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Metodologie Attive: il Debate. Di che si tratta

Una delle metodologie didattiche attive che merita un sempre maggiore interesse da parte soprattutto dei docenti della scuola secondaria, sia di primo che secondo grado, è il debate o “dibattito critico”. Si tratta di una tecnica mediante la quale due studenti, o due gruppi di studenti, si confrontano dialetticamente su un problema dato, all’interno di una cornice di regole, strumenti e tempi decisa a monte col docente. Tale tecnica, molto adoperata nelle scuole anglosassoni (in alcuni casi è persino curricolare), affonda le sue radici nelle “controversiae et suasoriae” del mondo latino o, per avvicinarci maggiormente al nostro tempo, nelle “disputationes” medievali. Dunque è una metodologia didattica “tota nostra”, sebbene ad oggi sia utilizzata maggiormente in ambiti non mediterranei.

Come strutturare quindi una azione didattica tramite il debate? Vediamo alcune fasi salienti:

– Argomento: il docente, possibilmente con gli alunni, sceglie un tema da dibattere; si consiglia la scelta di argomenti vicini al vissuto degli alunni, ad esempio l’uso della rete e dei social network, l’uso (e l’abuso) del cibo spazzatura. E’ opportuno selezionare un argomento piuttosto divisivo, vale a dire un ambito nel quale si prevedano due polarità di punti di vista.

– Ruoli: qui le scelte possono essere diverse; è possibile creare un gruppo con ruoli fissi oppure sorteggiare i ruoli nel giorno del dibattito; di norma i ruoli sono

— Oratore
— Ricercatore (di fonti)
— Editor testi/slide
— Editor immagini

E’ chiaro che la scelta dei ruoli e il loro impiego dipendono dagli obiettivi didattici del docente; sorteggiare i ruoli fa sì che “tutti sappiano tutto”, in altre parole “crea gruppo”, mentre con ruoli fissi (decisi da studenti o alunni) si predilige la specializzazione.

– Regole: il docente stabilisce come avverrà il dibattito; di norma inizia un gruppo (l’oratore può essere deciso oppure sorteggiato) che deve esporre la propria tesi senza interruzioni in 3/5/7 minuti. Poi interviene il secondo gruppo che espone la tesi opposta nello stesso minutaggio. A questo punto gli scenari possono cambiare

— Scenario Domande: il primo gruppo fa domande ai membri del secondo gruppo per mettere in crisi il loro punto di vista poi viceversa. Anche qui il numero delle domande e il tempo di risposta è deciso a monte. Di norma 2/3 domande con tempo di risposta di 1 minuto.

oppure

–Scenario Repliche: senza domande incrociate, semplicemente ogni gruppo replica il primo senario tramite altri interventi con gli stessi minuti

oppure

–Scenario Conclusioni: in questo caso non ci sono nè domande nè altre argomentazioni, semplicemente una perorazione finale in cui ogni gruppo tenta di convincere (movère) l’uditorio alla propria tesi.

Al termine del dibattito il pubblico deve valutare non tanto chi abbia ragione o torto quanto chi abbia meglio saputo utilizzare tempi, modi, strumenti e oratoria. Al pubblico (che in genere è formato dal docente e dagli studenti non coinvolti nel debate) è dunque un compito molto difficile: valutare singole voci concordate, anche queste, a monte dal e col docente. A tal proposito al pubblico viene di norma fornito un foglio con una checklist da compilare durante e al termine del debate. Essa in genere ha le seguenti voci:

– Gestione dei tempi
– Gestione delle risorse multimediali (se previste, ad es. grafici, foto, video)
– Conoscenza dell’argomento
– Capacità di porre domande sensate e pertinenti
– Abilità oratoria (uso del lessico appropriato, chiarezza espositiva, doti attoriali, etc.)

Quali sono i vantaggi didattici del debate? Eccoli in sintesi:

– Esercitarsi a sostenere una tesi tramite il supporto di fonti (ecco perchè si chiama non semplicemente “dibattito” ma “dibattito critico”)

– Rispettare l’altro

– Corredare il proprio punto di vista con documentazione multimediale

– Porre domande sensate

– Ascolto attivo

In futuri contributi vedremo nel dettaglio alcuni scenari operativi che possono essere implementati con debate, relativi a testi di Howard Rheingold e Manfred Spitzer sul tema “internet ci rende intelligenti o stupidi”?

Qui invece un video sul Debate

 

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Emiliano Onori

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Il Digital Storytelling in classe: video dimostrativi

Dopo aver visto le tipologie relative al Digital storytelling (clicca qui per leggere il contributo) e i tipi di prodotti che è possibile far realizzare agli studenti (clicca qui) ecco di seguito un video che illustra in generale cosa sia il digital storytelling, con particolare riferimento a quello connesso ai prologhi e finali alternativi

Qui altri video

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Il Digital Storytelling in classe: i prodotti

Il digital storytelling è una metodologia didattica attiva, vale a dire un approccio didattico che vuole mettere al centro del processo di apprendimento lo studente, mediante l’elaborazione di storie. Dopo aver visto le tipologie più note di digital storytelling (clicca qui per leggere l’articolo), è il momento di elencare i prodotti multimediali che dagli studenti possono essere realizzati.

Vediamo i principali:

– Pagina Web: tramite siti ad hoc lo studente può pubblicare una storia tramite una pagina web. Il vantaggio è che tale soluzione non richiede il salvataggio di un file specifico e la condivisione è immediata. Tuttavia se sono presenti foto o video di altri studenti è opportuno prevedere soluzioni ad hoc per il rispetto della privacy.

– Video: attraverso la registrazione di un video, ed eventualmente il suo montaggio, gli alunni possono raccontare storie coinvolgenti anche con effetti e sottofondo musicale. Il video si presta molto bene al racconto di esperienze personali, ad esempio al digital storytelling familiare. Anche in questo caso è possibile utilizzare strumenti online per il montaggio dei file video, che possono essere acquisiti anche mediante l’uso della fotocamera dello smartphone; in tal caso si consiglia tuttavia l’impiego di un microfono dedicato (possibilmente wireless) e di un tripode per favorire la stabilizzazione dell’immagine.

– Slideshow fotografico: questa è una delle modalità più note di digital storytelling. I ragazzi effettuano fotografie (il cui numero e il cui soggetto è di norma stabilito a monte col docente) poi le “montano”, anche qui tramite strumenti/siti online, al fine di creare un carosello (slideshow appunto) di immagini. Buona norma è inserire anche o un sottofondo musicale oppure un voice over, vale a dire una narrazione personale tramite registrazione della propria voce.

– Presentazione (offline): se ipotizziamo uno storytelling che non dovrà essere pubblicato online, e che necessita di passaggi tra loro discreti (ad esempio uno storyboard), proficuo è l’uso dello strumento “presentazioni” (dal più noto Powerpoint sino alle sue varianti Keynote e LibreOffice). Questo approccio, che spesso si adopera per progetti che non devono essere subito condivisi online, può in ogni caso con pochi click essere trasformato in presentazione online tramite o l’uso di strumenti per presentazioni condivise (pensiamo a Prezi o Slideshare) o mediante l’utilizzo, sin dal primo momento, di programmi come Google Presentazioni o Microsoft Powerpoint di Office 365.

– Audio-Narrazione: talora lo storytelling vuole mettere l’ascoltatore o il lettore nella condizione di evocare da sè il proprio patrimonio di immagini. Questo, se ci pensiamo, è anche il più antico strumento di narrazione, quello tipico della cultura orale che, per rappresentare scene e situazioni, si serviva unicamente del potere magico-evocativo della parola-incanto-incantesimo. Anche in tal caso è possibile utilizzare strumenti presenti in rete, sia per la registrazione del file audio sia per una sua eventuale ripulitura finale.

– Intervista (impossibile): questa tipologia può essere realizzata semplicemente tramite editor di testo; tuttavia per rendere il documento più graficamente accattivante è possibile utilizzare strumenti online che integrino anche immagini, sfondi e font specifici. Tali strumenti rendono l’eventuale pubblicazione online immediata e semplice.

– Ebook: se immaginiamo che gli studenti (in tal caso particolarmente creativi!) vogliano realizzare uno o più capitoli di un libro immaginario (ad esempio una falsa autobiografia, il ritrovamento di un manoscritto, il furto di documenti, etc.) allora lo strumento più adatto è forse l’ebook. Anche in questo caso sarà possibile usare tanto strumenti offline quanto online.

Questi i principali prodotti o output di pubblicazione per un lavoro in digital storytelling. Ad oggi ogni tipologia può trovare lo strumento più idoneo direttamente online e quindi non richiede l’installazione di software specifico.

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Per visionare una serie di video sul digital storytelling cliccare qui 

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