Design Didattico

Instructional Design & Media Education



Metodologie Attive. Problem Based Learning: “piante a rischio”

Category : Video Tutorial · No Comments · by Feb 21st, 2016

MA pbl piante rischio

Il PBL, problem based learning, è una metodologia didattica attiva che presuppone l’apprendimento basato su problemi reali. Agli studenti viene posto un problema, il più possibile autentico, da risolvere, e per la risoluzione del quale all’inizio non possiede tutte le conoscenze necessarie. Indagando per la risoluzione del problema, in singolo o in gruppo, apprende contenuti disciplinari e non. Nel video, dopo una breve introduzione teorica al tema, viene proposto un esempio reale di pbl: “piante a rischio”, in cui si chiede ai ragazzi non solo di individuare le piante a rischio presenti nel proprio territorio, ma anche soluzioni idonee al superamento del rischio. Al termine i ragazzi avranno dato una loro risposta al problema, ma allo stesso tempo avranno imparato, ad esempio, l’ubicazione di uffici pubblici connessi alla protezione dell’ambiente, la possibilità di contattare centri di ricerca e di visitare orti botanici.

Emiliano Onori

Altri video presenti qui

Corso di Formazione su Cooperative Learning. Badia al Pino (AR) 24/2 – 9/3 – 22/3

Category : Corsi · No Comments · by Feb 18th, 2016

corso civitella

Corso di Formazione su “Cooperative Learning” presso Istituto Comprensivo “Martiri di Civitella” presso Badia al Pino (AR). Il corso si terrà nei seguenti giorni:

  • mercoledi 23 febbraio
  • mercoledi 9 marzo
  • martedi 22 marzo

Secondo il seguente orario

  • 14.30-16.30 Rivolto a docenti scuola primaria
  • 16.30-18.30 Rivolto a docenti scuola secondaria

Verrà illustrata, in modalità laboratoriale, la metodologia dell’Apprendimento Cooperativo (Cooperative Learning), con eventuale uso di strumenti didattici 2.0 (lim, tablet, app web based). Il corso è rivolto ai docenti dell’istituto. Per eventuale partecipazione contattare la scuola polo:

I. C. “Martiri di Civitella”
Via Verdi, 40 – 52041 Badia al Pino (AR)
0575497215 – fax 0575416559
aric81000g@istruzione.it
aric81000g@pec.istruzione.it

Il corso sarà tenuto da Emiliano Onori

Corso di Formazione MIUR (ex DM 821/2013) Umbria. Trestina (PG) 25 Febbraio – 18 Marzo

Category : Corsi · No Comments · by Feb 17th, 2016

corso trestina ex dm

Informo che dal 25 Febbraio al 18 Marzo si terrà presso Istituto Comprensivo Alberto Burri di Trestina (Città di Castello – PG) un corso di formazione ufficiale MIUR di livello base (22h in 7 incontri pomeridiani) finanziato dal programma ex DM 821/2013.. Il corso è rivolto in particolare a docenti umbri di scuola primaria e secondaria di primo grado. Sono aperte le iscrizioni tramite Istanze Online fino al giorno precedente l’inizio del corso, cioè mercoledi 24 Febbraio.

Gli argomenti del corso saranno condivisi coi corsisti al primo incontro. In ogni caso verranno senz’altro toccate le seguenti tematiche:

  • Didattica con la Lim (in particolare su modelli Promethean con software Activinspire)
  • Reperimento risorse online per la didattica
  • Creazione risorse per la didattica
  • Caricamento online in cloud di risorse per la didattica
  • Strumenti online (web based) per la costruzione di percorsi multimediali
  • (Eventuale) Didattica con dispositivi mobili (tablet, notebook, smartphone)
  • (Eventuale) Didattica tramite metodologie attive (Digital Storytelling, Cooperative Learning, Peer to Peer)

Le date, che potrebbero subire lievi modifiche in itinere, anche in base alle esigenze dei corsisti, sono:

  • Giovedi 25 febbraio 16.30-20.00
  • Lunedi 29 febbraio 16.30-20.00
  • Giovedì 3 marzo 16.30-20.00
  • Martedì 8 marzo 16.30-19.30
  • Giovedì 10 marzo 16.30-20.00
  • Mercoledi 16 marzo 16.30-19.30
  • Venerdì 18 marzo 16.30-19.30

In caso di difficoltà nella procedura di registrazione contattare

-la scuola polo De Filis di Terni (tric811001@istruzione.it) e

-la scuola sede di corso Istituto Alberto Burri di Trestina (pgic825007@istruzione.it).

Il corso sarà tenuto da Emiliano Onori.

 

Corsi di Formazione MIUR – Piano Nazionale Scuola Digitale in Umbria

Category : Corsi · No Comments · by Feb 14th, 2016

CORSI GENERICI UMBRIA

A breve partiranno CORSI DI FORMAZIONE base e avanzati UFFICIALI MIUR per il PIANO NAZIONALE SCUOLA DIGITALE in alta Umbria (zona Valtiberina – Città di Castello -PG-). Ricordo che la partecipazione sarà gratuita e l’iscrizione dovrà essere perfezionata tramite Istanze Online. Primi corsi in partenza LIVELLO BASE su Lim, Tic, Software Didattico. Durata circa 20h in 7/8 incontri. I corsi saranno tenuti da Emiliano Onori

A breve maggiori dettagli.

Emiliano Onori – info@designdidattico.com

 

Metodologie Attive. Digital Storytelling: “Prologhi e Finali Alternativi”

Category : Video Tutorial · No Comments · by Feb 11th, 2016

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Il Digital Storytelling è una “metodologia didattica attiva” poichè promuove la conoscenza mediante la costruzione/invenzione di una storia. E’ una metodologia “attiva” in quanto richiede allo studente di “inventare”, a partire da dati e conoscenze, una storia da raccontare oralmente o in forma scritta e multimediale. In questo modo la sua creatività è messa al centro del processo di apprendimento. In questo scenario le conoscenze (ad esempio “la vita” o “l’opera” di un autore) divengono pretesto (necessario ma non sufficiente) per il racconto di una storia. Le tipologie di storytelling sono numerose: intervista impossibile, finale o prologo alternativo, dialogo immaginario, racconto, ricostruzione drammatica di una vita, (pseudo)autobiografia, trattato scientifico, palinsesto televisivo. In questo caso vedremo un approfondimento su “Prologhi e Finali Alternativi” connesso al romanzo di Dino Buzzati “Il deserto dei Tartari”.

Altri video sul Digital Storytelling sono disponibili qui.

A cura di Emiliano Onori

Smartletter di DesignDidattico: Aggiornamento

Category : Eventi, [Web] App · No Comments · by Feb 10th, 2016

smartletter dd3

 

Smartletter di DesignDidattico. Chi volesse essere aggiornato quotidianamente via Smartphone (tramite App Telegram) su #NEWS #EVENTI #RIFLESSIONI #ESPERIENZE #STRUMENTI del mondo scuola, può iscriversi (anche via browser, ma dopo aver installato app) al link telegram.me/designdidattico
#NEWS:esito bandi pon, app per dislessia,
#EVENTI: convegni per Animatori Digitali,
#RIFLESSIONI: Scuola e Dislessia, Teorie Apprendimento, Cyberbullismo
#ESPERIENZE: la classe “itinerante”, Minecraft ad uso didattico
#STRUMENTI: Tendenze Didattiche 2016, Supporto Online per RAV
A cura di Emiliano Onori

Metodologie Didattiche Attive: Focus di Approfondimento

METODOLOGIE FOCUS ANNUNCIO

A breve verranno pubblicati dei Focus sulle principali Metodologie Didattiche Attive. Per Metodologie Attive si intendono quelle pratiche in cui lo studente è al centro del processo di apprendimento, vale a dire svolge un ruolo attivo nella dinamica di costruzione della propria conoscenza. In tal senso possono ritenersi attive metodologie come: Problem Solving, Cooperative Learning, Content Curation, Peer to Peer, Flipped Classroom. Questi approcci, nella lori diversità, sono accomunati dall’obiettivo di rendere il più possibile partecipe lo studente; per questo motivo si privilegiano momenti di costruzione del sapere mediati (e non “erogati”) dal docente e dal rapporto coi compagni di classe. In questo scenario lo spazio per la spiegazione frontale è ridotto al minimo. Inoltre, vengono privilegiati “compiti autentici”, ossia attività il più possibile vicine a situazioni reali. Anche la valutazione richiederà un approccio diverso, si parlerà infatti di “valutazione autentica”. Nei prossimi giorni verranno pubblicati video dedicati, in particolare, a:

  • Brainstorming
  • Flipped Classroom
  • Debate (Confronto Dialettico su tema dato)
  • Apprendimento per Problemi
  • Apprendimento Cooperativo e tra Pari
  • Digital Storytelling

 

Emiliano Onori

Animatori Digitali e Didattica per Competenze: Comunicare in Madrelingua. Spunti Didattici

Category : Riflessioni · No Comments · by Feb 6th, 2016

ad competenze madrelingua

 

In un precedente contributo, intitolato “Animatori Digitali e Competenze: un matrimonio possibile!” (clicca qui per leggerlo) si invitavano i docenti Animatori Digitali a non concentrare i propri sforzi solo nella scelta di soluzioni hardware e/o software, ma anche e soprattutto nella individuazione di soluzioni pedagogiche e metodologiche innovative, a prescinde dall’apporto tecnologico eventualmente utilizzato. In tal senso si individuava nella “Didattica per Competenze” una possibile strada da intraprendere per avviare delle sperimentazioni didattiche attive da affiancare alla lezione frontale. Al termine della riflessione venivano alcuni spunti didattici connessi alle 8 competenze chiave (qui un approfondimento su di esse).

In questo contributo, ed in altri a venire, verranno prese in considerazione tutte le 8 competenze chiave e per ciascuna si tenterà di suggerire una o più sperimentazioni didattiche.

  • Comunicare in Madrelingua: gli approcci tradizionali

Come è noto, la prima competenza chiave da sviluppare negli alunni è la comunicazione nella propria lingua madre. Nelle varie sperimentazioni didattiche legate all’insegnamento per competenze, essa viene talora tralasciata poiché si ritiene, non so se a ragione o a torto, che le tradizionali forme di insegnamento e verifica già potenzino e rafforzino questa importante attitudine. Se da un lato è innegabile che la spiegazione di un argomento, frontale o non, e la verifica successiva, orale o scritta, vengano supportate e condotte dall’uso della lingua italiana, è pur vero che si possono pensare forme di comunicazione diverse da quelle tradizionali; per tradizionali intendiamo, ad esempio, la prova scritta sulla base del protocollo ministeriale (tipologie A, B, C, D, vale a dire Analisi del testo, Saggio breve, Tema di Storia, Tema di Riflessione) oppure sulla base di esercizi anch’essi tradizionali come: riassunto, relazione, commento. Ora ci si chiede: come potenziare la comunicazione in madrelingua tramite “altre” tipologie comunicative, orali e scritte?

  • Comunicare in Madrelingua: metodologie innovative per potenziarla

Si potrebbe pensare, ad esempio, a far realizzare ai ragazzi alcuni progetti di comunicazione che superino le tradizionali competenze legate ai protocolli ministeriali. Vediamo alcuni esempi:

  • BROCHURE INFORMATIVA: un esercizio interessante potrebbe essere quello di far scrivere ai ragazzi un testo che si immagini essere una sorta di brochure informativa su un punto di interesse della propria città. Questa tipologia testuale risponde alla esigenza, naturalmente, di comunicare in madrelingua, ma tramite una serie di accorgimenti testuali di norma assenti nelle forme tradizionali di verifica (tema, analisi del testo, riassunto, saggio breve). Per esempio si può chiedere agli studenti di scrivere un testo al di sopra e al di sotto di un certo numero di caratteri, che preveda la trattazione sintetica di almeno due o tre argomenti chiave, e che sia supportato da immagini e/o slogan e titoli. Questo compito, che ha per altro gli estremi di una “prova autentica”, si discosta notevolmente dalle prove tradizionali e permette ai ragazzi una riflessione testuale particolarmente articolata (rapporto con le immagini, con il supporto di piccolo formato, con gli slogan, cioè a dire frasi – in genere – nominali). Non solo, ma in un grado di scuola come può essere quello di una secondaria, è possibile avviare anche una riflessione metalinguistica sul testo da scrivere; si potrebbe, inoltre, introdurre tramite questa prova anche lo studio della comunicazione svolto da Roman Jakobson oppure le riflessioni sulla semiologia di Umberto Eco. Infine veniamo all’apporto tecnologico che, ripeto, è e deve restare per lo più uno strumento, quindi mezzo e non fine; un compito di tal genere può essere svolto in modo cooperativo tramite i vari servizi online di scrittura collaborativa, penso alle Google Apps for Education o a TitanPad o PrimaryPad
  • RISCRITTURA DI UN TESTO LETTERARIO: un esercizio che di norma non viene svolto in classe è quello della riscrittura di un testo (letterario o non). L’approccio può essere anche per PBL (Problem Based Learning, Apprendimento per Problemi). Immaginiamo che i ragazzi, magari divisi in gruppo, appartengano ad una redazione di una Casa Editrice, la quale vuole “svecchiare” un testo letterario di Fiabe o Favole, adeguandolo allo stile comunicativo del XXI secolo. Un esercizio di questo tipo presuppone un grande sforzo metalinguistico in primis del docente, poi naturalmente anche degli alunni, chiamati a modificare sintassi ed lessico. Per altro si potrebbe cogliere l’occasione anche per discutere sul concetto di diritto d’autore e di tradizione orale di un testo. La competenza in madrelingua, in questa circostanza, deve essere doppia: occorre conoscere lo stile, ad esempio, dei primi del ‘900 (epoca in cui si immagina la prima redazione del testo da aggiornare) e, ovviamente, quello in uso al giorno d’oggi. In altri termini occorre avere un quadro della evoluzione non solo linguistica ma anche sociale e culturale del nostro paese.
  • NUOVA TRADUZIONE DI UN TESTO LETTERARIO: affine alla precedente, ma più complessa poiché richiede anche la conoscenza di una L2, cioè di una lingua straniera, è la metodologia della “nuova” traduzione di un testo letterario. I ragazzi, specie della secondaria di secondo grado (in particolare penso ai licei linguistici), arrivano a conoscere molto bene una lingua straniera (soprattutto inglese e francese), quindi si può proporre loro non solo una “semplice” (!) traduzione, ad esempio, dall’inglese all’italiano, ma una “nuova” traduzione di un celebre testo letterario, la cui traduzione in lingua italiana risalga a molti anni fa. Potrebbe essere il caso de “Il giovane Holden” di Salinger (“The catcher in the rye”); questo celebre testo è stato da Einaudi riedito nel 2014 con una nuova traduzione (ad opera del “giovane” Matteo Colombo, la precedente fu a cura di Anna Nadotti). Portare in italiano un testo così impegnativo dopo molti anni, ha messo il traduttore nella condizione di effettuare non solo riflessioni di natura strettamente linguistica, ma anche sociolinguistica e, più in generale, culturale (basti pensare ad espressioni di “difficile” resa come “my ass” oppure “haddock”!). Con una prova di tal genere, dunque, non si rafforzano solo le competenze di transcodifica testuale (inglese-italiano) ma anche le conoscenze profonda della propria lingua madre che, inutile dirlo, è sempre inserita in un contesto sociale, storico e culturale.
  • GUIDA MUSEALE PER BAMBINI (e per ESPERTI!): ora veniamo ad un esempio di riflessione sulla produzione orale in madrelingua. Si può, tramite la metodologia del Role Play (Gioco di Ruolo), immaginare che gli studenti siano immaginarie guide turistiche di un museo della propria città che organizza visite guidate per bambini. In questo scenario gli alunni devono “rimediare” un testo ad uso di un pubblico che non possiede un gergo settoriale, che probabilmente non è mai stato in un museo e la cui attenzione è distratta da ogni piccolo dettaglio. La difficoltà di questo lavoro consiste, paradossalmente, nella “necessaria” semplicità del testo/registro da adottare; se infatti da un lato insegniamo agli studenti l’uso di un registro “alto” e “tecnico” (a prescindere dalle singole discipline), dall’altro non riflettiamo mai abbastanza su tutto il possibile spettro lessicale che, specie in contesti reali, siamo chiamati a conoscere. Di contro è possibile “convertire” questo esercizio nel suo opposto, vale a dire immaginare di svolgere il ruolo di guida museale a vantaggio di un gruppo di adulti preparati e “del mestiere”. Svolgere entrambi questi esercizi consente l’inizio di riflessione sulla complessità del fenomeno linguistico sotto la specie del gergo museale.
  • CONFRONTO DIALETTICO SU UN TEMA DATO (DEBATE): altro esempio potenzialmente significativo, e di rado messo in atto nella scuola secondaria di primo e secondo grado, è quello che gli anglosassoni chiamano “Debate” vale a dire “Confronto Dialettico” (la traduzione “dibattito” rischia di impoverire una metodologia che, in realtà, presenta una certa complessità, qui un approfondimento). L’insegnante assegna un tema, di norma problematico e piuttosto circoscritto, e poi divide la classe in due o più gruppi (si può effettuare anche in singolo ma con tempi di realizzazione necessariamente più dilatati) i quali si “scontreranno” dialetticamente sull’argomento dato, tramite l’uso di tesi, antitesi e prove a supporto della propria posizione. In una prova di questo tipo si impara, ad esempio, a suffragare il proprio ragionamento con dati e numeri, a rafforzare il proprio punto di vista mediante la preventiva immaginazione (e conseguente “decostruzione”) della tesi opposta, a scegliere argomenti significativi ed isolare aspetti ritenuti meno persuasivi. Un approccio di questo tipo, talora, è messo in atto nella stesura di un saggio breve (specie di argomento scientifico-tecnologico), ma il saggio breve è una tipologia scritta e non orale. Pure qui l’uso delle tecnologie può essere significativo, nulla vieta, infatti, di supportare il proprio argomento tramite immagini, grafici ed altri strumenti multimediali. Proprio quest’ultimo aspetto permetterà al docente una riflessione sulla comunicazione ( in taluni casi “aggressione”!) multimediale cui quotidianamente siamo sottoposti.
  • PARLARE IN PUBBLICO: infine un esempio legato ad una competenza poco sviluppata a scuola ma particolarmente utile e significativa dal punto di vista didattico, vale a dire saper usare la madrelingua per parlare in pubblico. Anche in questo caso non dobbiamo illuderci: la verifica orale condotta col docente in mezzo ai compagni di classe non rappresenta (nella maggior parte dei casi) un esempio di “parlare in pubblico”, per il semplice fatto che in quella fattispecie il pubblico non è chiamato ad esprimersi. Questa competenza, invece, richiede che al termine dello speaking il pubblico mostri la propria preferenza e/o approvazione nei confronti del relatore. In questo scenario il docente potrebbe fornire, al singolo alunno o al gruppo: un argomento piuttosto vasto, un tempo entro cui poter esprimere il proprio punto di vista (non per forza suffragato, come nel caso del Debate, da fonti) e un insieme di strumenti da poter eventualmente utilizzare (slides, audio, video). Qui i ragazzi sono tenuti a fare quello che Cicerone avrebbe chiamato “movere”, vale a dire “smuovere/commuovere” l’animo del pubblico, attraverso tanto la comunicazione verbale tanto con quella non verbale (per esempio la mimica, del corpo come del volto, non a caso per l’arpinate tutto questo non era solo bagaglio culturale di un avvocato ma, più acutamente, di un “attore”!). Inutile dire che la fase di “verifica” qui spetta al pubblico, quindi ai compagni di classe, in uno contesto che potrebbe prendere a prestito qualche aspetto della “peer education”.

 

Conclusioni

Tutti questi approcci, e naturalmente molti altri, potrebbero affiancare i tradizionali metodi usati di norma in classe; le “metodologie attive”, del resto, non vogliono (nè potrebbero!) sostituire la lezione frontale, ma semplicemente affiancarla tramite situazioni e strategie che risultino maggiormente motivanti per gli studenti. Nei casi che abbiamo citato, infatti, si cerca di stimolare la creatività, il lavoro di gruppo, la risoluzione di problemi autentici e reali, il dibattito orizzontale alunno-alunno, lo spirito (auto)critico, aspetti di talora l’approccio tradizionale rischia di non coinvolgere. Le tecnologie in tutto questo hanno un ruolo importante ma non primario, fungono cioè da supporto e da mezzo per ampliare le competenze degli alunni e, perchè no, per suscitare anche una riflessione sul loro uso critico e consapevole. Tuttavia non finiscono mai per essere nè il primo nè il più importante pensiero per un Animatore Digitale.

Emiliano Onori 

 

 

Workshop e Corsi di Formazione su Metodologie Attive e Didattica 2.0

Category : Corsi · No Comments · by Feb 6th, 2016

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Si organizza un WORKSHOP INTENSIVO su Metodologie Attive e Didattica 2.0 presso scuole o centri di formazione.

Il corso avrà un approccio laboratoriale e non frontale e/o teorico.

ARGOMENTI POSSIBILI: Flipped Classroom, Google Apps for Education, Problem Based Learning, Cooperative Learning, Peer to Peer, Blog Didattico, Lim, Debate, Content Curation, Social Network, BYOD (Bring Your Own Device)

MODALITA’: Workshop intensivo (1 o 2 giorni, 8h/12h/16h) oppure Corso di Formazione (8h/12h/16h in 3/4 incontri)

PREREQUISITI: Uso della posta elettronica, Connessione ad Internet, Videoproiettore

OBIETTIVI: Attivare percorsi di didattica attiva e laboratoriale basata su problemi e apprendimento cooperativo.

TEMPI: Workshop da 8h/12h/16h o Corso di Formazione da 8h/12h/16h in 3/4 incontri pomeridiani

SEDE: è possibile tenere il corso o presso sedi di scuole o di centri di formazione, richiesta connessione web e videoproiettore

LOCALITA’: è possibile organizzare in workshop in: Umbria, Toscana, Marche. Da verificare in Emilia e Lazio. Con largo anticipo altrove.

COSTI: da verificare in base alle modalità (da 600 a 1000 euro circa)

Clicca qui per VIDEO DIMOSTRATIVI su TUTTE LE TIPOLOGIE DI CORSO

Clicca qui per APPLICAZIONI PRATICHE DELLE METODOLOGIE PROPOSTE

INFO: per informazioni contattare Emiliano Onori a info@designdidattico.com

Animatori Digitali e Competenze: un matrimonio possibile!

Category : PNSD, Riflessioni · (3) Comments · by Feb 2nd, 2016

ad competenze

Da quando è stata istituita la figura dell’Animatore Digitale (AD) si è fatto un gran parlare di problemi legati al compenso, di possibili conflitti con altre figure di funzioni strumentali e soprattutto si soluzioni legate al software o all’hardware da implementare nella propria scuola. A mio avviso questo è un modo completamente sbagliato di intendere la figura dell’AD. Se da un lato è vero che il miur ha coniato un nome forse poco felice (altrove ho parlato, ad esempio, di Animatore Didattico), è d’altro canto innegabile che ridurre questa figura ad un mero esecutore di scelte tecniche rischia di far naufragare un ruolo che potrà essere senza dubbio decisivo nel prossimo triennio. Se del resto si legge la stragrande maggioranza dei contributi presenti online legati alla figura dell’AD (ad esempio gruppi facebook, gruppi facebook regionali, gruppi google plus, siti dedicati, etc.) si potrà trovare riscontro di quanto affermato: la priorità principale di molti AD è, al momento, quella meramente tecnica e tecnologica (al momento la distinzione, pur fondamentale, non pertiene all’argomento in questione). Occorre, a mio avviso, spostare prima possibile il focus della discussione sulle metodologie, sulle pedagogie, sulle visioni didattiche e, più in generale, sulla funzione culturale e sociale della scuola piuttosto che avvilirci a sterili discussioni sugli strumenti da adottare, i quali non sono che l’ultimo problema, al momento. Non c’è dubbio, come più volte sostenuto da Maragliano, che opporsi al digitale sia ingenuo e antistorico; per altro la scuola ha il dovere, civico prima che culturale e disciplinare, di educare (anzi, prima di tutto, di educarsi!) al digitale, per offrire alle nuove generazioni strumenti per un affrancamento (e non asservimento) dalle nuove forme di potere che proprio del mezzo digitale si servono (in tal senso sarebbe opportuno e forse doveroso un ritorno a Foucault anche nel dibattito scolastico). Non si vuole qui combattere una guerra ciecamente ideologica contro le nuove tecnologie e le nuove figure istituite dal Ministero (come sembrerebbero fare alcuni interventi di Gianni Marconato, altrove brillante ed acuto). L’invito, in prima istanza, è dunque di non cadere nella trappola dello strumento, di non farsi ingannare da una illusione ottica (e culturale) secondo la quale gli strumenti, in sè, portino innovazione. L’innovazione, parrebbe inutile ribadirlo, viene dalle persone e dalle idee, non dai mezzi in quanto mezzi.

Chiarito questo vediamo quali strade potrebbero intraprendere quegli AD che volessero riportare il dibattito sul percorso delle pedagogie e non delle tecnologie. Una indicazione potrebbe essere quella dell’insegnamento per competenze. Per ora non entriamo nel dibattito circa i rischi di una scuola completamente schiacciata sulla didattica per competenze (in sintesi: il rischio principale è quello di addestrare gli studenti a quanto richiesto dal mondo del lavoro, quindi dal “potere”, a scapito del “pensiero critico” che mai può ridursi a singola competenza), dibattito che per altro andrebbe assolutamente riaperto data la delicatezza del tema (in nota suggerisco interessanti letture in merito). Ponendo dunque di affiancare alla didattica per nozioni una didattica per competenze, vediamo cosa potrebbe proporre un AD. Premettiamo, per semplicità di indagine, di considerare le 8 competenze chiave stabilite dalla Raccomandazione 2006/962/CE  (qui una sinossi)

1-Comunicazione nella madrelingua
2-Comunicazione nelle lingue straniere
3-Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia
4-Competenza digitale
5-Imparare ad imparare
6-Competenze sociali e civiche
7-Spirito di iniziativa e imprenditorialità
8-Consapevolezza ed espressione culturale

Quali attività, che coinvolgano Innovazione Didattica ed Uso del Digitale, potrebbero essere suggerite da un AD attento alle pedagogie e non solo al dato tecnico? Vediamo:

  • MODULI DISCIPLINARI IN PBL (PROBLEM BASED LEARNING) connessi alla competenza 3.
  • ATTIVITA’ EXTRA AULA (ad esempio CAMPI AMBIENTALI) in Learning by Doing connessi alla competenza 7
  • MICRO LABORATORI di Espressione Teatrale tramite la metodologia del DIGITAL STORYTELLING legati alla competenza 8
  • LEZIONI IN PEER TO PEER in lingua su moduli didattici ben definiti

Queste attività, che sarebbero per lo più a costo zero (presupponendo cambi ambientali in zone limitrofe alla scuola, ad esempio presso Orti Botanici o Laboratori Universitari), sono accomunate da Metodologie Attive, cioè che prescindono dalla Lezione Frontale, e da un Approccio per lo più Laboratoriale.

A questo punto la domanda è: come attuarli? Si potrebbe pensare di inserire nel PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) la possibilità che OGNI DISCIPLINA/MATERIA almeno una volta per trimestre/quadrimestre sviluppi almeno un modulo in maniera non frontale. In qualche modo si “invitano” tutti i docenti a sperimentare attività e metodologie che affianchino (non sostituiscano!) la lezione frontale. In questo scenario, quindi, quale spazio ha il digitale? Ha lo spazio che merita (!), vale a dire quello di strumento. E’ indubbio che molte delle attività proposte si gioveranno in modo più o meno marcato dello strumento digitale (penso all’uso della fotografia digitale in un campo ambientale; all’uso corretto di slides nel caso di una lezione in peer to peer; all’uso di riprese video nel caso di microlaboratori teatrali; etc.), e in tale ambito sarà doverosa da parte del docente una riflessione sul “mezzo” tecnologico adoperato per la singola attività, in altre parole una riflessione “metamediale” che renda consapevole l’uso di uno strumento piuttosto che un altro.

In un contesto di tal genere l’AD avrebbe proposto una reale innovazione didattica nella quale lo strumento risulti trasparente e non invasivo, soprattutto non risulterà mai essere l’obiettivo dell’innovazione, come molti si illudono che sia, ma semplicemente il mezzo per raggiungerla.

In conclusione si invitano i tanti AD, per lo più pieni delle migliori intenzioni, a non perdere il sonno sulla scelta tra Google Apps for Education o altri sistemi affini, quanto piuttosto a concentrarsi sui veri e significativi obiettivi didattici che pertengono al loro ruolo di docente e di intellettuale.

Emiliano Onori

Sul dibattito legato al tema delle Competenze:

Oltre la scuola delle nozioni e oltre la scuola delle competenze: lo spazio sempre aperto della letteratura

L’arrestabile ascesa della scuola delle competenze. Alcune riflessioni sui cambiamenti in atto nel sistema scolastico italiano

Formazione insegnanti di sostegno: zoccolo duro per competenze e rischio iperspecializzazione

Sulla questione delle competenze, di Giorgio Israel

La struttura logica del curricolo e il concetto di competenza nelle nuove Indicazioni