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Animatori Digitali o Formatori? Questo è il dilemma!

Category : PNSD, Riflessioni · by Dic 7th, 2015

animatori digitali o formatori

Da quando è stata istituita la figura dell’Animatore Digitale (AD) un dubbio è prevalso sugli altri: quale compenso ci sarà? E, per attinenza: potrà l’AD essere a sua volta Formatore presso il suo Istituto? Vediamo di ragionare su questo scenario.

Innanzi tutto stiamo alle carte; in data 7 dicembre il Miur ha emanato delle FAQ ufficiali (reperibili qui) in cui non chiarisce questo aspetto; tuttavia si pronuncia sui famigerati 1000 euro che, in realtà, sin da subito, come è stato poi confermato, saranno ad uso dell’istituto e non a compenso dell’AD (si legge nella faq #6: La quota di 1000 euro è destinata all’istituzione scolastica per l’organizzazione di attività di formazione, disseminazione, implementazione del PNSD. Non è un compenso ad personam, ma consente di supportare processi di innovazione nella scuola (per esempio sostenere la partecipazione di studenti a progettualità, allineare tutto il personale sull’impiego di determinate metodologie o tecnologie acquistate). Ogni scuola ne decide il miglior utilizzo secondo normativa e sulla base delle proposte dell’animatore).

Come si evince dal testo, la questione rimane aperta; scrivere che la cifra “consente di supportare processi di innovazione” non escluderebbe, de facto, la possibilità che l’importo venga utilizzato per una formazione interna. E quindi si torna al problema: può questa formazione interna essere svolta dall’AD della scuola?

Qui si profilano, a semplificare, due scenari; il primo, potremmo dire “anglosassone”, porterebbe a pensare che ciò che non sia esplicitamente vietato, risulti possibile. In tal caso l’AD di un istituto potrebbe svolgere incarichi remunerati di formazione interna. Però potremmo pensare anche uno scenario più “italico”, vale a dire immettere nel nostro ragionamento il sospetto di “conflitto di interessi”; in altre parole: l’AD ha il compito di individuare scenari di formazione, può quindi individuare se stesso per svolgerli? La questione è, purtroppo, piuttosto delicata. Analizziamo PRO e CONTRO. Prima di farlo diciamo due parole sullo SCENARIO di riferimento.

Lo scenario che si profilerà entro il 17 dicembre sarà prevedibilmente questo: il DS nomina il docente più esperto di tecnologie didattiche; sappiamo bene che la figura dell’AD non coincide con quella del “più esperto”, tuttavia in quante scuole questa distinzione può essere applicata nei fatti? Non si vuole dire che essa pertenga ad un bizantinismo, ma si vuole sottolineare che in certi istituti, pensiamo ad esempio a quelli più piccoli, le figure di AD possibili coincideranno, nei fatti, con quelle dei docenti più capaci nel settore del digitale.

Ora vediamo i PRO e i CONTRO di un AD che sia anche formatore INTERNO (poichè formatore ESTERNO potrà esserlo senza difficoltà).

PRO. L’AD conosce meglio di qualunque formatore esterno la realtà della propria scuola e il proprio rav (anche il rav reale, oltre che quello formale che qualunque professionista esterno potrebbe leggere). Questa dimestichezza col proprio ambiente non può che essere un dato positivo; inoltre essere “insider” consentirebbe di innestare la formazione nei tempi, luoghi e modi adatti al corpo docente, cosa che con un esterno potrebbe non accadere. L’AD infine conosce anche le dinamiche relazionali interne, che talora sono il discrimine per una formazione efficace e durevole.

CONTRO. L’AD che individua se stesso cade in un evidente conflitto di interessi, dal momento che (giustamente) il suo incarico sarebbe remunerato. Potrebbe esserci sempre il legittimo sospetto che l’AD non abbia coinvolto esperti esterni per tornaconto personale. Noi vorremmo ragionare su una deontologia perfetta di ogni docente, ma la deontologia perfetta esiste nel mondo perfetto che, con buona pace di Leibniz, potrebbe non essere il nostro! Inoltre, caso da non sottovalutare, il ruolo di formatore deve essere accettato dal gruppo in formazione, e non è detto che il gruppo di una scuola accetti un suo pari nel ruolo di formatore. Anche in questo caso equilibri relazionali, e non questioni formali o peggio ancora “meritocratiche”, potrebbero far risultare fallimentare una azione di aggiornamento-formazione. Da non sottovalutare, infine, nemmeno la circostanza secondo la quale un AD sia stato nominato a seguito di serrato ballottaggio da parte del DS, in tal caso dovremmo mettere in conto anche un comprensibile, poichè umano, risentimento.

Come uscire dunque da questo scenario? Ci si augura che il Miur si pronunci su questo delicato aspetto. Tuttavia è nostra convinzione che questo non accadrà, e forse è un bene. Calare dall’alto possibilità e divieti, infatti, non è mai felice. Ci dovremo dunque attendere una presa di posizione decisa ed intellettualmente onesta dei singoli dirigenti che si prenderanno l’onere di demandare all’eventuale AD interno anche ruoli di formazione, tenendo conto degli instabili equilibri di cui sopra.

Emiliano Onori – DesignDidattico

 

 

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