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Snodi Formativi – Percorsi e Idee – #SOCIALIZZARE

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Dopo aver visto attività per Snodi Formativi legate al #documentare e al #capovolgere, vediamo ora come strutturare un percorso formativo legato all’uso dei Social Network nella Didattica. Un Team per l’Innovazione, del resto, non può non conoscere le principali piattaforme di socializzazione delle informazioni, a prescindere dal fatto che voglia o meno utilizzarle. Se infatti lato docente c’è una comprensibile resistenza, legata spesso a fattori culturali più che tecnici, all’uso dei social network, lato studente occorre rilevare che tali strumenti siano molto diffusi e altrettanto apprezzati. Vediamo ora quali potrebbero essere i possibili percorsi di formazione.

  1. incontro: introduzione al mondo dei Social Network, didattici e non; differenze tra social generalisti come Facebook, Twitter, Pinterest e Instagram (che un Team per Innovazione deve sapere!), caratteristiche di social didattici come Edmodo, Class Dojo, Schoology, Twiducate. Normativa relativa alla privacy;
  2. incontro: creazione di un account generalista e di uno specifico; implementazioni di possibili strategie didattiche. In questo contesto sarebbe auspicabile lavorare per gruppi di modo da valutare e scegliere le strategie comunicative ed operative più adatte alle proprie esigenze (particolarmente diverse se si parla, ad esempio, di scuola primaria o secondaria di secondo grado)
  3. incontro: simulazione “lato studente” dell’uso di social network didattici; in questa occasione potrebbe avere una certa utilità usare ad esempio Edmodo per verificare l’usabilità della funzione “quiz” o della funzione che permette di svolgere e consegnare direttamente online i compiti assegnati dal docente;
  4. incontro: panoramica dei social meno noti (si ipotizza infatti che durante i precedenti incontri si sia data la precedenza a social come Twitter, Facebook ed Edmodo), ad esempio è possibile verificare l’usabilità di Pinterest come gestore delle immagini reperite online. Infine risulta senza dubbio opportuna l’indicazione delle applicazioni mobili per la gestione dei vari social citati.

In conclusione possiamo affermare che il mondo dei social network, didattici e non, può riservare una indubbia utilità per i docenti e per gli alunni; i primi possono usare strumenti gratuiti, flessibili e discretamente potenti a supporto (o in sostituzione) del registro online; i secondo possono apprendere aspetti che di certo ignorano (pensiamo all’uso non didattico di tali strumenti oppure alla normativa sulla privacy). Un Team per l’Innovazione, in altre parole, non può ignorare questo importante settore del web 2.0.

Emiliano Onori

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Snodi Formativi – Percorsi e Idee – #CAPOVOLGERE

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Dopo aver visto, in un precedente contributo, un possibile percorso per Snodo Formativo connesso alla attività del #documentare, vediamo ora come realizzare un intervento legato alla Flipped Classroom, ovvero Classe Capovolta. Questa metodologia, che sta riscuotendo sempre più successo, prevede il capovolgimento della tradizionale dinamica didattica fatta di spiegazione (in classe) ed esercizio (a casa); secondo il tipico approccio “flipped”, a casa tramite video didattici si apprendono alcuni concetti di base, mentre in classe si fa esercizio, in singolo o in gruppo, col supporto del docente.

Ecco quindi quali potrebbero essere i punti su cui articolare un possibile percorso di formazione da circa 10h diviso in 4 incontri:

1. incontro: illustrazione della metodologia flipped con cenni ai paradigmi pedagogici di riferimento vale a dire: costruttivismo sociale, apprendimento cooperativo, inquiry learning, learning by doing. Riflessione su buone pratiche già in atto presso i corsisti, pratiche in parte già potrebbero prevedere un uso, parziale o totale, della metodologia capovolta. L’obiettivo è far comprendere che non si tratta di un approccio completamente nuovo e diverso dalle pratiche didattiche tradizionali.

2. incontro: illustrazione dei principali siti in cui reperire video didattici. Accanto a video già realizzati  doveroso introdurre gli strumenti più semplici per mettere i docenti nella condizione di registrare proprio video e caricarli online. In tal senso può risultare utile una simulazione di modulo flipped da realizzare insieme.

3. incontro: dopo aver reperito o realizzato un video didattico è giunto il momento di caricarlo in un ambiente online, che può essere un social (ad esempio Edmodo), un blog, oppure il registro elettronico, o infine piattaforme di condivisione e comunicazione come Google Apps for Education. Il video, infatti, deve essere integrato in un ambiente di lavoro coerente e nel quale vi sia l’indicazione, per gli studenti, di tutte le attività da svolgere. Ecco un esempio di Filosofia e uno di Scienze

4. incontro: dopo aver realizzato il video e averlo caricato online è possibile corredarlo di domande che ne facilitino la comprensione. In tal senso sarà opportuno illustrare ai corsisti il funzionamento di siti come Zaption, EduCanon o TedEd. A completamento del modulo può risultare utile progettare, durante tutti gli incontri, un vero e proprio modulo in flipped classroom che i docenti potranno realmente usare coi propri alunni.

Naturalmente questa non è che una proposta di massima, in ogni caso per realizzare la flipped classroom è indispensabile che i docenti:

  • conoscano le basi pedagogiche che la sottendono
  • sappiano reperire o realizzare video didattici
  • conoscano siti per caricare online i video
  • possano prevedere l’inserimento di brevi domande durante i video per favorirne la comprensione.

 

Emiliano Onori

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Snodi Formativi: Video Tutorial su Flipped Classroom

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Come anticipato in un articolo precedente, ecco di seguito alcuni Video Tutorial sulla Flipped Classroom, utili per chi volesse iniziare a progettare le attività di formazione su tale argomento per gli Snodi Formativi. Buona visione.

Qui altri video

Emiliano Onori

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Snodi Formativi – Video Tutorial – A breve su DesignDidattico.com

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Dopo la rubrica dedicata a “Percorsi e Idee” per l’organizzazione dei Corsi per Snodi Formativi, è ora il momento di presentare brevi video tutorial che illustrano le principali metodologie didattiche 2.0. Questi video hanno lo scopo di spiegare alcune possibili strade per l’imminente formazione dei docenti del Team dell’Innovazione ad opera degli Snodi Formativi.

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Snodi Formativi – Percorsi e Idee – #DOCUMENTARE

Category : PNSD · No Comments · by Giu 12th, 2016

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Una delle più importanti competenze che devono possedere gli Animatori Digitali ed i membri del Team dell’Innovazione è senz’altro quella di sapere documentare le esperienze scolastiche, a prescindere che siano state sviluppate con le nuove tecnologie. La scuola, infatti, da sempre vive di meravigliose esperienze “sommerse”, vale a dire esperienze note solo ai responsabili di progetto e agli alunni coinvolti. Sapere #DOCUMENTARE eventi, progetti ed attività risulta dunque assolutamente motivante per il personale interno (docenti ed alunni) e particolarmente coinvolgente per la comunità scolastica (genitori) ed il territorio. Esempi di esperienze da condividere possono essere: gite scolastiche, gare sportive, progetti laboratoriali interni, concorsi, alternanza scuola-lavoro. Accanto a questi momenti, per così dire “eccezionali”, è opportuno saper documentare anche esperienze “ordinarie”, come lezioni particolarmente coinvolgenti, materiali potenzialmente utili al di là del contesto che li abbia prodotti, documenti di un certo interesse trasversale.

Per questi motivi si propone di seguito un modello di corso di formazione pensato per il “Team dell’Innovazione” basato sull’attività del #DOCUMENTARE. Si ipotizzano, per semplicità, 9/12h per un totale di 3/4 incontri.

  • 1.Incontro: Illustrazione dei pro (e dei contro!) della documentazione, di buone pratiche, di quanto richiede il PNSD in merito al tema in oggetto. Simulazione di un contesto reale da documentare. Condivisione delle proposte emerse nei vari gruppi di lavoro

  • 2. Incontro: La documentazione ordinaria mediante Cloud, mediante Registro Elettronico, mediante Blog Didattico. Illustrazione delle più note piattaforma di Blogging (dalle più immediate, come Tumblr, alle più articolare, come WordPress, passando per le più “modaiole”, vedi Medium). Al termine si invitano i docenti, opportunamente divisi in gruppi, ad aprire un account di prova in una delle suddette piattaforme ed inserire quanto progettato al primo incontro

  • 3. Incontro: Approfondimento della documentazione mediante Blog (ad es. WordPress), utilizzo delle principali funzioni (inserimento video, immagini, allegati, abbinamento account Facebook e Twitter). Gestione del Blog da dispositivi mobili. Al termine si dedicherà tempo alla pubblicazione di un articolo complesso (testo, immagine, video, link, connessione a social network)

  • 4. Incontro: Simulazione, in singolo o in gruppo, della documentazione di una attività reale svoltasi nella propria scuola, all’interno del blog creato in precedenza. Inserimento nel blog di materiale didattico ordinario. Scambio di link tra corsisti per la creazione di una Blogroll all’interno del Blog creato.

Questo non è che un esempio sintetico di una attività, quella della documentazione, che risulterà nel tempo sempre più strategica per le scuole.

Emiliano Onori

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Snodi Formativi: Idee e Percorsi, a breve su DesignDidattico.com

Category : Riflessioni · No Comments · by Giu 12th, 2016

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Le scuole aggiudicatarie degli “Snodi Formativi” stanno pianificando la formazione per i docenti, da attuarsi da settembre 2016 per un triennio. Dal momento che numerose sono state le criticità relative alla formazione per Animatori Digitali, criticità spesso derivanti dalla fretta con cui la formazione stessa è stata organizzata, a breve proporremo idee e percorsi per gli Snodi Formativi, vale a dire modelli di formazione legati ad argomenti che riteniamo fondamentali nella formazione di Animatori Digitali, Team Innovazione e Docenti.

A breve su www.designdidattico.com

Emiliano Onori

 

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Metodologie Attive contro Lezione Frontale: di cosa ha bisogno la scuola?

Category : Riflessioni · No Comments · by Giu 4th, 2016

metodolgie attive vs lezione frontale

INTRODUZIONE

L’attuale situazione della scuola italiana sta vivendo un interessante momento di transizione. Da un lato il ricambio generazionale dei docenti sta portando in cattedra insegnanti sempre più giovani, sebbene l’età media dei docenti italiani resti una delle più alte in Europa, dall’altro il Miur col Piano Nazionale Scuola Digitale sta dando un notevole e meritorio impulso alla formazione in servizio.

Sullo sfondo ci sono i cosiddetti “nativi digitali”, ossia quei giovani che, nati nel nuovo millennio,utilizzano quotidianamente le tecnologie, seppure molto raramente in modo consapevole ed efficace. A queste nuove generazioni si rimprovera spesso una bassa attitudine al ragionamento astratto e si imputa loro uno scarso mantenimento della concentrazione per più di qualche minuto.

È davvero così avvilente il quadro? Oppure è il metro di analisi che falsa il giudizio? In altre parole: siamo davvero convinti che sia opportuno misurare le competenze, ma pure abilità e conoscenze, degli attuali studenti con strumenti di misura “novecenteschi”? E siamo sicuri che il “milieu”, l’ambiente socioculturale in cui sono inseriti i cosiddetti “nativi digitali” non li spinga, talora quasi inevitabilmente, ad un tipo di ragionamento meno simbolico e più reattivo?

LO SCENARIO CULTURALE DEI “NATIVI DIGITALI”

Vediamo lo scenario culturale degli studenti nati tra gli anni ’70 e ’80: costoro, alcuni dei quali oggi probabilmente docenti, erano assolutamente meno esposti, rispetto alle attuali generazioni, ad un “regime iconografico” così pervasivo e costante come quello odierno; allo stesso tempo essi avevano strumenti di formazione ancora essenzialmente legati al paradigma lineare del libro di testo; infine erano dotati di un immaginario meno “colonizzato” dalla signoria dell’autorappresentazione social, in altre parole erano meno esposti al giudizio esterno che non fosse quello dei loro pari “reali” e non “virtuali”, vivevano cioè in “piazze reali”, decisamente meno popolate di quelle attuali tipiche dei social network.

Pensiamo che tutto ciò non abbia inciso in modo irreversibile sui loro pattern mentali?

Quello che spesso si finge di non capire è che internet ha cambiato in modo radicale, irreversibile e velocissimo un sistema culturale che, sotto certi aspetti, era fermo da decenni se non da secoli. È successo quello che è accaduto con la stampa, ma con la differenza che è avvenuto in un poco più che un decennio. Noi docenti non possiamo non considerare questo fenomeno ogni qual volta entriamo in classe a tenere una lezione. Ed eccoci arrivati al punto nodale: può, in questo scenario, la lezione frontale ancora sopravvivere? Certo, ma solo se affiancata ad altre strategie che possiamo chiamare “metodologie attive”.

COSA SONO LE “METODOLOGIE ATTIVE”

Per “metodologie attive” si intendono quelle strategie didattiche che mettono l’alunno al centro del proprio processo di apprendimento, coinvolgendo la sua creatività e il suo senso di iniziativa, non prescindendo naturalmente dai contenuti curricolari. Una classica lezione frontale, al contrario, mette al centro non lo studente ma i contenuti o, peggio ancora, il docente medesimo. Essa non stimola la creatività dei ragazzi che, per quanto affascinati, non hanno che un ruolo passivo all’interno di quel contesto didattico. Le “metodologie attive”, al contrario, richiedono unapartecipazione diretta dello studente, mediante attività che il docente di volta in volta individua come formative.

ESEMPI DI “METODOLOGIE ATTIVE”

Un esempio può essere la “classe capovolta”, nella quale gli alunni, dopo aver visionato dei materiali didattici a casa, di norma dei video, lavorano in classe su attività predisposte dal docente. Altro esempio può essere il “digital storytelling”, al cui interno gli studenti sono chiamati ad inventare una storia la cui stesura, senza dubbio, deve mostrare lo studio di contenuti disciplinari (ad esempio la vita di un autore o di un personaggio storico), ma al contempo invita gli studenti ad immaginare scenari di “fiction” di loro invenzione.

Facciamo un esempio: la spedizione in Gallia da parte di Giulio Cesare.

Questo contenuto può essere spiegato tramite lezione frontale e richiesto dal docente in modo altrettanto frontale e senza il minimo apporto di creatività da parte dell’alunno. L’insegnante, in questo caso, non può che valutare il grado di “ritenzione” dei contenuti che lo studente mostra, difficilmente avrà modo di vagliare, ad esempio, alcune competenze messe in atto dagli studenti.

Altro esempio di “metodologia attiva” può essere il “problem based learning”, l’apprendimento cioè basato su problemi.

In questo scenario agli studenti è consegnato un problema la cui risoluzione in parte fa leva su contenuti disciplinari noti, in parte su contenuti che, durante la risoluzione medesima, col supporto del docente, gli alunni da soli o in gruppo costruiranno. Il vantaggio di questa, come di altre “metodologie attive”, è che non esiste un modo univoco per rispondere al problema dato, ma una molteplicità di soluzioni, alcune più alcune meno efficaci ovviamente, che gli studenti possono trovare. In un contesto di tal genere anche l’errore diviene significativo poiché esso, lungi dall’essere la cosa più grave che uno studente possa commettere, diviene semplicemente una strada meno efficace o per nulla efficace per rispondere ad un contesto formativo.

Ulteriori “metodologie attive” possono poi essere: apprendimento cooperativo, apprendimento tra pari, dibattito, gioco di ruolo e apprendimento situato. In comune esse hanno: centralità dello studente, risoluzione molteplice degli scenari didattici proposti e infine valutazione e autovalutazione durante tutto il processo, quindi non solo al termine e non solo da parte dell’insegnante.

QUALE IL DESTINO DELLA LEZIONE FRONTALE?

Con ciò non si vuole lasciare intendere che la lezione frontale sia da abbandonare, ma semplicemente crediamo sia giunto il momento di circoscriverla ad un limitato numero di contesti didattici, e non innalzarla dunque al rango di “strategia regina” al cui cospetto le altre o scompaiono o ne divengono ancelle. Indubbiamente la lezione frontale può risultare ancora molto proficua, ma solo se affiancata ad altre soluzioni didattiche; riteniamo del resto che gli studenti possano essere meno annoiati da un’ora di lezione “attiva” e più partecipi del proprio processo di apprendimento.

D’altro canto è onesto dire che non tutte le “metodologie attive” siano consone a tutti i contesti; ad esempio l’apprendimento cooperativo è poco adatto ad affrontare problemi di immediata soluzione; la classe capovolta è meno efficace se si basa su video legati ad argomenti particolarmente complessi che richiedono continue precisazioni da parte del docente; il digital storytelling poco si addice a discipline marcatamente tecnico-scientifiche (sebbene non sia impossibile utilizzarlo in tal senso).

In definitiva possiamo sostenere che ogni argomento, ed ogni contesto classe, ha una strategia più efficace di altre, sta al docente e alla classe scegliere di volta in volta quella più idonea. Senza dubbio proseguire ciecamente col metodo frontale porterà a sempre più scarsi risultati e ad un sempre più evidente calo dell’attenzione e della motivazione in classe.

IN QUALI GRADI DI SCUOLA INTEGRARE LE “METODOLOGIE ATTIVE”?

Le “metodologie attive” sono storicamente e proficuamente implementate, in Italia, specialmente nella scuola dell’infanzia e primaria. Tendono invece a passare in secondo piano nella secondaria di primo grado fino quasi a sparire in quella di secondo grado, specie nei licei. Ed è proprio in questi contesti che tali metodologie andrebbero incentivate e promosse. Pensiamo, ad esempio, a quanto potrebbero trarne giovamento discipline che, negli ultimi anni, hanno subito un “apparente invecchiamento” dovuto in particolare all’antiquato modo di insegnarle: la filosofia e le lingue classiche. È ancora possibile insegnare la materia di Platone come avveniva 20 anni fa? Per altro con un numero di ore settimanali spesso diminuito? O sarebbe più opportuno, e forse più avvincente, studiare la disciplina “per problemi”? Per altro avvicinandosi alla prassi che, millenni fa, ha fatto nascere la filosofia medesima? Non sarebbe il caso di farla di nuovo “rinascere” dalla “meraviglia”?

Piuttosto che impartire uno schematico quanto noioso catalogo di filosofi, non sarebbe più motivante porre problemi, lasciarli dibattere ai ragazzi ed infine presentare le soluzione che, nel corso della storia, sono state date dai singoli pensatori? Oppure pensiamo al latino e al greco: è ancora possibile che la prova di verifica standard sia sempre una “versione di traduzione”? Perché non pensare a strategie diverse, come ad esempio il metodo “natura” oppure l’apprendimento per problemi. Il modo migliore di salvaguardare tali discipline, oggi, è solo e soltanto quello di innovarle, nel profondo.

CONCLUSIONI

Questo sguardo generale sulle “metodologie attive” aveva l’obiettivo di iniziare a mettere in crisi un modello collaudato, ma forse antiquato, quale la lezione frontale. Superare tale approccio non è facile, significa per i docenti abbandonare un luogo rassicurante ed ospitale, ma forse deserto, per intraprendere un cammino complesso in direzione dei nostri alunni, che oggi abitano spazi culturali completamente diversi dai nostri. La sfida è epocale, e non saranno le tecnologie in sé a risolverla, al limite potranno indirizzarla e supportarla, ma solo a patto che restino un mezzo e non un fine del nostro insegnamento.

Emiliano Onori

L’articolo è stato pubblicato per la prima volta su http://www.youreduaction.it/metodologie-attive-emiliano-onori-design-didattico/

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