Design Didattico

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Smartletter di DesignDidattico: Canale Telegram su News Eventi Riflessioni e Strumenti su Scuola e Innovazione

Category : [Web] App · (4) Comments · by Dic 19th, 2015

smartletter dd

Oggi nasce la Smartletter di DesignDidattico. Di che si tratta? Semplice: una normale newsletter ma via smartphone/tablet attraverso l’app gratuita Telegram. Un tempo andavano di moda le newsletter (ed in verità ancora oggi sono molto utilizzate), tuttavia negli ultimi anni la mail è divenuta il ricettacolo di tutte le nostre comunicazioni: social network, lavoro, svago. Pertanto può risultare utile uno strumento dedicato come Telegram (dal funzionamento simile a Whatsup) per ricevere, direttamente sul proprio smartphone, notifiche su News, Eventi, Riflessioni e Strumenti sul mondo Scuola Formazione e Innovazione. Quotidianamente (circa!) verranno selezionate le notizie più interessanti e verranno spedite via Canale Telegram.

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Animatori Digitali o Formatori? Questo è il dilemma!

Category : PNSD, Riflessioni · (1) Comment · by Dic 7th, 2015

animatori digitali o formatori

Da quando è stata istituita la figura dell’Animatore Digitale (AD) un dubbio è prevalso sugli altri: quale compenso ci sarà? E, per attinenza: potrà l’AD essere a sua volta Formatore presso il suo Istituto? Vediamo di ragionare su questo scenario.

Innanzi tutto stiamo alle carte; in data 7 dicembre il Miur ha emanato delle FAQ ufficiali (reperibili qui) in cui non chiarisce questo aspetto; tuttavia si pronuncia sui famigerati 1000 euro che, in realtà, sin da subito, come è stato poi confermato, saranno ad uso dell’istituto e non a compenso dell’AD (si legge nella faq #6: La quota di 1000 euro è destinata all’istituzione scolastica per l’organizzazione di attività di formazione, disseminazione, implementazione del PNSD. Non è un compenso ad personam, ma consente di supportare processi di innovazione nella scuola (per esempio sostenere la partecipazione di studenti a progettualità, allineare tutto il personale sull’impiego di determinate metodologie o tecnologie acquistate). Ogni scuola ne decide il miglior utilizzo secondo normativa e sulla base delle proposte dell’animatore).

Come si evince dal testo, la questione rimane aperta; scrivere che la cifra “consente di supportare processi di innovazione” non escluderebbe, de facto, la possibilità che l’importo venga utilizzato per una formazione interna. E quindi si torna al problema: può questa formazione interna essere svolta dall’AD della scuola?

Qui si profilano, a semplificare, due scenari; il primo, potremmo dire “anglosassone”, porterebbe a pensare che ciò che non sia esplicitamente vietato, risulti possibile. In tal caso l’AD di un istituto potrebbe svolgere incarichi remunerati di formazione interna. Però potremmo pensare anche uno scenario più “italico”, vale a dire immettere nel nostro ragionamento il sospetto di “conflitto di interessi”; in altre parole: l’AD ha il compito di individuare scenari di formazione, può quindi individuare se stesso per svolgerli? La questione è, purtroppo, piuttosto delicata. Analizziamo PRO e CONTRO. Prima di farlo diciamo due parole sullo SCENARIO di riferimento.

Lo scenario che si profilerà entro il 17 dicembre sarà prevedibilmente questo: il DS nomina il docente più esperto di tecnologie didattiche; sappiamo bene che la figura dell’AD non coincide con quella del “più esperto”, tuttavia in quante scuole questa distinzione può essere applicata nei fatti? Non si vuole dire che essa pertenga ad un bizantinismo, ma si vuole sottolineare che in certi istituti, pensiamo ad esempio a quelli più piccoli, le figure di AD possibili coincideranno, nei fatti, con quelle dei docenti più capaci nel settore del digitale.

Ora vediamo i PRO e i CONTRO di un AD che sia anche formatore INTERNO (poichè formatore ESTERNO potrà esserlo senza difficoltà).

PRO. L’AD conosce meglio di qualunque formatore esterno la realtà della propria scuola e il proprio rav (anche il rav reale, oltre che quello formale che qualunque professionista esterno potrebbe leggere). Questa dimestichezza col proprio ambiente non può che essere un dato positivo; inoltre essere “insider” consentirebbe di innestare la formazione nei tempi, luoghi e modi adatti al corpo docente, cosa che con un esterno potrebbe non accadere. L’AD infine conosce anche le dinamiche relazionali interne, che talora sono il discrimine per una formazione efficace e durevole.

CONTRO. L’AD che individua se stesso cade in un evidente conflitto di interessi, dal momento che (giustamente) il suo incarico sarebbe remunerato. Potrebbe esserci sempre il legittimo sospetto che l’AD non abbia coinvolto esperti esterni per tornaconto personale. Noi vorremmo ragionare su una deontologia perfetta di ogni docente, ma la deontologia perfetta esiste nel mondo perfetto che, con buona pace di Leibniz, potrebbe non essere il nostro! Inoltre, caso da non sottovalutare, il ruolo di formatore deve essere accettato dal gruppo in formazione, e non è detto che il gruppo di una scuola accetti un suo pari nel ruolo di formatore. Anche in questo caso equilibri relazionali, e non questioni formali o peggio ancora “meritocratiche”, potrebbero far risultare fallimentare una azione di aggiornamento-formazione. Da non sottovalutare, infine, nemmeno la circostanza secondo la quale un AD sia stato nominato a seguito di serrato ballottaggio da parte del DS, in tal caso dovremmo mettere in conto anche un comprensibile, poichè umano, risentimento.

Come uscire dunque da questo scenario? Ci si augura che il Miur si pronunci su questo delicato aspetto. Tuttavia è nostra convinzione che questo non accadrà, e forse è un bene. Calare dall’alto possibilità e divieti, infatti, non è mai felice. Ci dovremo dunque attendere una presa di posizione decisa ed intellettualmente onesta dei singoli dirigenti che si prenderanno l’onere di demandare all’eventuale AD interno anche ruoli di formazione, tenendo conto degli instabili equilibri di cui sopra.

Emiliano Onori – DesignDidattico

 

 

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Animatori Digitali: primi 5 passi da fare

Category : Riflessioni · (7) Comments · by Dic 6th, 2015

 

animatori digitali primi passi

Di seguito una breve indicazione su quello che potrebbero essere le prime cinque azioni di un neo animatore digitale.

  1. PUBBLICAZIONE. Occorre rendere pubblico nel proprio istituto il PIANO NAZIONALE SCUOLA DIGITALE, il che significa non solo e non tanto caricarne una versione pdf nel sito della scuola, quanto avviare una seria riflessione sul merito. Il documento è corposo ma la sostanza non è complessa. L’Animatore Digitale (AD) dovrà quindi promuovere uno o più incontri nei quali dibattere i pro e i contro del documento. Questo non significa divenirne “apostoli acritici”, ma divulgatori scientifici, pronti ad illustrarne i dettagli e a criticarne, se necessario, gli approcci. Questa fase potrebbe essere svolta tra dicembre 2015 e gennaio 2016 mediante incontri in presenza o form/questionari cartacei e/o online.
  2. RICOGNIZIONE. Il secondo passo necessario è fare una ricognizione puntuale di tutte le “buone pratiche” (digitali e non) che nel proprio istituto vengono già attuate, magari da anni, senza la giusta visibilità. L’AD non deve infatti promuovere la novità (digitale o non) a tutti i costi, ma rendere pubbliche pratiche efficaci che non sempre sono all’attenzione dell’intero collegio dei docenti. Tale ricognizione deve tradursi in un documento ufficiale che sia a disposizione di docenti, alunni e famiglie. Far uscire “allo scoperto” attività spesso “clandestine” è un buon modo di comunicare l’impegno, spesso sommerso, che da tanti anni molti docenti già mettono in campo, a dispetto di una vulgata volgare ed errata che vede negli insegnanti italiani una categoria conservatrice ed ostile al cambiamento. Tale ricognizione dovrebbe tenere presenti anche i risultati dei recenti RAV (rapporto di autovalutazione) che ogni scuola ha redatto e pubblicato. Tale fase potrebbe essere svolta a febbraio 2016.
  3. ANALISI DEI BISOGNI e PEDAGOGIE. Dopo la ricognizione è opportuno capire di cosa abbia bisogno l’istituto. Qui non esistono soluzioni standard, magari promosse e/o vendute da agenzie del settore, ma approcci ritagliati sui bisogni e sulle richieste del corpo docente. In tale fase l’AD dovrebbe capire, grazie alla ricognizione e al rav, i punti di forza e debolezza della didattica del proprio istituto (didattica digitale e non). Occorre capire, e questo è l’aspetto tra tutti più importante, cosa si vuol fare di innovativo (con le tecnolgie ma non solo) nei prossimi tre anni. Dopo aver chiarito questo sarà molto più agevole capire quale tecnologia sia più adatta allo scopo. Ma mai anteporre le tecnologie alle strategie (possibilmente di lungo corso) che si ha in mente di perseguire. Un esempio potrebbe essere lavorare sulle competenze (ambito di per sè vastissimo), ad esempio potenziando a livello trasversale la didattica per problemi (problem solving o problem posing). In tal senso non si vuole sminuire l’approccio al digitale che il PNSD richiede ma limitarne l’enfasi e le eccessive speranze potenzialmente malriposte. Non è un caso che tra le 8 competenze chiave di cittadinanza la “cultura digitale” sia solo una e nemmeno la prima. Si potrebbe svolgere questa fase a marzo 2016.
  4. INTERVENTI AD HOC. Chiarite le “pedagogie” che si vogliono perseguire e i mezzi idonei a farlo, l’AD dovrà progettare gli interventi di formazione. Sarebbe opportuno, anche per una questione di economie di scala, lavorare per interventi trasversali, almeno in una fase iniziale (ad esempio interventi su “problem solving” o “valutazione autentica”) e poi calarli, in una ipotetica fase 2, nei singoli ambiti disciplinari. Tale fase di formazione potrebbe essere svolta nei mesi di aprile/maggio 2016.
  5. VALUTAZIONE e AUTOVALUTAZIONE. Al termine dell’anno scolastico l’AD potrà già elaborare alcune preliminari conclusioni sui primi interventi ed approcci da lui coordinati. Ad esempio potrà esprimersi sul grado di partecipazione dei propri colleghi in seno alla fase di RICOGNIZIONE e alla fase di INTERVENTO, mediante la compilazione di rubric ah hoc. Allo stesso modo, per deontologia professionale e per trasparenza, è bene che chieda ai colleghi un giudizio sul suo operato, anche per poter eliminare, per i mesi a venire (non dimentichiamo che l’AD è in carica 3 anni), eventuali criticità motivate da inesperienza e complessità dell’incarico. Questa fase potrebbe essere svolta nel mese di giugno 2016.

Note a margine

  • COMPENSO. Come si può notare, le precedenti riflessioni non hanno toccato l’annoso problema del compenso dell’AD, e questo volontariamente; è indubbio che si tratti di un argomento assolutamente primario e meritorio della massima attenzione, tuttavia ognuno, nei modi e nei tempi a lui più congeniali, saprà affrontare questo aspetto e saprà declinare l’incarico nel caso in cui non fosse previsto una giusta retribuzione.
  • ENFASI DIGITALE. Nei precedenti punti non si è mai volutamente messo al centro il tema del digitale in quanto tale. Certo, non possiamo negare che, almeno a livello istituzionale, la figura dell’AD si va ad inserire in un contesto di didattica “digitale”, ma siamo convinti, per deontologia, formazione, storia passata e forse anche un minimo di buon senso, che le “tecnologie digitali” non siano che un mezzo e guai quindi a trattarle come un fine. Finiremmo nella “gadgetizzazione” della scuola, rischio che, a leggere il PNSD con ingenua semplicità e relative discussioni nei social, stanno correndo molti docenti e molti dirigenti, convinti (più o meno consapevolmente) che da soli i “mezzi” possano diventare “fini” e “aggiornare” una didattica che deve essere innovata nelle sue metodologie e pedagogie, prima che nei suoi strumenti. Questo non significa che chi scrive ignari il fatto che lo “strumento” non sia più (specie per i giovani) un semplice oggetto, ma un “modo di vedere” il mondo, le relazioni e la propria formazione; ritenere la “rete”, e gli strumenti che vi si connettono, dei semplici elettrodomestici (al pari di una lavatrice e di un forno!) è sbagliato oltre che pericoloso, specie da parte di noi docenti. Tuttavia riteniamo (magari ancora “novecentescamente”!) che il focus non sia nel device che si adopera ma nel fine didattico e nella pedagogia che si vuole attuare. A tal proposito aggiungo che non si tratta di essere, in questo ambito, “filogovernativi”, “apocalittici”, “integrati” (ma c’è ancora qualcuno “non integrato”?) o persino “gufi”, si tratta di essere intelligenti e di non farsi illudere da una certa pomposa ed entusiasta comunicazione governativa che, sinceramente, poco ci tange. Insomma, vale ancora (sebbene non sia stato diffuso via twitter) un vecchio detto di un “ignoto” di Amsterdam: non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere.

Emiliano Onori – DesignDidattico

 

 

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