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Suggerimenti PNSD: registro formatori con cv, materiali ed esperienze

registro formatori

Dopo aver analizzato alcune criticità del PNSD (dovute ad esempio alla fretta e alla scarsa trasparenza di alcuni passaggi) vediamo ora dei suggerimenti per migliorare il processo di formazione che nei prossimi tre anni accompagnerà molti docenti. Diciamo subito che una delle lamentele più diffuse da parte dei corsisti è stata quella di aver avuto a che fare con formatori poco adatti al contesto in cui sono stati chiamati ad operare. Questo aspetto, non implica che i formatori si siano mostrati poco preparati, semplicemente mostra che hanno portato avanti programmi di formazione o troppo generici o troppo specifici o magari lontani dalla prassi didattica o, peggio ancora, da nuove pedagogie. Senza dubbio questo scenario si è verificato per numerosi motivi, ne elenco due: 1. le scuole che hanno organizzato la formazione hanno avuto poco tempo per reperire formatori adatti; 2. non esiste un database/registro nazionale in cui vedere le attività dei formatori, i loro materiali, magari alcuni loro video, il loro cv e le loro pregresse esperienze in ambito di formazione “scolastica”. Accanto a tali due motivi ce ne sono molti altri, ma al momento questi ci bastano. Ora invece andiamo più nel dettaglio nell’analizzare le criticità che molti corsisti hanno individuato nella figura dei loro formatori:

  • Materiali forniti durante il corso di scarsa rilevanza o riciclati da altri corsi
  • Eccessivo uso di lezione frontale e scarso approccio laboratoriale (paradossale se si è letto almeno una volta in PNSD)
  • Poca chiarezza nella spiegazione di alcuni passaggi (non tutti i docenti corsisti erano esperti in fatto di nuove tecnologie)
  • Eccessiva attenzione agli aspetti tecnologici e scarsa o nulla visione pedagogica dell’innovazione didattica
  • Uso di materiali altrui durante il corso (questo caso è accaduto personalmente a me, ho saputo infatti di corsi in cui sono stati adoperati dei miei video tutorial sulle Google Apps for Education, forse perchè il formatore non era un docente, non aveva un account Google Apps, non sapeva come fare altrimenti)
  • Poca disponibilità a seguire i corsisti “dopo” il termine del corso (il follow-up in determinate circostanze è quasi più importante del momento frontale)

Queste le lamentele principali, alcune delle quali da me personalmente rilevate nei territori di Umbria e Toscana, altre invece riscontrate nei numerosi gruppi di social network che aggregano i docenti in formazione. Inutile dire che in molti casi (mi auguro la maggioranza) i colleghi corsisti sono rimasti favorevolmente colpiti dai loro formatori e dalla cura con cui hanno gestito i momenti di formazione (per altro spesso organizzati in momenti dell’anno scolastico assolutamente inadatti all’aggiornamento, parlo di aprile-giugno).

Ora riflettiamo su come poter superare la suddetta criticità. La modalità a mio avviso è semplice e trasparente: creare un database nazionale, gestito ovviamente dal Miur, che faccia parte integrante del PNSD, in cui inserire i nominativi dei formatori e in cui:

  • i docenti corsisti possano lasciare un feedback sulla qualità del loro formatore
  • le scuole possano attingere per cercare figure idonee ai loro progetti di aggiornamento
  • i formatori possano/debbano inserire: cv, corsi effettuati, materiali usati, video tutorial

Come valutare un formatore? Il Miur conosce bene le pratiche di valutazione, perchè senza dubbio la “macchina Invalsi” è molto più complessa del sistema cui qui si fa riferimento. In ogni caso si potrebbero usare semplici criteri (con indicatori di livello su base 5: da 1 che rappresenta un livello scarso o nullo a 5 che attesta un gradimento ottimo) come i seguenti:

  • Qualità dei materiali forniti
  • Chiarezza nella esposizione e disponibilità a trovare alternative in caso di difficoltà
  • Trasferibilità dei contenuti proposti nel contesto reale dei corsisti
  • Disponibilità a seguire i corsisti anche “dopo” il termine del corso (anche solo via mail ad esempio)
  • Capacità di adattare i contenuti progettati al reale contesto di gruppo dei corsisti

Questi non sono che alcuni criteri che si potrebbero adottare, ma altri risulterebbero altrettanto validi ed efficaci. Con uno strumento di tal genere le scuole che si faranno carico della formazione (pensiamo ad esempio agli Snodi) avrebbero una evidente facilitazione nel reperimento dei formatori più idonei ai percorsi progettati e, cosa ugualmente utile, un riscontro reale dei corsisti frequentanti. Senza contare, per altro, l’elevato livello di trasparenza che un tale approccio potrebbe assicurare. Aggiungo poi che il sito col presente database (magari interno alla sezione PNSD di istruzione.it) potrebbe ospitare anche tutti i bandi in uscita per il reperimento dei formatori medesimi oppure, e la cosa sarebbe ancora più semplice, esso stesso prevedere al suo interno un bando unico per il reperimento di formatori ad hoc.

Naturalmente un registro/database di tal genere non è da solo sufficiente ad assicurare qualità nella formazione (occorrono anche tempi meno ristretti, linee guida nazionali, una pedagogia di riferimento, etc.), tuttavia potrebbe rappresentare un efficace strumento di progettazione ed ergazione dei numerosi corsi di formazione che il PNSD, tramite gli Snodi, prevede per il prossimo triennio.

Emiliano Onori

designdidattico.com

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Suggerimenti per PNSD: registro formatori online con cv, materiali ed esperienze

registro formatori

Dopo aver analizzato alcune criticità del PNSD (dovute ad esempio alla fretta e alla scarsa trasparenza di alcuni passaggi) vediamo ora dei suggerimenti per migliorare il processo di formazione che nei prossimi tre anni accompagnerà molti docenti. Diciamo subito che una delle lamentele più diffuse da parte dei corsisti è stata quella di aver avuto a che fare con formatori poco adatti al contesto in cui sono stati chiamati ad operare. Questo aspetto, non implica che i formatori si siano mostrati poco preparati, semplicemente mostra che hanno portato avanti programmi di formazione o troppo generici o troppo specifici o magari lontani dalla prassi didattica o, peggio ancora, da nuove pedagogie. Senza dubbio questo scenario si è verificato per numerosi motivi, ne elenco due: 1. le scuole che hanno organizzato la formazione hanno avuto poco tempo per reperire formatori adatti; 2. non esiste un database/registro nazionale in cui vedere le attività dei formatori, i loro materiali, magari alcuni loro video, il loro cv e le loro pregresse esperienze in ambito di formazione “scolastica”. Accanto a tali due motivi ce ne sono molti altri, ma al momento questi ci bastano. Ora invece andiamo più nel dettaglio nell’analizzare le criticità che molti corsisti hanno individuato nella figura dei loro formatori:

  • Materiali forniti durante il corso di scarsa rilevanza o riciclati da altri corsi
  • Eccessivo uso di lezione frontale e scarso approccio laboratoriale (paradossale se si è letto almeno una volta in PNSD)
  • Poca chiarezza nella spiegazione di alcuni passaggi (non tutti i docenti corsisti erano esperti in fatto di nuove tecnologie)
  • Eccessiva attenzione agli aspetti tecnologici e scarsa o nulla visione pedagogica dell’innovazione didattica
  • Uso di materiali altrui durante il corso (questo caso è accaduto personalmente a me, ho saputo infatti di corsi in cui sono stati adoperati dei miei video tutorial sulle Google Apps for Education, forse perchè il formatore non era un docente, non aveva un account Google Apps, non sapeva come fare altrimenti)
  • Poca disponibilità a seguire i corsisti “dopo” il termine del corso (il follow-up in determinate circostanze è quasi più importante del momento frontale)

Queste le lamentele principali, alcune delle quali da me personalmente rilevate nei territori di Umbria e Toscana, altre invece riscontrate nei numerosi gruppi di social network che aggregano i docenti in formazione. Inutile dire che in molti casi (mi auguro la maggioranza) i colleghi corsisti sono rimasti favorevolmente colpiti dai loro formatori e dalla cura con cui hanno gestito i momenti di formazione (per altro spesso organizzati in momenti dell’anno scolastico assolutamente inadatti all’aggiornamento, parlo di aprile-giugno).

Ora riflettiamo su come poter superare la suddetta criticità. La modalità a mio avviso è semplice e trasparente: creare un database nazionale, gestito ovviamente dal Miur, che faccia parte integrante del PNSD, in cui inserire i nominativi dei formatori e in cui:

  • i docenti corsisti possano lasciare un feedback sulla qualità del loro formatore (se la loro frequenza è stata di almeno il 75% delle ore)
  • le scuole possano attingere per cercare figure idonee ai loro progetti di aggiornamento
  • i formatori possano/debbano inserire: cv, corsi effettuati, materiali usati, video tutorial

Come valutare un formatore? Il Miur conosce bene le pratiche di valutazione, perchè senza dubbio la “macchina Invalsi” è molto più complessa del sistema cui qui si fa riferimento. In ogni caso si potrebbero usare semplici criteri (con indicatori di livello su base 5: da 1 che rappresenta un livello scarso o nullo a 5 che attesta un gradimento ottimo) come i seguenti:

  • Qualità dei materiali forniti
  • Chiarezza nella esposizione e disponibilità a trovare alternative in caso di difficoltà
  • Trasferibilità dei contenuti proposti nel contesto reale dei corsisti
  • Disponibilità a seguire i corsisti anche “dopo” il termine del corso (anche solo via mail ad esempio)
  • Capacità di adattare i contenuti progettati al reale contesto di gruppo dei corsisti

Questi non sono che alcuni criteri che si potrebbero adottare, ma altri risulterebbero altrettanto validi ed efficaci. Con uno strumento di tal genere le scuole che si faranno carico della formazione (pensiamo ad esempio agli Snodi) avrebbero una evidente facilitazione nel reperimento dei formatori più idonei ai percorsi progettati e, cosa ugualmente utile, un riscontro reale dei corsisti frequentanti. Senza contare, per altro, l’elevato livello di trasparenza che un tale approccio potrebbe assicurare. Aggiungo poi che il sito col presente database (magari interno alla sezione PNSD di istruzione.it) potrebbe ospitare anche tutti i bandi in uscita per il reperimento dei formatori medesimi oppure, e la cosa sarebbe ancora più semplice, esso stesso prevedere al suo interno un bando unico per il reperimento di formatori ad hoc.

Naturalmente un registro/database di tal genere non è da solo sufficiente ad assicurare qualità nella formazione (occorrono anche tempi meno ristretti, linee guida nazionali, una pedagogia di riferimento, etc.), tuttavia potrebbe rappresentare un efficace strumento di progettazione ed ergazione dei numerosi corsi di formazione che il PNSD, tramite gli Snodi, prevede per il prossimo triennio.

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Suggerimenti per il PNSD: registro-nazionale di formatori accreditati con feedback e cv

registro formatori

Dopo aver analizzato alcune criticità del PNSD (dovute ad esempio alla fretta e alla scarsa trasparenza di alcuni passaggi) vediamo ora dei suggerimenti per migliorare il processo di formazione che nei prossimi tre anni accompagnerà molti docenti. Diciamo subito che una delle lamentele più diffuse da parte dei corsisti è stata quella di aver avuto a che fare con formatori poco adatti al contesto in cui sono stati chiamati ad operare. Questo aspetto, non implica che i formatori si siano mostrati poco preparati, semplicemente mostra che hanno portato avanti programmi di formazione o troppo generici o troppo specifici o magari lontani dalla prassi didattica o, peggio ancora, da nuove pedagogie. Senza dubbio questo scenario si è verificato per numerosi motivi, ne elenco due: 1. le scuole che hanno organizzato la formazione hanno avuto poco tempo per reperire formatori adatti; 2. non esiste un database/registro nazionale in cui vedere le attività dei formatori, i loro materiali, magari alcuni loro video, il loro cv e le loro pregresse esperienze in ambito di formazione “scolastica”. Accanto a tali due motivi ce ne sono molti altri, ma al momento questi ci bastano. Ora invece andiamo più nel dettaglio nell’analizzare le criticità che molti corsisti hanno individuato nella figura dei loro formatori:

  • Materiali forniti durante il corso di scarsa rilevanza o riciclati da altri corsi
  • Eccessivo uso di lezione frontale e scarso approccio laboratoriale (paradossale se si è letto almeno una volta in PNSD)
  • Poca chiarezza nella spiegazione di alcuni passaggi (non tutti i docenti corsisti erano esperti in fatto di nuove tecnologie)
  • Eccessiva attenzione agli aspetti tecnologici e scarsa o nulla visione pedagogica dell’innovazione didattica
  • Uso di materiali altrui durante il corso (questo caso è accaduto personalmente a me, ho saputo infatti di corsi in cui sono stati adoperati dei miei video tutorial sulle Google Apps for Education, forse perchè il formatore non era un docente, non aveva un account Google Apps, non sapeva come fare altrimenti)
  • Poca disponibilità a seguire i corsisti “dopo” il termine del corso (il follow-up in determinate circostanze è quasi più importante del momento frontale)

Queste le lamentele principali, alcune delle quali da me personalmente rilevate nei territori di Umbria e Toscana, altre invece riscontrate nei numerosi gruppi di social network che aggregano i docenti in formazione. Inutile dire che in molti casi (mi auguro la maggioranza) i colleghi corsisti sono rimasti favorevolmente colpiti dai loro formatori e dalla cura con cui hanno gestito i momenti di formazione (per altro spesso organizzati in momenti dell’anno scolastico assolutamente inadatti all’aggiornamento, parlo di aprile-giugno).

Ora riflettiamo su come poter superare la suddetta criticità. La modalità a mio avviso è semplice e trasparente: creare un database nazionale, gestito ovviamente dal Miur, che faccia parte integrante del PNSD, in cui inserire i nominativi dei formatori e in cui:

  • i docenti corsisti possano lasciare un feedback sulla qualità del loro formatore
  • le scuole possano attingere per cercare figure idonee ai loro progetti di aggiornamento
  • i formatori possano/debbano inserire: cv, corsi effettuati, materiali usati, video tutorial

Come valutare un formatore? Il Miur conosce bene le pratiche di valutazione, perchè senza dubbio la “macchina Invalsi” è molto più complessa del sistema cui qui si fa riferimento. In ogni caso si potrebbero usare semplici criteri (con indicatori di livello su base 5: da 1 che rappresenta un livello scarso o nullo a 5 che attesta un gradimento ottimo) come i seguenti:

  • Qualità dei materiali forniti
  • Chiarezza nella esposizione e disponibilità a trovare alternative in caso di difficoltà
  • Trasferibilità dei contenuti proposti nel contesto reale dei corsisti
  • Disponibilità a seguire i corsisti anche “dopo” il termine del corso (anche solo via mail ad esempio)
  • Capacità di adattare i contenuti progettati al reale contesto di gruppo dei corsisti

Questi non sono che alcuni criteri che si potrebbero adottare, ma altri risulterebbero altrettanto validi ed efficaci. Con uno strumento di tal genere le scuole che si faranno carico della formazione (pensiamo ad esempio agli Snodi) avrebbero una evidente facilitazione nel reperimento dei formatori più idonei ai percorsi progettati e, cosa ugualmente utile, un riscontro reale dei corsisti frequentanti. Senza contare, per altro, l’elevato livello di trasparenza che un tale approccio potrebbe assicurare. Aggiungo poi che il sito col presente database (magari interno alla sezione PNSD di istruzione.it) potrebbe ospitare anche tutti i bandi in uscita per il reperimento dei formatori medesimi oppure, e la cosa sarebbe ancora più semplice, esso stesso prevedere al suo interno un bando unico per il reperimento di formatori ad hoc.

Naturalmente un registro/database di tal genere non è da solo sufficiente ad assicurare qualità nella formazione (occorrono anche tempi meno ristretti, linee guida nazionali, una pedagogia di riferimento, etc.), tuttavia potrebbe rappresentare un efficace strumento di progettazione ed ergazione dei numerosi corsi di formazione che il PNSD, tramite gli Snodi, prevede per il prossimo triennio.

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Suggerimenti per il PNSD: Registro Nazionale di Formatori Accreditati con feedback e cv

registro formatori

Dopo aver segnalato alcune criticità del PNSD (dovute, ad esempio, a problemi di trasparenza o di fretta) vediamo alcuni possibili correttivi. Una delle lamentele più diffuse da parte dei corsisti è stata quella relativa ai formatori; non tanto a motivo di una (vera o presunta) scarsa preparazione, quanto piuttosto per una errata calibratura degli interventi formativi. Essi, in molti casi, si sono rivelati, ad esempio, o troppo frontali e poco laboratoriali, o troppo teorici e poco pratici (e/o viceversa) oppure eccessivamente legati agli strumenti digitali (app, siti, software) e poco alla didattica e alla pedagogia.

Indubbiamente parte della responsabilità sta anche nell’assenza di precise linee guida del Miur, limite che ha permesso un proliferare di corsi assai eterogenei per argomenti trattati, competenze in ingresso e risultati in uscita.

In vista della imminente formazione da parte degli Snodi, un possibile correttivo a questo problema potrebbe essere la creazione da parte del Miur di un database nazionale di formatori accreditati nel quale:

  • i corsisti possano lasciare un feedback sul formatore a seguito della frequentazione di un corso (al quale si è partecipato per almeno il 75% delle ore)
  • i formatori debbano obbligatoriamente inserire il proprio cv e le proprie esperienze e/o materiali
  • le scuole possano reperire i formatori più idonei alle loro esigenze didattiche

Il Miur, che è ormai avvezzo a pratiche di valutazione anche molto complesse (cfr. Invalsi) potrebbe strutturare un sistema di feedback in cui i corsisti possano valutare (su base da 1 a 5 ad esempio) i formatori su alcuni criteri e indicatori come:

  • Attinenza del Corso a reali esigenze Didattiche
  • Chiarezza espositiva e facoltà di coinvolgere attivamente i corsisti
  • Qualità dei materiali consegnati
  • Disponibilità a seguire i corsisti dopo il termine del corso (via mail, social, etc.)

Gli indicatori possono essere, naturalmente, anche più numerosi e più granulari, ma già questi hanno una loro efficacia. In questo database, inoltre, le scuole stesse potranno anche reperire i formatori più adatti alle esigenze emerse dal proprio contesto.

Questo correttivo, da solo, non è naturalmente sufficiente a risolvere le numerose problematiche connesse all’attuale piano di formazione dei docenti, tuttavia darebbe un serio contributo a temi come trasparenza ed efficacia del PNSD.

Emiliano Onori

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Back to School: Corsi e Workshop su Didattica 2.0

bask to school

Si organizzano Corsi e Workshop (anche nel contesto PNSD) per il rientro a scuola su Didattica 2.0 e Metodologie Attive.

Gli interventi, concordati e progettati con le scuole, avranno sempre un approccio laboratoriale e non frontale e/o teorico.

ARGOMENTI POSSIBILI: Flipped Classroom, Google Apps for Education, Problem Based Learning, Cooperative Learning, Peer to Peer, Blog Didattico, Lim, Debate, Content Curation, Social Network, BYOD (Bring Your Own Device), Coding e Pensiero Computazionale (Unplugged e con Pc).

MODALITA’: Workshop intensivo (1 o 2 giorni, 8h/12h/16h) oppure Corso di Formazione (8h/12h/16h in 3/4 incontri)

PREREQUISITI: Uso della posta elettronica, Connessione ad Internet, Videoproiettore

OBIETTIVI: Attivare percorsi di didattica attiva e laboratoriale basata su problemi e apprendimento cooperativo.

TEMPI: Workshop da 8h/12h/16h o Corso di Formazione da 8h/12h/16h in 3/4 incontri pomeridiani

SEDE: è possibile tenere il corso o presso sedi di scuole o di centri di formazione, richiesta connessione web e videoproiettore

LOCALITA’: è possibile organizzare in workshop in: Umbria, Toscana, Marche. Da verificare in Emilia e Lazio. Con ampio anticipo altrove.

COSTI: da verificare in base alle modalità (da 600 a 1000 euro circa)

Clicca qui per VIDEO DIMOSTRATIVI su TUTTE LE TIPOLOGIE DI CORSO

Clicca qui per APPLICAZIONI PRATICHE DELLE METODOLOGIE PROPOSTE

 

INFO E CONTATTI

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Le criticità del PNSD: la Fretta (che l’onestade ad ogn’atto dismaga)

pnsd criticità fretta

Introduzione

Dopo aver visto le criticità del PNSD relative alle procedure di reperimento dei formatori (clicca qui per leggere il contributo) proviamo ora a riflettere su un altro aspetto che ha messo in difficoltà più di un soggetto coinvolto nelle operazioni di formazione legate al Piano: la fretta. Con questo termine, di certo poco formale, intendiamo i tempi particolarmente stretti in cui docenti e segreterie sono stati in un certo senso “costretti” ad operare, a vari livelli; ad esempio nel reperimento dei formatori, nell’allestimento dei programmi di formazione (almeno nei casi – pochi e fortunati purtroppo – in cui tali programmi sono stati resi noti con un certo anticipi) come pure nella comunicazione dell’inizio dei lavori alle scuole e ai docenti interessati.

La fretta ovvero il lato oscuro della velocità

Non si può non dare merito al PNSD di aver impresso una forte scossa al settore formazione interno al ministero, almeno dalla fine dell’ottobre 2015. Erano anni, del resto, che i processi di aggiornamento interni per i docenti si erano arenati, pertanto è stato con enorme interesse che la maggior parte degli insegnanti (e non solo quelli più giovani, come una certa vulgata vorrebbe far intendere) ha accolto le linee guida presenti nel documento in oggetto. All’entusiasmo iniziale ha fatto seguito una sequela di scadenze sin troppo ravvicinate il cui adempimento spesso non è risultato sostenibile da parte delle segreterie scolastiche, già spesso oberate di lavoro anche in virtù della infinita serie di progetti che vengono recapitati alle scuole. Sicchè abbiamo potuto assistere, in specie ad inizio 2016, ad un quadro che da un lato ha indiscutibilmente attratto molti docenti, pensiamo alla figura degli animatori digitali, e dall’altro ha pesato sull’organizzazione logistica che avrebbe dovuto felicemente supportarlo. In qualche modo abbiamo visto in opera forze, se non contrastanti, quanto meno diverse; lungo un versante c’erano quei docenti che, finalmente, vedevano riconosciuto in via formale un proprio ruolo all’interno della scuola (quello dell’animatore digitale, e per ora lasciamo da parte la vexata quaestio dei compensi, spesso surretiziamente invocata); lungo un altro versante si è potuta osservare non certo l’inerzia ma almeno la atavica e fisiologica lentezza di organi come i collegi docenti che richiedevano, per altro spesso giustamente, tempi e spazi di discussione in merito alle novità apportate dal PNSD.

A mio avviso non si è trattato di un quadrò conflittuale di per sè, come molti hanno sostenuto, cioè a dire uno scenario in cui, ad opposte fazioni, si scontravano “innovatori” e “conservatori” (categorie banali e spesso superate all’interno del variegato mondo scuola) quanto piuttosto di un contesto in cui si segnalava chi voleva (doveva?) emergere a tutti i costi e chi, invece, desiderava ponderare bene scelte e tempi, specie nella considerazione del fatto che le novità previste dal PNSD subentravano in itinere, vale a dire in un momento dell’anno in cui incarichi e progetti già erano stati assegnati. Tutto questo movimento e dibattito, di certo sano e fertile, avrebbe in ogni caso richiesto un surplus di lavoro, al di là del suo esito e delle figure che lo avrebbero ricoperto, da parte delle segreterie, in un certo senso al di fuori dal dibattito, spesso acceso e ideologizzato (per non dire sindacalizzato) dei collegi docenti. E qui, a mio avviso, si situa la criticità: c’erano in gioco attori diversi: l’entusiasmo felice di molti avrebbe comportato sforzi organizzativi di altri. In altre parole non c’è stata una vera e propria squadra.

Evidentemente tutto ciò al ministero non è sfuggito, al punto che, poche settimane dopo l’istituzione della discussa figura dell’animatore digitale, è comparsa quella del Team dell’Innovazione. Anche in questo caso, però, il problema è stato il medesimo: troppi pochi giorni per discutere questa figura e sceglierne i rappresentanti, che per altro nei mesi di aprile, maggio e giugno avrebbero dovuto (potuto) frequentare corsi di formazione ad hoc.

La fretta ovvero: come sabotare dall’interno le scadenze dei progetti (Internet Day, Erasmus Plus e Atelier)

Questo quadro non si è definito solo all’interno del reperimento di figure chiave come animatori digitali e team dell’innovazione ma anche, e forse ancora di più, nelle scadenze di progetti particolarmente importanti come quelli connessi all’Erasmus Plus, all’Internet Day e agli Atelier Creativi (per le Biblioteche Scolastiche Innovative, invece, la scadenza è stata particolarmente più ampia, e di questo va reso merito). Cosa hanno in comune questi (a volte) interessanti iniziative? Il fatto di prevedere scadenze particolarmente vicine al bando di pubblicazione. E quale è il problema? Molto semplice: l’animatore digitale che, c’è da supporre, era impegnato anche prima di tale investitura in numerosi progetti connessi all’innovazione digitale, non ha avuto spesso il tempo materiale per seguire e compilare i bandi in oggetto. Il team dell’innovazione, del resto, in numerosi casi non si è formato poichè i docenti interessati a prendervi parte erano già, da inizio anno, impegnati in altre attività e pertanto non ha avuto modo di supportare l’azione dell’animatore. Le segreterie, infine, non hanno spesso avuto il tempo e il modo di seguire procedure molto spesso differenti da quelle abituali (pensiamo ad esempio alla firma elettronica). Il risultato è facilmente immaginabile: laddove le scuole hanno potuto contare su personale disponibile, allora è stato possibile prendere parte (e magari vincere) bandi e iniziative; laddove non è stato possibile, le scuole non hanno avuto l’opportunità di partecipare. Molto semplice.

Le conseguenze della fretta ovvero quando la velocità non è una virtù

Abbiamo quindi visto le conseguenze, sul breve periodo, di una velocità che il ministero ha impresso alle scadenze, e che nella maggior parte dei casi non è stata sostenibile da parte di docenti e scuole. A mio avviso però sono gli strascichi sul lungo periodo che possono causare maggiore disaffezione e, nel caso più grave, il fallimento, parziale o totale, del piano medesimo. Vediamo perchè.

Innanzi tutto chi resta maggiormente frustrato dalla impossibilità di partecipare ad eventi, bandi ed azioni sono proprio i docenti più attivi (non importa che siano competenti a livello digitale oppure no), cioè quelli che di norma, diciamo senza timore, fanno la differenza in termini di innovazione all’interno del proprio istituto. Ha senso creare disaffezione proprio presso queste figure? Che, anche qui affermiamolo senza reticenze (semmai con dispiacere), molto spesso lavorano senza adeguata gratificazione economica? Senza dubbio no. In altre parole non avere un buon tempismo da parte del ministero (e quindi introdurre le figure degli Animatori e Team ad anno scolastico avviato) non è stata una mossa nè intelligente nè lungimirante.

In secondo luogo vediamo le conseguenze presso i docenti “altrimenti conservatori”, vale a dire quel folto numero di insegnanti affetti da quello che, con un termine di moda anche se abusato, possiamo chiamare “benaltrismo”. Chi sono costoro? Essi rappresentano un gruppo, spesso numericamente determinante, che non ostacola direttamente le scelte dei pionieri, ma rivendica costantemente che “ben altro” sarebbe necessario per favorire ed introdurre, ad esempio, l’innovazione didattica a scuola. Sono coloro, per essere più chiari, che all’epoca della introduzione delle lim (che mai e poi mai sono state ritenute una panacea didattica dalle persone di buon senso) rivendicavano l’acquisto di ulteriori lavagne in ardesia, o magari di stampanti in aggiunta a quelle presenti nell’istituto, oppure di carta igienica. Orbene, tutti i suddetti acquisti sono assolutamente necessari, e per altro spesso preliminari e più urgenti di altri, ma non rappresentano una reale alternativa didattica rispetto agli strumenti scelti (nel nostro esempio: le lim). Spesso dietro al “ben altro” non c’è che una bieca rivendicazione e difesa dello status quo, una totale assenza di visione (strategica) che, senza dubbio può rivelarsi errata (pensiamo alle inutili forniture di netbook o tablet senza una doverosa visione pedagogica a monte), ma in qualche modo rappresenta pur sempre una sfida, intellettualmente onesta, anche se potenzialmente errata. Questa “zona grigia” di insegnanti spesso non aspetta altro che cogliere ogni occasione per criticare, anche senza motivazioni solide, ogni iniziativa ministeriale, in specie se giunta con ritardo o in momenti dell’anno particolarmente impegnativi (come in effetti è accaduto tra gennaio ed aprile 2016). Da parte del miur offrire il fianco a tali critiche può apparire cosa di poco conto, e in fondo lo sarebbe se guardiamo il merito di talune vuote osservazioni, ma diviene fattore delicato se tali occasioni fanno “massa critica” e sortiscono l’effetto di indurre nel dubbio, legittimo per altro, anche i docenti più motivati. In conclusione possiamo sostenere che la progettazione ed il tempismo, sia da parte del singolo professionista, come il docente, sia soprattutto da parte di un ente così imponente come il miur, richiedono uno sforzo ed una esattezza assolutamente impeccabili, specie in vista di ambiziosi obiettivi come quelli del PNSD.

Infine un’ultima riflessione. La velocità, e la fretta che spesso ne deriva, possono portare alla deduzione che nei piani del miur non ci sia una strategia di lungo respiro ma una più banale tattica rivolta al breve termine. Come il dibattito politico, ahimè, negli ultimi anni ci ha insegnato, la politica degli slogan e la retorica della velocità spesso nascondono una totale mancanza di idee forti. Possiamo riconoscere, senza dubbio, al PNSD una certa quale lungimiranza (anche se, almeno per chi scrive, il PNSD non ha una vera visione pedagogica, come più volte fatto presente, in varie e nobili sedi), ma l’impressione che se ne potrebbe trarre è che, dietro la grafica accattivante e alla velocità di esecuzione, si celi una certa quale volontà di inseguire le mode ed accogliere certe istanze che, almeno per un pubblico di non addetti ai lavori, possano riscuotere un certo successo ma non sono in sè significative; mi riferisco, ad esempio, all’enfasi, a mio parere eccessiva, rivolta al coding o all’uso di smartphone in aula. Capisco perfettamente che per certi investimenti (penso ai PON) ci siano delle scadenze tali che ogni dilazione rischierebbe di metterne in dubbio l’attuazione, tuttavia non è nemmeno pensabile progettare nell’emergenza, poichè sappiamo bene che questo approccio non solo non paga, ma offre il fianco a pericolose opacità.

Come “moderare” la velocità e consentire a tutti di partecipare

E’ ora giunto il momento della pars construens, vale a dire l’individuazione di possibili strategie idonee al superamento dei rischi connessi alla fretta di cui sopra. Vediamone alcune.

  1. Da parte del miur progettare il più possibile ad inizio anno, di modo da dare tempo ed occasione di dibattito ai singoli collegi docenti, animatori, digitali e team per l’innovazione. Di conseguenza limitare al massimo scadenze centrali (novembre-aprile) di grande valore strategico.
  2. Formare il più possibile (cosa per altro prevista se non già avvenuta) il personale di segreteria di modo che possa essere un valido supporto tanto per l’animatore digitale quanto per il team dell’innovazione.
  3. Supportare le scuole con maggiori difficoltà organizzative con personale esperto che possa collaborare alla stesura di progetti e/o bandi. Questo punto merita a mio avviso grande attenzione. In alcune scuole, specie quelle con più docenti o situate in città particolarmente estese e popolose, è piuttosto semplice reperire risorse interne capaci di scrivere e partecipare a progetti; in scuole più piccole, e con minore tradizione in termini di innovazione, questa opportunità o non esiste o è ridotta al minimo. Il rischio, in un lasso di tempo piuttosto breve come potrebbe essere il triennio del PNSD o un quinquennio, è che si creino da un lato poli di eccellenza (ora va di moda parlare di campus) e dall’altro sedi in cui manca persino la connessione ad internet. In altre parole è importante iniziare a pensare per reti di scuole, ma non tra loro sempre e comunque in competizione ma in cooperazione.
  4. Dare evidenza dei risultati in modo trasparente e accessibile. Non è pensabile, parlo per esperienza diretta, partecipare a progetti (mi riferisco ai progetti del welfare dello studente) e non avere alcuna risposta circa l’esito del finanziamento, nessuna evidenza sulle scuole aggiudicatarie dei finanziamenti, sui criteri adoperati. Questa opacità e totale mancanza di trasparenza è semplicemente inammissibile e colpevole.

 

Conclusioni

Ritengo che il punto di vista sia chiaro: la velocità ha prodotto risultati positivi ma presenta innegabili rischi e criticità che il comparto scuola spesso non può superare, per sua stessa fisiologia. Il PNSD ha davanti a sè un triennio di formazione; la scuola italiana non uscirà probabilmente del tutto cambiata da questa importante tornata formativa, ma sicuramente ha una ottima occasione per rinnovarsi in modo capillare e significativo. Sarebbe un peccato imperdonabile sacrificare ad una fretta e velocità senza prospettive il miglioramento professionale di migliaia di docenti.

Emiliano Onori

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Le Criticità del PNSD: la Trasparenza

pnsd criticità trasparenza

Introduzione

In questi giorni si susseguono i primi bilanci del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) ad un anno circa dalla sua attuazione. E’ piuttosto difficile dare un quadro univoco del PNSD poichè si tratta di una azione complessa che ha messo in moto numeri altissimi, sia in termini di investimenti che di personale coinvolto. Ogni contributo che in questi giorni insegua la pretesa di etichettare la suddetta azione in un solo senso rischia di banalizzare e semplificare una serie di interventi che hanno avuto, come spesso accade quando si coinvolgono grandi numeri, luci ed ombre. In questo breve contributo, però, si vorranno mettere in luce in particolare le criticità che hanno talora minacciato il buon funzionamento del Piano, al solo fine di offrire spunti per un miglioramento che ci appare doveroso e necessario.

Premesse

Prima di illustrare quelli che appaiono come punti deboli del PNSD è opportuna una doppia premessa: di metodo e di merito. La prima: conosco piuttosto bene e per esperienza diretta l’attuazione del Piano in regioni come Umbria e Toscana, in modo indiretto nelle altre regioni, grazie soprattutto al feedback di colleghi avvenuti tramite social network e non solo. La seconda premessa è nel merito: la trasparenza è punto di partenza e snodo di ogni attività che investa risorse pubbliche, nessuna ragione, anche in apparenza comprensibile, può in alcun modo porre in secondo piano tale trasparenza in favore di obiettivi che di volta in volta possono essere definiti come “pragmatici” e “concreti”. Sulla scorta di queste due convinzioni iniziamo ad analizzare cosa avrebbe potuto funzionare meglio nella attuazione del PNSD tra la fine del 2015 e la prima metà del 2016.

Trasparenza nel reperimento dei Formatori

Uno degli aspetti più seccanti del Piano è stata, talora, la scarsa trasparenza con cui sono stati reperiti i formatori, sia per i corsi rivolti agli Animatori Digitali sia per quelli rivolti al resto del personale. Parlo, in questo caso, di esperienze che mi hanno coinvolto personalmente; diverse scuole, infatti, mi hanno contattato principalmente per la mia presenza nei social network (per altro molto recente) e per il passa parola di alcuni gentili colleghi che, con me, avevano frequentato negli anni scorsi altri corsi di formazione. Se da un lato, a livello puramente personale, questa stima non può che fare onore, a livello più generale tale metodo indica una scarsa trasparenza in ordine al reperimento dei formatori. Aggiungo poi che in diversi casi i dirigenti non hanno provveduto a stilare classifiche di merito per aspiranti formatori, rendendo così incomprensibile all’esterno la scelta di alcuni formatori piuttosto che altri.

A questo si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza dei formatori (molti dei quali docenti di scuola) non solo non dispone di un sito web personale che rechi le proprie esperienze in materia, ma nemmeno la benchè minima presenza di un curriculum vitae online, aspetto a mio avviso persino grottesco nel 2016.

A chi si deve questa insolita (per essere generosi) procedura? A vari fattori: innanzi tutto la fretta (di cui parleremo in un prossimo contributo) a cui il ministero ha spinto le segreterie, spesso per altro non preparate ad azioni di tal genere, nell’attuazione del Piano, in particolare nell’aspetto del reperimento delle risorse umane; in secondo luogo l’assenza di un database ufficiale online in cui reperire personale qualificato.

In terzo luogo i compensi: non si può pretendere una azione formativa di qualità quando i compensi sono bassi e allorquando non sia previsto un rimborso delle spese di viaggio. In questo scenario è facile comprendere quale sia l’esito, che comunque riassumo per chi ne fosse interessato: il ministero richiede in tempi rapidi l’individuazione di formatori; la segreteria incaricata nel reperimento non sa chi e dove cercare; si fanno nomi, per passa parola, di docenti interni e/o viciniori (dati i compensi); si individuano come formatori tali docenti reperiti a fatica (spesso senza o con scarsa evidenza pubblica); si adattano i programmi di formazione a tali docenti; si fanno partire i corsi.

Talora invece è accaduto l’esatto contrario, come per altro messo in luce anche da Paolo Ferri in questo articolo, vale a dire la scelta è stata effettuata in modo iperburocratico, attraverso un semplice bilancio di titoli posseduti, senza tenere in debita considerazione l’obiettivo della formazione medesima e le possibili ricadute sul personale in formazione.

Come superare la criticità della trasparenza

Giunti a questo punto è opportuno definire alcune possibili strategie per superare la criticità connessa al problema della trasparenza.

1- Database online di formatori: occorre un sistema di accreditamento serio e possibilmente ufficiale (leggasi ministeriale) tramite il quale cercare formatori idonei ai percorsi formativi che si vogliono mettere in campo. Non è una azione semplice e rapida, tuttavia appare inevitabile se si vuole puntare sulla qualità.

2- Obbligo del curriculum vitae online dei formatori: in attesa di un database unico è assolutamente doveroso che ogni formatore abbia quanto meno un cv online, possibilmente con l’elenco delle scuole in cui ha lavorato (come formatore se docente di scuola o università) e l’elenco dei materiali prodotti. Solo in questo caso sarà possibile valutare non solo la preparazione del professionista ma anche la sua idoneità al compito cui, ad esempio, uno Snodo Formativo intende sottoporlo.

3- Prevedere la pubblicazione, possibilmente in un database nazionale, dei formatori scelti scuola per scuola. In realtà questo aspetto in rari casi è stato attuato, specie per la formazione del Team per l’innovazione, ma solo grazie alla buona volontà dei docenti o delle segreterie che si sono fatte carico della selezione dei formatori medesimi. Tale elenco deve andare a sistema, non può essere deputato allo scrupolo dei singoli.

4- Prevedere un sistema di valutazione da parte dei corsisti. Sarebbe auspicabile che i docenti in formazione, a seguito del corso, possano esprimere una valutazione circa il lavoro svolto dal formatore, magari in riferimento a dei criteri standard (ad es. materiali messi a disposizione, chiarezza/competenza, disponibilità al supporto online, etc.) In tal modo ci sarebbe un sistema interno di controllo della qualità, questa volta non a monte ma a valle della formazione.

Conclusione

Questi a mio avviso i punti critici e il modo di superarli. Non dimentichiamo per altro che a settembre, e in realtà per tutto il triennio 2016-19, ci saranno numerose attività di formazione che non potranno in alcun modo presentare i difetti di gioventù di quelle appena trascorse altrimenti non si potrà addebitare alla fretta tali mancanze ma ad una ben più problematica e preoccupante superficialità organizzativa.

Emiliano Onori

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Snodi Formativi: Video Tutorial su Coop & Peer Learning

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Eccoci arrivati ai video tutorial su Apprendimento Cooperativo e tra Pari. Queste strategie possono essere di grande importanza anche per superare, o affiancare finalmente, la lezione frontale (qui un contributo in tal senso).

Nel primo video viene illustrato come impostare una attività di formazione sull’apprendimento cooperativo:

Il seguente video è invece dedicato alla Educazione tra Pari:

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Snodi Formativi: Video Tutorial su Blog & Ebook

Copy of Homemade candy Flyer (2)

In questo contributo vedremo alcuni video tutorial legati al mondo dei Blog Didattici e a quello degli Ebook. Questi due mondi sono forse tra i più utili per i docenti; da un lato un blog consente di raccogliere e documentare tutte le attività didattiche svolte, più ordinato di un social, più coerente di un registro online. Il blog è, in altre parole, una sorta di collettore di altri strumenti ed esperienze.

Al contrario saper scrivere e comporre ebook è una competenza non semplice, perchè naturalmente non richiede il solo digitalizzare documenti, ma affinare un design che possa essere un supporto in più rispetto al cartaceo. Ecco dunque spiegato il motivo della centralità di queste competenze per l’Animatore Digitale ed il Team per l’Innovazione.

Il seguente video illustra le caratteristiche di un blog didattico:

Questo invece illustra in modo sintetico il mondo ebook a scuola:

 

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