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Corsi e Workshop da 25h per Reti di Ambito

Category : Corsi · No Comments · by Mag 11th, 2017

Si organizzano corsi e workshop da 25h (unità didattica significativa) per Reti di Ambito e Scopo, a partire da Settembre 2017. Le 25h sono da considerarsi totali e quindi non totalmente frontali. Di seguito alcune sintetiche indicazioni:

DURATA: 25h da strutturarsi in 12/14/16h frontali, 6h di approfondimento personale con materiali forniti, 6h di ricerca/azione in classe e documentazione delle attività. Il numero di ore per ciascuno dei tre aspetti (frontale, approfondimento, documentazione) può essere variato in accordo con la Rete di Ambito secondo le specifiche esigenze.

PERIODO: da settembre 2017

ARTICOLAZIONE: modalità “workshop” intensivo in 2gg oppure modalità “corso” con incontri settimanali e/o mensili

SEDE: quella indicata dalla Rete di Ambito

ARGOMENTI: in base alle esigenze della Rete. Argomenti suggeriti: Metodologie Didattiche Attive (Digitali e Non). Es: Didattica Collaborativa, Apprendimento per Problemi, Apprendimento tra Pari, Classe Capovolta, Digital Storytelling, Debate, Lim Virtuali e Presentazioni Online, Blog Didattico, Coding, Byod, Piattaforme Didattiche (Google Suite, We School, Fidenia, Edmodo, etc.)

COSTI: in base al numero di incontri e ore

LOGISTICA: è richiesta un’aula con connessione ad internet e proiettore

PARTECIPANTI: data la modalità laboratoriale si consiglia un numero massimo di 20/25 corsisti.

 

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INFO E CONTATTI

Emiliano Onori (docente e formatore)

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Metodologie Attive: il Debate. Di che si tratta

Una delle metodologie didattiche attive che merita un sempre maggiore interesse da parte soprattutto dei docenti della scuola secondaria, sia di primo che secondo grado, è il debate o “dibattito critico”. Si tratta di una tecnica mediante la quale due studenti, o due gruppi di studenti, si confrontano dialetticamente su un problema dato, all’interno di una cornice di regole, strumenti e tempi decisa a monte col docente. Tale tecnica, molto adoperata nelle scuole anglosassoni (in alcuni casi è persino curricolare), affonda le sue radici nelle “controversiae et suasoriae” del mondo latino o, per avvicinarci maggiormente al nostro tempo, nelle “disputationes” medievali. Dunque è una metodologia didattica “tota nostra”, sebbene ad oggi sia utilizzata maggiormente in ambiti non mediterranei.

Come strutturare quindi una azione didattica tramite il debate? Vediamo alcune fasi salienti:

– Argomento: il docente, possibilmente con gli alunni, sceglie un tema da dibattere; si consiglia la scelta di argomenti vicini al vissuto degli alunni, ad esempio l’uso della rete e dei social network, l’uso (e l’abuso) del cibo spazzatura. E’ opportuno selezionare un argomento piuttosto divisivo, vale a dire un ambito nel quale si prevedano due polarità di punti di vista.

– Ruoli: qui le scelte possono essere diverse; è possibile creare un gruppo con ruoli fissi oppure sorteggiare i ruoli nel giorno del dibattito; di norma i ruoli sono

— Oratore
— Ricercatore (di fonti)
— Editor testi/slide
— Editor immagini

E’ chiaro che la scelta dei ruoli e il loro impiego dipendono dagli obiettivi didattici del docente; sorteggiare i ruoli fa sì che “tutti sappiano tutto”, in altre parole “crea gruppo”, mentre con ruoli fissi (decisi da studenti o alunni) si predilige la specializzazione.

– Regole: il docente stabilisce come avverrà il dibattito; di norma inizia un gruppo (l’oratore può essere deciso oppure sorteggiato) che deve esporre la propria tesi senza interruzioni in 3/5/7 minuti. Poi interviene il secondo gruppo che espone la tesi opposta nello stesso minutaggio. A questo punto gli scenari possono cambiare

— Scenario Domande: il primo gruppo fa domande ai membri del secondo gruppo per mettere in crisi il loro punto di vista poi viceversa. Anche qui il numero delle domande e il tempo di risposta è deciso a monte. Di norma 2/3 domande con tempo di risposta di 1 minuto.

oppure

–Scenario Repliche: senza domande incrociate, semplicemente ogni gruppo replica il primo senario tramite altri interventi con gli stessi minuti

oppure

–Scenario Conclusioni: in questo caso non ci sono nè domande nè altre argomentazioni, semplicemente una perorazione finale in cui ogni gruppo tenta di convincere (movère) l’uditorio alla propria tesi.

Al termine del dibattito il pubblico deve valutare non tanto chi abbia ragione o torto quanto chi abbia meglio saputo utilizzare tempi, modi, strumenti e oratoria. Al pubblico (che in genere è formato dal docente e dagli studenti non coinvolti nel debate) è dunque un compito molto difficile: valutare singole voci concordate, anche queste, a monte dal e col docente. A tal proposito al pubblico viene di norma fornito un foglio con una checklist da compilare durante e al termine del debate. Essa in genere ha le seguenti voci:

– Gestione dei tempi
– Gestione delle risorse multimediali (se previste, ad es. grafici, foto, video)
– Conoscenza dell’argomento
– Capacità di porre domande sensate e pertinenti
– Abilità oratoria (uso del lessico appropriato, chiarezza espositiva, doti attoriali, etc.)

Quali sono i vantaggi didattici del debate? Eccoli in sintesi:

– Esercitarsi a sostenere una tesi tramite il supporto di fonti (ecco perchè si chiama non semplicemente “dibattito” ma “dibattito critico”)

– Rispettare l’altro

– Corredare il proprio punto di vista con documentazione multimediale

– Porre domande sensate

– Ascolto attivo

In futuri contributi vedremo nel dettaglio alcuni scenari operativi che possono essere implementati con debate, relativi a testi di Howard Rheingold e Manfred Spitzer sul tema “internet ci rende intelligenti o stupidi”?

Qui invece un video sul Debate

 

Per organizzare corsi e workshop sul digital storytelling scrivere a info@designdidattico.com

 

Emiliano Onori

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