Design Didattico

Instructional Design & Media Education



Il Webquest: Corsi Seminari e Workshop

Come far entrare Internet nella didattica in modo guidato e non caotico? In che modo implementare l’uso dei motori di ricerca tramite tecniche avanzate? Con quali modalità abilitare l’uso dello smartphone? E infine: tutto questo, con quale scopo didattico?

La metodologia didattica del Webquest risponde a tutte queste domande in modo serio e allo stesso tempo semplice e accessibile. In sintesi si tratta di un approccio didattico basato su

  • ricerche guidate in internet
  • sitografia vagliata dal docente
  • tematiche concordate con la classe
  • obiettivi misurabili
  • prodotti in uscita multimediali (pagine web) o analogici (consegna cartacea)

A tal proposito si organizzano Corsi di Formazione, Seminari e Workshop da 8/12/16h per scuole e reti di ambito. Verranno trattate le principali tecniche che permettono l’implementazio in classe del Webquest. Nessun prerequisito avanzato richiesto.

Per informazioni info@designdidattico.com

Approfondimenti sul Webquest

Il Webquest come strategia didattica per l’uso consapevole di internet

Il Webquest: i paradigmi pedagogici che ne stanno alla base

Video Introduzione

Esempio di Webquest: Internet ci rende intelligenti o stupidi?

Esempio di Webquest: Di cosa parliamo quando parliamo di cibo

Emiliano Onori

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Il Webquest come strategia didattica per l’uso consapevole di internet

Category : Corsi, webquest · (1) Comment · by Set 28th, 2017

Internet è ormai da anni entrata a pieno diritto nelle aule scolastiche e questo ha cambiato e sta cambiando in maniera epocale la scuola e il mondo della formazione. Ormai l’aula non è che una delle tante agenzie formative presenti sul territorio. Tuttavia l’ingresso della rete nelle nostre vite è stato rapidissimo e caotico, pertanto anche il suo impiego con finalità didattiche è spesso scoordinato e poco verificato. In altre parole suggerire oggi agli studenti di effettuare una ricerca “in internet”, come un tempo si chiedeva una ricerca “nell’enciclopedia” è una pratica tanto usuale quanto maldestra, poichè i confini della rete sono sterminati ed il docente non può avere il controllo (nè effettuare la verifica) dei materiali in essa presenti.

Come fare dunque? Come far lavorare i ragazzi in modo critico e coerente in rete, senza per questo esporli (ed esporci) ad una messe sconfinata di materiali la cui autorevolezza è spesso non verificabile, ancorchè in apparenza indiscutibile? Il webquest è una possibile risposta. Di che si tratta? Semplice: il webquest è quella strategia didattica che invita gli studenti ad effettuare ricerche in rete sulla base di soli materiali forniti e vagliati dal docente, seguendo un ordine composto da sei passaggi:

  1. Introduzione: dove si spiegano obiettivi e finalità
  2. Compito:dove si spiega la consegna da realizzare (relazione, ricerca, prodotto, etc.)
  3. Risorse: dove si consegnano i materiali (per lo più digitali quindi sitografia) e i criteri per usare materiali esterni a quelli dati
  4. Processo: dove si suggeriscono le fasi di lavoro da seguire
  5. Suggerimenti: (anche in itinere) dove si danno suggerimenti in base alle prevedibili difficoltà riscontrabili
  6. Conclusione: dove si illustra il lavoro e si riflette sull’intero processo.

Questo il protocollo suggerito da Bernie Dodge, ideatore nel 1995 del webquest (qui un approfondimento) e questi i possibili esiti e prodotti in uscita di un webquest:

  • Relazione
  • Ricerca
  • Esperimento di laboratorio
  • Tesi persuasiva
  • Realizzazione di un progetto
  • Analisi di un problema o di un contesto

Altra caratteristica importante del webquest è quella di sottoporre agli allievi problemi il più possibile autentici e concreti, di modo da immergerli in un processo di formazione “situato”. In un prossimo contributo vedremo i “Paradigmi Pedagogici” che stanno alla base del Webquest.

Emiliano Onori

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Il Webquest: i paradigmi pedagogici che ne stanno alla base

In un precedente contributo abbiamo illustrato il Webquest come strategia didattica (clicca qui). Ora vediamo i paradigmi pedagogici coinvolti dal webquest. Essi sono essenzialmente due:

  • Costruttivismo, secondo cui il sapere è un processo da costruire sulla base di scenari reali e da negoziare con gli altri
  • Mastery Learning (Apprendimento per la padronanza), secondo cui ognuno è in grado di raggiungere risultati apprezzabili se messo in situazione di contesto a lui favorevoli (quindi la variabile “tempo” è da tenere ben presente: alcuni studenti per alcuni argomenti e/o problemi possono avere bisogno di poche ore, altri di alcuni giorni, ma tutti possono raggiungere risultati soddisfacenti).

Dunque il Webquest non è affatto un approccio “debole” dal punto di vista pedagogico, piuttosto cerca di portare in classe i benefici specialmente dell’Apprendimento per la padronanza. Ed è proprio su questo punto, così caro a Bloom, che è opportuno fare qualche riflessione.

La scuola di oggi, specie la secondaria di secondo grado, è spesso vittima dei tempi. Tempi stretti per effettuare le verifiche, tempi stretti per terminare il programma (!), tempi stretti per partecipare al progetto, tempi stretti per rientrare nel pon di turno. Tutto questo si ripercuote nella qualità dell’insegnamento e, cosa ben più grave, in quella dell’apprendimento. Se anche vogliamo mettere in dubbio, come da più parti (e con buone ragioni), la teoria delle intelligenze di Gardner, non possiamo nasconderci che, quanto meno, ogni alunno ha i suoi tempi di apprendimento.

Sicchè in un regime affrettato e uniformato, solo un piccolo gruppo di studenti potrà avere soddisfazione didattica, una buona parte rischia di arrancare o comunque di non apprendere, un numero non esiguo è forse condannato al fallimento. Questo non possiamo permettercelo. Naturalmente il Webquest non elimina il rischio, tuttavia lo diminuisce creando un ambiente di apprendimento più elastico, capace di venire incontro ad un numero considerevole di alunni, agendo ad esempio sui tempi delle consegne. Questi, di norma, non sono mai estremamente ravvicinati rispetto alle spiegazioni ma, basandosi su tipi di lavori complessi ed articolati, danno agli studenti tempistiche più ampie, numerabili in settimane e non in giorni.

In un prossimo contributo vedremo non solo il ruolo giocato dalle tecnologie nel Webquest (ruolo piuttosto marginale) ma anche il tipo di valutazione idoneo alla metodologia in questione.

Emiliano Onori

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Collaborazione DesignDidattico e Nova 24 Blog Sole 24 ore

Con grande piacere e soddisfazione si comunica l’inizio della collaborazione tra DesignDidattico e il noto portale di informazione e approfondimento Nòva 24 (http://imparadigitale.nova100.ilsole24ore.com/) del Sole24Ore.

Qui il primo contributo legato alla metodologia didattica del Webquest

 

INFO E CONTATTI

Emiliano Onori (docente e formatore)

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