agendadigitale.eu

L’emergenza coronavirus di questi giorni porta a sostituire tutti gli aspetti della didattica tradizionale, con la FAD (Formazione a Distanza), sottraendola al ruolo marginale a cui fino ad oggi era relegata.

Quelli che erano strumenti integrativi, spesso a supporto dell’offerta didattica tradizionale, vengono messi alla prova, dando così luogo a una sfida interessante.

Occorre pertanto delineare le best practice più opportune per affrontare in serenità tale cambiamento.

Formazione a distanza e metodologie didattiche

La Formazione a Distanza (anche detta eLearning) costituisce un importante strumento per la didattica e l’apprendimento in diversi settori.

L’utente che vi approda può essere un professionista che intende aggiornarsi, un universitario che frequenta un’università digitale o addirittura un bambino delle scuole primarie o un ragazzo delle secondarie che, in un momento di emergenza come quello che si sta vivendo, si confronta con le attività di apprendimento a distanza previste dal MIUR.

Tale modalità didattica, diffusasi esponenzialmente nel corso degli ultimi anni, ha origini statunitensi.

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Aperta Call for Papers su Innovazione e STEM

Category : Riflessioni · No Comments · by Giu 11th, 2020

(da indire.it)

IUL Research, la rivista scientifica internazionale dell’Università Telematica degli Studi IUL, ha aperto la seconda call for papers aperta a tutti i contributi scientifici, in lingua inglese o italiana, che affrontino il tema delle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) incentrate sullo studente e sulla didattica del futuro.

STEM è ormai sinonimo di didattica collaborativa con lo studente che diventa attore coinvolto nella soluzione di problemi e nella progettazione di soluzioni basate su una profonda conoscenza disciplinare delle tecnologie, della scienza e della matematica, ma non solo. Quadri di riferimento per le competenze utili nel XXI secolo, mettono in rilievo che in tutti i framework sono presenti competenze trasversali come la collaborazione, la comunicazione o la ICT literacy. La maggior parte dei framework, inoltre, fa riferimento a competenze quali la creatività, il pensiero critico, il problem solving e lo sviluppo di prodotti di qualità.

La call apre alla possibilità di presentazione di proposte basate su metodologie come Problem, Project e Challenged Based learning che permettano di incorporare nell’attività didattica il problem solving, l’inquiry e design based learning occupandosi di sfide reali in un contesto autentico quale quello del nostro mondo.

Tra i temi richiesti: ricerca empirica nell’educazione STEM, approcci e metodologie per la ricerca educativa STEM, pedagogia e curricula innovativi nell’educazione STEM, formazione degli insegnanti per le STEM/STEAM interdisciplinare e transdisciplinare, educazione STEM e cittadinanza, ambiente e territorio, educazione STEM a distanza e in contesti informali.

La scadenza per la presentazione delle proposte è fissata al 20 agosto 2020.

Link alla submission >>

IUL Research >>

Articolo di Giulia Felici, IUL

Fake news, se la scuola rinuncia a insegnarci il pensiero critico

Category : Riflessioni · (1) Comment · by Giu 9th, 2020

Tutti sono d’accordo sul fatto che occorra lavorare sul pensiero critico per avere una cittadinanza che “sappia pensare” prima di sapere “cosa pensare”, ma nessuno affronta la questione con la dovuta serietà, perché altrimenti la Scuola sarebbe al centro di una grande rivoluzione, che però non mi sembra in vista Gianna Angelini

L’unico modo per difendersi dalle potenziali negatività che alcune derive di internet stanno palesando e sfruttare al meglio i vantaggi del vivere nel nostro secolo è quello di formare una cittadinanza critica e consapevole. Un sentire comune che è importante non perdere di vista soprattutto in questo periodo di frenetica corsa all’equipaggiamento tecnologico.

Formare una cittadinanza critica e consapevole vuol dire lavorare sul pensiero critico per avere una cittadinanza che “sappia pensare” prima di sapere “cosa pensare”. Un punto che mette d’accordo tutti, ma che nessuno prende con la necessaria serietà, a mio avviso. Perché altrimenti di questi tempi la Scuola sarebbe al centro di una grande rivoluzione relativa alla sua pianificazione didattica. Ma non mi sembra in vista.

A scuola di pensiero critico

Qualche mese fa, durante una delle mie lezioni di “Teoria della Percezione” in Accademia,  quando ancora potevamo fare lezione in presenza, ho dovuto constatare con amarezza che tutti in classe ignoravano l’esistenza di Marcel Proust, eppure avrebbero potuto declamare con estrema sicurezza le vicende esistenziali di Daenerys Targaryen, una delle protagoniste della saga fantasy “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin, famosa per la sua interpretazione televisiva.

All’interno della stessa lezione, ho chiesto più volte agli stessi studenti, dall’interesse vivo e la partecipazione vivace, di provare a motivare e argomentare le risposte che stavano offrendo alle mie domande, oltre a rispondere semplicemente di getto. Ma questo li ha mandati quasi tutti in crisi. Ebbene, se sicuramente mi rattrista constatare che alcune delle figure che hanno avuto un ruolo determinante nel plasmare l’immaginario letterario contemporaneo non facciano parte del bagaglio culturale delle nuove generazioni, non considero questo il più grande dei problemi. Si può, infatti, facilmente rimediare, magari – perché no? – affidando ad un regista apprezzato dai più, la costruzione di una bella serie sulla Parigi di fine ‘800 e inizio ‘900.

Il fatto, invece, di non essere in grado di argomentare le proprie posizioni, è un discorso ben diverso. Non mi rattrista semplicemente, direi, invece, che mi preoccupa seriamente. Perché è lì che si annida il cuore del fallimento del nostro sistema educativo attuale ed è lì che si annidano tutti gli ostacoli alla formazione di una cittadinanza critica e consapevole.

Facciamo un po’ di chiarezza. Michael Scriven & Richard Paul, esperti di Critical Thinking, definiscono in questo modo il pensiero critico: “Il pensiero critico è il processo intellettualmente disciplinato di concettualizzare, applicare, analizzare, sintetizzare e/o valutare attivamente e abilmente le informazioni raccolte da, o generate da, osservazione, esperienza, riflessione, ragionamento o comunicazione, come guida alla credenza e all’azione. Nella sua forma esemplare, si basa su valori intellettuali universali che trascendono le divisioni disciplinari: chiarezza, accuratezza, precisione, coerenza, pertinenza, evidenza solida, buone ragioni, profondità, ampiezza ed equità”.

La questione non è, quindi, inferenziale o semplicemente di ragionamento. Il nodo cruciale è di saper affrontare un problema, prima ancora di sapere come risolverlo. Il World Economic Forum già nel 2015, nel report “New Vision for Education. Unlocking the Potential of Technology” indicava in 16 le “skills” necessarie del ventunesimo secolo. Tra queste, il Pensiero critico/Problem solving, inteso come “abilità di identificare e ponderare situazioni, idee e informazioni per formulare risposte e soluzioni” ha indubbiamente un posto di primo piano.

Il pensiero critico nell’era delle fake news

In questo senso, il pensiero critico è il pensiero meditato, razionale, lento, riflessivo, contro il pensiero ingenuo, intuitivo, immediato, irrazionale, emotivo, passivo. Affinché si sviluppi, è necessario il più possibile informarsi per raccogliere prove, evidenze, ragioni pro e contro diverse linee di azione. Perché solo così, si ha il potere di esprimere un’opinione, dare un giudizio o prendere una decisione non ingenua, intuitiva ed irrazionale. Per fare questo, oltre alle informazioni sui contenuti di cui tratta, il pensatore critico deve anche aver bene in mente come funziona il nostro ragionamento, quali sono i suoi limiti naturali e le trappole che esso ci tende (egocentrismo, sociocentrismo, Bias).

Tale impegno è indispensabile per sperare di avere una cittadinanza libera e democratica in generale, ma naturalmente diventa cruciale nell’epoca della proliferazione delle informazioni on line e delle fake news, o, in un’altra parola, della avanzata dell’infodemia.

Dalle prove Invalsi 2019, risulta che, in terza media, circa un terzo degli studenti non è in grado di analizzare un testo in italiano. Dove per “analizzare” si intende: “individuare singole informazioni date esplicitamente in parti circoscritte di un testo, mettere in relazione informazioni facilmente rintracciabili nel testo e, utilizzando anche conoscenze personali, ricavare semplici informazioni non date esplicitamente”. Come possiamo sperare che uno studente di 14 anni che non è in grado di discernere da un testo gli elementi chiave mettendoli in relazioni con il proprio pensiero, possa affrontare la complessità dei contenuti che si moltiplicano in rete?

Se appare ovvio che il pensiero che induce al ragionamento rappresenti uno dei fattori distintivi dell’uomo, tuttavia il suo esercizio corretto non è affatto spontaneo e naturale. Le ricerche neuroscientifiche ci hanno ampiamente dimostrato che si tratti di un’arte che si apprende e che, in quanto tale, richiede una didattica adeguata. La Scuola non ha ancora capito che il pensiero critico non è sotteso all’insegnamento delle singole discipline, non è cioè un riverbero di un metodo di insegnamento specifico per materia, ma necessita un esercizio dedicato. Un esercizio che ovviamente è trasversale a tutte le discipline, ma che merita un’attenzione a parte.

Viviamo all’interno di un sistema educativo che privilegia la ricerca delle risposte (talvolta anche di fronte a quesiti improbabili) alla stimolazione delle domande. E questo non aiuta l’allievo ad abituarsi ad un metodo di approccio alla conoscenza strutturato. Perché questo è possibile solo all’interno di un sistema educativo che privilegiata, al contrario, la stimolazione delle domande alla ricerca delle risposte. Per favorire il confronto, e quindi il dialogo costruttivo e la convivenza nel rispetto dell’altro.

Il “pensiero critico” non si insegna facendo lezioni di psicologia cognitiva o di logica matematica, ma costringendo gli studenti a mettersi di fronte ai propri limiti cognitivi, lasciando che commettano degli errori necessari.

In una società responsabile, questi sarebbero i temi al centro del dibattito della riforma scolastica che mette la digital transformation al proprio servizio. Ma, ce la faremo?

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F. Eustacchi-M. Migliori (a cura di), Per la rinascita di un pensiero critico contemporaneo. Il contributo degli antichi, Mimesis, Milano 2017

Facione P. Milbrae CA: California Academic Press; 1998. Critical Thinking:What it is and why it counts.

JE McPeck, Critical thinking and education, Routledge Library Edition, 2016

Scriven M, Paul R. (n.d.). Defining critical thinking. Retrieved February 23 2013, from //www.critical-thinking.org/University/univclass/Defining.Html

Corso G Suite WikiScuola: Sold Out in due giorni! Presto altri corsi

E’ con grande soddisfazione che comunichiamo che anche il Corso G Suite Base proposto da WikiScuola (qui i dettagli del corso) e tenuto da Emiliano Onori è andato SOLD OUT in nemmeno due giorni!

Questo corso, certificato MIUR per 25h con 12h in presenza sincrona in Meet col formatore in 6 incontri, è a tutti gli effetti un corso in presenza (sincrona, non fisica!), non quindi un webinar generalista o un insieme di video precaricati.

Dato il successo di questo corso a brevissimo ne verranno proposti altri, sempre certificati MIUR per 25h e sempre aperti sia a docenti di ruolo (pagabili quindi con carta del docente) sia a tutti gli altri (precari e anche genitori!)

Grazie ancora a tutti per la fiducia e per la stima!

Emiliano Onori 

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Videogiochi e Musei: The Medici Game e Palazzo Pitti

(da mamamo.it)

I videogiochi vanno al museo, anzi, ci tornano. Dopo le esperienze di Past For Future e Father and Son, due avventure grafiche ambientate rispettivamente al Museo Nazionale Archeologico di Taranto e al Museo Archeologico di Napoli, il developer Tuo Museo unisce le forze con Sillabe SRL e le Gallerie degli Uffizi per un nuovo videogame, The Medici Game – Murder at Pitti Palace. Questa volta, l’azione si svolge a Palazzo Pitti, residenza storica della famiglia Medici a Firenze, e ci chiede di risolvere un mistero che dura da secoli sullo sfondo di una guerra tra sette e fitte simbologie esoteriche.

Il trailer del gioco. I testi di The Medici Game sono tutti in italiano, ma quando lancerete il gioco la prima volta saranno settati in inglese – dovrete selezionare la nostra lingua manualmente dalle opzioni.

Prima novità del gioco rispetto ai titoli passati, The Medici Game salta nel mondo del 3D. Infatti controlleremo la nostra alter ego,  la giovane storica dell’arte Caterina, con una visuale da dietro le spalle e potremo visitare le sale di Palazzo Pitti guardandoci tutto attorno. L’effetto è notevole su cellulare, anche se la grafica ogni tanto mostra qualche sbavatura e incertezza nei movimenti, oppure con la “telecamera” che mostra Caterina quando si sposta tra un’area e l’altra della stessa stanza.

Caterina si introduce di soppiatto nel museo fiorentino in un giorno speciale, il 20 di maggio: una data che riecheggia durante tutta l’avventura, in cui dovrà (e dovrete) dipanare una matassa molto imbrogliata. Ogni stanza del museo contiene infatti degli enigmi che dovrete risolvere con materia grigia, astuzia e esplorando per bene tutto quello che c’è attorno a voi. Purtroppo, al contrario di quanto succedeva nei due giochi precedenti (anche se molto più semplici e in 2D) non è possibile esaminare le opere d’arte esposte nelle sale del gioco.

Uno degli enigmi più ostici del gioco: un piccolo suggerimento: notate che gli oggetti sul tavolo sono colorati. 

I puzzle ricordano molto lo stile di avventure come Myst oppure, su mobile, la serie The Room. Ci sono quadri da ricomporre (ricordano il gioco del “25”), oppure scoprire come posizionare le lancette di un orologio per aprire una porta, o ancora posizionare degli oggetti su un vassoio in un ordine preciso. I primi enigmi sono abbastanza semplici, ma non temete: dopo qualche stanza, la curva della difficoltà sale come un ottovolante e non ci sorprenderebbe scoprire che passerete anche qualche dozzina di minuti per capire come risolvere alcuni di questi puzzle.

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Emiliano Onori 

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Corso di Formazione G Suite Base aperto anche ai Precari. Partenza 8 giugno

Lunedì 8 giugno (iscrizioni dal 5 giugno) partirà un Corso di Formazione su G Suite for Education livello base aperto anche agli insegnanti precari di ogni ordine e grado, certificato MIUR per 25h da WikiScuola. Il corso, interamente online, è costituito da 6 incontri da 2h in modalità sincrona col formatore Emiliano Onori tramite Google Meet.

Per assicurare la massima qualità didattica saranno accolte solo le prime 35 iscrizioni, il corso pertanto avrà soltanto 35 iscritti. Qualora le richieste di iscrizione superassero le 35 unità si avvisa che sarà attivato un ulteriore corso a breve sui medesimi argomenti.

Si precisa che tale Corso NON sarà un webinar (tipicamente passivo per i corsisti) nè un insieme di video preregistrati, ma un vero e proprio corso di formazione “in presenza sincrona” col formatore, con cui interagire in ogni momento o via chat o via vocale (cosa pressochè impossibile in un webinar con migliaia di iscritti).

Gli argomenti trattati nel corso saranno di livello base, adatti anche a chi non abbia mai usato G Suite. Verranno illustrate soprattutto le funzionalità delle App Google effettivamente utili alla didattica non solo a distanza ma anche in presenza. Non sarà necessario avere nella propria scuola un account G Suite poichè lo metterà a disposizione WikiScuola.

Ad ogni incontro sarà anche presente un tutor per la risoluzioni di eventuali problematiche tecniche. WikiScuola provvederà a fornire le utenze G Suite (nome.cognome@wikiscuola.eu).

Di seguito date e argomenti trattati:

Ogni incontro avrà una brevissima (5-10 minuti) introduzione teorica, dopodichè sarà integralmente laboratoriale, in tal modo tutti potranno sperimentare gli applicativi Google per la didattica a distanza e in presenza. A seguito dell’ultimo incontro, per un mese, saranno attivati spazi di condivisione e scambio di materiali di modo da risolvere ogni eventuale difficoltà riscontrata.

Il corso ha un costo di 90 euro da versare a WikiScuola ed è pagabile anche con Carta del Docente. L’iscrizione sarà possibile dal 5 giugno con e senza SOFIA (id 45185, edizione n 66200) sarà quindi aperto a tutti, docenti precari compresi (e anche genitori!), in ogni caso CERTIFICATO MIUR. Per maggiori dettagli consultare il sito https://wikiscuola.it/index.php/it/product/g-suite-for-education-docenti-livello-base-corso-in-sincrono-su-google-meet o scrivere a corsi@wikiscuola.it oppure contattare Caterina Mariano, direttrice WikiScuola, al numero 329 643 4867

Contatti:

  • questioni didattiche: info@designdidattico.com
  • questioni amministrative: corsi@wikiscuola.it

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Parte il progetto “Maturadio”: 250 podcast didattici a disposizione degli studenti che sosterranno gli esami

Category : Riflessioni · (6) Comments · by Giu 5th, 2020

(da indire.it)

E’ partito il 25 maggio Maturadio, il nuovo programma di podcast didattici promosso dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con Treccani e Rai Radio3.

Un contenitore con lezioni facilmente accessibili per gli studenti che devono sostenere gli esami finali del secondo ciclo. Si tratta di 250 puntate, divise in 10 discipline (storia, scienze, storia dell’arte, italiano, filosofia, greco, latino, matematica, fisica e inglese), che saranno caricate da oggi e nei prossimi giorni sul sito del Ministero, nella sezione dedicata di Treccani Scuola e su quella di Rai Radio 3.

Sui siti dei partner dell’iniziativa ci saranno anche materiali aggiuntivi. Il Ministero caricherà tutti i podcast anche sul proprio canale Spotify che nasce oggi e che diventerà un nuovo strumento di condivisione di risorse utili per studenti, insegnanti, docenti.

I contenuti, prodotti in una fase di piena emergenza, sono stati realizzati da esperti, docenti di scuola e universitari, scrittori, matematici, storici, fisici con un intenso lavoro di scrittura, revisione, speakeraggio e post-produzione che consente di offrire agli studenti materiali di qualità, pensati per accompagnarli fino alla prova orale dell’esame, l’unica prevista quest’anno a causa dell’emergenza.

La lettura dei testi è stata affidata ad attori che hanno esperienza nel settore degli audiolibri, per rendere più familiari e fruibili le lezioni. Fra questi, Valentina Carnelutti, Fabrizio Gifuni, Valerio Mastandrea, Claudio Morici, Daniele Parisi, Gioia Salvatori, Giovanni Scifoni.

“Abbiamo voluto dare uno strumento in più a studentesse e studenti che quest’anno affrontano l’Esame di Stato in una condizione certamente straordinaria. Vogliamo essere loro vicini, accompagnarli nel percorso che li porterà fino al giorno della prova orale. Sono certa che tutti potranno dare il meglio di sé, anche in un anno così particolare – sottolinea la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -. I podcast sono stati curati con grande attenzione da chi ci ha lavorato. Il Ministero ha voluto lanciare un progetto nuovo, alla portata dei ragazzi e ha potuto contare su collaborazioni di alto livello. Ringrazio tutti quelli che si sono spesi per questo obiettivo. Si tratta di uno strumento che rimarrà a disposizione di tutti, anche per i prossimi anni scolastici, e che potrà ulteriormente essere integrato”.

Le uscite dei podcast saranno accompagnate da appositi rilanci sui canali social. Per rimanere aggiornati, basta seguire gli hashtag #maturadio e #maturitaventiventi.

Emiliano Onori

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Corso di Formazione su G Suite for Education per tutti i docenti (livello base)

Lunedì 8 giugno (iscrizioni dal 5 giugno) partirà un Corso di Formazione su G Suite for Education livello base per gli insegnanti di ogni ordine e grado precari compresi (iscrizione SOFIA non obbligatoria), certificato MIUR per 25h da WikiScuola. Il corso, interamente online, è costituito da 6 incontri da 2h in modalità sincrona col formatore Emiliano Onori tramite Google Meet.

Per assicurare la massima qualità didattica saranno accolte solo le prime 35 iscrizioni, il corso pertanto avrà soltanto 35 iscritti. Qualora le richieste di iscrizione superassero le 35 unità si avvisa che sarà attivato un ulteriore corso a breve sui medesimi argomenti.

Si precisa che tale Corso NON sarà un webinar (tipicamente passivo per i corsisti) nè un insieme di video preregistrati, ma un vero e proprio corso di formazione “in presenza sincrona” col formatore, con cui interagire in ogni momento o via chat o via vocale (cosa pressochè impossibile in un webinar con migliaia di iscritti).

Gli argomenti trattati nel corso saranno di livello base, adatti anche a chi non abbia mai usato G Suite. Verranno illustrate soprattutto le funzionalità delle App Google effettivamente utili alla didattica non solo a distanza ma anche in presenza. Non sarà necessario avere nella propria scuola un account G Suite poichè lo metterà a disposizione WikiScuola.

Ad ogni incontro sarà anche presente un tutor per la risoluzioni di eventuali problematiche tecniche. WikiScuola provvederà a fornire le utenze G Suite (nome.cognome@wikiscuola.eu).

Di seguito date e argomenti trattati:

Ogni incontro avrà una brevissima (5-10 minuti) introduzione teorica, dopodichè sarà integralmente laboratoriale, in tal modo tutti potranno sperimentare gli applicativi Google per la didattica a distanza e in presenza. A seguito dell’ultimo incontro, per un mese, saranno attivati spazi di condivisione e scambio di materiali di modo da risolvere ogni eventuale difficoltà riscontrata.

Il corso ha un costo di 90 euro da versare a WikiScuola ed è pagabile con Carta del Docente. L’iscrizione sarà possibile dal 5 giugno con e senza SOFIA (id 45185, edizione n 66200) sarà quindi aperto a tutti, docenti precari compresi (e anche genitori!), in ogni caso CERTIFICATO MIUR. Per maggiori dettagli consultare il sito https://wikiscuola.it/index.php/it/product/g-suite-for-education-docenti-livello-base-corso-in-sincrono-su-google-meet o scrivere a corsi@wikiscuola.it oppure contattare Caterina Mariano, direttrice WikiScuola, al numero 329 643 4867

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Le nuove strade della valutazione: classe Freedom, apprendimento sine stress!

Category : Riflessioni · No Comments · by Giu 4th, 2020

(da indire.it)

In questo articolo, Tiziana Tornabene, referente per la Valutazione d’Istituto IT “Archimede” di Catania racconta la sperimentazione del setting  educativo della “classe Freedom”, basato sulla didattica attiva.

“Il nostro cervello è fatto in modo che l’attenzione sia tanto più alta quanto più
un avvenimento suscita emozioni”
Piero Angela

Un docente, che io oso definire “Archimedeo”, non solo per affezione all’Istituto scolastico cui appartengo, l’IT Archimede di Catania appunto, ma anche per l’atteggiamento volto alla propria professione, si pone sempre con uno sguardo curioso volto al miglioramento. Un miglioramento della propria attività professionale che cambia seguendo l’evoluzione dei nostri “client”, studenti che assumono le caratteristiche della vita sociale corrente, sempre più fluida, studenti che vanno catturati e condotti verso un apprendimento adeguato e necessario per crescere.

In questa prospettiva un docente archimedeo, quindi sperimentatore, crede che sia possibile rovesciare la prospettiva votocentrica e impostare la relazione tra docenti e allievi sull’apprendimento, riducendo al minimo l’attività di insegnamento intesa come mera trasmissione di informazioni. L’obiettivo diventa quindi il passaggio dalla rivalità competitiva ad un’alleanza costruttiva.
Da questa idea nasce la sperimentazione della classe Freedom intrapresa nel nostro Istituto su adesione volontaria di due consigli di classe prima. E’stata richiesta adesione volontaria perché per sperimentare qualcosa di “nuovo” bisogna sentirsi pronti, crederci e rimanere attenti ai possibili miglioramenti in itinere da mettere in atto.
In settembre, quindi, prima sono stati “formati” i docenti dei consigli di classe sul setting sperimentale della “classe Freedom” e poi convocati i genitori degli studenti per condividere con loro questo percorso intrapreso.

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«Uso flessibile del tempo». Pubblicata l’edizione aggiornata delle Linee guida dell’idea del Movimento Avanguardie educative

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Durante l’emergenza sanitaria e la diffusione della DaD l’uso del tempo è diventato cruciale sia per l’organizzazione della didattica sia per la modulazione dei tempi di insegnamento/apprendimento. Anche se le Linee guida che presentiamo nella versione aggiornata non hanno ancora potuto prendere in considerazione i setting adottati dalle scuole (la revisione e integrazione erano ahimé in corso!), i 4 cluster cui fanno riferimento possono costituire 4 spunti per il ripensamento e la riorganizzazione delle scuole in vista del nuovo anno scolastico: «Compattazione delle discipline», «Compattazione tra discipline», «Compattazione delle discipline e riduzione dell’ora di lezione», «Flessibilità delle attività curricolari».

La versione aggiornata delle Linee guida dell’idea «Uso flessibile del tempo», frutto di un percorso di ricerca-azione nato con le esperienze sviluppate ‘sul campo’ da 11 scuole di ogni ordine e grado capofila dell’idea uniformemente dislocate da Nord a Sud della penisola, contiene indicazioni utili per dirigenti scolastici e docenti che desiderano implementare l’idea nelle loro scuole ed evidenzia aspetti positivi ed eventuali criticità che possono essere incontrate, consigli per risolverle sulla base di esperienze concrete e una descrizione attenta e puntuale dei processi organizzativi, gestionali e didattici.

Obiettivo comune dei percorsi di innovazione presenti nelle Linee guida è quello di rispondere a bisogni didattici ed educativi che riguardano non solo questo particolare momento storico ma anche quello di mettere in atto, diffondere e condividere buone pratiche a sostegno dei processi d’innovazione per il nostro sistema scolastico. 

Le scuole capofila dell’idea «Uso flessibile del tempo»:

Convitto Nazionale “Umberto I” – Torino (anche scuola polo regionale del Movimento)

IC “Bozzano” – Brindisi

IC “Quartiere Moretta” – Alba, CN

IC “Tina Modotti” – Moimacco-Premariacco-Remanzacco, UD

IC “Amerigo Vespucci” – Vibo Marina, VV

IIS “Ciuffelli-Einaudi” – Todi, PG

IIS “Luca Pacioli – Crema, CR (anche scuola polo regionale del Movimento)

IIS “Artigianelli” – Trento

IISS “Ettore Majorana” – Brindisi

ITE “Valentino De Fazio” – Lamezia Terme, CZ

Liceo classico “Giuseppe Parini” – Milano

Liceo linguistico e Istituto Tecnico Economico Statale “Marco Polo” – Bari (anche scuola polo regionale del Movimento)

> LEGGI E SCARICA LE LINEE GUIDA DELL’IDEA USO FLESSIBILE DEL TEMPO 2.0

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